FIGLIE DELLA CHIESA, #LectioDivina "Convertitevi: il regno dei cieli è vicino! "

II Domenica di Avvento
Antifona d'ingresso
Popolo di Sion,
il Signore verrà a salvare i popoli
e farà sentire la sua voce potente

per la gioia del vostro cuore. (cf. Is 30,19.30)

Non si dice il Gloria.

Colletta
Dio grande e misericordioso,
fa’ che il nostro impegno nel mondo
non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio,
ma la sapienza che viene dal cielo
ci guidi alla comunione con il Cristo, nostro Salvatore.

Oppure:
Dio dei viventi, suscita in noi
il desiderio di una vera conversione,
perché rinnovati dal tuo Santo Spirito
sappiamo attuare in ogni rapporto umano
la giustizia, la mitezza e la pace,
che l’incarnazione del tuo Verbo
ha fatto germogliare sulla nostra terra.

PRIMA LETTURA (Is 11,1-10)
Giudicherà con giustizia i miseri.

Dal libro del profeta Isaìa

In quel giorno,
un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e d’intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;
ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.
Percuoterà il violento con la verga della sua bocca,
con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.
La giustizia sarà fascia dei suoi lombi
e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello;
il leopardo si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un piccolo fanciullo li guiderà.
La mucca e l’orsa pascoleranno insieme;
i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera;
il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
in tutto il mio santo monte,
perché la conoscenza del Signore riempirà la terra
come le acque ricoprono il mare.
In quel giorno avverrà
che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli.
Le nazioni la cercheranno con ansia.
La sua dimora sarà gloriosa.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 71)

Rit./ Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. Rit./

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. Rit./

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri. Rit./

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato. Rit./

SECONDA LETTURA (Rm 15,4-9)
Gesù Cristo salva tutti gli uomini.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza.
E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto:
«Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome».

Canto al Vangelo (Lc 3,4.6)
Alleluia, alleluia.
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia.

VANGELO (Mt 3,1-12)
Convertitevi: il regno dei cieli è vicino!

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Preghiera sulle offerte
Ti siano gradite, Signore,
le nostre umili offerte e preghiere;
all’estrema povertà dei nostri meriti
supplisca l’aiuto della tua misericordia.

PREFAZIO DELL’AVVENTO I
La duplice venuta del Cristo

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Al suo primo avvento
nell’umiltà della nostra natura umana
egli portò a compimento la promessa antica,
e ci aprì la via dell’eterna salvezza.
Verrà di nuovo nello splendore della gloria,
e ci chiamerà a possedere il regno promesso
che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa.
E noi, uniti agli Angeli e alla moltitudine dei Cori celesti,
cantiamo con gioia l’inno della tua lode: Santo...

Oppure:

PREFAZIO DELL’AVVENTO I/A
Cristo, Signore e giudice della storia

È veramente giusto renderti grazie
e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode,
Padre onnipotente, principio e fine di tutte le cose.
Tu ci hai nascosto il giorno e l’ora,
in cui il Cristo tuo Figlio, Signore e giudice della storia,
apparirà sulle nubi del cielo
rivestito di potenza e splendore.
In quel giorno tremendo e glorioso
passerà il mondo presente
e sorgeranno cieli nuovi e terra nuova.
Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo,
perché lo accogliamo nella fede
e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno.
Nell’attesa del suo ultimo avvento,
insieme agli angeli e ai santi,
cantiamo unanimi l’inno della tua gloria: Santo...

Antifona di comunione
Gerusalemme, sorgi e stà in alto:
contempla la gioia
che a te viene dal tuo Dio. (Bar 5,5; 4,36)

Oppure:
Voce che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!. (cf. Mt 3,3; Mc 1,3; Lc 3,4)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che in questo sacramento
ci hai nutriti con il pane della vita,
insegnaci a valutare con sapienza i beni della terra,
nella continua ricerca dei beni del cielo.

