FIGLIE DELLA CHIESA, #LectioDivina"Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide"

IV Domenica di Avvento
Antifona d'ingresso
Stillate dall’alto, o cieli, la vostra rugiada
e dalle nubi scenda a noi il Giusto;

si apra la terra e germogli il Salvatore. (Is 45,8)

Non si dice il Gloria.

Colletta
Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre,
tu, che nell’annunzio dell’angelo
ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio,
per la sua passione e la sua croce
guidaci alla gloria della risurrezione.

Oppure:
O Dio, Padre buono,
tu hai rivelato la gratuità e la potenza del tuo amore,
scegliendo il grembo purissimo della Vergine Maria
per rivestire di carne mortale il Verbo della vita:
concedi anche a noi
di accoglierlo e generarlo nello spirito
con l’ascolto della tua parola,
nell’obbedienza della fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Is 7,10-14)
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio.
Dal libro del profeta Isaìa

In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto».
Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 23)
Rit: Ecco, viene il Signore, re della gloria.

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito. Rit:

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli. Rit:

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. Rit:

SECONDA LETTURA (Rm 1,1-7)
Gesù Cristo, dal seme di Davide, Figlio di Dio.
Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!

Canto al Vangelo (Mt 1,23)
Alleluia, alleluia.
Ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele: “Dio con noi”.
Alleluia.

VANGELO (Mt 1,18-24)
Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.
+ Dal Vangelo secondo Matteo

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Preghiera sulle offerte
Accogli, o Dio, i doni che presentiamo all’altare,
e consacrali con la potenza del tuo Spirito,
che santificò il grembo della Vergine Maria.

PREFAZIO DELL’AVVENTO II
L’attesa gioiosa del Cristo

È veramente cosa buona e giusta renderti grazie
e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli fu annunziato da tutti i profeti,
la Vergine Madre l’attese e lo portò in grembo
con ineffabile amore,
Giovanni proclamò la sua venuta
e lo indicò presente nel mondo.
Lo stesso Signore,
che ci invita a preparare il suo Natale
ci trovi vigilanti nella preghiera, esultanti nella lode.
Per questo dono della tua benevolenza,
uniti agli angeli e ai santi,
con voce unanime
cantiamo l’inno della tua gloria: Santo...

Oppure:

PREFAZIO DELL’AVVENTO II/A
Maria nuova Eva

È veramente giusto rendere grazie a te,
Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti glorifichiamo,
per il mistero della Vergine Madre.
Dall’antico avversario venne la rovina,
dal grembo verginale della figlia di Sion
è germinato colui che ci nutre con il pane degli angeli
ed è scaturita per tutto il genere umano
la salvezza e la pace.
La grazia che Eva ci tolse ci è ridonata in Maria.
In lei, madre di tutti gli uomini,
la maternità, redenta dal peccato e dalla morte,
si apre al dono della vita nuova.
Dove abbondò la colpa, sovrabbonda la tua misericordia
in Cristo nostro salvatore.
E noi, nell’attesa della sua venuta,
uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo l’inno della tua lode: Santo...

Antifona di comunione
Ecco, la Vergine concepirà e
darà alla luce un Figlio: sarà chiamato
Emmanuele, Dio con noi. (Is 7,14)

Oppure:
“Giuseppe, non temere:
Maria partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù.
Egli salverà il suo popolo”. (Mt 1,20.21)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che ci hai dato il pegno della vita eterna,
ascolta la nostra preghiera:
quanto più si avvicina
il gran giorno della nostra salvezza,
tanto più cresca il nostro fervore,
per celebrare degnamente il Natale del tuo Figlio.

