FIGLIE DELLA CHIESA,LectioDivina "Maria Santissima Madre di Dio"

Maria Santissima Madre di Dio

Antifona d'ingresso
Salve, Madre santa:
tu hai dato alla luce il Re

che governa il cielo e la terra
per i secoli in eterno. (Sedulio)

Oppure:
Oggi su di noi splenderà la luce,
perché è nato per noi il Signore;
Dio onnipotente sarà il suo nome,
Principe della pace, Padre dell’eternità:
il suo regno non avrà fine. (cf. Is 9,2.6; Lc 1,33)

Colletta
O Dio, che nella verginità feconda di Maria
hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna,
fa’ che sperimentiamo la sua intercessione,
poiché per mezzo di lei
abbiamo ricevuto l’autore della vita,
Cristo tuo Figlio.

Oppure:
Padre buono,
che in Maria, vergine e madre,
benedetta fra tutte le donne,
hai stabilito la dimora
del tuo Verbo fatto uomo tra noi,
donaci il tuo Spirito,
perché tutta la nostra vita
nel segno della tua benedizione
si renda disponibile ad accogliere il tuo dono.

PRIMA LETTURA (Nm 6, 22-27)
Porranno il mio nome sugli Israeliti, e io li benedirò.
Dal libro dei Numeri

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 66)
Rit: Dio abbia pietà di noi e ci benedica.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. Rit:

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. Rit:

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. Rit:

SECONDA LETTURA (Gal 4,4-7)
Dio mandò il suo Figlio, nato da donna.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Canto al Vangelo (Ebr 1,1.2)
Alleluia, alleluia.
Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;
ultimamente, in questi giorni,
ha parlato a noi per mezzo del Figlio.
Alleluia.

VANGELO (Lc 2,16-21)
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Preghiera sulle offerte
O Dio, che nella tua provvidenza dai inizio e compimento
a tutto il bene che è nel mondo,
fa’ che in questa celebrazione
della divina Maternità di Maria
gustiamo le primizie del tuo amore misericordioso
per goderne felicemente i frutti.

PREFAZIO DELLA BEATA VERGINE MARIA I
La maternità della beata Vergine Maria

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti glorifichiamo,
nella ... della beata sempre Vergine Maria.
Per opera dello Spirito Santo,
ha concepito il tuo unico Figlio;
e sempre intatta nella sua gloria verginale,
ha irradiato sul mondo la luce eterna,
Gesù Cristo nostro Signore.
Per mezzo di lui si allietano gli angeli
e nell’eternità adorano la gloria del tuo volto.
Al loro canto concedi, o Signore,
che si uniscano le nostre umili voci
nell’inno di lode: Santo...

Antifona di comunione
Gesù Cristo è sempre lo stesso
ieri, oggi e nei secoli eterni. (Eb 13,8)

Oppure:
Maria serbava tutte queste cose
meditandole nel suo cuore. (Lc 2,19)

Preghiera dopo la comunione
Con la forza del sacramento che abbiamo ricevuto
guidaci, Signore, alla vita eterna,
perché possiamo gustare la gioia senza fine
con la sempre Vergine Maria,
che veneriamo madre del Cristo e di tutta la Chiesa.