Lectio
v.1 Giovanni, il Battista, colui che immerge nell’acqua, come segno del desiderio di purificazione, venne nel deserto della Giudea, scarpata scoscesa che scende fino alla vallata del fiume Giordano e del Mar Morto. Il deserto, luogo aspro che ricorda l’esperienza dell’Esodo, dell’uscita dalla schiavitù d’Egitto, suscita, in ogni pio israelita, il desiderio e la speranza di sperimentare ancora l’intervento del Signore, per una nuova liberazione. Il deserto è un luogo di solitudine, di privazione, ma anche un luogo di incontro con Colui che fa nuove tutte le cose (Ap 21,5), e che attira a sé la sposa infedele, la conduce nel deserto e nella solitudine e nell’allontanamento da tutte le distrazioni, per parlarle al cuore e renderla nuovamente sposa felice (Cfr Os. 2,16 ss).

v.2 Giovanni predica dicendo: “Convertitevi – Metanoeîte Cambiate mentalità -, perché il Regno dei cieli è vicino”. Per poter convertirci, cambiare direzione, volgersi a ciò che può cambiare la nostra vita da dissoluta e infelice, in vita autentica e gioiosa, è necessario cambiare mentalità, cambiare modo di pensare, volgere il nostro interesse verso il modo di porsi del Regno dei cieli che è vicino, è già qui, in mezzo a noi e vivere secondo l’organizzazione di questo Regno, che viene in umiltà, giustizia, carità.

v.3 Il Profeta Isaia invitava gli esuli Ebrei a organizzarsi per il ritorno in patria dall’esilio in Babilonia, preparando una via nel deserto (Cfr Is 40, 3). Ora il Battista annuncia nel deserto la venuta del Regno dei cieli “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” Quante volte oggi, come ai tempi del Battista, la voce di chi annuncia la Parola del Signore, è come una voce che grida nel deserto delle nostre città, dove le case sono una accanto all’altra, le finestre si aprono quasi a ridosso le une delle altre, ma ciascuno vive come isolato, solo, in un deserto. L’invito pressate è di preparare la via del Signore. Egli è molto discreto, non è invadente, attende che manifestiamo il desiderio di accoglierlo.

v.4 Giovanni non era vestito con morbide vesti, non banchettava lautamente. Viveva in modo austero, come i Profeti, avvicinandosi allo stile di Elia (Cfr 2Re 1,8).

v.5-6 Quando una persona è autentica, la gente lo percepisce ed accorre per avere le indicazioni per una vita autentica, che valga la pena di essere vissuta. Il battesimo di Giovanni era semplicemente un segno esterno che doveva esprimere il desiderio e l’efficacia del battesimo cristiano, che purifica dal peccato in virtù dell’opera redentrice di Cristo.

v.7 Molti Farisei e Sadducei accorrevano a lui per farsi battezzare. I Farisei, gruppo religioso di rigida osservanza della Legge Mosaica, per essere sicuri di osservarla, l’avevano circondata con una siepe di minuziosi precetti osservando i quali perdevano di vista il cuore della Legge. I Sadducei appartenevano alle classi facoltose, aperte alla cultura e al progresso delle altre nazioni. Al contrario dei Farisei accettavano solo la Legge scritta e le sue prescrizioni, senza aggiunte. Favorivano per opportunismo politico i dominatori romani. Non ammettevano la risurrezione di morti, come invece credevano i Farisei. Non bisogna pensare che le persone di questi gruppi fossero tutte da condannare. No! Ma il Battista li sferza aspramente chiamandoli “razza di vipere”, (probabile allusione al serpente tentatore che nell’Eden sedusse Adamo ed Eva). L’intenzione di Giovanni è di preparare la via al Signore, ad aprire gli occhi di chi lo ascolta e fare in modo che non siano travolti dal veleno del serpente, e lo fa con il suo carattere focoso, irruente. Anche il profeta Isaia apostrofava gli israeliti così: “Dischiudono uova di serpenti velenosi” (Is 59,5).

v.8 Fate dunque un frutto degno della conversione. È interessante che nel testo greco il termine frutto sia al singolare, come giustamente leggiamo nella traduzione offerta dalla CEI nei nuovi Lezionari. Quale frutto siamo chiamati a portare? Quale frutto maturo appeso all’albero porta la salvezza all’umanità perduta, quando dal frutto di un albero è venuta la morte a causa del peccato? Anche Gesù dirà ai suoi discepoli nell’ultima cena: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16). Ma solo con Colui che porta la linfa della salvezza è possibile portare frutto buono, è qui il cuore della conversione. “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Siamo chiamati a portare al mondo lo stesso frutto che ha portato Maria, la Tutta Santa. Lei ci ha donato il Frutto Benedetto del suo Grembo Immacolato con la disponibilità piena alla Parola del Signore! C’è un solo modo per portare frutto come Lei. Essere disponibili ad ascoltare la voce del Signore e metterla in pratica. “Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc 3,35).

