FIGLIE DELLA CHIESA, LectioDivina"Beati i poveri in spirito "

Beati i poveri in spirito (Mt 5,1-12a) 
IV Domenica del Tempo Ordinario

Antifona d'ingresso

Salvaci, Signore Dio nostro,
e raccoglici da tutti i popoli,
perché proclamiamo il tuo santo nome
e ci gloriamo della tua lode. (Sal 106,47)

Colletta
Dio grande e misericordioso,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.

Oppure:
O Dio, che hai promesso ai poveri e agli umili
la gioia del tuo regno,
fa’ che la Chiesa
non si lasci sedurre dalle potenze del mondo,
ma a somiglianza dei piccoli del Vangelo,
segua con fiducia il suo sposo e Signore,
per sperimentare la forza del tuo Spirito.

PRIMA LETTURA (Sof 2,3; 3,12-13)
Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero.
Dal libro del profeta Sofonìa

Cercate il Signore
voi tutti, poveri della terra,
che eseguite i suoi ordini,
cercate la giustizia,
cercate l’umiltà;
forse potrete trovarvi al riparo
nel giorno dell’ira del Signore.
«Lascerò in mezzo a te
un popolo umile e povero».
Confiderà nel nome del Signore
il resto d’Israele.
Non commetteranno più iniquità
e non proferiranno menzogna;
non si troverà più nella loro bocca
una lingua fraudolenta.
Potranno pascolare e riposare
senza che alcuno li molesti.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 145)
Rit: Beati i poveri in spirito.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. Rit:

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. Rit:

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. Rit:

SECONDA LETTURA (1Cor 1,26-31)
Dio ha scelto ciò che è debole per il mondo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili.
Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio.
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.

Canto al Vangelo (Mt 5,12a)
Alleluia, alleluia.
Rallegratevi ed esultate,
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Alleluia.

VANGELO (Mt 5,1-12a)
Beati i poveri in spirito.
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Preghiera sulle offerte
Accogli con bontà, o Signore, questi doni
che noi, tuo popolo santo, deponiamo sull’altare,
e trasformali in sacramento di salvezza.

Antifona di comunione
Fa’ risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto,
e salvami per la tua misericordia.
Che io non resti confuso,
Signore, perché ti ho invocato. (Sal 31,17-18)

Oppure:
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati i miti, perché erediteranno la terra. (Mt 5,3.5)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che ci hai nutriti alla tua mensa,
fa’ che per la forza di questo sacramento,
sorgente inesauribile di salvezza,
la vera fede si estenda sino ai confini della terra.

Lectio
Il discorso della montagna è davvero un discorso rivoluzionario che, sebbene sia stato scritto quasi 2000 anni fa, è attualissimo. In questo discorso, Gesù denuncia l’ambiguità e l’illusoria consistenza della rappresentazione della felicità propagata da una società consumistica quale è la nostra. È un Vangelo, quello di questa IV domenica del tempo ordinario, che ci coinvolge tutti in prima persona perché ci propone l’essenza della identità cristiana rispetto a tutte le ideologie terrene.
Con le Beatitudini Gesù ci consegna una nuova interpretazione della Legge, data a Mosè, che non annulla la prima, ma la porta a compimento. Le nove beatitudini di Matteo ci consegnano così l’identikit di una fiducia e di una amore grande: la beatitudine, infatti, è la condizione di felicità che deriva non da doti personali o da attitudini particolari, ma dall’amore misericordioso di Dio che non si dimentica di chi vive con amore fecondo anche le proprie debolezze e fragilità.

vv.1-2: La cornice narrativa. Gesù sale sul monte per insegnare, intuendo le reali attese delle folle e parlando al loro cuore. Chi ama, infatti, vede e coglie persino i dettagli e, agli occhi di Gesù l’essere umano non è solo un corpo da guarire o uno spirito da consolare, ma un mondo interiore da ascoltare e da educare perché fiorisca in lui la grande bellezza per cui è stato creato. Sul monte delle beatitudini ciò che esce dalla bocca di Gesù non è una legge antica o nuova, ma una parola intrisa di sapienza che istruisce gli uomini e li attrae a Dio.

