Umberto DE VANNA sdb"Voi siete il sale della terra...."

05 febbraio 2017 | 5a Domenica - Tempo Ordinario A | Omelia
Voi siete il sale della terra....
Per cominciare
Quindici giorni fa si diceva che Gesù con l'inizio della sua predicazione illuminava con la sua parola
il popolo di Galilea immerso nelle tenebre. Oggi Gesù dice a chi intende seguirlo che dovrà essere luce del mondo e sale della terra. Perché ogni cristiano è chiamato a riproporre nel suo piccolo l'esperienza di vita di Gesù, le sue scelte, la sua persona.

La parola di Dio

Isaia 58,7-10. Il terzo Isaia, un autore del VI-V secolo, propone i temi cari ai profeti del suo tempo: l'attenzione agli oppressi, agli affamati, ai senza tetto, la vita nuova vissuta nella giustizia e nella solidarietà. È così che il buon ebreo si assicura l'assistenza e l'aiuto di Dio, è così che "la sua luce brillerà fra le tenebre".
1 Corinzi 2,1-5. Prosegue la lettura continua della lettera ai Corinzi, iniziata un mese fa. Paolo si propone di educare la sua comunità a un genuino sentire cristiano. In questo brano ricorda loro di non essersi presentato a loro con la forza di una filosofia (come forse aveva fatto ad Atene), ma con quella del vangelo e della croce di Gesù. Caratteristica della sua predicazione è la gratuità e il suo stile semplice, accompagnato dalla testimonianza. Ma anche dalla forza e dalla potenza dello Spirito.
Matteo 5,13-16. Il testo liturgico dice che Gesù parla ai suoi discepoli, forse intendendo con essi gli apostoli, che ha appena scelto. In realtà Gesù parla alle folle che lo ascoltato e ai suoi discepoli, cioè semplicemente a chi ascolta le sue parole e vuole vivere di conseguenza. Matteo indica chiaramente a quale prezzo i cristiani saranno sale e luce del mondo: "poveri, miti, assetati di giustizia, puri, perseguitati, operatori di pace". Sono le beatitudini vissute e testimoniate, i versetti 1-12 di questo stesso capitolo, quelli che precedono il brano che ci viene proposto oggi.

Riflettere

Con due immagini tratte dall'ambiente quotidiano palestinese, i discepoli vengono paragonati al sale e alla luce, che sono due elementi che in ogni civiltà sono considerati tra i più utili alla vita.
Per i discepoli essere sale e luce non è tanto motivo di orgoglio personale, quanto assunzione di responsabilità. È probabile che Matteo abbia scritto questo brano per la sua comunità cristiana quando essa cominciava a istituzionalizzarsi e forse a frenare lo slancio missionario. Matteo ricorda che se non si è sale e luce per il mondo, si può venir meno al proprio compito, si può diventare addirittura inutili e oggetto di disprezzo da parte di altri.
Il rischio di diventare cristiani inutili, comunità anonime, dovrà stimolare ogni discepolo a verificarsi e a impegnarsi con slancio. Una comunità cristiana che non sia tale non serve a nulla. Una pratica religiosa e una istituzione che funzioni solo in modo formale non raggiunge il suo scopo.
"Voi siete la luce del mondo" trova il parallelo in Gv 8,12: "Io sono la luce del mondo". L'azione dei discepoli è in linea con quella di Gesù. Le buone opere devono essere compiute senza esibizionismo, ma anche senza mimetizzarsi, cioè senza timore di essere visti.
Il sale e la luce sono il simbolo dell'autenticità, della testimonianza, della sapienza che i cristiani sono chiamati a donare al mondo. È un compito assunto in forma personale, ma è soprattutto l'intera comunità che ha la missione di presentarsi al mondo con queste caratteristiche, per lievitarlo e illuminarlo.
"Se il sale perde il suo sapore, niente potrà ridarglielo", dice Gesù: è una chiara affermazione dell'urgenza e necessità di questo compito.
Ci si domanda spesso quale sia l'identità del cristiano. Gesù dà la sua risposta:
- immersi nel mondo, per darvi sapore: non quindi separati, divenuti ghetto, staccati dalla vita e dalla storia;
- poveri, miti, assetati di giustizia, puri, perseguitati: le beatitudini, che precedono questi versetti (Mt 5,1-12), indicano a quale prezzo i cristiani saranno sale e luce nel mondo;
- capaci di rendere trasparente la testimonianza, quindi senza barriere istituzionali, senza formalismi che bloccano il dialogo, senza compromessi che rendono ambiguo il messaggio.
Si diventa sale e luce del mondo quando in modo particolare ci lasciamo illuminare e "salare" da Cristo, condividendo la sua vita, attingendo dalla sua parola le norme di comportamento; quando, come lui, siamo disposti a giocarci la vita fino alla croce.