v.9 Non è sufficiente essere della discendenza di Abramo per essere sicuri di fronte all’ira incombente. È necessaria la vera conversione, un mutamento radicale di fede per comprendere la verità che è luce sfolgorante. Di fronte ad essa si è liberi di farsi illuminare la mente per discernere il cammino posto di fronte a noi e incamminarsi al seguito di Colui che viene per portare la salvezza, o chiudere l’intelligenza alla illuminazione e continuare il cammino ponendo la fiducia nella ricchezza, nel potere, nel dominio andando verso il disfacimento.

v.10 Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.  Il tempo è breve, già la scure è posta alla radice degli alberi, pronta a tagliare e gettare nel fuoco quelli che non portano frutto bello. Ancora al singolare il termine frutto, l’aggettivo che accompagna il termine frutto nell’originale greco è bello. Bello, perché ciò che è buono è anche bello, ed è bello non solo nell’apparenza, ma anche nell’interiorità. C’è tanto bisogno di discernimento, perché molte cose che attraggono lo sguardo per la loro apparenza esterna, in realtà all’interno sono piene di marciume e portano alla perdizione. L’immagine della scure posta alla radice degli alberi esprime l’urgenza della conversione.

v.11 Io vi battezzo nell’acqua per la conversione. L’espressione “Per la conversione” è propria di Matteo per indicare non l’effetto, ma lo scopo del battesimo di Giovanni. Il “Veniente” è più forte e battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Nel Vangelo di Giovanni si legge che il Battista dichiara apertamente: “Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui. Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3,28-30). Giovanni Battista assume in pieno il suo mandato di precursore. Prepara l’umanità ad accogliere Colui che prende la sua stessa carne per farsi un tutt’uno con Lei. Per Lei il Salvatore si dona fino in fondo, per far comprendere l’immenso amore che l’Altissimo ha nei confronti di ogni essere umano.

v.12 La pala per raccogliere il grano e il fuoco inestinguibile dove viene bruciata la paglia sono immagini forti, che indicano quanto il Signore desidera che ognuno sia purificato e da ciascuno sia tolta ogni cosa vana per godere della vita, e gioire dell’incontro con l’amante dell’umanità per sempre. La gioia è il sentimento che emerge negli annunci dei profeti dell’Antico Testamento quando scorgono che il Signore sta per venire in mezzo al suo popolo per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi (Cfr Lc 4,18).

Appendice
Coloro che pregano non si presentino a Dio con preghiere spoglie, non accompagnate da frutti. È inefficace la preghiera a Dio se è sterile. Come ogni albero che non dà alcun frutto è tagliato e gettato nel fuoco (Mt 3,10), così pure una preghiera che non ha frutto non può propiziarsi Iddio, non essendo feconda di opere. Appunto la divina Scrittura dice: Buona è la preghiera unita al digiuno e all’elemosina (Tob 12, 8). (Cipriano di Cartagine, De orat. dom. 32)