vv.3-12: Annunci di felicità. Gesù, nel Vangelo di Matteo, proclama beate nove categorie di persone. Sono dichiarazioni/annunci di felicità composte dalla dichiarazione di beatitudine (“beati”) e che proseguono con la presentazione di una categoria particolare di destinatari espressa con un nome (“poveri in spirito”) e si concludono con una frase che esplicita il motivo della loro felicità (“perché a loro appartiene il regno dei cieli”). Ma a che cosa servono le beatitudini? Le beatitudini rileggono il mondo alla luce del nuovo processo che Gesù ha avviato con la sua venuta e l’inaugurazione del suo regno, dove per regno si indica la mano di Dio che tocca la storia per comunicare la vita e la sua custodia. Una dichiarazione di novità paradossale, di capovolgimento della logica mondana che coinvolge l’uomo e la donna credenti rendendoli pienamente responsabili della storia.

v.3: la beatitudine della povertà. I poveri in spirito sono la prima categoria cui Gesù volge la sua attenzione, i primi a stargli a cuore. Una povertà che non si riferisce solo a qualcosa di materiale, ma anche a un aspetto dello spirito umano. Il povero, infatti, non è solo colui che non ha mezzi, ma chi è umile e sa fare spazio a Dio per accogliere il suo regno che viene. La felicità dei poveri è legata al sapersi amati da un Dio che si investe completamente per loro, dando loro il suo regno, cioè consegnandosi, mettendosi tutto dalla loro parte. E il regno è un processo dinamico di rinnovamento che avviene a partire dall’interno dell’uomo muovendo e risvegliando le coscienze all’amore.

v.4: la beatitudine delle lacrime: quelli che piangono sono quelli che, rifacendosi ad Is 61, 1-3, si trovano nel dolore a causa di un lutto. Da Gesù questo annuncio però viene riletto in chiave di promessa a favore di quanti sono afflitti e piangono non solo per le calamità naturali, ma anche per la cattiveria umana e aspettano la consolazione da Dio stesso. Gesù è venuto a rivelare la compassione di un Dio che non resta indifferente dinanzi al pianto dell’uomo, ma si coinvolge e piange con lui.

v.5: la beatitudine della mitezza: i miti sono le persone capaci di accoglienza e maturità che si rapportano agli altri con semplicità e serenità, senza mai ricorrere al conflitto. Essendo estranei alla violenza, i miti sono in grado di custodire i doni di Dio, per prima la terra (che è condizione di possibilità per la vita umana).

v. 6: la beatitudine della passione per la giustizia: la giustizia è un tema centrale per il Vangelo di Matteo, una sorta di parola chiave nel Discorso della montagna. Gesù dichiara beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, quelli cioè che aspirano a vivere lo spirito della Torah, puntando alla comunione con Dio e con il prossimo, e si sforzano di raggiungere questo obiettivo costi quel che costi.

v.7: la beatitudine della misericordia: la misericordia è l’attributo divino che la Scrittura pone in coppia con la giustizia. I misericordiosi sono quelli che hanno trovano nello stile dell’amore il vero dinamismo della vita di fede, scoprendo che l’attenzione all’altro, la prossimità, il perdono concesso e l’offerta all’altro di possibilità nuove sono agli occhi di Dio atti molto più preziosi che i sacrifici e gli adempimenti di riti e precetti perché, se i sacrifici sono espressione dell’osservanza religiosa, la misericordia è un’opzione, un atto voluto, un investimento consapevole di volontà ed energie che promuove l’altro e rende manifesto il cuore stesso di Dio.

v.8: la beatitudine della purezza interiore: Gesù manifesta tutta la sua gioia per coloro che hanno il cuore puro, indicando non le leggi di purità tanto care al giudaismo, ma indica un tratto interiore, spirituale. I puri di cuore non sono quelli che si limitano alla purezza esteriore, ma sono quelli che curano i sentimenti, sapendo che dal cuore arrivano tutti i propositi dell’uomo e la loro trasparenza li rende semplici e capaci, come Mosè, di “vedere” Dio.

v.9: la beatitudine dell’impegno a favore della pace: riguarda tutta quella gente di buona volontà che si adopera per la pace sporcandosi le mani per scardinare strutture di potere che sono alimentate dai conflitti, quanti si investono personalmente fino a rischiare la vita per portare riconciliazione. La pace, quindi, non è solo dono divino, ma è anche responsabilità dell’uomo.

