don Marco Pedron"Il discepolo supera il maestro"

Il discepolo supera il maestro
don Marco Pedron
III Domenica di Avvento (Anno A) - Gaudete 
Vangelo: Mt 11,2-11
Il vangelo di oggi ci presenta la crisi di Giovanni Battista. Il Battista aveva riconosciuto il Cristo,
tanto è vero che in Mt 3,13-14, quando Gesù va a farsi battezzare da lui al Giordano, Mt riporta: "Giovanni però voleva impedirglielo (di farsi battezzare dal lui) dicendo: "Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?".
Eppure il Battista, nonostante tutto questo, nonostante che chiaramente dai vangeli avesse identificato in Gesù il Messia veniente, va in crisi. Perché?
Perché lui aveva annunciato un Messia giustiziere, che avrebbe punito severamente i peccatori.
Il Battista aveva utilizzato delle immagini terribili come abbiamo sentito domenica scorsa: "La scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco" (Mt 3,10). Oppure: "Brucerà la pula con un fuoco inestinguibile" (Mt 3,12). Il Battista se lo raffigurava così, pensava che il Messia sarebbe stato così.
Solo che quando arriva Gesù, Gesù non è niente di tutto questo. Gesù, espressione del Dio Amore, offre il suo amore a tutti quanti. Il suo sole splende su tutti, buoni e cattivi, o come l'acqua che scende su tutti, meritevoli e non meritevoli, perché Dio è Amore e il suo amore viene offerto a tutti. Dio non giudica, non condanna ma si propone di amare tutti. E il Battista, di fronte ad un Dio inaspettato come quello che Gesù propone, va in crisi.
"Giovanni intanto, che era in carcere", (Mt 11,2)
Mt in 14,3-12 ci dirà il perché. Il Battista, infatti, aveva denunciato il re Erode Antipa che si era preso come moglie la cognata Erodiade, la moglie di suo fratello Filippo. Erode, nonostante fosse affascinato dal Battista, l'aveva rinchiuso in carcere ed Erodiade, usando le abili arti femminili (con la danza della giovane figlia), riuscì a togliersi di dosso il problema facendolo decapitare.
"Aveva sentito palare delle opere del Cristo" (Mt 11,2). Ma queste opere non sono affatto quelle che lui aveva annunciato: distruzione, punizione, demolizione, ecc., ma comunicazioni di vita. Gesù non toglie la vita a nessuno, al contrario cerca di farla rifiorire in tutti.
"Mandò a dirgli per mezzo dei discepoli" (Mt 11,2).
I discepoli di Giovanni sono già apparsi molto critici nei confronti di Gesù per la questione del digiuno. Infatti in Mt 9,14-17 c'è scritto: "Gli si accostarono i discepoli di Giovanni e dissero a Gesù: "Perché mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?". Al che Gesù risponderà: "Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro... Verranno giorni... vino nuovo in otri nuovi".
La questione del digiuno (superficie) sottintende un problema molto più profondo: è la stessa immagine di Dio, del Messia che è in gioco. Al Messia forte, esecutore, punitore, Rambo, del Battista, Gesù propone un Messia Pastore, Buon Samaritano, Padre misericordioso.
Con Gesù termina l'epoca della religione con i suoi riti, le sue pratiche ascetiche, tutte quelle devozioni e con tutte quelle prescrizioni per essere perdonati. Dio non è più un merito. Con Gesù la relazione con Dio è immediata e Lui è un Dio d'amore, che "è venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori" (Mt 9,13)
Sono due "Dio" completamente diversi, quasi antitetici. Ed è chiaro che c'è scontro, frizione tra Gesù e il Battista. Gesù era partito dal Battista che era stato il suo maestro ma poi il discepolo aveva "superato" il maestro e adesso si trovano in sponde opposte.
"Sei tu che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?" (Mt 11,3). Sono parole che hanno sapore di un ultimatum, di una scomunica.
"Sei tu che deve venire": è la tipica espressione che implicava la venuta del Messia. Qui, in queste parole, c'è un'evidente, un'aperta, polemica del Battista con Gesù.
