padre Raniero Cantalamessa"Tu sei mio Figlio!"

Tu sei mio Figlio!
padre Raniero Cantalamessa
Natale del Signore - Messa del Giorno 
Vangelo: Gv 1,1-18 
Questa terza Messa, che la liturgia chiama la Messa " del giorno", dopo quella della notte e quella
dell'aurora, ci presenta il messaggio più profondo della festa. Le letture bibliche si staccano dal tono narrativo; non raccontano 1.1 fatto o dettagli del fatto; si pongono invece una domanda: Chi è colui che è nato? Siamo invitati a trasferire ormai tutta l'attenzione dai personaggi al protagonista; vengono in mente quelle rappresentazioni del Natale di scuola barocca
Chi è questo Bambino? Nel Credo della Messa, noi proclameremo tra poco che egli è " l'Unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre, per mezzo del quale tutte le cose sono state create ". Questa è la fede che la Chiesa proclama dal Concilio di Nicea in poi. Dove si fonda tale fede? Sulla rivelazione, sulla parola di Dio e, in particolare, proprio su quella che abbiamo appena ascoltato: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Queste parole spalancano come un sipario e rivelano dietro a quel Bambino nella culla un orizzonte sconfinato, a perdita di mente; egli è la Parola stessa del Padre, pronunciata prima di tutti i secoli. In principio Dio creò il cielo e la terra: così comincia la storia del mondo nella Bibbia; ebbene, ora sappiamo che quello non era il principio assoluto o dell'essere; era solo il principio del tempo. In quel momento, quando cominciava ad esistere il cielo e la terra, il Verbo era già presso Dio.
Non era però una semplice parola, una forza oscura che si agitava nella mente di Dio. Era invece il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre; il Figlio... per mezzo del quale ha /atto anche il mondo (Il lettura). Una persona dunque. Qui tocchiamo il fondo più sublime e misterioso della nostra fede: la Trinità. Giovanni, che scrive dopo tutti gli altri evangelisti, ha portato, così, a termine un processo di scavo e di risalita alle sorgenti della vicenda di Gesù, iniziato subito dopo la risurrezione. Nel tentativo di rispondere alla domanda: Chi è Gesù di Nazareth?, dapprima ci si accontentò di partire dalla risurrezione
La liturgia, tuttavia, non si arresta un solo istante a questa contemplazione di Gesù in sé, com'era prima e fuori del tempo, ma continuamente ci sospinge a contemplare chi è Gesù " per noi ": E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. E il secondo movimento del Credo, quello che in realtà domina la nostra assemblea e che oggi reciteremo in ginocchio: " Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo".
" Per noi uomini, per la nostra salvezza ": Gesù è il " Dio con noi", ma anche il Dio per noi; un Dio di uomini, ma anche un Dio per gli uomini. Dio in persona è venuto a consolarci e a salvarci, non più un angelo o un profeta (cf. Is. 63, 9); ecco il vero senso del mistero del Natale: Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti> ultimamente> in questi giorni> ha parlato a noi per mezzo del Figlio> che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo (II lettura).
Ma con la nascita di Gesù Cristo, Dio non ci ha dato soltanto la sua Parola, ci ha dato la sua Vita, cioè ci ha fatti suoi figli: A quanti l'hanno accolto> ha dato il potere di diventare figli di Dio (1 Gv. 1, 2: La vita si è /atta visibile, noi l'abbiamo veduta). Noi dunque non celebriamo solo il Natale di Gesù, ma anche il nostro natale, perché la nascita di Gesù segna la nostra rinascita. Nella seconda lettura, abbiamo ascoltate quelle parole solennissime: Tu sei mio Figlio> oggi ti ho generato! E Dio che parla; ma a chi parla e di chi parla? Del Figlio suo Gesù Cristo, non c'è dubbio; così ha inteso tutta la tradizione cristiana. Ma Gesù Cristo non è solo; è " il primogenito tra molti fratelli " (Rom. 8, 29); in lui anche noi siamo stati " scelti per essere figli adottivi " . E anche a ciascuno di noi, dunque, che il Padre rivolge oggi quelle sue parole: Tu sei mio figlio: oggi io ti ho generato! Questo è un riconoscimento di paternità; è adozione! Giovanni esclama stupito: Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio> e lo siamo realmente! (1 Gv. 3, 1).
A qualcuno di noi questa 'rinascita può sembrare lontana, impossibile, tanto si sente freddo, incredulo o indegno; tanto si sente ancora schiavo e non figlio. Forse qualcuno è reduce da esperienze di rottura e di lontananza da Dio come il figliol prodigo ed ha ancora in bocca
il sapore delle ghiande contese ai porci; in cuor suo, osa appena sperare di essere riammesso in casa come " uno dei servi " (cf. Lc. 15, 19). Ma ecco che Dio gli viene incontro e gli dice con grande forza: Tu sei mio figlio! E a noi, ministri della sua parola, ordina di parlare al cuore di questo fratello e di gridargli forte: Ascolta, è Dio che ti parla e ti dice: " E finita la tua schiavitù "(cf. Is. 40, 2); Dio Padre ti ha già liberato dal potere delle tenebre e ti ha trasferito nel regno del suo Figlio diletto; in lui tu hai avuto la redenzione e la remissione dei peccati
Coraggio> figliolo> ti sono rimessi i tuoi peccati (Mt. 9, 2).
Nessuno è escluso dalla gioia di questo giorno; non lo è il peccatore e non lo è l'anziano carico di anni e di amarezza; a chiunque l'accoglie, Gesù dà il potere di diventare figlio di Dio, cioè di rinascere a vita nuova, indipendentemente dall'età e dai meriti e dipendentemente solo dalla fede. L'obiezione di Nicodemo: Come può un uomo rinascere quando è vecchio?, non tiene più, perché Gesù ha spiegato che non si tratta di una nascita dalla carne, ma dallo Spirito (cf. Gv. 3, 5 s.) A Natale, noi abbiamo il diritto di deporre il carico dei nostri anni e dei nostri rimorsi e di sentirci " come bambini appena nati " (1 Pt. 2, 2), capaci cioè di lasciarci andare ancora alla gioia e alla speranza, come in Natali lontani, quando eravamo ancora freschi nell'anima e nella fantasia.
Tutto quello che abbiamo ascoltato è esaltante, ma ci impone un compito preciso: non sciupare la nostra figliolanza: " Riconosci, cristiano - esclama san Leone Magno -, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non volere tornare all'abiezione di un tempo con una condotta indegna. Ricordati chi è il tuo Capo, di quale corpo sei membro ". Ricordati - aggiungiamo noi - di quale Padre sei figlio! Ricordati, quando ti senti tentato o avvilito o solo, di quelle parole che oggi hai ascoltato e accolto nella fede: Tu sei mio figlio: oggi io ti ho generato!


Fonte:http://www.qumran2.net/

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