Monastero Domenicano Matris Domini LectioDivina " E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio".

 Commento su Giovanni 1,29-34
Monastero Domenicano Matris Domini  
II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
Vangelo: Gv 1,29-34 
Lectio
Questo brano fa parte del prologo narrativo del vangelo di Giovanni. Dopo il maestoso prologo
altamente poetico e teologico con cui apre il proprio vangelo (In principio era il Verbo... 1,1-18) Giovanni continua appunto con un prologo narrativo (1,19-2,12), in cui i fatti riportati si estendono lungo una settimana. I primi tre giorni sono dedicati alla testimonianza di Giovanni Battista. Una testimonianza tripartita: il primo giorno egli dà testimonianza alle autorità di Gerusalemme venute a chiedergli chi fosse e che cosa facesse (Gv 1,19-28). La seconda giornata (Gv 1,29-34, il brano di questa domenica) Giovanni davanti a un uditorio non identificato indica Gesù, che sta arrivando verso di lui, come l'Agnello di Dio e testimonia di come abbia visto lo Spirito Santo discendere su di lui. Nella terza giornata (Gv 1,35-42) la testimonianza di Giovanni è rivolta a due dei suoi discepoli, i quali seguono Gesù fino a casa sua e si intrattengono con lui per tutto il pomeriggio. Uno di loro (Andrea) conduce da Gesù anche il proprio fratello (Pietro).
Il quarto giorno (Gv 1,43-51) è Gesù stesso che prende l'iniziativa chiamando Filippo, il quale a sua volta coinvolge Natanaele. La narrazione salta poi a "tre giorni dopo", con il racconto delle nozze di Cana di Galilea (2,1-12) con una nuova manifestazione di Gesù.
E' questa la settimana programmatica con cui Gesù si affaccia sulla scena del vangelo di Giovanni e ci svela a poco a poco il suo mistero.
29 Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!
Il giorno dopo aver subito l'interrogatorio da parte dei sacerdoti e dei leviti mandati dai Giudei, Giovanni Battista riceve la visita di Gesù. Gesù viene da Giovanni, ma non per essere battezzato. Infatti ciò che si dice poco più sotto (vv. 32-33) sembra suggerire che il battesimo fosse già avvenuto.
Giovanni presenta Gesù come "Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo". Questo titolo può essere ricondotto sia alla figura dell'agnello che veniva immolato durante la Pasqua ebraica come memoriale della liberazione di Israele (Es 12,1-28) o anche come il servo di JHWH che, come ci ricorda Isaia "era come agnello condotto al macello" e che ha subito il castigo per il peccato del suo popolo (cf. Is 52,13-53,13).
Però è difficile che Giovanni il Battista conoscesse già il valore sacrificale e pasquale della morte e risurrezione di Gesù. Noi possiamo anche interpretare Gesù Agnello come anticipazione del suo sacrificio sulla croce, però con tutta probabilità Giovanni Battista con questa espressione si era fermato un po' prima.
Gesù sarebbe stato l'Agnello che toglie il peccato poiché con lui sarebbe stata superata la prassi del tempio di Gerusalemme che richiedeva l'immolazione degli animali per la riconciliazione con Dio. Sarebbe stato lui, con la sua persona, con la sua presenza, a portare a Israele e a tutto il mondo il perdono dei peccati, la riconciliazione perfetta con Dio. Che ciò avrebbe richiesto una vera immolazione da parte di Gesù, il Battista non poteva ancora saperlo.
Ancora importante è il senso del "togliere il peccato del mondo". Il verbo togliere in greco (airo), significa sollevare, portare via, far scomparire. Uno dei compiti del Messia atteso era proprio quello di purificare il popolo dai suoi peccati (Is 40,2). Ma l'uso del singolare (il peccato del mondo) estende ancora di più la potenza del Messia: egli metterà fine al dominio del peccato.
30 Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me".
Giovanni Battista il giorno prima ai sacerdoti e ai leviti aveva detto: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete» (1,26). Oggi invece questo sconosciuto si manifesta e Giovanni Battista lo addita e ricorda di averne già parlato. Questa testimonianza Giovanni evangelista l'aveva inserita nel prologo dicendo che Giovanni il Battista la proclamava gridando (1,15) ed ora gliela fa ripetere. Giovanni finalmente ha incontrato e riconosciuto colui del quale era venuto a preparare l'arrivo.
31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele".
