Don Umberto DE VANNA sdb"Questo è Gesù, colui che attendiamo, l'atteso Emanuele,

18 dicembre 2016 | 4a Domenica di Avvento A | Omelia
Per cominciare
Tutte e tre le letture proposte dalla liturgia alla vigilia di questo Natale ci presentano Gesù come
discendente di Davide, erede delle promesse. In Gesù la fedeltà di Dio si completa e diventa indiscutibile. È lui il messia promesso, l'Emmanuele, il Dio-con-noi, "uomo come noi, che Dio ha costituito Figlio suo, con potenza, risuscitandolo dai morti" (seconda lettura).

La parola di Dio
Isaia 7,10-14. Isaia invita Acaz a chiedere un segno dal cielo, ma Acaz ipocritamente risponde di non voler "tentare il Signore". Isaia profetizza ugualmente, assicurando la continuità del regno di Giuda, da cui nascerà il messia.
Romani 1,1-7. È l'inizio della lettera ai cristiani di Roma. Paolo si presenta, dichiarandosi servo di Gesù Cristo e apostolo, scelto per annunciare il vangelo e saluta i romani, amati da Dio e santi per vocazione. Vangelo che riguarda Gesù, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza mediante lo Spirito, in forza della risurrezione.
Matteo 1,18-24. Il brano è ritenuto "l'annunciazione a Giuseppe" e non a torto. L'imbarazzo di Giuseppe, uomo giusto, di fronte alla maternità di Maria è naturale. Ma gli viene chiesto di collaborare alla venuta del Figlio di Dio, di fare la sua parte, come Maria, come l'hanno fatta tanti altri nei lunghi secoli di attesa. Matteo qui interpreta chiaramente la frase del profeta Isaia in senso messianico, secondo la versione greca dei Settanta: "Tutto è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: "Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio"".

Riflettere

Siamo ormai alla vigilia del Natale. Come una macchina da presa, la liturgia spazia sulle vicende bibliche per individuare i protagonisti della storia più bella del mondo: l'incarnazione del Figlio di Dio. I protagonisti sono lo Spirito Santo, che opera il prodigio di una nascita eccezionale; Maria, la vergine misteriosamente adombrata nella profezia di Isaia, e Giuseppe, il giusto che decide di prendere con sé Maria, dopo aver capito che "quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo".
Isaia ci ha accompagnati lungo tutto il tempo dell'Avvento. Oggi la lettura fa riferimento a una precisa situazione storica. È il 734 a.C., la dinastia di Davide, sotto l'empio re Acaz, rischia di sparire. Si legge in 2Re 16,3 che Acaz bruciò persino in sacrificio agli idoli uno dei suoi figli. Il re di Samaria e il re di Damasco lo attaccano e lui, per difendersi, chiede aiuto all'Assiria. Isaia lo invita a fidarsi di Iahvè, a non cercare alleanze, perché il regno di Giuda può contare sulle promesse davidiche. Ma Acaz non accetta e finirà lui stesso sottomesso agli Assiri.
Acaz rappresenta la tentazione di cavarsela da soli, senza Dio, senza consultarlo specie nelle scelte difficili. Non accoglie la parola del profeta e cerca l'alleanza con l'Assiria, finendo con il mettere il regno di Giuda in mani straniere. La vita ci mette di fronte a queste scelte: dobbiamo chiederci se la vogliamo vivere insieme all'Emmanuele, il Dio-con-noi, o da soli.
Nel brano che ci viene presentato oggi, Isaia assicura ad Acaz che avrà una discendenza e che quindi avrà un seguito il regno di Davide. La sua profezia, che lì per lì poteva essere applicata a una ragazza da marito che sia il profeta che il re conoscevano bene (si realizzerà con la nascita di Ezechia, figlio di Acaz e suo successore sul trono di Davide), in realtà è stata interpretata dalla tradizione in senso messianico.
Anche Paolo nella lettera ai Romani ricorda che Gesù è discendente di Davide secondo la carne… Paolo si è messo al seguito di questo Gesù ed è diventato suo apostolo.
Il vangelo ci presenta l'imbarazzo di Giuseppe di fronte a Maria che aspetta un figlio. È un imbarazzo comprensibile ed è tanto più naturale in un uomo vero, che ha fatto con Maria un fidanzamento-matrimonio vero. Giuseppe è stato presentato a lungo come un vecchio impotente o come un anziano vedovo. Ma nulla nel vangelo fa pensare a che sia così, tanto meno questa reazione così naturale e virile.
Rassicurato da Dio, Giuseppe accetta di giocare il suo ruolo di padre giuridico di Gesù e sposo della madre di questo ancora misterioso messia. Giuseppe, essendo discendente di Davide, assicura all'umanità di Gesù la discendenza davidica.