Attualizzare

Gesù afferma: "Voi siete…", di qui la nostra confusione, perché in realtà non lo siamo: né sale né luce… "Voi siete" fa capire che prima che di un fare, Gesù parla di un modo di essere.
Voi siete il sale, dice Gesù. E il sale è simbolo di ospitalità, dà sapore alle cose, mantiene gli alimenti e ne impedisce la decomposizione. Il salgemma del mar Morto veniva usato per dare forza al fuoco e riscaldare.
Nei duemila anni di storia della chiesa però quanta luce e quanto sale attraverso la testimonianza dei cristiani! Anche noi conosciamo persone così, che nel loro piccolo sanno essere persone positive, che non si arrendono mai e sempre disponibili…
"Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio", dice Gesù. Non ci si nasconde, non ci si comporta da timidi di fronte all'annuncio del vangelo. "Non può restare nascosta una città che sta sopra un monte". Il minimo che si può chiedere a un cristiano è di non vergognarsi della propria fede e della propria identità cristiana, di essere se stesso, di non manifestarsi doppio. È il cosiddetto "rispetto umano". Anche i non credenti si aspettano questa coerenza di vita. Allora ne ricavano rispetto e magari ammirazione. Gli uccelli davanti a uno spaventapasseri stanno alla lontana. Ma quando - a forza di girargli attorno - si accorgono che è un uomo di pezza, si posano sulla sua testa e vi fanno i loro bisogni.
Oggi vi è tanto rispetto per chi non crede, ma dobbiamo anche ricordare che se stiamo zitti e non illuminiamo, priviamo queste persone di quelle verità di cui hanno bisogno per vivere.
Si è sale e luce con le "opere buone" (vangelo), con la giustizia e la testimonianza della solidarietà (Isaia, prima lettura). Anni fa il sindaco di Atlanta, negli Usa, ha voluto vivere per 36 ore da barbone. Proprio per entrare nella loro pelle, per conoscere in diretta la loro situazione di vita. Questo vuol dire essere sale, che porta poi a diventare luce di impegno e di testimonianza. Ci sono parroci della Sicilia e della Calabria che hanno trovato il coraggio di agire contro la mafia; don Pino Puglisi è uno di questi, e la sua vita illumina ancora oggi.
Si è sale e luce quindi non solo "a parole", ma con le nostre scelte di vita. Questo vale per la chiesa nella sua visibilità pubblica e gerarchica, che è in qualche modo la nuova Gerusalemme, la città posta sopra il monte che non può rimanere nascosta; ma vale anche per la nostra vita parrocchiale, che deve apparire credibile.
Essere sale e luce è oggi anche un invito a vivere il nostro battesimo. È lì che ci viene detto di essere sale del mondo e ci viene consegnata la luce della fede che deve accompagnare la nostra vita. Si è sale e luce anche con l'impegno catechistico condotto con competenza e determinazione.
La luce è destinata a illuminare, ma c'è chi la luce non la vuole ricevere: dice il vangelo di Giovanni che venne la luce vera, destinata a illuminare ogni uomo, ma che questa luce non è stata riconosciuta e accolta (Gv 1,9-11). In questo caso è nella somiglianza a Cristo crocifisso e nella potenza della sua croce che si deve confidare (seconda lettura).

Mostrami se sei cristiano

"Un cristiano deve far vedere chi è non solo perché va in chiesa, ma per la sua vita nuova, per il suo nuovo modo di agire. Un cristiano deve essere la luce e il sale del mondo (Mt 5,13-14). Se dunque in te e da te non appare la luce, se non freni la tua corruzione, come potremo sapere che sei cristiano? Lo sarai forse soltanto perché sei stato rigenerato nelle sacre acque del battesimo? Un cristiano deve risplendere non solo per ciò che ha ricevuto da Dio, ma anche per quelle cose che egli stesso può offrire a lui. Ovunque egli deve poter essere riconosciuto per il suo modo di camminare e di guardare, per il suo comportamento esteriore e per le sue parole. Questo dico non perché ci dobbiamo mettere in mostra, ma per far riflettere e condurre al bene coloro che ci osservano" (S. Giovanni Crisostomo).

Siate il sale della terra

Matteo indica chiaramente a quale prezzo i cristiani saranno sale e luce del mondo. Con parole sue lo ha scritto anche Georges Bernanos, nel suo famoso Diario di un curato di campagna. Lui si rivolge ai preti, ma sono frasi che hanno molto da dire a tutti: "Mi domando che cosa avete nelle vene, oggi, voialtri giovani preti! Al mio tempo si formavano degli uomini di chiesa, sì degli uomini di chiesa… Adesso i seminari ci mandano dei chierichetti, dei piccoli vagabondi che si immaginano di lavorare più di tutti, perché non vengono a capo di nulla… Al primo assaggio, abbandonano tutto. Sono dei musi sporchi di marmellata. Ma una cristianità non si nutre di marmellata, più di quanto se ne nutra un uomo. Il buon Dio non ha scritto che noi fossimo il miele della terra, ragazzo mio, ma il sale... Il sale, su una pelle a vivo, è una cosa che brucia. Ma impedisce anche di marcire".

 Umberto DE VANNA sdb
Fonte:  www.donbosco-torino.it