Il Battista aveva annunciato il Messia secondo il modello Mosè che avrebbe dovuto di nuovo compiere le dieci piaghe per tirare fuori il suo popolo da una nuova schiavitù, questa volta non più esteriore ma interiore. Un Messia-Mosè che libera il popolo ma che punisce e uccide i nemici e gli oppositori.
E invece delle dieci piaghe, in Mt ci sono dieci azioni di Gesù con le quali lui comunica vita, anche ai suoi nemici. E mentre Mosè aveva ucciso il figlio del Faraone, Gesù resuscita la figlia del capo della sinagoga (Mt 9,18-26).
Gesù non entra in polemica ma si riferisce ai fatti: "Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: 1. i ciechi recuperano la vista, 2. gli storpi camminano, 3. i lebbrosi sono guariti, 4. i sordi riacquistano l'udito, 5. i morti resuscitano, 6. ai poveri è predicata la buona novella" (Mt 11,4).
Qui Gesù elenca 6 azioni riportate dalle tipiche opere del Messia in Is 26,19; 35,5-6 e 61,1-3. Ma che fa Gesù? E qui dobbiamo un po' conoscere la Bibbia altrimenti non capiamo cosa succede.
Gesù, infatti, sì cita Isaia ma in realtà lo censura. Infatti Gesù evita i versetti che parlano di vendetta contro i nemici e i pagani (Is 61,2: "Un giorno di vendetta per il nostro Dio").
Dio, ribadisce Gesù, è amore che viene per comunicare vita e non viene né per giudicare, né per condannare, né per distruggere.
Questo dovrebbe essere un criterio valido sempre e per ogni situazione: "Questo mi fa vivere di più?". "Ciò che faccio aiuta mio figlio, marito/moglie, amico, collega, ecc, ad esprimere di più la sua vita?". "Questo mio comportamento porta fuori la vita che c'è in me o l'affossa?". In ogni situazione: "Scegli la vita e mai la morte!". "Questa scelta, questo comportamento, questa situazione, questo incontro, mi rende più libero, più vero, più disponibile, più generoso, più misericordioso... in una parola: mi fa vivere di più?". Gv 10,10: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".
Ad un camposcuola un ragazzo ha fatto una "cazzata": "Lo mandiamo a casa, non è tollerabile ciò che ha fatto", molti hanno detto. Ma un'animatrice: "Ma se facciamo così lo aiutiamo? O lo puniamo solo?".
Un uomo sposato e con un figlio ha deciso di iniziare un percorso di counseling. E' un impegno notevole perché un week-end al mese se ne sta lontano da casa (e lavora tutta la settimana fino a tardi!). Gli amici gli dicono: "Ma chi te lo fa fare?". "Ciò che studio mi fa vivere meglio", ha risposto lui. E' una scelta impegnativa, ma se ti fa vivere di più, allora è una buona scelta.
C'è un gruppo di persone che si fa 230 km ogni mese per andare durante la settimana ad un incontro di preghiera. La madre di una di queste le ha detto: "Ma tu sei matta! Ci sono un sacco di incontri qua vicino...". "Sì mamma, ma quello mi fa vivere!". Se una cosa ti dà vita vera, anche se faticosa, è una buona scelta.
Una donna è sempre in lotta con la sua collega di lavoro. Un giorno si è detta: "Non ne posso più! Così muoio! Cos'è che mi farebbe vivere?". E così ha parlato con la collega e ha deciso che lei è disposta a "cedere" su alcune cose purché il clima lì sia migliore. Non è una sconfitta ma una vittoria cedere un po' perché ci sia un clima vivibile e sostenibile. Ciò che ti fa vivere, è una buona scelta.
Una donna ha rinunciato (con questi tempi!) ad un lavoro sicuro e ben remunerato e ha scelto un part-time perché le impediva di occuparsi di ciò che l'appassiona: i massaggi curativi. Anche se rinunci a qualcosa, se ti fa vivere, è una buona scelta.
Ed ecco il monito di Gesù allora: "Beato colui che non si scandalizza di me" (Mt 11,6).
Lo scandalo è quella della misericordia: cioè un Dio che non premia più i buoni e condanna i cattivi. Ma questo fu (ed è) motivo di scandalo per coloro che sono abituati ad una mentalità religiosa e tradizionale.