Lectio
La solennità della Maternità: Maria Santissima Madre di Dio, fa parte del complesso delle feste natalizie ed è un riverbero dei misteri dell’Incarnazione. È la memoria della parte avuta da Maria nella nascita del Signore. Si tratta di una metaheortè (postfesta), sullo stile del calendario bizantino che, subito dopo le solennità, celebra un personaggio secondario che ha avuto una parte importante nel mistero al fine di approfondirlo. Insieme alla solennità della Concezione e dell’Assunzione costituisce un trittico – di cui essa è al centro – che mette in risalto i tre gradi privilegi di Maria; dalla maternità divina proviene la grazia di cui ella è stata colmata nel concepimento e nell’assunzione.
Nel corso dei secoli V e VI e a partire dalle regioni della Spagna e della Gallia, abbiamo testimonianza dell’istituzione di questa festa mariana a seguito della presa di posizione dogmatica del Concilio di Efeso del 431 che così si esprime: “Perciò i Santi Padri non dubitarono di chiamare Madre di Dio la Santa Vergine, non certo perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla Santa Vergine, ma, perché nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale, a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne”.
Appare quindi particolarmente significativo che la chiesa celebri questa festa il primo giorno dell’anno, anche se i festeggiamenti “mondani” spesso la soffocano e il popolo cristiano la ricorda poco, certamente meno di altre feste mariane.
Addentriamoci ora nel breve brano (Lc 2, 16-21) che la liturgia ci propone. E’ l’ultima parte del racconto della nascita di Gesù. L’intero testo è molto articolato e per approfondire meglio questa ultima parte non si può prescindere dalle due precedenti a partire dal v.1 del capitolo. Tutti questi versetti infatti sono racchiusi in un’unica cornice: il concepimento. Se ne parla al v. 5: “Maria sua sposa era incinta” e al v. 21 “come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito”.
In particolare è di fondamentale importanza per la comprensione della nostra pericope il v. 15 che la precede immediatamente; in esso si legge: “andiamo fino a Betlemme…”. Sentendo pronunciare il nome di questa località gli ebrei pensavano subito alla casa di Davide, ma accostavano sempre Betlemme al pianto di Rachele, la moglie amata dal patriarca Giacobbe che era morta dando alla luce l’ultimo figlio di Giacobbe: Beniamino.
Abbiamo letto in Matteo: “un grido si è sentito in Rama, Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata perché non sono più” (Mt 2, 18 –Ger 31, 15). Rachele aveva avuto le doglie del parto proprio sulla strada che andava verso Betlemme. La sua fu un’apertura alla vita segnata dalla morte. La connessione morte-vita è molto forte in Luca; l’abbiamo già notata al v. 7: “lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia”. I verbi avvolgere e deporre in questa successione vengono spesso utilizzati per indicare ciò che si fa con un cadavere quando lo si avvolge e lo si depone nel sepolcro,
Gli esegeti propongono anche un altro accostamento legato alla presenza dei pastori. Tra Gerusalemme e Betlemme si trova una località chiamata “torre del gregge” (Mi 4, 8) che il profeta Michea considera un luogo di speranza e con questo grido profetico raggiunge il popolo di Giuda che si trova in un momento di grande sconforto: “tu Betlemme terra di Giuda, non ti preoccupare, perché da te nascerà il pastore, il nuovo pastore d’ Israele” (Mi 5, 1).
