Don Marco Ceccarelli, " La missione di Cristo inizia in Galilea."

III Domenica Tempo Ordinario “A” – 22 Gennaio 2017
I Lettura: Is 8,23-9,3
II Lettura: 1Cor 1,10-13.17
Vangelo: Mt 4,12-23
- Testi di riferimento: 2 Re 15,29; Sal 107,10-11; Is 8,23-9,1; 42,6-7.16; 59,9-10; 60,2-3; Mi 7,8;
Mt 5,14-16; 6,22-23; 8,11-12; 9,35; 12,25-26; 15,14; 22,12-13; 23,16; 24,14; 28,19-20; Mc 1,38; Lc
1,78-79; 8,1; At 17,27-31; 20,25-27; 26,17-20; 2Cor 4,3-4; Ef 4,18; 5,8-14; 1Pt 2,9
1. La missione di Cristo inizia in Galilea.
- Compiere le Scritture. Il brano di Vangelo odierno presenta diversi aspetti, e tutti molto rilevanti,

connessi all’inizio del ministero di Gesù. Dopo aver affrontato le tentazioni nel deserto, Gesù ritorna
in Galilea, ma per cominciare qualcosa di nuovo, come indica il suo lasciare Nazaret e il suo stabilirsi
a Cafarnao. È l’inizio del compimento di quanto le Scritture annunciano di lui. Le Scritture
sono il programma della sua missione. Dall’inizio alla fine Gesù seguirà il percorso indicato dalla
Legge e i Profeti; egli infatti non è venuto per abolirli, ma per dare loro compimento (Mt 5,17).
- “Zabulon e Neftali”. Il territorio in cui Gesù si stabilisce e in cui inizia la sua predicazione ha a
che fare con una duplice lontananza dal centro religioso di Gerusalemme. In primo luogo perché
Zabulon e Neftali furono le prime tribù ad essere deportate (2Re 15,29) quando gli assiri invasero la
Galilea e posero fine al regno di Israele (a cui fa riferimento la citazione di Isaia e la prima lettura).
In secondo luogo perché la lontananza di questi israeliti era di ordine spirituale a causa della loro
distanza geografica dal tempio di Gerusalemme (Zabulon e Neftali erano un territorio di confine;
perciò si può ben dire che Gesù ha cominciato dalla periferia). Gli abitanti di queste zone dell’alta
Galilea incontravano le maggiori difficoltà ad espletare i loro adempimenti religiosi connessi con il
tempio; non solo prima della deportazione (cfr. Tb 1), ma anche al tempo di Gesù. In termini nostri,
si trattava delle persone più lontane da Dio, più lontane dalla luce. Il Messia aveva allora innanzitutto
il compito di recuperare le pecore perdute della casa d’Israele (Mt 15,24) e di cominciare a restaurare
il popolo da dove esso aveva iniziato a dissolversi.
- “Galilea delle genti”. Già prima della deportazione le tribù di Zabulon e Neftali erano le più mischiate
a popolazioni pagane (ancor più dopo di essa). Non diversa era la situazione al tempo di Gesù.
La Galilea – questa zona della Galilea in cui Gesù opererà – acquista allora un doppio significato:
è la regione in cui il Messia deve cominciare a radunare i dispersi d’Israele e allo stesso tempo
quella che fa da trampolino di lancio verso il mondo pagano (Mt 28,16-20).
- “Tenebre … ombra di morte”. Le tenebre hanno a che fare con la condizione di prigionia, e in
modo particolare con quella prigionia definitiva che era la dimora nello Sheol, il regno dei morti
(Sal 107,10.14; Gb 3,5; Is 9,1). La luce che Cristo porta è la fine di un oppressione, come profetizzato
nella prima lettura. I miracoli che Gesù opera sono il segno di questa liberazione. Ma le tenebre
sono collegate anche con la cecità (Is 42,6-7.16; 59,9-10), con l’incapacità di conoscere e seguire la
verità. Chi sta nelle tenebre non è in grado di agire rettamente, di camminare nel diritto e nella giustizia
(Is 59,8-9); non può che peccare. Gesù va lì dove ci sono le tenebre e la morte perché lui è la
luce e la vita che Dio ha mandato per gli uomini. La presenza e la predicazione di Gesù hanno il potere
di porre fine a questo stato di cose. È l’esperienza che anche Paolo ha vissuto quando è stato
investito dalla luce folgorante di Cristo mentre si trovava sulla via di Damasco (la “via del mare”),
vale a dire, probabilmente, proprio nel territorio di cui parla il Vangelo odierno.
2. L’annuncio del regno e la chiamata a conversione (v. 17).
- L’annuncio della vicinanza del regno dei cieli è il cuore, il centro, l’essenza della predicazione di
Gesù. Tutto il resto del suo insegnamento sarà indirizzato a illustrare la realtà di questo regno che
ha inizio con la sua presenza in mezzo agli uomini. Lui stesso è il regno. Chi entra a far parte del
regno è nella luce. Fuori dal regno ci sono soltanto le tenebre più fitte. Chi non sta nel regno sta nel-
le tenebre esteriori, cioè le più oscure, perché “le più lontane” (Mt 8,11-12; 22,12-13; 25,30) dalla
luce di Dio che viene a noi con il regno. Il “Vangelo del regno” (v. 23; cfr. 9,35) non è una buona
notizia; è la buona notizia, perché è buona notizia non solo per oggi, ma eternamente. È il Vangelo
