D. Mario MORRA SDB, "Ecco l'Agnello di Dio che toglie (prende su di sé) il peccato del mondo"

15 gennaio 2017 | 2a Domenica - Tempo Ordinario A | Omelia

Ecco l'Agnello di Dio che toglie (prende su di sé)
il peccato del mondo
Con la festa del Battesimo del Signore, siamo entrati nel tempo liturgico chiamato "ordinario". In
questa seconda domenica, il Vangelo ci presenta la scena dell'incontro tra Gesù e Giovanni Battista, presso il fiume Giordano. Chi la racconta è il testimone oculare, Giovanni Evangelista, che prima di essere discepolo di Gesù era discepolo del Battista, insieme con il fratello Giacomo, con Simone e Andrea, tutti della Galilea, tutti pescatori.
Il Battista vede Gesù che avanza tra la folla e, ispirato dall'alto, riconosce in Lui l'inviato di Dio e lo indica con queste parole: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!" (Gv 1,29).
Il verbo "toglie" significa letteralmente "sollevare", "prendere su di sé". Gesù è venuto nel mondo con una missione precisa: liberare l'uomo dalla schiavitù del peccato, caricandosi le colpe dell'umanità. In che modo? Amando. Non c'è altro modo di vincere il male e il peccato se non con l'amore che spinge al dono della propria vita per gli altri.
Nella testimonianza di Giovanni Battista, Gesù ha i tratti del Servo del Signore, che "si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori" (Is 53,4), fino a morire sulla croce. Egli è il vero agnello pasquale, che si immerge nel fiume del nostro peccato, per purificarci.
Il Battista vede dinanzi a sé un uomo che si mette in fila con i peccatori per farsi battezzare, pur non avendone bisogno. Un uomo che Dio ha mandato nel mondo come un agnello mansueto.
Nel Nuovo Testamento il termine "agnello" ricorre più volte e sempre in riferimento a Gesù. Questa immagine dell'agnello potrebbe stupire; infatti, un animale che non si caratterizza certo per forza e robustezza si carica sulle proprie spalle un peso così opprimente. La massa enorme del male viene tolta e portata via da una creatura debole e fragile, simbolo di obbedienza, di docilità e di amore indifeso, che arriva fino al sacrificio di sé. L'agnello non è un dominatore, ma è docile; non è aggressivo, ma pacifico; non mostra gli artigli o i denti di fronte ad un qualsiasi attacco, ma sopporta la violenza ed è remissivo. Così è Gesù, come un agnello mansueto.
Che cosa significa per noi, oggi, essere discepoli di Gesù, Agnello di Dio? Significa mettere al posto della malizia l'innocenza, al posto della forza l'amore, al posto della superbia l'umiltà, al posto del prestigio il servizio. Noi cristiani dobbiamo fare questo con dolcezza: mettere al posto della malizia l'innocenza, al posto della forza l'amore, al posto della superbia l'umiltà, al posto del prestigio il servizio.
Essere discepoli dell'Agnello significa vivere non come una "cittadella assediata", ma come una città posta sul monte, aperta, accogliente, solidale. Vuol dire assumere non atteggiamenti di chiusura, ma proporre il Vangelo a tutti, testimoniando con la nostra vita che seguire Gesù ci rende più liberi e più gioiosi. (Pensieri di Papa Francesco)
Don Mario MORRA SDB
 Fonte:  www.donbosco-torino.it

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