Mons.Antonio Riboldi, "Il Natale si avvicina, rallegriamoci!

Omelia del giorno 11 Dicembre 2016
III Domenica di Avvento
Il Natale si avvicina, rallegriamoci!
In un mondo che non crea posto alla speranza, non crede che ci sia Qualcuno che sa e può donarla, e
quindi la considera solo un’utopia che non ha radici nella realtà, e così ne cerca solo i ‘surrogati’, la Chiesa, oggi, terza domenica di Avvento, ci invita alla Gioia:

“Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto, rallegratevi.

Il Signore è vicino”. (Fil. 4,4)

Del resto quale valore può essere dato alla vita se si esclude o ignora il grande dono che Dio ci dà con Gesù? Si può fare a meno di Gesù, considerato non solo come un concetto astratto che non ha posto nel cuore, ma come Uno, il Figlio di Dio, che si rende partecipe delle nostre gioie e speranze, sofferenze ed ansie?

Il caro e beato Paolo VI era convinto di no, quando scriveva: “Oggi l’ansia di Cristo pervade anche il mondo dei lontani quando in essi vibra qualche autentico movimento spirituale. Il mondo, dopo avere dimenticato e negato Cristo, Lo cerca. Ma non lo vuole cercare quale è e dove è. Lo cerca tra gli uomini mortali: ricusa di adorare il Dio che si è fatto uomo, e non teme di prostrarsi servilmente davanti all’uomo che si fa dio. … È’ una strana sinfonia di nostalgici che sospirano a Cristo perduto; di pensosi, che intravedono qualche evanescenza di Cristo; di generosi, che da Lui imparano il vero eroismo; di sofferenti, che sentono la simpatia per l’Uomo dei dolori; di delusi, che cercano una parola ferma, una pace sicura; di onesti, che riconoscono la saggezza del vero Maestro; di convertiti, che confidano la loro avventura spirituale e dicono la loro felicità per averLo trovato”.(1955)

E forse in questa lunga categoria di cercatori o indifferenti a Gesù ci siamo noi, anche noi.

Ecco perché l’Avvento ci educa ad entrare con forza nel Mistero del Natale, di Dio che si fa vicino e con noi raddrizza il senso della vita.

Forse anche noi cerchiamo conferme, come Giovanni Battista. Ha detto Papa Francesco in un’udienza generale “Il Battista attendeva con ansia il Messia e nella sua predicazione lo aveva descritto a tinte forti, come un giudice che finalmente avrebbe instaurato il regno di Dio e purificato il suo popolo, premiando i buoni e castigando i cattivi … Ora che Gesù ha iniziato la sua missione pubblica con uno stile diverso; Giovanni soffre perché si trova in un doppio buio: nel buio del carcere e di una cella, e nel buio del cuore. Non capisce questo stile di Gesù e vuole sapere se è proprio Lui il Messia, oppure se si deve aspettare un altro.”

“In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere di Cristo, mandò a dirGli per mezzo dei suoi discepoli: ‘Sei colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?’.

E Gesù dà testimonianza di Se stesso: ‘Andate e riferite a Giovanni ciò che avete udito e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano; ai poveri è predicata la buona novella e beato colui che non si scandalizza di me’. Una risposta netta: il Suo agire è la rivelazione del Volto Misericordioso del Padre.

Scrive Papa Francesco: “Il messaggio che la Chiesa riceve da questo racconto della vita di Cristo è molto chiaro. Dio non ha mandato il suo Figlio nel mondo per punire i peccatori né per annientare i malvagi. A loro è invece rivolto l’invito alla conversione affinché, vedendo i segni della bontà divina, possano ritrovare la strada del ritorno … La giustizia che il Battista poneva al centro della sua predicazione, in Gesù si manifesta in primo luogo come misericordia. E i dubbi del Precursore non fanno che anticipare lo sconcerto che Gesù susciterà in seguito con le sue azioni e con le sue parole.”

Poi Gesù chiede a chi lo ascolta quale sia la verità di un profeta, che nulla ha a che fare con le mode e stravaganze o la speculazione sul bisogno umano di sicurezza di tanti … anche oggi:

‘Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo vestito in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco io mando davanti a te il mio messaggero, che preparerà la tua via davanti a te’. In verità vi dico: tra i nati di donna non ne è sorto uno più grande di Giovanni Battista, tuttavia il più piccolo del Regno dei cieli è più grande di lui’”. (Mt. 11, 2-11)

I profeti additano e manifestano la Presenza di Gesù: una missione che è di ogni discepolo, ma se vogliamo abbia successo, deve avere alle spalle una vita che conosca il distacco dalla terra, per mostrare il Cielo. Non è facile voltare le spalle alle tante sirene, alle cose di quaggiù, come in Giovanni Battista, per innamorarsi delle bellezze dell’anima, ma è la ‘via stretta’, che è necessaria.

Come ha detto spesso Papa Francesco, dobbiamo infatti mettere in conto che i profeti “sono tutti perseguitati o non compresi, lasciati da parte. Non gli danno posto!. Tutto ciò non è finito con la morte e resurrezione di Gesù: è continuato nella Chiesa! Perseguitati da fuori e perseguitati da dentro! ... quante incomprensioni, quante persecuzioni hanno subito i Santi … perché erano profeti”.

Solo in quella ‘via stretta’ possiamo capire come il Natale è grande gioia e pace, che sorge da una povertà-libertà dalle cose, che sconfina con il nulla di quaggiù.

Occorre farsi coinvolgere pienamente dalla lezione del Battista, per entrare nella gioia vera.

“Egli è uno che non annunzia se stesso ma prepara il cammino ad un Altro, discerne i tempi e i segni fino a riconoscere il Messia che è arrivato, diminuisce perché sia il Signore a crescere.”

E si può … si deve! Chiediamo al Signore la grazia dell’umiltà che aveva Giovanni e, soprattutto, la grazia che nella nostra vita sempre ci sia il posto perché Gesù cresca, ci trasformi e così possiamo testimoniarlo nella verità.

Antonio Riboldi - Vescovo

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