Mons. Francesco Follo,LectioDivina" In cammino con Cristo: da Betlemme a Cana, passando per il Giordano."

In cammino con Cristo: da Betlemme a Cana, passando per il Giordano.
Epifania – Anno A – 6 gennaio 2017
Rito Romano
Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12
Rito Ambrosiano
Is 55, 4-7; Sal 28; Ef 2,13-22; Lc 3,15-16. 21-22
Battesimo del Signore.

1) Tre epifanie1: un cammino da una festa all’altra.
Se Cristo si è manifestato già a Betlemme ai pastori perché celebrare la sua epifania (parola greca che
vuol dire manifestazione) ai Re Magi, agli Ebrei sulle rive del Giordano, ai discepoli di Cristo a Cana di Galilea? Perché “il Signore conduce il suo gregge spirituale da una festa all’altra” (Omelia di anonimo siriano). “Nella prima festa alla grotta di Betlemme, la creazione ha ricevuto il Creatore dal seno della Vergine, e nella festa del Battesimo la sposa riceve lo Sposo dal seno del battesimo. Nella prima nascita, è stato generato dalla Vergine, e nella festa odierna è stato generato dal battesimo” (Ibid.).
Tra questa due feste ce ne un’altra: quella Re Magi. Come i pastori furono chiamati dall’angelo ad essere partecipi della Gloria di Dio e della pace degli uomini, così anche i Magi, esperti astronomi, furono guidati dalla stella per partecipare anch’essi all’evento che ha mutato storia e destini dell’umanità e del mondo.
Anche da questi misteriosi personaggi, che sono venuti da lontano, impariamo a conoscere, amare e adorare il Bambino, Salvatore del mondo intero. Questi pagani hanno cominciato a conoscere Gesù grazie alle stelle, cioè attraverso una sapienza umana, mediante la ragione.
La ragione però da sola non è bastata per condurre i Magi dal Bambino, hanno avuto bisogno anche della Scrittura, della Rivelazione. Tuttavia per andare da Gesù non basta neppure la Bibbia. Gli scribi e farisei, che custodivano la Rivelazione, non si sono mossi per andare a conoscere il Re dei re. Non basta la conoscenza, ci vuole qualcosa di più. Ci vuole il desiderio di incontrare Gesù, la disponibilità ad assumersi il rischio, come hanno fatto i magi, di un viaggio lungo rischiarato di notte da una stella. Erode e i capi di Israele invece, pur avendo la Rivelazione e non essendo lontani da Betlemme non si misero in cammino alla ricerca di Gesù. Anzi saputo che il Re per eccellenza era nato cercarono di eliminarlo.
I Saggi uomini dell’Oriente, mossi dal desiderio di verità, di luce e di vita e lasciarono i loro bei palazzi. Se i Magi non fossero partiti lasciando i loro palazzi e andando lontano dal loro Paese, non avrebbero visto Cristo. “Finché restavano nel loro Paese, non vedevano che una stella; quando invece hanno lasciato la loro patria, hanno visto il Sole di giustizia (Mt 3,20). Diciamo meglio: se non avessero intrapreso generosamente il loro viaggio, non avrebbero nemmeno visto la Stella” (cfr San Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, 7-8). Questa Stella è la via, e Cristo è la Via, perché Cristo è la Stella. Dove c’è Cristo, c’è anche la stella; egli, infatti, è la stella fulgida del mattino. Egli si manifesta con la sua stessa luce” (Sant’Ambrogio da Milano, Commento al Vangelo di San Luca, II, 45).
Se, come i Re Magi, saremo uomini “in ricerca” di qualcosa di più, in ricerca della vera luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere nella vita, lasceremo le nostre case e le nostre sicurezze per seguire questa stella, che non porta alla grande città di Gerusalemme. Questa stella ci guida a Betlemme, una piccola città. Per farci trovare il Re dei re ci fa andare tra i poveri, tra gli umili. I criteri di Dio sono differenti da quelli degli uomini. Dio non si manifesta nella potenza violenta di questo mondo, ma nella potenza mite del suo amore, un amore che non si impone, ma si propone alla nostra libertà. Se lo accogliamo, ci trasforma e ci rende capaci di arrivare a Colui che è l’Amore. Questo Amore si manifesta adulto al fiume Giordano, chiedendo di essere battezzato.
La manifestazione di Cristo ai peccatori pentiti, che andavano da Giovanni il Battista, ha Dio Padre come testimone che dice: “Questi è mio Figlio, l’amato: Ascoltatelo” (Mc 9,7) e questo invito all’ascolto ci introduce alla quotidianità di un rapporto personale con Cristo, con l’Agnello mandato dal Padre per portar via i peccati del mondo. Mediante la discesa nelle acque del Giordano, Gesù, l’Emmanuele, il Dio sempre con noi, manifesta come si è unito a noi peccatori. Con il suo battesimo il Salvatore comincia a manifestarsi anche come Colui che è venuto a battezzare l’umanità nello Spirito Santo, portando all’umanità la vita in abbondanza (cfr. Gv 10,10), la vita vera.

