padre Raniero Cantalamessa, "La beatitudine dei poveri"

 La beatitudine dei poveri
padre Raniero Cantalamessa
IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
Vangelo: Mt 5,1-12a 
Il Vangelo di questa Domenica è il brano delle Beatitudini e inizia con la celebre frase: "Beati i poveri
in spirito perché di essi è il regno dei cieli". L'affermazione "beati i poveri in spirito" è oggi spesso fraintesa, o addirittura citata con un risolino di compatimento, come qualcosa da lasciare credere agli ingenui. E infatti Gesù non ha mai detto semplicemente: "Beati i poveri in spirito!"; non si è mai sognato di dire una cosa simile. Ha detto: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli", che è una cosa ben diversa.
Si fraintende completamente il pensiero di Gesù e lo si banalizza quando si cita la sua frase a metà. Guai a separare la beatitudine dal suo motivo. Sarebbe, per fare un esempio grammaticale, come se uno pronunciasse una protasi, senza far seguire alcuna apodosi. Supponiamo che qualcuno dica: "Se oggi seminate..."; cosa si capisce? Nulla! Ma se aggiunge: "domani mieterete", di colpo tutto diventa chiaro. Così, se Gesù avesse detto semplicemente: "Beati i poveri!", la frase suonerebbe assurda, ma quando aggiunge "perché di essi è il regno dei cieli", tutto diventa comprensibile.
Ma cos'è questo benedetto regno dei cieli che ha operato la vera "inversione di tutti valori"? È la ricchezza che non passa, che i ladri non possono rubare, né la tignola consumare. È la ricchezza che non si deve lasciare ad altri con la morte, ma che si porta con sé. È il "tesoro nascosto" e la "perla preziosa" per avere la quale vale la pena, dice il Vangelo, dare via tutto. Il regno di Dio, in altre parole, è Dio stesso
La sua venuta ha prodotto una specie di "crisi di governo" di portata mondiale, un riassetto radicale. Ha aperto orizzonti nuovi. Un po' come quando, nel Quattrocento, si scoprì che esisteva un altro mondo, l'America, e le potenze che detenevano il monopolio del commercio con l'oriente, come Venezia, si trovarono di colpo spiazzate ed entrarono in crisi. I vecchi valori del mondo -denaro, potere, prestigio- sono risultati cambiati, relativizzati, anche se non rinnegati, a causa della venuta del regno.
Chi è ormai il ricco? Un uomo che ha messo da parte un'ingente somma di denaro; nella notte c'è stata però una svalutazione del cento per cento; al mattino si alza che è un "nullatenente", anche se ancora forse non lo sa. I poveri, al contrario, sono avvantaggiati dalla venuta del regno di Dio, perché, non avendo nulla da perdere, sono più pronti ad accogliere la novità e non temono il cambiamento. Essi possono investire tutto sulla nuova moneta. Sono più pronti a credere.
Noi siamo portati a ragionare diversamente. Crediamo che i cambiamenti che contato sono quelli visibili e sociali, non quelli che avvengono nella fede. Ma chi ha ragione? Noi abbiamo conosciuto, nel secolo scorso, molte rivoluzioni di questo tipo, ma abbiamo anche visto quanto facilmente, dopo un po' di tempo, esse finiscono per riprodurre, con altri protagonisti, la stessa situazione di ingiustizia che dicevano di voler eliminare.
Ci sono piani e aspetti della realtà che non si colgono a occhio nudo, ma solo con l'aiuto di una luce speciale. Vengono effettuate oggi, dai satelliti artificiali, fotografie ai raggi infrarossi di intere regioni della terra e come appare diverso il panorama alla luce di questi raggi! Il Vangelo, e in particolare la nostra beatitudine dei poveri, ci da un'immagine del mondo a "luce radente", "ai raggi infrarossi". Permette di cogliere quello che c'è sotto, o al di là, della facciata. Permette di distinguere quello che resta da quello che passa.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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