"Mentre questi se ne andavano" (Mt 11,7). L'assenza di reazione dei discepoli indica disapprovazione: non sono d'accordo con Gesù, anzi sono molto delusi da lui.
"Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle" (Mt 11,7). Gesù elogia Giovanni Battista. E dobbiamo notare che il Battista lo ha appena minacciato, che è deluso dal suo comportamento e che c'è disapprovazione per il Dio che Gesù annuncia.
Qui troviamo un tratto meraviglioso di Gesù: la sua onestà intellettuale. Il Battista, è chiaro, è in contrasto con lui. Gesù stesso si è distaccato dal maestro e alcuni discepoli del Battista sono passati con Gesù. Da amici sono diventati quasi nemici. Ma Gesù non scredita l'avversario. Gesù, pur pensando diversamente da lui, riconosce il suo valore e la sua grandezza. Ciò che è successo (si sono divisi per strade diverse) non cancella le doti, le qualità, il valore, di ciò che prima si è vissuto.
C'è bisogno di gente intellettualmente onesta. Onestà intellettuale è riconoscere ciò che è; è riconoscere il valore delle cose, dell'avversario, le sue doti e i suoi talenti, anche se mi danno fastidio.
Alcuni anni fa ad una finale mondiale di biliardo, "alla bella" il giocatore vincente ha detto a quello perdente: "Scusami, ho vinto solo per fortuna!". Questa è onestà intellettuale.
E un altro giocatore di tennis alla domanda: "Quali sono le ragioni della sua sconfitta?" (e tutti tirano sempre fuori mille motivi), lui ha risposto: "Semplice, è più bravo e più forte di me". Questa è onestà!
Un giorno un uomo divorziato mi ha detto: "La mia ex-moglie ha fatto bene a lasciarmi perché io non ero capace di esserle fedele. Ha fatto bene a farlo. So che è una brava madre per le mie figlie e non vorrei un'altra donna per loro". Questa è onestà intellettuale.
Un datore di lavoro doveva decidere chi tenere di due stagiste. Quella che non è stata scelta mi ha detto: "In effetti, se io fossi stato lui, anch'io avrei tenuto lei. Rispetto a me, è proprio "più avanti"!". Questa è onestà!
Becquerel lavorava con i cristalli di uranio per dimostrare che assorbivano la luce del sole e che poi emettevano energia. Così li esponeva al sole, li avvolgeva su di una carta nera e li metteva su di una lastra fotografica, che rimaneva impressionata dalle loro emissioni. Un giorno, però, che era nuvoloso mise i cristalli in un cassetto dove per caso c'era una lastra fotografica. Quando aprì il cassetto scoprì che la lastra era rimasta impressionata: com'era possibile? Questo voleva dire che tutta la sua teoria era sbagliata; aveva lavorato per mesi ad una teoria sbagliata. E si disse: "Mi sono sbagliato!". La realtà non era come pensava. Ma quanti sono in grado di fare questo, di riconoscere il proprio errore? Questa è onestà intellettuale, dirsi: "Mi sono sbagliato; ho sbagliato; scusa, sbagliavo!". Quante persone cercano di aver ragione a tutti i costi, contro l'evidenza! E fu per quell'errore, tra l'altro, che scoprì che l'uranio è radioattivo (che emette cioè una sua energia).
Un giorno, il già famoso microbiologo Louis Pasteur bussò alla porta del botanico Jean-Henri Fabre perché il governo francese gli aveva chiesto di scoprire cosa c'era dietro alla terribile piaga che affliggeva i bachi da seta. Pasteur disse a Fabre: "Senti, io non so nulla di questo, sono totalmente ignorante. Mi puoi insegnare?". E Fabre pensò: "Che umiltà!". Questa è onestà intellettuale, dire: "Io non lo so", anche se si è famosi, grandi o se si dovrebbe sapere e non far finta di sapere, attaccarsi agli "specchi", ecc.
Onestà intellettuale è utilizzare correttamente il tempo per il quale siamo retribuiti; onestà intellettuale è utilizzare correttamente le risorse che ci vengono messe a disposizione; preservare correttamente i beni dell'azienda, del cliente e dei colleghi; riconoscere i nostri eventuali errori senza scaricarli agli altri; valorizzare le doti, le risorse, le cose buone e positive che i colleghi fanno; proteggere correttamente le informazioni riservate che si viene a conoscenza nell'esercizio della propria attività lavorativa, ecc.