Lectio
La liturgia di oggi ruota attorno ad un segno e ad una promessa. Al re Acaz, che dubitava della fedeltà di Dio e amava fidarsi maggiormente di alleanza umane, Isaia aveva promesso un segno: la nascita di un bambino, a cui sarebbe stato posto il nome «Dio-con-noi», avrebbe manifestato che è il Signore a guidare la storia secondo il suo disegno. Per il Vangelo, il segno profetico dell’Emmanuele trova compimento in Gesù. Egli è il segno della fedeltà di Dio: la sua venuta inaugura un tempo nuovo. La nostra attesa di Colui che viene, però, non può essere attesa oziosa e passiva, richiede disponibilità e accoglienza. Il Vangelo collega la nascita di Gesù alla promessa dell’Emmanuele, dichiarando che Gesù è questo “segno” che Dio è con noi. Per Matteo questo tema verrà ripreso anche alla fina del suo Vangelo quando il Risorto promette ai suoi: «Io sono con voi tutti i giorni …» E nella figura di Giuseppe indica a noi un modello di vera e attiva collaborazione con il disegno di Dio.
Nel suo ampio prologo, che va da Mt 1,1-4,16, Matteo presenta Gesù come il Messia d’Israele, il discendente di Davide che, perseguitato dal potere, fugge dapprima presso l’Egitto dei pagani e poi va a stabilirsi nella Galilea delle genti.
Il racconto conosciuto come l’annuncio a Giuseppe, si può suddividere in quattro parti: presentazione della coppia (vv18-19); apparizione e messaggio dell’angelo (vv20-21); interpretazione della nascita di Gesù (22-23); ed infine esecuzione del comando dell’angelo (24-25). I personaggi descritti sono tre: Giuseppe, Maria e l’Angelo del Signore.
Approfondiamo il testo:

v.18: Cosi fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
La genealogia precedente (cap 1,1-17) è quella di Giuseppe. Come diventa la stessa di Gesù, che è Figli di Dio? Dio non può essere fatto dall’uomo: può essere solo accolto! «Giuseppe» (in ebraico = Dio-aggiunga) entra nella genesi del Figlio di Dio attraverso l’atto di fede che accetta «l’aggiunta di Dio», donata in Maria, l’umile figlia di Sion. Giuseppe è figura di ogni uomo che si tiene aperto al mistero e il suo mistero è Dio stesso. Il racconto è fatto per il lettore, perché avvenga a lui ciò che è avvenuto a Giuseppe. Si può aspettare all’infinito il Messia; ma inutilmente. Infatti è già venuto, e aspetta che ci sia uno disposto ad accoglierlo.
Prima che andassero a vivere insieme. Si sottolinea che Giuseppe non c’entra niente con la nascita di Gesù. Non Lui, ma Dio stesso lo generò attraverso Maria. Giuseppe accoglie il Figlio accogliendo Maria.
Si trovò incinta per opera dello Spirito Santo: Luca (1,26-38) racconta come; Matteo dice semplicemente che si «trovò incinta». E’ la sorpresa più sconcertante e splendida che possa avere una creatura che arriva a concepire l’inconcepibile, il proprio Creatore.

v.19: Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Giuseppe, sapendo che il dono non gli spetta, è tentato di ritirarsi, decide di lasciare Maria, per rispetto non per sospetto, e non vuole denunciarla pubblicamente. Grandezza umana di Giuseppe: preferendo Maria alla propria discendenza, scegliendo l’amore invece della generazione, ci dice che è possibile amare senza possedere.

v.20: Mentre però stava considerando queste cose: ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore … Giuseppe continua a pensare a lei, insoddisfatto della decisione, a Lei presente perfino nei suoi sogni. Quando l’uomo dice: «Ora basta» ( 1Re 19,4ss), Dio fa i suoi doni (cf. sal 127,2). Nel sonno incontrò Giacobbe, il patriarca fuggiasco (Gen 28,10), e raggiunse Elia, anche lui in fuga (1Re 19,1ss). Ognuno agisce in base a ciò che ha dentro, e che nel sonno emerge in libertà: l’uomo giusto ha i sogni stessi di Dio: la sua parola parla nel sonno delle altre parole.
E gli disse: Giuseppe, figlio di Davide. L’erede delle promesse è chiamato dalla Parola ad accogliere il dono con decisione e libertà. Uomo concreto, fa sua la prima parola con cui da sempre Dio si rivolge all’uomo: «Non temere», risposta alla prima parola con cui Adamo si rivolge a Dio: «Ho avuto paura» (Gen 3,10). «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa»: la paura principio di ogni fuga, è il contrario della fede, del matrimonio, della paternità. Giuseppe non ascolta la paura e diventa vero padre di Gesù. Per lui vale davvero il primato dell’amore: accogliere Maria e il dono che lei porta; lasciare che la Parola risvegli nel profondo quel sogno segreto che è Dio stesso.
Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ciò che è in Maria viene da Dio. Giuseppe sposandone la madre, accoglie il Figlio.