Voce di uno che grida nel deserto: «Preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio» (Is 40,3).
Dichiara apertamente che le cose riferite nel vaticinio, e cioè l’avvento della gloria del Signore e la manifestazione a tutta l’umanità della salvezza di Dio, avverranno non in Gerusalemme, ma nel deserto. E questo si è realizzato storicamente e letteralmente quando Giovanni Battista predicò il salutare avvento di Dio nel deserto del Giordano, dove appunto si manifestò la salvezza di Dio. Infatti Cristo e la sua gloria apparvero chiaramente a tutti quando, dopo il suo battesimo, si aprirono i cieli e lo Spirito Santo, scendendo in forma di colomba, si posò su di lui e risuonò la voce del Padre che rendeva testimonianza al Figlio: «questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17,5).
Ma tutto ciò va inteso anche in senso allegorico. Dio stava per vanire in quel deserto, da sempre impervio e inaccessibile, che era l’umanità. Questa infatti era un deserto completamente chiuso alla conoscenza di Dio e sbarrato a ogni giusto e profeta. Quella voce, però, impone di aprire una strada verso di esso al Verbo di Dio; comanda di appianare il terreno accidentato e scosceso che ad esso conduce, perché venendo possa entrarvi: Preparate la via del Signore (Cfr. Ml 3,3).
Preparazione è l’evangelizzazione del mondo, è la grazia confortatrice. Esse comunicano all’umanità la conoscenza della salvezza di Dio. «Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion; alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme» (Is 40,9).
Prima si era parlato della voce risuonante nel deserto, ora, con queste espressioni, si fa allusione, in maniera piuttosto pittoresca, agli annunziatori più immediati della venuta di Dio e alla sua venuta stessa. Infatti prima si parla della profezia di Giovanni Battista e poi degli evangelizzatori.
Ma qual è la Sion a cui si riferiscono quelle parole? Certo quella che prima si chiamava Gerusalemme. Anch’essa infatti era un monte, come afferma la Scrittura quando dice: «Il monte Sion, dove hai preso dimora» (Sal 73,2); e l’Apostolo: «Vi siete accostati al monte di Sion» (Eb 12,22). Ma in un senso superiore la Sion, che rende nota la venuta di Cristo, è il coro degli apostoli, scelto di mezzo al popolo della circoncisione.
Sì, questa, infatti, è la Sion e la Gerusalemme che accolse la salvezza di Dio e che è posta sopra il monte di Dio, è fondata, cioè, sull’unigenito Verbo del Padre. A lei comanda di salire prima su un monte sublime, e di annunziare, poi, la salvezza di Dio.
Di chi è figura, infatti, colui che reca liete notizie se non della schiera degli evangelizzatori? E che cosa significa evangelizzare se non portare a tutti gli uomini, e anzitutto alle città di Giuda, il buon annunzio della venuta di Cristo sulla terra? (Dal «Commento sul profeta Isaia» di Eusébio, vescovo di Cesarèa, Cap. 40 vv. 3.9; PG 24, 366-367)

Giovanni, il più piccolo e il più grande
Maria si dichiara”la serva del Signore” (Lc 1,38), e san Giovanni “l’amico dello sposo” (Gv 3,29); ora, la tragica brama di Satana è proprio di essere Signore e sposo. La serva e l’amico vivono unicamente per l’Altro. Alle parole: “Ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,48), rispondono le altre “Egli deve crescere e io diminuire” (Gv3,20) e: “Dopo di me viene un uomo che era prima di me ...; io non sono degno di curvarmi a sciogliere il legaccio del suo sandalo” (Gv 1,30.27). E ancora: “Il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore” (Lc 1,47) e: “L’amico dello sposo, che sta vicino a lui e l’ascolta, esulta di gioia nell’udire la voce dello sposo: questa mia gioia si è compiuta” (Gv 3,29).
“Non sono più che io vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Nell’umiltà si ricostruisce la struttura originaria: nel ministero dei servi, degli angeli dell’incarnazione, la Vergine e Giovanni formulano il fiat indispensabile, la risposta della libertà umana al fiat creatore, e costituiscono allora il luogo ontologico dei suoi: il “grembo materno” e il “dito del testimone” che condizionano la venuta del Verbo ... “Conviene che non adempiamo così ogni giustizia”, dice il Signore al Battista (Mt 3,15). La recettività e l’apertura, il loro sì, entrano come elementi umani costitutivi della giustizia divina.
San Giovanni prepara la strada (cf. Lc 1,76); anzi, lui e la Vergine “sono” questa strada: sono la scala di Giacobbe (cf. Gen 28,12) che il Verbo srotola e percorre per lasciare il “vertice del silenzio” e discendere sulla terra. Un elemento caratteristico della composizione del quarto vangelo è l’assenza di ogni descrizione storica: esso esordisce così: “Venne un uomo mandato da Dio, e il suo nome era Giovanni (Gv 1,6). L’archetipo ha assorbito la durata storica, ha mostrato in sintesi il senso unico delle molteplici preparazioni messianiche, e lo esprime nella sua realtà il testimone. “In verità, vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni Battista” (Mt 11,11). La dimensione di tale grandezza è precisata nella preghiera della sua commemorazione liturgica: “il più grande nato di donna dopo la Theotokos”: una grandezza che abolisce le frontiere tra le due Alleanze.
La parola del Signore, però, procede per antitesi: “al più grande ...”, corrisponde il sorprendente: “tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è il più grande di lui” (Mt 11,11). San Giovanni Crisostomo dà una spiegazione allegorica divenuta classica: “Il più piccolo, qui, è Cristo, il servo sulla terra”. Ma tutto ciò che riguarda san Giovanni è così velato, così misterioso, e appartiene così poco a lui in esclusiva, che questo insieme sembra suggerire un’interpretazione conforme al suo paradosso vivente: San Giovanni è insieme il più piccolo e il più grande: ed è il più grande proprio perchè è il più piccolo. “È necessario che egli (Cristo) cresca e io diminuisca. Nell’udire la voce dello sposo sta la mia gioia perfetta” (Gv 3,29-30). La pura gioia per l’Altro, l’accettare di annullarsi perchè l’Altro cresca, sono così profondi che a quel livello egli è il più piccolo tra i figli del cielo: cioè il più vero, il più conforme alla giustizia. La sua vera grandezza appartiene all’era indicibile del regno, e per questo la sua parola piena di enigma su san Giovanni termina così: “Chi ha orecchi, intenda” (Mt 11,15). (P.Evdokimov, L’uomo icona di Cristo, pp. 80-81)