E Gesù chiede alla gente, alle folle: "Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento" (Mt 11,7)
La canna sbattuta al vento, oltre a riferirsi ad una famosa favola di Esopo dove la canna che è flessibile resiste alla bufera mentre l'ulivo viene sradicato, ha un particolare riferimento perché quando Erode costruì la sua capitale Tiberiade sul lago di Galilea fece coniare delle monete (nel mondo ebraico non posso essere coniate monete con sembianze umane) con le canne del lago di Tiberiade. La canna è quindi l'immagine dell'opportunista, della persona che sta sempre a galla e pur di assicurarsi il potere è pronta a fare di tutto.
Allora Gesù dice: "Ma cosa pensate di aver visto in Giovanni Battista? Una canna, un opportunista, un uomo che si è tirato indietro? Ma neanche un po'! Perché il Battista non è sceso a compromessi e ha avuto il coraggio di denunciare il suo re".
"Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che hanno morbidi vesti stanno nei palazzi dei re" (Mt 11,8).
Coloro che vestono "morbidi vesti", abiti di lusso, sono i cortigiani, quelli che pur di tenersi i loro privilegi sono disposti ad ogni voltafaccia, ossequiosi, capaci di cambiare idea e casacca pur di tenere il loro prestigio e il loro potere. E' così Giovanni il Battista? No!
Colloquio aziendale per assunzione in un posto di lavoro. Lo fa direttamente il capo. Entra il primo candidato: "Quanto fa 5+6?", chiede il capo. "11!, ovviamente". "Ok, grazie. Non è adatto a noi". Entra il secondo: "Quanto fa 5+6?". "11, ovviamente". "Ok, grazie. Non è adatto a noi". Entra il terzo: "Quanto fa 5+6?". "Quello che il capo vuole". "Perfetto, assunto subito!".
"E, allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta. Egli è colui del quale è scritto: "Ecco io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te"" (Mt 11,9).
Gesù dice: non solo un profeta ma più di un profeta. E citando il libro dell'Esodo in riferimento al profeta Malachia, il Battista viene visto come il messaggero, colui che ha spianato la strada del Messia. E chi è il Messia? Gesù.
Quindi con questa risposta Gesù conferma che è proprio lui (visto che il Battista è il messaggero che prepara la strada) colui che deve venire. Giovanni è l'apripista, il precursore.
"In verità io vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui" (Mt 11,11).
"In verità": "amen" (in ebr.) indica un'affermazione solenne. Giovanni Battista, dice Gesù, finora è il più grande nato.
Gesù fa un elogio grandissimo del Battista. Tuttavia il più piccolo della nuova comunità è più grande di lui. Perché? Il Battista, come Mosè ha guidato il popolo verso la liberazione, così il Battista non ha potuto entrare nel regno di Dio (Dt 34,4-5).
Non basta cioè essere nati da donna ma ci vuole una nuova nascita che viene effettuata attraverso la conversione, il cambiamento di vita, per entrare a far parte del regno di Dio, la nuova società che Gesù ha fondato.
Il Battista non ha potuto (è morto) e non ha voluto (non ha accettato l'immagine di Dio di Gesù) entrare nel regno di Dio.
Nel Battista noi troviamo un pericolo strisciante per tutti noi: sono sempre gli altri che devono cambiare!
Il Battista, in effetti e giustamente, invocava un cambio radicale degli altri. Ma quando fu l'ora, anche per lui, di cambiare visione di Dio, non ce la fece (o non ebbe tempo).
E' la sindrome dei buoni. I buoni si sentono sempre dalla parte giusta e gli altri, i cattivi, devono convertirsi. I buoni insegnano ai cattivi come dovrebbero comportarsi e come dovrebbero convertirsi. I buoni sono sempre contro qualcuno: c'è sempre un "male" da combattere, da eliminare, da estirpare. I buoni ragionano così: "Se hai sbagliato, se non pensi giusto, se sei diverso, vattene (oppure: "Ti buttiamo fuori noi")". Solo che i buoni non si accorgono - ecco qua il Battista - che non solo i cattivi devono convertirsi ma anche loro!