v.21: Ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai. Maria lo partorisce; tu gli dai il nome, entri in relazione con lui e lui con te. Questa è la dignità dell’uomo, essere suo interlocutore, parlare con lui da amico ad amico. Generare un figlio è facile, ma essergli padre e madre, amarlo, farlo crescere, farlo felice, insegnargli il mestiere di uomo, questa è tutta un’altra avventura.
Gesù: Significa «Dio-salva». E’ il nome di Dio, la sua realtà per chi lo invoca: «Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato» (At 2,21). In nessun altro nome c’è salvezza (At 4,12), perché è il nome dal quale ogni nome prende vita.
Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. «Tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande - oracolo del Signore -, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato» (Ger.31,34). Chiamiamo Dio per nome proprio in quanto perduti che vengono salvati. Dio è amore senza limiti: lo sperimentiamo come tale solo nel perdono.

v.22-23: Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di
E’ citazione da Isaia7,14 (cf prima lettura), dove al re è promesso un figlio, garanzia della fedeltà di Dio. E’ un segno che il re non osa chiedere e che Dio invece vuol dargli.
Emmanuele, che significa Dio con noi. Gesù è il «Dio - che - salva» perché è il «Dio – con - noi». E se Dio è con noi e per noi, chi sarà contro di noi (cf Rm8,32ss)? «Con» significa relazione, intimità, unione, consolazione, gioia, sforzo. Lui è sempre con noi, in nostra compagnia (28,20).

v.24: Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore.
Il sonno di Giuseppe, per la Parola che il Signore gli rivolge, diventa un risveglio, una resurrezione.
E prese con sé la sua sposa. Dopo i dubbi e i sogni, dopo una dura prova, Giuseppe la«prese con sé». Come Maria, egli scava spazio nel suo cuore per accogliere il bambino. E Maria entra nella casa del sognatore, lascia la casa di suo padre per affidarsi ad un altro, in un cammino di comunione che la porterà a costruire una nuova casa. Maria lascia la casa del sì detto a Dio e va nella casa del sì detto a un uomo. Maria è la donna del sì, ma il suo primo sì l’ha detto a Giuseppe, l’angelo la trova già promessa, già legata, già innamorata.
Nel Vangelo di Luca, come abbiamo ricordato, l’annunciazione è fatta a Maria; secondo il Vangelo di Matteo l’annunciazione è invece fatta a Giuseppe. Se sovrapponiamo i due brani, scopriamo che in realtà l’annuncio è fatto alla coppia, la chiamata è rivolta allo sposo e alla sposa insieme, dentro il matrimonio. Dio parla a tutti e due, al giusto e alla vergine innamorati. Lavora dentro le famiglie, dentro le nostre case, nel dialogo, nel dramma, nelle crisi, nei dubbi. Dio non ruba spazio alla famiglia, non divide la coppia, chiede e cerca questo doppio sì, un sì che diventa creativo proprio perché condiviso.
La comunione è una forza creativa e costruttiva, perché la coppia è molto più che la somma di due solitudini, è l’immagine di Dio. Immagine e somiglianza, riflesso del volto del Creatore, è la coppia: «Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gen 1,27). La coppia non solo immagine del Creatore, ma di più: è immagine della Trinità, di un Dio che è in se stesso reciprocità, dono, comunione, vita che dà vita.
E’ la casa il luogo dove Dio si fa prossimo, si fa vicino, perché parla prima di tutto attraverso i volti delle persone che ci ha messo accanto, ci guarda prima di tutto con lo sguardo delle persone che vivono accanto a noi. Dio, in ognuna delle nostre case, invia angeli, come quelli di Maria, invia sogni e progetti, come quelli di Giuseppe. I nostri primi annunciatori sono coloro che vivono con noi, messaggeri dell’invisibile, annunciatori dell’infinito.