Cari fratelli e sorelle!
Oggi, prima domenica di Avvento, la Chiesa inizia un nuovo Anno liturgico, un nuovo cammino di fede che, da una parte, fa memoria dell’evento di Gesù Cristo e, dall’altra, si apre al suo compimento finale. E proprio di questa duplice prospettiva vive il Tempo di Avvento, guardando sia alla prima venuta del Figlio di Dio, quando nacque dalla Vergine Maria, sia al suo ritorno glorioso, quando verrà “a giudicare i vivi e i morti”, come diciamo nel Credo. Su questo suggestivo tema dell’“attesa” vorrei ora brevemente soffermarmi, perché si tratta di un aspetto profondamente umano, in cui la fede diventa, per così dire, un tutt’uno con la nostra carne e il nostro cuore.
L’attesa, l’attendere è una dimensione che attraversa tutta la nostra esistenza personale, familiare e sociale. L’attesa è presente in mille situazioni, da quelle più piccole e banali fino alle più importanti, che ci coinvolgono totalmente e nel profondo. Pensiamo, tra queste, all’attesa di un figlio da parte di due sposi; a quella di un parente o di un amico che viene a visitarci da lontano; pensiamo, per un giovane, all’attesa dell’esito di un esame decisivo, o di un colloquio di lavoro; nelle relazioni affettive, all’attesa dell’incontro con la persona amata, della risposta ad una lettera, o dell’accoglimento di un perdono… Si potrebbe dire che l’uomo è vivo finché attende, finché nel suo cuore è viva la speranza. E dalle sue attese l’uomo si riconosce: la nostra “statura” morale e spirituale si può misurare da ciò che attendiamo, da ciò in cui speriamo.
Ognuno di noi, dunque, specialmente in questo Tempo che ci prepara al Natale, può domandarsi: io, che cosa attendo? A che cosa, in questo momento della mia vita, è proteso il mio cuore? E questa stessa domanda si può porre a livello di famiglia, di comunità, di nazione. Che cosa attendiamo, insieme? Che cosa unisce le nostre aspirazioni, che cosa le accomuna? Nel tempo precedente la nascita di Gesù, era fortissima in Israele l’attesa del Messia, cioè di un Consacrato, discendente del re Davide, che avrebbe finalmente liberato il popolo da ogni schiavitù morale e politica e instaurato il Regno di Dio. Ma nessuno avrebbe mai immaginato che il Messia potesse nascere da un’umile ragazza quale era Maria, promessa sposa del giusto Giuseppe. Neppure lei lo avrebbe mai pensato, eppure nel suo cuore l’attesa del Salvatore era così grande, la sua fede e la sua speranza erano così ardenti, che Egli poté trovare in lei una madre degna. Del resto, Dio stesso l’aveva preparata, prima dei secoli. C’è una misteriosa corrispondenza tra l’attesa di Dio e quella di Maria, la creatura “piena di grazia”, totalmente trasparente al disegno d’amore dell’Altissimo. Impariamo da Lei, Donna dell’Avvento, a vivere i gesti quotidiani con uno spirito nuovo, con il sentimento di un’attesa profonda, che solo la venuta di Dio può colmare. (Papa Benedetto XVI, 28 novembre 2010)

Fonte:http://www.figliedellachiesa.org/