eterno (Ap 14,6) da annunziare a tutti gli uomini di tutti i tempi. «Il Vangelo del regno sarà predicato
in tutta la terra» (Mt 24,14). La buona notizia è la possibilità per tutti di entrare a far parte del regno
di Dio. Il regno di Dio non sta in qualche luogo (Lc 17,21), non è confinato in una località geografica;
non si appartiene ad esso vivendo in un luogo particolare. In ogni luogo in cui si viva si può
appartenere al regno, perché si è nel regno quando si ha Dio come re. Appartengono al regno coloro
sui quali Dio regna; coloro che obbediscono a Dio, che fanno la sua volontà, e che quindi sono stati
liberati dalla tirannia di altri regni. In Cristo Dio è venuto in mezzo al suo popolo a «spezzare il
giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino» (prima lettura). Con
l’ingresso nel regno dei cieli gli uomini vengono liberati dal potere di satana (l’unico altro regno di
cui si parla in Mt: 12,25-26). Se questa è la buona notizia eterna, quella fondamentale per tutti gli
uomini, allora significa che appartenere al regno è ciò che fa la differenza. Quello che fa la differenza
non è essere ricco, o essere potente, o fare carriera, o essere famoso, ma avere Dio come Sovrano;
perché lì dove Dio regna c’è la possibilità di vivere in pienezza la propria vocazione di esseri
umani, che è quella di amare. Ed è questo che fa la differenza fra una vita mediocre, inutile, e una
vita realizzata.
- Poiché il tempo delle tenebre, cioè dell’ignoranza, è terminato, è arrivata l’ora della conversione.
Questo legame è espresso molto bene nel discorso di Paolo ad Atene (At 17). Se nel passato Dio è
stato tollerante con gli sbagli degli uomini (v. 30) perché in fondo cercavano Dio come brancolando
nel buio (v. 27), adesso Egli ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di convertirsi (v. 30), perché
ormai la luce è arrivata. La luce è sinonimo di verità; ora possiamo conoscere in pienezza la verità
su Dio e sulla realtà. Allora chi non cambia modo di pensare e quindi di agire non ha più giustificazioni.
Chi rifiuta di imparare a pensare e ad agire come Dio, adesso che Dio si è fatto conoscere,
adesso che la luce si è manifestata, è senza scusa. Dopo aver predicato senza essere ascoltato, Gesù
dirà “guai” a Corazin, Betsaida e Cafarnao (Mt 11,21-23). Allo stesso rifiuto andranno incontro anche
i discepoli che continueranno la missione di Cristo. La luce che la Chiesa porta non viene accettata,
perché si preferiscono le tenebre della menzogna alla luce della verità.
3. La chiamata dei discepoli.
- Anche se Gesù inizia con la ricerca delle pecore perdute di Israele, la sua predicazione e il suo insegnamento
sono per tutti gli uomini. Così la “Galilea delle genti” già ci dice che il suo messaggio
sarà portato dai suoi discepoli a tutte le nazioni (Mt 28,19). Gesù è quel “Servo del Signore” che
Dio ha eletto per portare la luce alle nazioni (Is 42,6-7; 49,6). Per fare questo egli costituirà una
Chiesa che continuerà in mezzo agli uomini di tutti i tempi la sua stessa missione. La chiamata dei
primi discepoli inizia questa opera di costituzione della Chiesa. Essi iniziano un cammino in cui dovranno
imparare, non senza fatica e fallimenti, a diventare parte del regno e a chiamare gli altri a
farne parte. I discepoli stessi saranno la luce del mondo (5,14); dovranno portare la luce di Cristo a
tutti gli uomini (5,16). Gesù continua così a percorrere le città e i villaggi del mondo attraverso i
suoi inviati. Senza la Chiesa non c’è annuncio del regno. La Chiesa ha ricevuto la missione inderogabile,
irrinunciabile, di portare la luce del regno a tutte le nazioni. Questa è la ragion d’essere della
Chiesa. Questa è la vocazione fondamentale di tutti i cristiani. Nessun cristiano può sentirsi dispensato
da questo. Se non arriva questo annuncio non arriva la buona notizia della salvezza; non arriva
il regno, che è la presenza stessa di Cristo, con la sua potenza salvifica.
- La prontezza con cui le due coppie di fratelli rispondono alla chiamata di Gesù, lasciando ogni cosa,
mostra come la predicazione di Cristo riguardo alla vicinanza del regno e la necessità di convertirsi
sia la questione assolutamente primaria. Questo dato rimane vero ancora oggi e sempre lo sarà
fino al compimento definitivo del regno. Di fronte alla priorità del regno e all’urgenza della sua diffusione
nessuno può pretendere di mettere davanti i suoi interessi o desideri personali. Niente si può
anteporre a Cristo e al regno che viene con lui.

Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it/