v.10: la beatitudine della persecuzione: la ricerca della giustizia si scontra con la persecuzione che è un’opposizione dettata dalla violenza. I perseguitati a causa della giustizia sono il bersaglio di chi è ostile alla legge di Dio e mette in grave pericolo l’equilibrio delle relazioni interpersonali. La persecuzione contro i giusti è l’escamotage cui i corrotti di tutti i tempi ricorrono per nascondere il proprio egoismo.

vv.11-12: la beatitudine della persecuzione a causa di Gesù: è l’ultima beatitudine e si presenta alla seconda persona plurale e dice “beati voi”, quasi fossimo più vicini a Gesù anche fisicamente. Qui si aggiunge l’insulto e la calunnia alla persecuzione e il nesso non è più espresso da una causa (perché), ma da una circostanza (quando). La causa è Gesù stesso (v11 – a causa mia). Gesù stesso viene identificato come la giustizia e seguirlo consiste nel percorrere sentieri di giustizia.
Madeleine Delbrel scriveva: “Non portiamo la parola di Dio in capo al mondo in una valigetta; la portiamo in noi. Non la mettiamo in un angolo in noi stessi, nella nostra memoria, come in uno scaffale di un armadio in cui l’avessimo sistemata. La lasciamo andare fin nel profondo di noi stessi, fino a quel cardine dove gira tutto il nostro essere. […] una volta che abbiamo conosciuto la parola di Dio, non abbiamo il diritto di non accoglierla; una volta che l’abbiamo accolta, non abbiamo il diritto di non lasciare che si incarni in noi, non abbiamo il diritto di conservarla per noi”. Ecco le beatitudini.