Appendice

Profondo e grande mistero
L’evangelista Matteo descrive con brevi parole ma con piena verità la nascita del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, che, eterno Figlio di Dio prima di tutti i secoli, apparve nel tempo come figlio dell’uomo, discendendo dalla generazione dei padri da Abramo fino a Giuseppe, sposo di Maria. E conveniva sotto ogni aspetto che Dio, volendo farsi uomo per amore degli uomini, non nascesse se non da una vergine; poiché non poteva avvenire che una vergine desse la vita ad altri che al Figlio di Dio.
“Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele”, che significa Dio con noi (Is 7,14). Il nome col quale il profeta chiama il Salvatore “Dio con noi”, sta a significare le due nature di Cristo nell’unica Persona del Figlio di Dio. Nato dal Padre prima del tempo, nella pienezza dei tempi è divenuto nel seno della Madre l’Emmanuele, cioè Dio con noi; si è degnato di assumere la nostra fragile natura nell’unità della sua Persona quando “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14), cioè incominciò ad essere in modo mirabile quel noi siamo, senza cessare di essere quello ch’egli era, assumendo la nostra natura in modo da non perdere la sua.
Maria diede alla luce il suo Figlio primogenito, cioè il Figlio del suo seno; diede alla luce colui che prima della creazione era Dio nato da Dio, e nella sua umanità creata era al di sopra di ogni creatura. “E lo chiamò Gesù” (Mt 1,25). Gesù perciò è il nome del Figlio della Vergine, annunziato dall’angelo, a significare che egli avrebbe salvato il suo popolo dai suoi peccati. Colui che salva dai peccati salverà anche dal disordine derivante dai peccati nell’anima e nel corpo. La parola Cristo indica dignità sacerdotale o regale. Nella Legge i sacerdoti e i re erano chiamati “cristi” da “crisma”, cioè unzione con l’olio sacro: erano un segno di colui che al suo apparire nel mondo come il vero Re e Pontefice, fu “consacrato con olio di letizia a preferenza dei suoi eguali” (Sal 44,8).
Da questa unzione, cioè crisma, deriva la parola “Cristo”; e coloro che partecipano all’unzione di lui, cioè alla sua grazia spirituale, sono chiamati “cristiani”. Il Signore nostro Gesù Cristo, che è il Salvatore, si degni di salvarci dai peccati, egli che è il Pontefice, ci riconcili con Dio Padre; ci doni l’eterno regno del Padre suo e, egli che è Re e vive e regna col Padre e lo Spirito Santo per i secoli eterni. Amen. (Dalle “Omelie” di San Beda il Venerabile, sacerdote)

Il giusto Giuseppe
In che cosa consiste la giustizia di Giuseppe? Nulla ci viene detto della sublime giustizia a causa della quale Giuseppe ha creduto nell’intervento divino; a differenza della Vergine, infatti, egli non svolge alcuna parte nella concezione verginale. La sua giustizia si compie quando permette a Dio di sormontare le difficoltà che crea una nascita senza padre, infamante per gli uomini. In compenso Giuseppe ha un ruolo capitale nella nascita legale. Come Maria ha obbedito in qualità di serva del Signore per concepire il Figlio dell’Altissimo, così egli deve obbedire per divenirne il padre. L’indugio che lo abbandona alle sue sole risorse non è riferito per interessarci alle sue angosce o alla sua virtù morale, ma per rivelare come si realizza il piano divino. Dio solo conduce lo svolgersi degli avvenimenti, ma non per questo disdegna il concorso degli uomini. È in nome della stirpe davidica, in nome d’Israele, come rappresentante del popolo eletto che, per ordine divino, il giusto Giuseppe accetta il mistero della nuova Alleanza. Se Luca, evangelista di Maria, racconta la concezione e la nascita del Figlio della Vergine, Matteo riferisce la nascita del Messia, Figlio di Davide.
Giuseppe si mostra giusto non in quanto osserva la Legge che autorizzava il divorzio in caso di adulterio, né perché si dimostra buono, né perché egli debba render giustizia ad una innocente, ma per il fatto che egli non vuole farsi passare per padre del bambino, Figlio di Dio. Se egli teme di prendere con sé la sua sposa, Maria, non è per una ragione profana; è perché egli scopre una “economia” superiore a quella del matrimonio che intendeva contrarre.
Il Signore ha modificato il suo disegno su di lui; ch’egli accetti di assicurare l’avvenire della sua eletta. Giuseppe si ritira, avendo cura, nella delicatezza della sua giustizia verso Dio, di non “divulgare” il mistero divino di Maria. (…)
Giuseppe non è soltanto un modello di virtù, ma l’uomo che ha svolto una funzione indispensabile nell’economia della salvezza. Il giusto Giuseppe può venir paragonato a Giovanni il precursore.
Giovanni annuncia e indica il Messia; Giuseppe accoglie il salvatore d’Israele. Giovanni è la voce che si fa eco della tradizione profetica; Giuseppe è il figlio di David che adotta il Figlio di Dio. A motivo della sua proclamazione ufficiale, Giovanni è Elia, il grande profeta, a motivo dell’umile accoglienza ch’egli fa all’Emmanuele sulla sua stirpe, Giuseppe è il giusto per eccellenza. Come tutti i giusti, egli aspetta il Messia, ma solo lui riceve l’ordine di gettare un ponte tra i due Testamenti; molto più di Simeone che prende Gesù tra le sue braccia, egli accoglie Gesù nella propria stirpe. Giuseppe reagisce come i giusti della Bibbia davanti a Dio che interviene nella loro storia: come Mosè che si toglie i sandali, come Isaia terrificato dall’apparizione del Dio tre volte santo, come Elisabetta che si chiede perché la madre del suo Signore venga da lei, come il centurione del vangelo, come Pietro che dice: “Allontanati da me, Signore, perché sono un peccatore” (Lc 5,8). (X.L. Dufour, Studi sul vangelo, pp. 105-108)