Poco prima era stata fatta una precisa promessa: “in quel giorno – dice il Signore - radunerò gli zoppi, raccoglierò gli sbandati e coloro che ho trattato duramente. Degli zoppi io farò un resto, degli sbandati una nazione forte. E il Signore regnerà su di loro sul monte Sion, da allora e per sempre. E a te Torre del gregge, colle della figlia di Sion, a te verrà, ritornerà a te la sovranità di prima, il regno della figlia di Gerusalemme” (Mi 4, 6-8). Questa “torre del gregge” qualche volta viene identificata con il monte Sion, altre volte con Betlemme (Mi 5, 1-3), ma forse è proprio a questo testo profetico che si riferisce Luca quando mette in bocca ai pastori il grido: “andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. I pastori, avendo avuto questa visione, potrebbero essersi ricordati dell’oracolo di Michea e dunque vanno a verificare se il segno, che è stato loro dato, confermi o meno l’autenticità della visione.
“Andarono dunque, senza indugio”. La precisazione senza indugio fa parte della decisione e significa obbedendo prontamente.
“E trovarono Maria Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia”. Luca non ripete “avvolto in fasce”, espressione che ha già usato due volte (v. 7 e v. 12).
“E dopo averlo visto riferirono tutto ciò che del bambino era stato loro detto”. Verificato il segno, non possono fare a meno di esultare e raccontare a tutti quello che di persona hanno constatato.
“Tutti quelli che udivano si stupivano delle cose che i pastori dicevano”. Ma chi udiva? Sulla scena sembrano esserci solo Maria e Giuseppe fino ad ora non si è parlato di altre presenze. Invece siamo ormai sulla strada pubblica e nelle piazze della città: “Ciò che avete udito nel segreto non riuscirete più a tenerlo nascosto, perché lo predicherete addirittura dai tetti” (Lc 12, 3 Mt 10, 22).
Questo bambino avvolto in fasce, deposto nella mangiatoia, sollecita lo stupore dei pastori che ormai lo comunicano in lungo e in largo.
A questo punto ci troviamo di fronte a un versetto che è come una perla preziosa incastonata in un gioiello già di per sé di rara bellezza:
“Maria da parte sua custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”.
Anche Maria è spettatrice, come lo sarà sul Calvario, contempla lo spettacolo della natività che è profezia di un altro spettacolo di cui parlerà Luca al termine della passione del Signore, quando Maria contemplerà, insieme agli abitanti di Gerusalemme, lo spettacolo del figlio crocifisso.
Ma osserviamo il testo da vicino: “Maria da parte sua” ci mostra una Maria in disparte, silenziosa, accanto al bambino. Luca concentra l’attenzione sull’atteggiamento di Maria e aggiunge “custodiva tutte queste cose” o sarebbe meglio tradurre “custodiva il fatto” o “la parola resa fatto”. Il termine greco tò hrema usato da Luca è stato tradotto in latino con verbum, che noi abitualmente traduciamo con parola. Il hrema del greco ha dietro di sé la parola ebraica dabar che significa appunto parola divenuta fatto. Possiamo dunque dire che Maria custodiva delle parole rese evento nel fatto che aveva davanti a sé un bambino la cui identità era quella di essere il “Salvatore”.
Il verbo usato da Luca per indicare il “custodire” è syn-te-reo che indica una custodia premurosa, come quella di una mamma che custodisce il suo bambino nel grembo. C’è una connotazione di delicatezza, di premurosità, di attenzione perché neppure un soffio di vento possa turbare il bambino.
Qualcosa di simile avviene nell’esercizio della Lectio divina.
Luca precisa che Maria custodiva tutte queste cose “meditandole nel suo cuore”. Non nella mente, ma nel cuore che è il punto centrale da cui partono tutte le scelte della vita. Maria ancora non capisce, capirà certamente queste cose quando saranno diventate eventi completi sulla croce, nella sepoltura, ma soprattutto nella risurrezione di Gesù. Nel custodire però Maria elabora nel suo cuore. Il verbo greco symballo può essere tradotto con macerare come quando si chiudono in un vaso erbe odorose finché non siano macerate per produrre un profumo intenso.
“I pastori poi se ne tornarono” hanno verificato, toccato con mano, la vita ora è nelle loro mani.