Gesù, invece, sa che tutti siamo buoni e cattivi. Per questo tutti abbiamo bisogno di amore e di conversione. Di amore per non sentirci solo cattivi e di conversione per non sentirci solo buoni e perfetti. Nessuno è così buono da non doversi convertire e nessuno è così cattivo da sentirsi indegno d'essere amato.
Quando allora c'è qualcosa che non va smettiamola di ragionare trovando il buono e il cattivo: "Io ho ragione - tu hai torto; è successo per colpa tua (=io sono giusto-tu hai sbagliato); se va male fra di noi è perché tu... (=io sono buono, tu cattivo); il mondo va male perché gli altri... la gente... (noi siamo i buoni e gli altri sono tutti cattivi), ecc". Dove ci sarà uno che è solo buono ci sarà sempre uno che è solo cattivo.
Ragioniamo invece così: "Senti abbiamo un problema. Siamo coinvolti entrambi: come io posso aiutare te? Come tu puoi aiutare me? Come possiamo aiutarci insieme? Che soluzione possiamo trovare che ci aiuti?".
Ci sono due ragazzi, di 8-9 anni che giocano a Badminton (=volano: il gioco son la racchetta da tennis e la pallina-volano). Dopo due ore che giocano uno dei due vince sempre e l'altro perde sempre. Allora quello che perde sempre si mette a piangere. Quello che vince allora si ferma e gli dice: "C'è qualcosa che non va, vero! Se io vinco sempre, tu perdi sempre. Perché non vinciamo entrambi?". E cosa fanno? Si mettono a giocare insieme sul fare più colpi possibili senza che la pallina-volano cada per terra.
L'amore è sempre vincente-vincente!
Perché qualcosa nasca deve finire qualcos'altro. Il Battista è stato un grandissimo personaggio, un profeta che Gesù stesso elogia. Eppure anche lui non è riuscito a lasciare la vecchia immagine di Dio per accogliere il Dio di Gesù.
Morirà (Mt 14,1-12) come Mosè alle soglie della Terra Promessa. Il Battista non è riuscito a far spazio al nuovo: è rimasto ancorato al vecchio, sicuro e certo, piuttosto che aprirsi all'insicurezza del nuovo, di Gesù.
Dio viene (Natale) se c'è spazio... se no non ci sta!
Negli anni '90 hanno scoperto dei soldati nella foresta che credevano ancora che ci fosse la seconda guerra mondiale. Quarant'anni dopo... e loro pensavano che non fosse ancora finita! A volte noi siamo così: non riusciamo a lasciar andare ciò che non c'è più. A volte sono i vestiti del nostro armadio o delle cose vecchie, oggetti o foto che mai guarderemo o utilizzeremo ma chissà perché teniamo. Fin qua non è un problema.
Il problema c'è quando le nostre idee ci precludono il nuovo, quando i nostri comportamenti diventano ripetitivi per paura di vivere, quando ci precludiamo la sorpresa, lo stupore, il rimetterci in gioco per paura del cambiamento. Allora accade il 25 di dicembre (viene quel giorno dove tutti festeggiamo natale) ma non il Natale (Dio-nuovo non nasce in noi).
E' che per qualcosa di nuovo entri, prima dobbiamo lasciare ciò che è vecchio.
Un uomo andò a trovare il suo maestro in oriente perché aveva bisogno di capire perché non riusciva a cambiare mai, rimanendo sempre lo stesso. Il maestro gli versò del the e quando la tazza fu piena, continuò a versarglielo. Allora l'uomo disse. "Ma maestro, è pieno? Non ce ne sta altro". "E io cosa posso insegnarti se tu sei pieno di te e delle tue idee?".
La prima cosa per cambiare non è mettere dentro ma buttar fuori ciò che c'era prima. Lo dice anche la leggenda di Natale: Dio non trovava spazi negli alberghi perché era tutto pieno. Se tutto è pieno non c'è spazio per Lui.
Cosa devo seppellire? Cosa è finito? Cosa devo salutare? Cosa devo lasciar andare? A cosa devo dire "addio"?
Pensiero della Settimana
La misura della comprensione di Dio
dipende dalla chiarezza della mia coscienza.

Fonte:http://www.qumran2.net/