MONASTERO DI RUVIANO"BATTESIMO DEL SIGNORE"

BATTESIMO DEL SIGNORE
Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10, 34-38; Mt 3, 13-17
Nell’Evangelo di Matteo Gesù, che va al Giordano per il battesimo, in un dialogo con il Battista (che
c’è solo in Matteo), afferma che il gesto di farsi battezzare è necessario perché si compia ogni giustizia. In Matteo il termine “giustizia” indica il piano divino di salvezza ed il verbo “compiere” ha un chiaro riferimento alle Scritture. Insomma Gesù si sottopone all’immersione fatta da Giovanni perché questo gesto rientra nel piano di Dio rivelato nelle Scritture.
Secondo molti Matteo ha in mente un testo del Libro di Isaia (41, 1-2) in cui si può sentire anche un’eco della voce dal cielo: “Io, il Signore, ti ho chiamato nella giustizia, ti ho preso per mano e ti ho formato, ti ho costituito alleanza del popolo e luce delle genti”. Per Matteo Giovanni ha una reazione di sorpresa davanti alla richiesta di Gesù (certo di origine apologetica: l’evangelista ci tiene a sottolineare che Gesù non è né peccatore e né inferiore a Giovanni!); il Battista si attendeva un Messia giudice che immergeva nel fuoco e si vede venire incontro un uomo confuso tra la folla dei peccatori…l’idea messianica di Giovanni è messa a dura prova dalla realtà di Gesù e, accettando di immergere Gesù nel Giordano, Giovanni mostra di sottomettersi a questo progetto così diverso e dalle sue idee e dalle parole stesse della sua predicazione profetica. Il Battista così diviene per noi ancora un’icona potente dell’uomo che, incontrato Gesù e la sua umanità, se ne lascia afferrare e convertire.
Se riflettiamo bene, le parole che Gesù dice a Giovanni sono le prime parole di Gesù in tutto l‘ Evangelo e questo è significativo: sono parole – direi – programmatiche che ci rivelano il suo atteggiamento dinanzi al Padre; nulla lo distrarrà o allontanerà da questo compito. Il Gesù di Matteo è “ostinato” verso questa meta! Per questo è radicalmente obbediente; nel grande Discorso della montagna Gesù darà un imperativo solenne che noi suoi discepoli dovremmo avere sempre ben chiaro e luminoso nel cuore e nella mente: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e i resto vi sarà dato in aggiunta” (cfr Mt 6,33). Gesù lo ha osservato per primo! Ha sempre cercato la “giustizia” del Padre, cioè il suo progetto e le sue strade.
Proprio per cercare le strade del Padre, così diverse da ogni via umana, Gesù si è andato a mettere in quella fila di peccatori compiendo così il suo primo atto volontario dell’Evangelo (non solo in quello di Matteo ma in tutti gli evangeli!). Se, infatti, nell’evangelo dell’infanzia Gesù è condotto da Giuseppe a ricevere tutti i nomi che doveva ricevere: “Gesù” ed “Emmanuele” (cfr Mt 1, 21-23), “Figlio di Dio” (“dall’Egitto ho chiamato i mio figlio” cfr Mt 2,15), “Nazareno” (“sarà chiamato Nazareno” cfr Mt 2, 23), ora qui è Lui che agisce e sceglie la via della “giustizia” del Padre e cioè andare dalla parte dei peccatori per essere davvero “Gesù” salvando gli uomini dai peccati, per essere “Dio con loro”, per essere “Figlio” che inizia l’esodo nuovo, per essere il “Nazireo”, il consacrato di Dio per narrare l’Evangelo, la buona notizia dell’ uomo nuovo!
Attraverso le acque del Giordano Gesù ci mostra un esodo che ora inizia perché Lui, nuovo Mosè, guida l’umanità, schiava del peccato e della morte, verso la Terra Promessa del Regno del Padre.
E’ questo allora davvero un giorno di epifania, di manifestazione. Se il giorno 6 gennaio abbiamo celebrato la prima Epifania del Signore, quella ai Magi e quindi a tutte e stirpi della terra, oggi ancora c’è un’Epifania in cui si manifesta Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo: il Padre che parla, il Figlio che ascolta, essendosi posto in fila con gli uomini peccatori, lo Spirito che discende squarciando i cieli; il Padre che unge, il Figlio che è unto, lo Spirito che è l’unzione, come dicevano i Padri.
Gli evangelisti sottolineano sempre in questo racconto, pur tra le differenze di narrazione, che su Gesù che scende nelle acque, si squarciano i cieli, lo Spirito scende e contemporaneamente si manifesta la voce del Padre. Il retroterra di questo racconto è ancora una pagina del Libro di Isaia di cui è un compimento (Bisogna che si compia ogni giustizia!): “O se tu squarciassi i cieli e discendessi! Davanti a te i monti tremerebbero” (cfr Is 63,19). E’ una preghiera in cui il profeta possiamo dire che elevi un profondo sospiro verso Dio chiedendogli di riaprire il cielo che pare chiuso all’uomo e alla storia dolorosa in cui è immerso (siamo all’inizio dell’esilio in Babilonia!); il profeta prega che, aprendo i cieli, il Signore scenda in mezzo al suo popolo per realizzare ancora un Esodo e condurlo verso la libertà perduta.
Ecco che qui si compie quella richiesta del profeta: Dio apre i cieli e lo Spirito si libra di nuovo sulle acque per una nuova creazione; Dio si dona agli uomini nel Figlio e torna a parlare.
Per Matteo se è Gesù che vede lo Spirito scendere su di Lui, la voce dal cielo non è solo per Gesù, rivelazione solo a Lui della sua identità di Figlio, come in Marco e Luca; in Matteo la voce parla in terza persona ed è quindi rivolta agli uomini: Questi è il Figlio mio, l’amato, in Lui ho posto la mia gioia. Matteo coglie la voce come un invito a riconoscere il Figlio solidale con i peccatori come “luogo” in cui si aduna tutta la “giustizia” di Dio, tutti i suoi progetti di pace, di bene e di salvezza.
Attraverso le acque del Giordano inizia allora un nuovo Esodo che si compirà a pieno nella Pasqua di Gesù, un Esodo a cui tutti gli uomini sono invitati per uscire dalle tenebre di morte e incamminarsi, con Gesù, consacrato dallo Spirito e Figlio amato, verso l’uomo nuovo “creato nella giustizia e nella vera santità” (cfr Ef 4,24).

p. Fabrizio

Fonte:www.monasterodiruviano.it/

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