L’ultimo versetto:
“Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo” è aggiunto probabilmente per poter dire che fu chiamato Gesù. In questo testo non è molto rilevante anche se la circoncisione è una realtà molto significativa nel contesto ebraico ed è densa di significato per noi, perché è molto importante riconoscere che Gesù è nato da una donna e si è sottomesso alla legge (Gal 4,4).

Soffermiamoci ancora un istante a parlare di questa giovane donna nella quale Dio ha operato cose così grandi. In lei si compie un’era del mondo e un’altra si schiude. Lei, l’immagine più pura d’Israele in attesa, diviene il prototipo della chiesa che riceve Gesù. Maria è coinvolta negli avvenimenti con tutta la sua persona. Ha conservato in cuor suo i fatti della salvezza, ha creduto, ha concepito Gesù nel suo spirito prima che nel suo seno.
La venerazione per il posto straordinario che Maria occupa nel mistero di Cristo è conforme al vangelo.

Appendice
Madre per opera dello Spirito Santo
Che è nato per opera dello Spirito Santo da Maria Vergine. Questa fra gli uomini è nascita dovuta all`economia della salvezza, mentre quella è della sostanza divina: questa è di condiscendenza, quella di natura. Nasce per opera dello Spirito Santo da Maria Vergine: e certo a questo punto si richiedono più puri le orecchie le l`intelletto. Infatti a questi, che poco fa hai appreso nato indicibilmente dal Padre, ora apprendi che dallo Spirito Santo è stato preparato un tempio nel segreto del ventre verginale; e come nella santificazione dello Spirito Santo non si deve intendere nessuna fragilità, così anche nel parto della Vergine non si deve intendere alcuna corruzione. Ora infatti al mondo è stato dato un nuovo parto e non senza ragione. Chi infatti in cielo è unico Figlio, conseguentemente anche in terra è unico e nasce in modo unico. Su questo argomento sono a tutti note e riecheggiate nei Vangeli le parole dei profeti, i quali affermano che una vergine concepirà e partorirà un figlio (Is 7,14). E anche il meraviglioso modo del parto il profeta Ezechiele aveva anticipatamente indicato, definendo simbolicamente Maria porta del Signore, cioè attraverso la quale il Signore è entrato nel mondo. Dice pertanto cosí: La porta che guarda ad oriente sarà chiusa e non verrà aperta e nessuno vi passerà attraverso, perché proprio il Signore Dio d`Israele passerà attraverso questa porta e sarà chiusa (Ez 44,2). Che cosa di altrettanto evidente si sarebbe potuto dire della consacrazione della Vergine? Rimase in lei chiusa la porta della verginità, attraverso di essa il Signore Dio d`Israele è entrato in questo mondo, e attraverso di essa è venuto dal ventre della Vergine, e in eterno la porta della Vergine è rimasta chiusa poiché la verginità è stata preservata. Per tal motivo lo Spirito Santo è detto creatore della carne del Signore e del suo tempio.
Comincia già da qui a comprendere anche la maestà dello Spirito Santo. Infatti riguardo a questo anche la parola del Vangelo afferma che, quando l`angelo parlò alla Vergine e le disse: Partorirai un figlio e gli darai nome Gesù: infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati, ed ella rispose: In che modo avverrà questo, dal momento che non conosco uomo, allora l`angelo di Dio le disse: Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell`Altissimo ti adombrerà: perciò ciò che da te nascerà santo sarà chiamato Figlio di Dio (Lc 1,31.34.35; Mt 1,21). Osserva dunque la Trinità che coopera scambievolmente. E` detto rito Santo viene sulla Vergine e la potenza dell`Altissimo adombra. Ma qual è la potenza dell`Altissimo, se non proprio Cristo, che è potenza di Dio e sapienza di Dio? (1Cor 1,24). Ma questa potenza di chi è? Dell`Altissimo, è detto. Perciò è presente l`Altissimo, è presente anche la potenza dell`Altissimo, è presente anche lo Spirito Santo. Questa è la Trinità, che dovunque è nascosta e dovunque appare, distinta nei nomi e nelle Persone, sostanza inseparabile della divinità. E benché soltanto il Figlio nasca dalla Vergine, tuttavia è presente anche l`Altissimo è presente anche lo Spirito Santo, perché venga santificato il concepimento della Vergine e il suo parto. (Rufino di Aquileia, Expositio symboli, 8-9)

Inno a Maria
Salve, Madre di Dio, Maria, tesoro venerabile di tutto il mondo, lampada inestinguibile, corona della verginità, scettro della sana dottrina, tempio indissolubile, casa di colui che non può essere contenuto in nessuna casa, madre e vergine; per la quale è chiamato benedetto nei Vangeli colui che viene nel nome del Signore (Mt 21,9): salve, tu accogliesti nel tuo seno santo e verginale l`immenso e incontenibile, per te la santa Trinità è glorificata e adorata; per te la preziosa croce è celebrata e adorata in tutto il mondo; per te il cielo esulta, per te gli angeli e gli arcangeli si allietano, per te i demoni son messi in fuga, per te il diavolo tentatore cade dal cielo, per te la creatura decaduta vien portata al cielo; per te ogni creatura, irretita dal veleno degli idoli, giunge alla conoscenza della verità; per te il santo battesimo è stato dato ai credenti, per te l`olio della consacrazione, per te sono state fondate le Chiese in tutto il mondo, per te i popoli son guidati alla penitenza. E che dirò ancora? Per te l`unigenito figlio di Dio rifulse come luce a coloro ch’eran nelle tenebre; per te i profeti parlarono, per te i morti risorgono, per te gli apostoli annunziarono la salvezza, per te i re regnano in nome della santa Trinità. E chi mai potrà celebrare adeguatamente quella Maria degnissima d`ogni lode? Essa è madre e vergine; o cosa meravigliosa! Questo miracolo colma di stupore. (Cirillo di Ales., Hom. 4, n. 1183)

