GIOVANNINI Attilio sdb, "Gesù e il Figlio"

29 gennaio 2017 | 4a Domenica - Tempo Ordinario A | Omelia
Gesù e il Figlio
*...aprendo la bocca li ammaestrava: Beati i poveri...
Ma... così di colpo comincia Gesù a predicare, con questa serie di inquietanti e un po' oscure
sentenze, che tracciano un ideale impervio...? Cosa vuole dire?

* Gli si avvicinarono i suoi discepoli

ecco, lui vuole anzitutto mettere in chiaro chi sono i suoi discepoli. Partecipa alla sua scuola chi entra in questa impostazione di vita, che egli traccia in 9 proposizioni (+1). Solo questi sono i "beati", cioè i veri giusti.
Gesù li chiama "beati" perché si rivolge a persone di soda cultura biblica, che hanno nelle orecchie, per es., i salmi. Il libro dei Salmi comincia propria con

* Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi,
e non indugia nella via dei peccatori.

E le decine di volte in cui nei salmi si trova la parola "beato", sempre si riferisce all'uomo giusto, l'uomo che mette in pratica la Legge di Dio, cioè compie la sua volontà. Ecco, Gesù, attaccando con "beati", mostra di voler insegnare ai suoi discepoli come fare la volontà di Dio.

Ma tutti i maestri sanno che non si insegna con quello che si dice; si insegna con quello che si è. Allora Gesù ha l'autorità di insegnare queste cose perché lui queste cose le fa per primo. E le fa perché a sua volta le impara dal Padre. Con queste cose egli introduce i discepoli alla figliolanza che lui sta vivendo.

Ad es., come Figlio egli ha risposto alla chiamata del Padre e ha lasciato tutto per andare ad annunciare il Regno che viene. Chi si mette con Gesù, lo stesso, lascia tutto: barca, casa, paese... per andare ad annunciare il Regno. Il Regno diventa la sua nuova patria. Non appartiene più a questo mondo. Non ha più possedimenti in questo mondo. È povero.
Tuttavia non è ancora completamente dell'altro mondo, per cui è normale che ne soffra. I discepoli sono afflitti come chi aspetta lo sposo, e sarà consolato solo quando entrerà nella festa di nozze celebrate col vino nuovo del Regno.
Per intanto le afflizioni vanno affrontate come le affronta Gesù, che, consapevole dell'amore del Padre, non teme per sé e non si scoraggia, ma rimane mite e umile di cuore.

Gesù sa che il Padre non è vendicativo giustiziere pronto all'ira, ma è misericordioso. Perciò egli procede paziente e disarmato davanti ai suoi, assicurandoli che, comunque vadano le cose, alla fine possederanno la terra promessa = il Regno = la pienezza di vita = la comunione con Dio.
La possiederanno però nella misura in cui la vogliono davvero. Solo chi è affamato e assetato della giustizia del Regno (non quella degli scribi e farisei) sarà saziato: avrà cento volte già qui, assieme alla vita eterna.
La giustizia superiore è l'amore. Perciò i discepoli devono avere come Gesù il cuore puro: libero da seconde intenzioni, per amare davvero. Non si onora il Padre se si maltrattano i suoi figli. Solo chi serve sinceramente il prossimo come Gesù vedrà il Padre venirgli incontro a donargli il Regno.

E solo chi costruisce la nuova forma di pace, basata sulla condivisione piuttosto che sulla difesa dei propri averi, potrà chiamarsi come Gesù figlio di quel Padre che provvede agli uccellini del cielo.
Ecco il giusto, che è davvero gradito al Padre perché compie la sua volontà con lo stesso cuore di Gesù.
Ora, da che mondo è mondo, il giusto è perseguitato. Dunque, buon segno se siete perseguitati (...per la giustizia superiore, ovviamente), perché il Padre vi ricompenserà con sovrabbondanza. Vedete Gesù, il più giusto di tutti: il più perseguitato di tutti... il più ricompensato di tutti! Potete ancora avere dubbi?

Coraggio, dunque.
Siete chiamati a portare su di voi
il volto del Padre, il misericordioso, il mite,
il generoso, il giusto, il consolatore.
Gesù ha già risposto anche per voi.
Non smentitelo.
Don Attilio GIOVANNINI sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it

Post più popolari