2) La terza “epifania”: il miracolo alle nozze di Cana.
L’episodio delle nozze di Cana è sorprendente per vari motivi. In effetti, è un fatto raccontato nel Vangelo di Giovanni, che è il Vangelo interiore, spirituale, contemplativo ed ha l’aria di un miracolo molto materiale, che trasforma l’acqua in vino per non rovinare una festa di matrimonio. E’ vero che con questo miracolo Gesù fa continuare la semplice gioia umana di due sposi nel giorno delle loro nozze, ma stupisce che il Discepolo prediletto lo abbia scelto come primo miracolo da raccontare nel suo Vangelo. A meno che l’importanza di questo episodio venga dal fatto che di fatto San Giovanni vuole raccontare le nozze di Gesù con l’umanità e dirci che il vino che manca è quello del sacrificio d’amore dello Sposo.
Papa Francesco insegna: “Dando avvio al suo ministero pubblico nelle nozze di Cana, Gesù si manifesta come lo sposo del popolo di Dio, annunciato dai profeti, e ci rivela la profondità della relazione che ci unisce a Lui: è una nuova Alleanza di amore” (Udienza Generale dell’8 giugno 2016). Alle nozze di Cana, dunque, non accadde solamente un miracolo ma la manifestazione (epifania) di Gesù come Sposo. Lui è l’atteso Sposo e “in queste nozze Gesù lega a sé i suoi discepoli con una Alleanza nuova e definitiva. A Cana i discepoli di Gesù diventano la sua famiglia e a Cana nasce la fede della Chiesa” (Ibid.). Questa fede si fonda su un atto di amore attento anche alla mancanza di vino e ci rivela che la vita cristiana è la risposta a questo amore. La famiglia di Gesù in cui si riversa questo suo amore è la Chiesa, che custodisce e dona a tutti questo amore sponsale.
II segno (è così che San Giovanni chiama i miracoli nel suo Vangelo) compiuto da Gesù a Cana di Galilea (Gv, 2,1-12) è una manifestazione messianica, come il Battesimo al Giordano e come l’adorazione dei Magi a Betlemme. Ma mentre alla grotta erano degli uomini che rendevano manifesta la verità del Bambino, e al Battesimo fu il Padre a svelare il significato profondo del Cristo, a Cana è Gesù stesso che si manifesta.
Il racconto de miracolo di Cana non sottolinea molto la potenza del Cristo, è piuttosto attento ad alcuni particolari, come l’abbondanza del vino (circa 600 litri), la sua ottima qualità, il fatto stesso che esso sostituisca l’acqua preparata per le abluzioni rituali2. Sono tutti tratti messianici. Gesù è il Messia, la nuova Alleanza e la nuova legge. Ma si noti subito un particolare importante. Nella messianità di Gesù è contenuta l'idea di un cambiamento: c’è qualcosa di vecchio (l’acqua) che deve venir meno per lasciar posto a qualcosa di nuovo (il vino). La legge antica lascia il posto alla nuova, che è legge di libertà (cfr. Gc 1, 25; 2, 12), legge di grazia e di amore (San Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, I-II, q. 107, a.1). A questa legge nuova e perfetta aderiscono di discepoli presenti al miracolo, che li spinge a credere in Cristo accettando il suo amore che trasforma. Un esempio attuale di come credere e rispondere a questo amore ci viene dalla vergini consacrate nel mondo. Lo amano come Lui desidera essere amato , nella concretezza della vita: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14, 15; cfr. 14, 21). Lo amano assumendo i suoi stessi sentimenti (cfr. Fil 2, 5), condividendo il suo stile di vita, fatto di umiltà e mansuetudine, di amore e di misericordia, di servizio e di disponibilità, di tenerezza e di attenzione. In questo modo loro che sono “vergini per Cristo” realizzano il loro essere “madri nello spirito” (Rito di consacrazione delle Vergini, n. 16). In effetti, “Secondo la dottrina dei Padri, le vergini, ricevendo dal Signore la “Consacrazione della verginità”, diventano segno visibile della verginità della Chiesa, strumento della sua materna fecondità spirituale” (San Giovanni Paolo II, Discorso alle Partecipanti al Convegno Internazionale dell’“Ordo Virginum” nel 25° Anniversario della promulgazione del Rito, 2 giugno 1995)

