fr. Massimo Rossi" Portare una luce e un sapore nuovo nel mondo"


V DOMENICA – 5 febbraio 2017
Is 58,7-10;  Sal 111/112;  1Cor 2,1-5;  Mt 5,13-16
O Dio che nella follia della croce manifesti  quanto è distante la tua sapienza dalla logica del mondo,
donaci il vero spirito del Vangelo, perché ardenti nella fede e instancabili nella carità diventiamo luce e sale della terra.
“Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce…”
“Quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Ritenni infatti di non sapere altro se non Gesù Cristo e questi crocifisso.”
Come già vi annunciai sette giorni or sono, il Vangelo di questa V Domenica del tempo ordinario segue da vicino le Beatitudini, illuminandole; in verità non è facile vedere e assaporare lo stato di beatitudine, quando siamo affamati, quando siamo assetati, ammalati, perseguitati, quando siamo ingiustamente condannati…
E proprio di luce e di sapore parla il Vangelo di oggi.
Ce lo siamo mai chiesti?  Chi può portare una luce nuova nel mondo, se non la fede in Cristo? chi può ridare sapore alle cose del mondo se non la fede in Cristo? …a condizione che i cristiani, che noi cristiani abbiamo scoperto la luce vera della fede e il gusto che la stessa fede dà allo spirito, alle relazioni, al lavoro,….  E perché no, anche alla salute!
Possiamo dichiarare in tutta libertà che le cose stanno proprio così?  ne siamo davvero convinti?
Da pochi mesi è terminato il Giubileo straordinario della misericordia, voluto e indetto da Papa Francesco:  si è parlato molto delle 7 opere di misericordia corporale e delle 7 di misericordia spirituale, altrettanti modi di essere luce del mondo e sale della terra.
Dunque, questa pagina di Vangelo sta parlando di carità, di bene gratuito e disinteressato che possiamo fare al prossimo, illuminando la sua condizione di sofferenza, di abbandono, di oblio da parte del mondo, e restituendogli la speranza perduta…
E così anche la speranza è al sicuro, nel cuore dei credenti, e pronta ad essere contagiata !
Ogni volta che diciamo e soprattutto facciamo qualcosa a cui non siamo rigorosamente tenuti dalla legge, ispirati unicamente dalla fede, dalla speranza e dalla carità, allora noi diventiamo luce del mondo e sale della terra.
Non c’è tuttavia un solo modo per essere luce del mondo;  provo a spiegarmi:  non basta dedicare tempo, affetti, energie a coloro che soffrono;  non è sufficiente curare, dice il vecchio proverbio; è necessario prevenire; anzi, è meglio prevenire che curare! In altre parole, la fede ci obbliga ad illuminare l’ingiustizia, il crimine, ogni empietà e disonestà – a cominciare dalle nostre –, facendo  quanto è possibile, affinché tutto ciò e tutti coloro che violano i diritti altrui oggi, non lo possano fare in futuro.  A queste condizioni, la carità cristiana assume una identità pubblica e dispiega la sua funzione politica.  Non intendo la politica nell’accezione consueta, di militanza in un partito, di azione pubblica ufficiale, …
Insomma, parlare di identità e funzione politica della fede, della carità, significa ribadire che la fede e la carità …e anche la speranza, naturalmente, sono virtù, cioè energie positive animate dallo Spirito Santo, che abilitano il credente a pensare, ragionando non più in prima persona singolare, ma plurale, sostituendo ‘Io’ con ‘Noi’ – non ho detto ‘Voi’, ma ‘Noi’ –;  e, in forza di questo cambiamento profondo di mentalità, a favore del ‘Noi’, il cristiano comincia ad operare oltre il confine individuale, facendo del bene, senza attendere riscontri, senza cercare un tornaconto…
Illuminante è la conclusione del Vangelo:  “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.”; come dire:  se qualche ringraziamento vi aspettate da coloro che avete beneficato, auguratevi che (costoro) ringrazino Dio;  segno che hanno capito il motivo del bene che avete fatto, l’origine di questo bene, ciò che vi muove a prodigarvi gratuitamente…
In una parola, (avranno riconosciuto) la vostra identità cristiana.
Credetemi, il riscontro migliore che possiamo desiderare, il ringraziamento maggiore che possiamo augurarci è che ci riconoscano nella nostra fede!
Mi permetto di sottolineare questo aspetto etico ‘politico’ dell’identità cristiana, che ci rende appunto riconoscibili al mondo;  esiste infatti un’altra nota di riconoscibilità dei cristiani, secondo il senso comune, la cosiddetta osservanza religiosa: questa  è senza dubbio legata alla fede – e ci mancherebbe altro! –, più precisamente, alla manifestazione della fede nell’atto di culto;  ma non è detto che all’osservanza religiosa corrisponda altrettanto automaticamente l’azione sociale a favore del prossimo.   Famoso è l’avvertimento di Gesù “Non chi dice Signore Signore…”, rivolto ai farisei, i quali pregavano molto, ma poi non si comportavano secondo la fede;  potete trovare la citazione a conclusione del presente discorso della montagna (Mt 7,21).
Mi torna in mente una interessante distinzione che Tommaso D’Aquino usava fare a questo proposito tra la pietra preziosa e la lampada:  la pietra preziosa brilla, la lampada brilla anche lei, ma, a differenza della pietra preziosa, illumina il cammino. Allo stesso modo, dice san Tommaso, in sintonia perfetta con il Vangelo di oggi, la fede potrebbe essere come una pietra preziosa, per noi, ma sostanzialmente inutile per il mondo, e anche per noi; oppure (la fede) potrebbe risplendere nel mondo come una lampada, e fare luce a noi e agli altri.
Se la fede si manifesta in preghiere, nella nostra interiorità, oppure anche qui in chiesa, nella liturgia, MA non esce da noi, o dalla chiesa, per contaminare il comportamento nostro e la vita del prossimo, a cominciare dal prossimo immediato, c’è qualcosa che non va.
E questo è solo l’inizio!
Avremo modo di continuare la riflessione cominciata domenica scorsa con le Beatitudini, nelle prossime tre domeniche, dopodichè inizierà il Tempo di Quaresima e si potranno mettere in pratica le riflessioni, come impegno quotidiano in preparazione alla Pasqua.
Siamo in grado di assumerci un impegno e portarlo avanti per quaranta giorni, e magari anche oltre.
Dai su, non siamo mica dei bambini!
Il vecchio discorso dei fioretti che ci insegnavano a fare fino a Pasqua e poi basta, non ha senso, per chi, ripeto, come noi, ha ormai passato gli –anta…  La conversione a tempo limitato non è un’autentica conversione; e, con tutto il rispetto, è anche un po’ sciocca:  vi sembra intelligente rinunciare al fumo per quaranta giorni, con tutta la fatica che costa, e riprendere (a fumare) la notte di Pasqua?...
Perdonatemi la divagazione fuoritema – o, forse, tanto fuoritema non è! –:  concludo, anzi, concludiamo con le parole della fede, nel comune auspicio che queste non rimangano solo parole:
“Credo in un solo Dio….”.

Fonte:http://www.paroledicarne.it/

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