D. Gianni Mazzali SDB, "SALVEZZA E PECCATO"

15 gennaio 2017 | 2a Domenica - Tempo Ordinario A | Omelia

SALVEZZA E PECCATO
Non mancano notizie nella cronaca giornaliera che ci fanno inorridire, lasciandoci sgomenti e
impauriti come l'uccisione dei genitori, a colpi d'ascia, da parte del proprio figlio. Se per caso avessimo pensato, come a suo tempo fece un noto filosofo, che l'uomo ha finalmente raggiunto la maturità, abbiamo motivi quotidiani che dimostrano, in modo insistente, l'esatto contrario. Ci sentiamo onestamente costretti ad ammettere la presenza delle forze oscure e tenebrose del male nella vita dell'uomo, nella nostra stessa vita. Ci sono segni chiari di una tendenza negativa insita nella nostra natura, fin dalla fanciullezza. Ci scopriamo ribelli, malsanamente orgogliosi e spesso dobbiamo constatare che siamo vittime del male. La Parola di Dio ci raggiunge oggi in questo sconforto esistenziale per aiutarci a scoprire la realtà nefasta del peccato e per rassicurarci che Dio ci salva dal male, dal peccato ogni volta che amaramente dobbiamo constatare che da soli siamo già sconfitti.

UN SERVO CON LA FORZA DI DIO

La prima lettura ci propone un brano del secondo autore del libro di Isaia che va sotto il nome di "secondo canto del Servo Sofferente". Si tratta di un ministro che Dio si è scelto per compiere una missione di consolazione e di conforto per gli esiliati a Babilonia: "Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele". Si percepisce che il Servo da tempo sta compiendo la sua missione ed è scoraggiato perché non vede alcun risultato positivo, alcun frutto. Si è reso conto che la missione che Dio gli ha affidato non gli fa gustare il sapore del successo, ma al contrario si scontra con il male, la disobbedienza, la prevaricazione. C'è il rischio che il Servo si intristisca nel confortare ed alimentare la speranza della salvezza a chi sembra non volerlo ascoltare. Qui si innesta l'azione poderosa di Dio, la forza misteriosa di Yahweh, il vero protagonista, che apre gli orizzonti e indica al "Servo", al suo apostolo, una missione di salvezza universale: "Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra".
La Parola si impone a noi e ci costringe a meditare sul nostro tempo e sulla nostra esperienza quotidiana. Il male, la violenza, l'egoismo, la lussuria, la falsità, l'orgoglio autosufficiente sono per tutti noi un vortice che ci possiede, un baratro che ci risucchia e ci fa precipitare. Per sconfiggere questa forza bruta e proteiforme è necessario che ci sentiamo umilmente "servi", non padroni della vita e che volgiamo lo sguardo verso l'alto, che tendiamo le mani, che ci stropicciamo gli occhi per agganciare la luce e la forza di Dio. La bellezza di tutto ciò è che scopriamo, in questo aggancio, che la luce e la forza di Dio non sono solo per noi. Noi realizziamo la missione del "servo": "E' troppo poco che tu sia mio servo". E' straordinaria questa espressione di Dio: nel riconoscere la sua signoria, il suo protagonismo, la sua grazia noi ne diventiamo ministri per gli altri, per le vittime del male, per chi è irretito dalle schiavitù e dalle dipendenze. Anche attraverso di noi, umili servi", la luce e la forza di Dio sconfiggono il male, il peccato.

UN FIGLIO CHE SALVA DAL PECCATO

La pagina del Vangelo di Giovanni che meditiamo oggi evidenzia una chiara sintonia e manifesta la piena realizzazione della missione del "Servo" del secondo canto del Deutero Isaia. Gesù è il Figlio, che il Padre offre agli uomini come "Servo Sofferente", come Agnello, cioè come vittima del sacrificio che sconfigge il male il peccato. Giovanni, nel Battesimo lo presenta così: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo". Come nella missione del "servo" verso gli esiliati a Babilonia, Gesù passa attraverso la sofferenza, il rifiuto, la morte sulla croce. Il passaggio della sofferenza sembra essere una condizione indispensabile nella lotta e nella sconfitta del male. Anche questo è un elemento che ci orienta nella nostra vita e che ci guida nel cammino di fede. In Gesù siamo figli e servi. La nostra identità di figli di Dio non è un orgoglioso privilegio, ma un dono che richiede una lotta quotidiana per essere salvaguardato e valorizzato. Non ci ribelliamo quando siamo provati dalla sofferenza, dal dolore, quando il male sembra prevalere su di noi. Siamo servi inutili proprio perché è Gesù che lavora dentro di noi, ci salva, ci libera e chiede la nostra collaborazione nella lotta contro il male e contro il peccato. Anche noi possiamo a ragione dire con Giovanni: "E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio".

"L'inizio della salvezza
è la conoscenza del peccato"
(Lucio Anneo Seneca)

"Orribil furon li peccati miei;
ma la bontà divina ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei"
(Dante Alighieri)

Don Gianni MAZZALI sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it

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