Appendice
Chi sono i veri beati
"Tutti vogliono essere beati. Chi - però - è povero di spirito?" Nella festa di questa vergine santa, che dette testimonianza a Cristo e la meritò da lui, uccisa pubblicamente e coronata in segreto, ammaestriamo la Carità vostra con quella esortazione che il Signore pronunciava nel suo Vangelo, annunziando molte cause della vita beata, che nessuno dice di non volere. In verità, non esiste chi non voglia essere beato. Ma che gli uomini non ricusino di sottostare alle condizioni richieste, così come desiderano ricevere la pattuita mercede! Chi non correrebbe celermente, quando gli si dice: Sarai beato? Ascolta volentieri, e quando vien detto: Se avrai fatto questo, non si ricusi l`impegno, se si aspira al premio; e si accenda l`animo all`alacrità dell`opera con l`aiuto della ricompensa. Ciò che vogliamo ciò che desideriamo, ciò che chiediamo, sarà dopo: ciò che, al contrario, ci viene ordinato di fare, in vista di ciò che verrà dopo, sia ora. Ecco, comincia a rimeditare i detti divini, ivi compresi i precetti e i pesi evangelici: "Beati i poveri di spirito poiché di essi è il regno dei cieli" (Mt 5,3). Dopo, sarà tuo il regno dei cieli; ora, sii povero di spirito. Vuoi che dopo sia tuo il regno dei cieli? Guarda di chi sei tu ora. Sii povero di spirito. Chiedi forse di sapere che significa essere povero di spirito? Chi è superbo non è povero di spirito: quindi l`umile è povero di spirito. Alto è il regno dei cieli: "ma, chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14,11).
"Chi è il mite?" Sta’ attento a qual che segue: "Beati", egli aggiunge, "i miti, perché possederanno la terra" (Mt 5,5). Ora tu vuoi possedere la terra: bada, però, di non essere posseduto dalla terra. Possederà il mite, sarà posseduto il non-mite. E, quando ascolti del premio promesso e cioè che possederai la terra, non dilatare il grembo dell`avarizia, con la quale vuoi possedere ora la terra, con esclusione persino del tuo vicino: non ti inganni una tale opinione. Possederai la terra solo quando aderirai a colui che ha fatto il cielo e la terra. Questo infatti significa essere mite: non resistere al tuo Dio, affinché in ciò che fai di bene, ti piaccia egli e non te stesso; mentre in ciò che giustamente soffri di male, non sia egli a dispiacerti, bensì te stesso. Infatti, non è piccola cosa se cercherai di piacere a lui dispiacendoti; dispiaceresti a lui, per contro, piacendo a te stesso.
"Coloro che piangono". Fa` attenzione al terzo: "Beati coloro che piangono, perché saranno consolati" (Mt 5,4). Nel lutto è l`impegno, nella consolazione la ricompensa. Infatti, coloro che piangono carnalmente, quali consolazioni hanno? Temibili molestie. Sarà consolato chi piange, se teme di non piangere ancora. Ad esempio, il figlio morto contrista mentre dà gioia il nato: quello è tolto via, questo è accolto, in quello è tristezza in questo timore: in nessuno quindi è consolazione. Dunque, vera consolazione sarà quella che vien data e non può essere tolta; cosicché quelli che amano essere consolati dopo, ora piangono da pellegrini.
"Gli affamati". Ed ecco il quarto, opera e servizio: "Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati" (Mt 5,6). Tu vuoi essere saziato. Donde? Se brami la sazietà di carne - una digerita sazietà -, tornerai ad aver fame. "E chi beve di quest`acqua, tornerà ad avere sete" (Gv 4,13), egli dice. La medicina che si applica ad una ferita, non fa piú male, se è riuscita a risanarla; per contro, ciò che si applica alla fame, quasi esca, si risolve a poco. Infatti, passata la sazietà, ritorna la fame. Arriva perciò quotidianamente il rimedio di sazietà, ma non è risanata la ferita dell`infermità. Abbiamo fame quindi, e saziamoci di giustizia, affinché dalla medesima giustizia possiamo essere saziati, della quale ora abbiamo fame e sete. Saremo in effetti saziati di quello di cui abbiamo fame e sete. Il nostro uomo interiore abbia fame e sete: egli ha in effetti il suo cibo e la sua bevanda. "Io sono", spiega egli, "il pane che è disceso dal cielo" (Gv 6,41). Ora che hai il pane dell`affamato, desidera anche la bevanda dell`assetato: "Poiché presso di te è la fonte della vita" (Sal 35,10).
"I misericordiosi". Ora, attento al seguito che dice: "Beati i misericordiosi, poiché di loro Dio avrà misericordia" (Mt 5,7). Fa` e sarà fatto: fa` con l`altro, perché sia fatto a te. Infatti, tu abbondi e difetti: abbondi di cose temporali, difetti delle eterne. Ascolti il mendicante e sei tu stesso mendico di Dio. Ti si chiede, e chiedi a tua volta. E come avrai agito con il tuo richiedente, così Dio agirà con il suo. Sei pieno e vuoto ad un tempo: riempi il vuoto della tua pienezza, affinché la tua vuotaggine sia riempita della pienezza di Dio.
"I puri di cuore". Ascolta quel che segue: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt 5,8). Questo è il fine del nostro amore, il fine per cui ci perfezioniamo, per cui ci consumiamo. Si finisce il cibo, si finisce il vestito: il cibo, perché si consuma mangiando; il vestito, perché si finisce [si porta a termine] tessendo. E di questo e di quello si dice del pari che finisce: ma questa fine tende alla consumazione, quella alla perfezione. Qualunque cosa facciamo, o facciamo bene, sosteniamo, lodevolmente ci scaldiamo, incolpevolmente desideriamo, quando sarà pervenuto alla visione di Dio, non lo ricercheremo più. Cosa cerca in effetti colui al quale si fa presente Dio? O cosa potrà bastare a colui al quale non basta Dio? Noi vogliamo vedere Dio, chiediamo di vedere Dio, ardiamo dal desiderio di vedere Dio. Chi mai non è d`accordo? Ma, osserva quel che è detto: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio". Questo prepara, affinché tu veda. In effetti, per parlare secondo la carne, a che pro desideri il sorgere del sole con occhi cisposi? Siano sani gli occhi, e quella luce sarà una gioia: non sono sani gli occhi, quella luce risulterà un tormento. Non ti sarà permesso infatti di vedere con cuore non-puro, poiché non si vede che con cuore puro. Sarai respinto, sarai allontanato, non vedrai. "Beati", infatti, "i puri di cuore, perché vedranno Dio". Quanti beati ho già enumerato? Quali cause di beatitudine, quali opere, quali doveri, quali meriti, quali premi? Non è detto in alcun luogo. "Essi vedranno Dio. Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati i miti: possederanno la terra. Beati quelli che piangono: saranno consolati. Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia: saranno saziati. Beati i misericordiosi: troveranno misericordia". Da nessuna parte è detto: Essi vedranno Dio. Arrivati però ai puri di cuore, ecco che qui si promette la visione di Dio.
"In che senso la visione di Dio è promessa specificamente ai puri di cuore". Quindi, non che tu debba intendere quei precetti e quei premi nel senso che ascoltando: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio", tu ritenga che i poveri di spirito non vedranno, o non vedranno i miti, o coloro che piangono, o quelli che hanno fame e sete della giustizia, oppure i misericordiosi. Non argomenterai che, visto che questi vedranno in quanto puri di cuore, quelli siano separati dalla visione. Tutte queste cose sono infatti comuni a tutti loro. Essi vedranno, però non vedranno specificamente per questo e cioè perché poveri di spirito, perché miti, o perché piangono, hanno fame e sete della giustizia, o perché sono misericordiosi: ma anche perché sono puri di cuore. Di modo che, se determinate opere corporali si addicono a determinate membra del corpo, sí che si può dire, ad esempio: Beati coloro che hanno i piedi, perché cammineranno; beati coloro che hanno le mani, perché opereranno, beati coloro che hanno la voce, perché grideranno; beati coloro che hanno bocca e lingua, perché parleranno; beati coloro che hanno gli occhi, perché così potranno vedere? In tal modo, quasi componendo delle membra spirituali, egli [Gesù] insegnò ciò che è pertinente ad uno in rapporto con l`altro. Adatta è l`umiltà per avere il regno dei cieli; atta la mansuetudine per possedere la terra; adatte fame e sete di giustizia per essere saziati; atta la misericordia per implorare misericordia; adatto un cuore puro per vedere Dio. (Agostino, Sermo 53, 1-6.9)