1  Quando parliamo di “epifania” intendiamo la manifestazione di Gesù Cristo a tutte le genti, rappresentate dai Re Magi , che si prostrarono davanti al Re Bambino e lo adorarono. Tuttavia come è indicato nella Liturgia delle Ore: “Oggi la Chiesa,
lavata dalla colpa nel fiume Giordano,
si unisce a Cristo, suo Sposo,
accorrono i magi con doni alle nozze regali
 e l'acqua cambiata in vino rallegra la mensa, alleluia” (Ant. al Benedictus dell’Epifania). Quindi di per sé, la Solennità dell’Epifania celebra tre manifestazioni: quella a tutta l’umanità rappresentata dai Re-Magi, quella agli Ebrei sulle rive Giordano, dove il Salvatore è battezzato ed indicato come figlio prediletto dal Padre; e quella ai discepoli mediante il miracolo dell’acqua trasformata in vino durante le nozze di Cana, che sono un simbolo delle nozze di Cristo con la Chiesa.


2  “Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri .E Gesù disse loro: ‘Riempite d'acqua le anfore»; e le riempirono fino all'orlo’” (Gv 2, 6-7).


Lettura Patristica
San Leone Magno, papa

Disc. 3 per l’Epifania, 1-3. 5
PL 54, 240-244)

Il Signore ha manifestato in tutto il mondo la sua salvezza
La Provvidenza misericordiosa, avendo deciso di soccorrere negli ultimi tempi il mondo che andava in rovina, stabilì che la salvezza di tutti i popoli si compisse nel Cristo.
Un tempo era stata promessa ad Abramo una innumerevole discendenza che sarebbe stata generata non secondo la carne, ma nella fecondità della fede: essa era stata paragonata alla moltitudine delle stelle perché il padre di tutte le genti si attendesse non una stirpe terrena, ma celeste.
Entri, entri dunque nella famiglia dei patriarchi la grande massa delle genti, e i figli della promessa ricevano la benedizione come stirpe di Abramo, mentre a questa rinunziano i figli del suo sangue. Tutti i popoli, rappresentati dai tre magi, adorino il Creatore dell'universo, e Dio sia conosciuto non nella Giudea soltanto, ma in tutta la terra, perché ovunque «in Israele sia grande il suo nome» (cfr. Sal 75, 2).
Figli carissimi, ammaestrati da questi misteri della grazia divina, celebriamo nella gioia dello spirito il giorno della nostra nascita e l'inizio della chiamata alla fede di tutte le genti. Ringraziamo Dio misericordioso che, come afferma l'Apostolo, «ci ha messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. E' lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto» (Col 1, 12-13). L'aveva annunziato Isaia: «Il popolo dei Gentili, che sedeva nelle tenebre, vide una grande luce e su quanti abitavano nella terra tenebrosa una luce rifulse» (cfr. Is 9, 1). Di essi ancora Isaia dice al Signore: «Popoli che non ti conoscono ti invocheranno, e popoli che ti ignorano accorreranno a te» (cfr. Is 55, 5).
«Abramo vide questo giorno e gioì» (cfr. Gv 8, 56). Gioì quando conobbe che i figli della sua fede sarebbero stati benedetti nella sua discendenza, cioè nel Cristo, e quando intravide che per la sua fede sarebbe diventato padre di tutti i popoli. Diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto il Signore aveva promesso lo avrebbe attuato (Rm 4, 20-21). Questo giorno cantava nei salmi David dicendo: «Tutti i popoli che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te, o Signore, per dare gloria al tuo nome» (Sal 85, 9); e ancora: «Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia» (Sal 97, 2). 
Tutto questo, lo sappiamo, si è realizzato quando i tre magi, chiamati dai loro lontani paesi, furono condotti da una stella a conoscere e adorare il Re del cielo e della terra. Questa stella ci esorta particolarmente a imitare il servizio che essa prestò, nel senso che dobbiamo seguire, con tutte le nostre forze, la grazia che invita tutti al Cristo. In questo impegno, miei cari, dovete tutti aiutarvi l'un l'altro. Risplendete così come figli della luce nel regno di Dio, dove conducono la retta fede e le buone opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo che con Dio Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Fonte:http://francescofolloit.blogspot.it/