Cercare in Dio la felicità
Quale vantaggio ricavate dal vostro lungo e continuo camminare per vie aspre (Sap 5,7) e penose? Non vi è quiete dove voi la cercate. Cercate ciò che cercate, ma non è là, dove voi cercate. Voi cercate una vita felice in un paese di morte (Is 9,2): non e lì. Come potrebbe essere una vita felice ove manca la vita?
Discese nel mondo la nostra vita, la vera (cf. Gv 6,33.41.59; 11,25; 14,6), si prese sulle sue spalle la nostra morte e l`uccise (cf. 1Tm 1,10) con la sovrabbondanza della sua vita, ci gridò tuonando di tornare dal mondo a lui, nel sacrario onde verme a noi dapprima entrando nel seno di una vergine, ove gli si unì come sposa la creatura umana, la nostra carne mortale, per non rimanere definitivamente mortale; poi di là, come sposo che esce dal talamo, uscì con balzo di gigante per correre la sua via (Sal 18,6), e senza mai attardarsi corse gridando a parole e a fatti, con la morte e la vita, con la discesa e l`ascesa (cf. Ef 4,9ss), gridando affinché tornassimo a lui; e si dipartì dagli occhi (At 1,9; cf. Lc 24,51) affinché tornassimo al cuore, ove trovarlo. Parti infatti, ed eccolo, è qui (Mt 24,23; Mc 13,21). (Agostino, Confess. 4, 12, 18-19)

Scopo dell`Incarnazione: farci figli di Dio
Il figlio di Dio, in effetti, si fece figlio dell`uomo perché i figli dell`uomo, cioè di Adamo, divenissero figli di Dio. Infatti il Verbo che lassù fu generato fuori del tempo dal Padre in modo ineffabile, inesplicabile, incomprensibile, viene quaggiù generato nel tempo da Maria Vergine e Madre, perché quelli che prima furono generati quaggiù siano poi generati lassù, cioè da Dio. Egli quindi ha in terra solo la madre, e noi abbiamo in cielo solo il padre. Per questo chiama se stesso figlio dell`uomo, perché gli uomini chiamino Dio padre celeste. Padre nostro, dice, che sei nei cieli (Mt. 6,9). Dunque, come noi servi di Dio siamo di Dio, così il Signore dei servi è diventato figlio mortale del proprio servo, cioè di Adamo, affinché i figli di Adamo, che erano mortali, divenissero figli di Dio; infatti sta scritto: Ha dato loro il potere di diventare figli di Dio (Gv 1,12). Quindi il figlio di Dio prova la morte in quanto generato dalla carne, perché i figli dell`uomo siano fatti partecipi della vita di Dio in quanto loro padre secondo lo Spirito. Egli dunque è figlio di Dio secondo natura: noi invece per mezzo della grazia. (Atanasio, De incarnat., 8)