[…] Ma se c’è qualcosa che caratterizza i santi è che sono veramente felici. Hanno scoperto il segreto della felicità autentica, che dimora in fondo all’anima ed ha la sua sorgente nell’amore di Dio. Perciò i santi sono chiamati beati. Le Beatitudini sono la loro via, la loro meta, verso la patria. Le Beatitudini sono la strada di vita che il Signore ci indica, perché possiamo seguire le sue orme. Nel Vangelo di oggi, abbiamo ascoltato come Gesù le proclamò davanti a una grande folla su un monte vicino al lago di Galilea.
Le Beatitudini sono il profilo di Cristo e, di conseguenza, del cristiano. Tra di esse, vorrei evidenziarne una: «Beati i miti». Gesù dice di sé stesso: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Questo è il suo ritratto spirituale e ci svela la ricchezza del suo amore. La mitezza è un modo di essere e di vivere che ci avvicina a Gesù e ci fa essere uniti tra di noi; fa sì che lasciamo da parte tutto ciò che ci divide e ci oppone, e che cerchiamo modi sempre nuovi per progredire sulla via dell’unità, come hanno fatto figli e figlie di questa terra, tra cui santa Maria Elisabetta Hesselblad, recentemente canonizzata, e santa Brigida, Brigitta Vadstena, co-patrona d’Europa. Esse hanno pregato e lavorato per stringere legami di unità e di comunione tra i cristiani. Un segno molto eloquente è che proprio qui, nel loro Paese, caratterizzato dalla convivenza di popolazioni molto diverse, noi stiamo commemorando congiuntamente il quinto centenario della Riforma. I Santi ottengono dei cambiamenti grazie alla mitezza del cuore. Con essa comprendiamo la grandezza di Dio e lo adoriamo con sincerità; e inoltre è l’atteggiamento di chi non ha nulla da perdere, perché la sua unica ricchezza è Dio.
Le Beatitudini sono in qualche modo la carta d’identità del cristiano, che lo identifica come seguace di Gesù. Siamo chiamati ad essere beati, seguaci di Gesù, affrontando i dolori e le angosce del nostro tempo con lo spirito e l’amore di Gesù. In tal senso, potremmo indicare nuove situazioni per viverle con spirito rinnovato e sempre attuale: beati coloro che sopportano con fede i mali che altri infliggono loro e perdonano di cuore; beati coloro che guardano negli occhi gli scartati e gli emarginati mostrando loro vicinanza; beati coloro che riconoscono Dio in ogni persona e lottano perché anche altri lo scoprano; beati coloro che proteggono e curano la casa comune; beati coloro che rinunciano al proprio benessere per il bene degli altri; beati coloro che pregano e lavorano per la piena comunione dei cristiani... Tutti costoro sono portatori della misericordia e della tenerezza di Dio, e certamente riceveranno da Lui la ricompensa meritata. (Papa Francesco, Omelia del 1 novembre 2016)
Fonte:http://www.figliedellachiesa.org/

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