Nemmeno Giovanni lo conosceva, egli poteva soltanto fare riferimento alla propria persona ed esperienza: egli doveva battezzare con acqua perché l'Agnello di Dio fosse manifestato.
32 Giovanni testimoniò dicendo: "Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". 34 E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio".
Giovanni Battista rende testimonianza a Gesù dicendo: «Ho visto», è un riferimento a Isaia 40,5: "La gloria del Signore sarà veduta... ogni carne vedrà la salvezza".
Come abbiamo accennato, Giovanni evangelista non parla del battesimo di Gesù ad opera di Giovanni Battista, ma sembra solo accennarvi. Vi è un curioso crescendo nei quattro Vangeli a riguardo del battesimo di Gesù. Solo Marco (1,9) afferma esplicitamente che Gesù fu battezzato nel Giordano da Giovanni Battista.
Matteo (3,15-16) riporta il piccolo "bisticcio" tra Gesù e Giovanni che non voleva battezzarlo e poi descrive cosa sia successo mentre Gesù usciva dall'acqua. Luca (3,21) inizia il suo brano con Gesù appena battezzato e raccolto in preghiera. Sembra ci sia stato un certo riserbo nel parlare del battesimo di Gesù. Forse era a causa della natura penitenziale di questo battesimo (ne abbiamo parlato la volta scorsa) o forse per evitare Gesù non apparisse meno importante di Giovanni. Di fatto questo episodio non poteva essere ignorato, è proprio con il battesimo nel Giordano che Gesù ha voluto iniziare la propria missione. Tutti e quattro gli evangelisti ne prendono atto e lo riportano (è molto raro che uno stesso episodio della vita di Gesù sia riportato da tutti e quattro gli evangelisti), ma gli ultimi tre (Matteo, Luca e Giovanni) cercano espedienti per non affermarlo esplicitamente.
Nella narrazione di Giovanni evangelista rimane quindi l'elemento essenziale: lo Spirito Santo è disceso su Gesù. Interessante l'elemento che l'evangelista introduce e afferma due volte: lo Spirito rimase su Gesù.
Con questo si afferma il compimento della profezia di Isaia 11,2 "Su di lui si poserà lo Spirito del Signore".
Se lo Spirito rimane in Gesù è perché egli lo comunichi. Gesù battezzerà in Spirito Santo.
33 Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo".
Anche per Giovanni Battista Gesù era uno che, pur stando in mezzo a noi, era un perfetto sconosciuto.
Ancora egli si rifà alla propria esperienza e si rende conto che il suo battesimo era solo un atto di conversione in vista di una rinascita, era la prefigurazione del vero battesimo, quello di Gesù, che trasformerà l'uomo nel profondo. Giovanni Battista anticipa l'affermazione del vangelo: per entrare nel regno di Dio bisogna rinascere da acqua e da Spirito, e inoltre, è Gesù in persona la sorgente dello Spirito per il credente.
34 E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio".
Giovanni Battista, dopo aver capito da Dio e dopo essere stato testimone oculare della discesa dello Spirito Santo su Gesù può toccare il vertice della sua testimonianza: Ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio. Mentre nei sinottici questa affermazione veniva tramite una voce dal cielo, qui è il Precursore che la proferisce. Ciò può essere dovuto all'orientamento generale del brano, tutto posto nella linea della testimonianza di Giovanni Battista oppure essere un'innovazione del pensiero di Giovanni evangelista: l'accoglienza della fede trasforma il credente nel più intimo del suo essere. Egli partecipa così profondamente alla vita del Rivelatore che passa dal non sapere al diventare a sua volta annunciatore della parola divina.
Il riconoscere Gesù come Figlio di Dio è lo scopo di tutto il vangelo di Giovanni (cf. Gv 20,31). Giovanni Battista era arrivato a conoscere questa realtà, egli ha visto e ne rende testimonianza.
Meditatio
- In cosa consiste il peccato del mondo?
- Posso dire di aver conosciuto Gesù nella mia vita?
- Sono cosciente che solo attraverso Gesù posso vincere il peccato che è in me? In quale modo questo può avvenire?
- Cosa significa per la mia vita di tutti i giorni riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio?
Preghiamo
(Colletta della II domenica del Tempo Ordinario - Anno A)
O Padre, che in Cristo, agnello pasquale e luce delle genti, chiami tutti gli uomini a formare il popolo della nuova alleanza, conferma in noi la grazia del Battesimo con la forza del tuo Spirito, perché tutta la nostra vita proclami il lieto annunzio del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Fonte:www.qumran2.net/