Nel primo giorno dell’anno, la liturgia fa risuonare in tutta la Chiesa sparsa nel mondo l’antica benedizione sacerdotale, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6,24-26). Questa benedizione fu affidata da Dio, tramite Mosè, ad Aronne e ai suoi figli, cioè ai sacerdoti del popolo d’Israele. E’ un triplice augurio pieno di luce, che promana dalla ripetizione del nome di Dio, il Signore, e dall’immagine del suo volto. In effetti, per essere benedetti bisogna stare alla presenza di Dio, ricevere su di sé il suo Nome e rimanere nel cono di luce che parte dal suo Volto, nello spazio illuminato dal suo sguardo, che diffonde grazia e pace.
Questa è l’esperienza che hanno fatto anche i pastori di Betlemme, che compaiono ancora nel Vangelo di oggi. Hanno fatto l’esperienza di stare alla presenza di Dio, della sua benedizione non nella sala di un maestoso palazzo, al cospetto di un grande sovrano, bensì in una stalla, davanti ad un “bambino adagiato nella mangiatoia” (Lc 2,16). Proprio da quel Bambino si irradia una luce nuova, che risplende nel buio della notte, come possiamo vedere in tanti dipinti che raffigurano la Natività di Cristo. E’ da Lui, ormai, che viene la benedizione: dal suo nome – Gesù, che significa “Dio salva” – e dal suo volto umano, in cui Dio, l’Onnipotente Signore del cielo e della terra, ha voluto incarnarsi, nascondere la sua gloria sotto il velo della nostra carne, per rivelarci pienamente la sua bontà (cfr Tt 3,4).
La prima ad essere ricolmata di questa benedizione è stata Maria, la vergine, sposa di Giuseppe, che Dio ha prescelto dal primo istante della sua esistenza per essere la madre del suo Figlio fatto uomo. Lei è la “benedetta fra le donne” (Lc 1,42) – come la saluta santa Elisabetta. Tutta la sua vita è nella luce del Signore, nel raggio d’azione del nome e del volto di Dio incarnato in Gesù, il “frutto benedetto del [suo] grembo”. Così ce la presenta il Vangelo di Luca: tutta intenta a custodire e meditare nel suo cuore ogni cosa riguardante il suo figlio Gesù (cfr Lc 2,19.51). Il mistero della sua divina maternità, che oggi celebriamo, contiene in misura sovrabbondante quel dono di grazia che ogni maternità umana porta con sé, tanto che la fecondità del grembo è sempre stata associata alla benedizione di Dio. La Madre di Dio è la prima benedetta ed è Colei che porta la benedizione; è la donna che ha accolto Gesù in sé e lo ha dato alla luce per tutta la famiglia umana. Come prega la Liturgia: “sempre intatta nella sua gloria verginale, ha irradiato sul mondo la luce eterna, Gesù Cristo nostro Signore” (Prefazio della B.V. Maria I).
Maria è madre e modello della Chiesa, che accoglie nella fede la divina Parola e si offre a Dio come “terra buona” in cui Egli può continuare a compiere il suo mistero di salvezza. Anche la Chiesa partecipa al mistero della divina maternità, mediante la predicazione, che sparge nel mondo il seme del Vangelo, e mediante i Sacramenti, che comunicano agli uomini la grazia e la vita divina. In particolare nel sacramento del Battesimo la Chiesa vive questa maternità, quando genera i figli di Dio dall’acqua e dallo Spirito Santo, il quale in ciascuno di essi grida: “Abbà! Padre!” (Gal 4,6). Come Maria, la Chiesa è mediatrice della benedizione di Dio per il mondo: la riceve accogliendo Gesù e la trasmette portando Gesù. E’ Lui la misericordia e la pace che il mondo da sé non può darsi e di cui ha bisogno sempre, come e più del pane. (dall’Omelia di Papa Benedetto XVI, Domenica, 1° gennaio 2012)

Maria è madre di Dio (dogma definito al conc. di Efeso - 431)
Storia del dogma
Il patriarca di Costantinopoli, Nestorio, nel natale del 428, sostenne che Maria non era madre di Dio (Theotòcos), ma madre di Cristo (Cristotòcos), o colei che dava Dio all’umanità (Theodòcos). Il popolo invece lo credeva. In chiesa un avvocato presente all’omelia, Eusebio, contestò pubblicamente l’affermazione del patriarca. Ne seguì una disputa, raccolta ed amplificata subito da Cirillo, patriarca di Alessandria, la quale costrinse l’imperatore Teodosio II a convocare il concilio di Efeso. Il concilio definì il dogma della maternità divina di Maria.
Questa verità era affermata già prima del concilio di Efeso da tutta la tradizione. Il concilio l'ha definita solo perché Nestorio l'aveva negata. Da allora, tra i cristiani, non fu più messa in discussione.
Qual è il dogma?
Ecco il testo del concilio: «I santi padri non dubitarono di chiamare la sacra vergine madre di Dio, non perché la natura del Verbo e la sua divinità abbiano iniziato ad esistere dalla santa vergine, ma perché egli (Dio) ha tratto quel sacro corpo, reso perfetto dall’anima intelligente, da colei dalla quale anche è detto che è nato secondo la carne il Verbo di Dio che le è unito secondo la persona (divina)».
Il significato del dogma
Gesù ha due nature, divina ed umana, in una sola persona, quella divina. Maria non può essere madre della natura divina, perché Dio, essendo eterno, non può essere generato da una creatura umana. Allora Maria è madre di Gesù secondo la natura umana, quella natura che abbiamo anche tutti noi. Siccome però in Gesù la natura umana è legata alla natura divina nell’unica persona divina, si può dire che Maria è madre di Dio. Affermare che Maria è madre di Dio vuol dire affermare che le due nature di Cristo, sono inscindibili.

Fonte:http://www.figliedellachiesa.org/