Cari fratelli e sorelle!
In questa quarta domenica di Avvento il Vangelo di san Matteo narra come avvenne la nascita di Gesù ponendosi dal punto di vista di san Giuseppe. Egli era il promesso sposo di Maria, la quale, “prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo” (Mt 1,18). Il Figlio di Dio, realizzando un’antica profezia (cfr Is 7,14), diventa uomo nel grembo di una vergine, e tale mistero manifesta insieme l’amore, la sapienza e la potenza di Dio in favore dell’umanità ferita dal peccato. San Giuseppe viene presentato come “uomo giusto” (Mt 1,19), fedele alla legge di Dio, disponibile a compiere la sua volontà. Per questo entra nel mistero dell’Incarnazione dopo che un angelo del Signore, apparsogli in sogno, gli annuncia: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21). Abbandonato il pensiero di ripudiare in segreto Maria, egli la prende con sé, perché ora i suoi occhi vedono in lei l’opera di Dio.
Sant’Ambrogio commenta che “in Giuseppe ci fu l’amabilità e la figura del giusto, per rendere più degna la sua qualità di testimone” (Exp. Ev. sec. Lucam II, 5: CCL 14,32-33). Egli – prosegue Ambrogio – “non avrebbe potuto contaminare il tempio dello Spirito Santo, la Madre del Signore, il grembo fecondato dal mistero” (ibid., II, 6: CCL 14,33). Pur avendo provato turbamento, Giuseppe agisce “come gli aveva ordinato l’angelo del Signore”, certo di compiere la cosa giusta. Anche mettendo il nome di “Gesù” a quel Bambino che regge tutto l’universo, egli si colloca nella schiera dei servitori umili e fedeli, simile agli angeli e ai profeti, simile ai martiri e agli apostoli – come cantano antichi inni orientali. San Giuseppe annuncia i prodigi del Signore, testimoniando la verginità di Maria, l’azione gratuita di Dio, e custodendo la vita terrena del Messia. Veneriamo dunque il padre legale di Gesù (cfr CCC, 532), perché in lui si profila l’uomo nuovo, che guarda con fiducia e coraggio al futuro, non segue il proprio progetto, ma si affida totalmente all’infinita misericordia di Colui che avvera le profezie e apre il tempo della salvezza.
Cari amici, a san Giuseppe, patrono universale della Chiesa, desidero affidare tutti i Pastori, esortandoli ad offrire “ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo” (Lettera Indizione Anno Sacerdotale). Possa la nostra vita aderire sempre più alla Persona di Gesù, proprio perché “Colui che è il Verbo assume Egli stesso un corpo, viene da Dio come uomo e attira a sé l’intera esistenza umana, la porta dentro la parola di Dio” (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 383). Invochiamo con fiducia la Vergine Maria, la piena di grazia “adornata di Dio”, affinché, nel Natale ormai prossimo, i nostri occhi si aprano e vedano Gesù, e il cuore gioisca in questo mirabile incontro d’amore. (Papa Benedetto XVI, Angelus del 19 dicembre 2016

Fonte:http://www.figliedellachiesa.org/