Attualizzare

Oggi accendiamo la quarta candela della "corona di Avvento", che è presente in tutte le chiese accanto all'altare. L'accensione della quarta candela ci ricorda che siamo di fronte all'ultima settimana che ci separa dal Natale. Il tempo di Avvento è passato velocemente. Noi che siamo sempre in lotta con il tempo ce lo siamo visto forse scivolare tra le mani, forse senza che nulla cambiasse davvero nelle nostre giornate.
Queste quattro candele accese ci ricordano che Gesù è la luce del mondo, che quel bambino che contempliamo nel presepe è davvero il "Dio tra noi", venuto a illuminare il mondo, a dare significato alla nostra vita. Perché noi, come cristiani, siamo illuminati dalla sua parola e conosciamo ciò che altri ignorano: che i nostri giorni non sono un susseguirsi di ore senza traguardo, ma c'è un obiettivo grande che ci aspetta e che orienta le nostre scelte.
Iniziamo la quarta settimana, e andiamo a ripescare i messaggi che la parola di Dio ci ha consegnato nelle varie domeniche. Nella prima l'invito è stato quello di svegliarci dal sonno. Ed era un messaggio opportuno iniziando l'Avvento, perché è facile nel clima in cui viviamo oggi lasciarci andare, dormicchiare, o lasciarci stordire da ciò che ci circonda.
Nella seconda domenica il Battista ci ha invitati a convertirci, a cambiare vita, a preparare la strada al Signore che viene. Giovanni Battista ci ha fatto da battistrada, lui così determinato, con la scelta del deserto e la sua vita austera.
Domenica scorsa Gesù si è presentato come il messia atteso, descrivendosi però in modo ben diverso da come lo ha presentato Giovanni in Battista. Gesù è discendente del re Davide, ma non nasce in una casa regale, né presenta il volto umano di un Dio potente, che risolve alla radice con un gesto della mano tutti i problemi del mondo. Ma presenta nella sua umanità il volto di un Dio mite e solidale, che si colloca sempre dalla parte di chi soffre, dei poveri, degli ammalati, sulla linea della parola profetica di Isaia. Un Dio sempre dalla parte dell'uomo, che ci comanda di affidarci all'amore per cambiare il volto della terra e realizzare il regno di Dio.
Questo è Gesù, colui che attendiamo, l'atteso Emanuele, che testimonia con tutta la sua vita un profondo desiderio di comunione con ogni uomo e ogni donna. Per questo si è fatto uno di noi: per entrare nella nostra vita, per farsi dare del tu.
In questi giorni di Natale molti vivranno una festa senza Dio. Qualcuno addirittura potrebbe pensare che il far posto a Gesù nelle feste di Natale ci potrebbe togliere qualcosa. Al contrario, la vera gioia nasce da questo Dio vicino che in Gesù ha predicato e vissuto il vangelo, la "lieta notizia", e che ci chiede di rendere il nostro amore concreto perché la nostra gioia sia completa.
In altri anni nella quarta domenica di Avvento ci viene presentato l'annuncio a Maria (anno B), o la visita a santa Elisabetta (anno C). Maria è la prima collaboratrice di Dio, ed è inevitabile imbattersi in lei, parlando del Natale di Gesù e di Betlemme.
Oggi la parola di Dio ci presenta però l'annuncio a Giuseppe, padre di Gesù e sposo di Maria. Una vocazione più oscura e scomoda, ma che lui ha accolto lasciandosi illuminare dallo parola udita in sogno, accettando di mettersi a servizio di Maria e soprattutto di Gesù.
Giuseppe viene presentato come un uomo giusto, come un fedele e pronto esecutore degli ordini di Dio. È un uomo disponibile, a cui non occorrono tante parole per capire ciò che gli viene chiesto, gli basta sapere che ciò che gli sta capitando viene da Dio.
Dio ha potuto servirsi di Giuseppe senza troppe complicazioni. Tuttavia rimane sempre piuttosto in ombra e durante la vita pubblica di Cristo non si parlerà di lui, se non per segnalarlo come suo umile padre. La sua però è una fede solida e poco complicata.
Il Natale è segnato anche dalla sua angoscia di sposo e padre che non riesce a dare alla nascita del suo primo figlio un ambiente decente. Ma anche questo era nei piani di Dio, che voleva collocare suo Figlio sin dalla nascita tra i poveri della terra.

Paternità di Giuseppe
"Giuseppe ha dato a Cristo, Figlio di Dio, lo stato civile terreno; Gli ha dato la famiglia, la patria, l'eredità storica della stirpe di David, l'abitazione, il pane, il linguaggio, l'educazione del popolo, il servizio dell'autorità domestica, il lavoro e la professione, la classifica sociale di artigiano, e specialmente la difesa, la custodia, la protezione durante la sua infanzia tribolata ed insidiata, e la sua fiorente e nascosta adolescenza" (Paolo VI).
Don Umberto DE VANNA sdb
Fonte:  www.donbosco-torino.it

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