don Alberto Brignoli"Votiamo la fiducia a Gesù?"

Votiamo la fiducia a Gesù?
don Alberto Brignoli  
IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (29/01/2017)
Vangelo: Mt 5,1-12 
Ogni uomo di governo inaugura il proprio periodo amministrativo presentando un programma di
governo. Condiviso o no che esso sia da tutti, deve costituire il pilastro, la pietra fondamentale su cui costruire la comunità civile, nell'interesse e per il bene di tutti, amici e avversari politici. Ognuno cerca di ispirarsi a dei valori, a dei concetti-chiave dai quali è bene che non si discosti mai, per evitare la perdita di punti di riferimento entro cui tracciare il proprio itinerario. Anche Mosè, dopo aver liberato gli israeliti dalla schiavitù dell'Egitto per riportarli nella terra dei loro padri, capì che era necessario rendere quella massa di oltre due milioni di persone un popolo, con delle istituzioni e soprattutto delle leggi da rispettare. Ci pensò Dio a ispirargli dei valori, attraverso il Decalogo, le "Dieci Parole" - come le chiama la Bibbia - che rappresentano in un certo senso il programma di governo che Dio stesso (e Mosè con lui) propose al popolo d'Israele in cerca della propria identità.
Circa 1300 anni dopo Mosè, un altro monte - non più il Sinai - fece da palcoscenico per la proclamazione di un programma di governo che vedeva come protagonista un rabbino, figlio presunto di un falegname della Galilea, che aveva un progetto quanto meno ardito: quello di instaurare, qui sulla terra, niente meno che il "Regno di Dio", sulla scorta del fatto che lui non si riteneva figlio del falegname, ma di Dio stesso. Qualcuno gli credette da subito, e ci vuole un bel coraggio, ora, a dire che si trattava solamente di un sognatore, se dopo duemila anni siamo nuovamente qui ad ascoltare la sua Parola, almeno ogni domenica (se non tutti i giorni), e a sentirci, nel suo nome, il popolo del Regno di Dio, come lui stesso, quel mattino, dalla cima di quel monte, aveva annunciato ai suoi primi seguaci. A lui non servono Dieci Parole: gliene bastano otto, così come a lui fu sufficiente l'ottavo giorno, il primo della settimana, per dirci che nemmeno la morte aveva potere su di lui e sul suo Regno. A lui, non serve un programma di governo basato sui "no", sul "fai questo" e "non fare quest'altro": gli basta aprire le porte del nostro cuore alla speranza, dicendoci che, nonostante tutto ciò che avviene nella vita, siamo "beati", ovvero "felici", "sereni", di quella serenità che prova il bambino in braccio a sua madre dopo che qualcosa l'ha spaventato.
Anche a noi tante cose spaventano, oggi, come in ogni epoca, soprattutto quando sentiamo programmi di governo di gente che non solo non è ispirata da Dio, come lo furono Mosè e il suo successore Gesù, ma che neppure sa che per governare bisogna essere ispirati, avere ideali, sognare il bene, credere nell'umanità.
E così, mentre qualcuno pensa di poter costruire il proprio regno sulla ricchezza e sul guadagno senza scrupoli, Gesù proclama "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli";
mentre qualcuno sorride delle disgrazie altrui pensando magari come poterci speculare sopra, Gesù proclama "Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati";
mentre qualcuno pensa di occupare terre, terreni e territori facendo la guerra o colonizzando illegalmente, Gesù proclama "Beati i miti, perché avranno in eredità la terra";
mentre qualcuno pur di nascondere la verità si inventa le teorie più incredibili, credendo addirittura di poter sbattere in carcere una valanga o una scossa di terremoto, Gesù proclama "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati";
mentre qualcuno imposta la vita sociale propria e degli altri sulla paura, e nega anche il minimo gesto di attenzione agli altri, perché diversi da lui, e quindi delinquenti, Gesù proclama "Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia";
mentre qualcuno pensa male di tutto e di tutti, e giudica gli altri in base ai propri pregiudizi, Gesù proclama "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio";
mentre qualcuno pensa che per governare bene un paese basti costruire muri e barriere facendoli pagare al vicino di casa, oppure sia sufficiente tenere a bada con ogni metodo i propri nemici, vicini e lontani, Gesù proclama "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio";
mentre nelle aule dei tribunali i veri disonesti la fanno quasi sempre franca, e i poveri disgraziati al primo minimo errore la pagano fino all'ultimo spicciolo, Gesù proclama "Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli".
Questo è il programma di governo del Regno di Dio, e il nostro Maestro, da buon "premier", lo illustra in modo chiaro e inequivocabile all'inizio del suo mandato. E non usa mezzi termini: è un programma che va controcorrente rispetto alla logica dei potenti di questo mondo. Fa parte pure questo del gioco: chi vota la fiducia al suo programma di governo, non si aspetti applausi o momenti esaltanti. "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia": non importa, ciò che conta è saperlo.
A me basta una cosa, per dire il mio sì a questo programma: la maggior parte dei verbi usati è al futuro. E il futuro è il tempo della speranza. Io non ci rinuncio, per nulla al mondo.

Fonte:http://www.qumran2.net/