CARLA SPRINZELES, Commento VIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Commento su Isaia 49,14-15; Matteo 6,24-34
Carla Sprinzeles  
VIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (26/02/2017)
Vangelo: Mt 6,24-34 
La pagina del Vangelo di oggi è imperniata sull'abbandono fiducioso a Dio, ma con un po' di
autocritica, vediamo che noi in occidente non abbiamo la preoccupazione di che vestirci o di che mangiare, nel senso che non ci manca il cibo o il vestito, siamo nell'esubero, mentre attorno a noi c'è una metà della popolazione che ha proprio la preoccupazione di cosa mangiare e di cosa vestire: questo ci dovrebbe aprire a questo problema.
"Guardate gli uccelli del cielo.. osservate come crescono i gigli..."
Com'è bello vivere come gli uccelli dell'aria, i fiori del campo! In realtà è un'illusione illecita perché l'uomo non è natura, l'uomo è cultura. L'uomo deve provvedere da sé a se stesso, non ci sono nell'uomo le forze immutabili dell'istinto che provvede alla generazione, alla morte, al nutrimento.
E' il più gracile fra gli animali: se non seminasse non potrebbe sopravvivere.
Ma allora cosa ha voluto dire Gesù?
"Non si può servire due padroni, non si può servire Dio e Mammona".
Non possiamo organizzare la società basandola sul valore economico come valore vertice e poi volere tutto il resto. Per "mammona" si intende la ricchezza che uccide.
ISAIA 49, 14-15
Nella prima lettura ascoltiamo il lamento di Sion, che si considera abbandonata dal Signore, ma al tempo stesso la dichiarazione rassicurante di Dio alla città amata. In tal modo il testo profetico prepara l'annuncio del vangelo.
L'anonimo autore degli oracoli, raccolti nel rotolo di Isaia ai capitoli 40-55, si collega per certi temi al grande profeta di circa due secoli prima.
Manifesta però un volto di Dio e una teologia della storia assai differenti.
Nelle sue pagine, il Santo d'Israele (Dio) viene celebrato con le categorie esperienziali della sponsalità e della paternità-maternità, che tanto avevano caratterizzato la profezia di Osea, il profeta vissuto al tempo del regno di Samaria.
Il testo che viene proposto nella liturgia della Paola è in consonanza tematica con Isaia 54: alla comunità dei rimpatriati dall'esilio babilonese vengono in animo tante perplessità e trepidazioni circa la possibilità di un rapporto nuovo con quel Dio che nella sua collera - così si pensa - aveva castigato Israele con un drammatico esilio. Simile atteggiamento comparirà più tardi anche nei testi di "confessioni di colpe".
L'autore del nostro brano riporta tre lamenti di Sion.
La risposta divina, inizia al versetto 15. Dio è madre e Sion è il figlio del suo seno!
Il profeta, avvocato di Dio e suo portavoce, aggiunge: "Anche se ci fosse una donna che si dimentica di suo figlio, io invece non ti dimenticherò mai".
Di grande effetto, per la sua originalità simbolica, è pure il versetto seguente, non ripreso dal lezionario liturgico: "Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani, le tue mura sono sempre davanti a me."
Non sfugga il genere di perplessità e paure che manifestano i rimpatriati proprio nei confronti del loro Dio!
Il peccato più grande di chi si allontana da Dio è di non considerarsi più ricuperabile e amato ai suoi occhi: come se non fosse vero che Dio ama gratuitamente, e sempre e nessuno escluso.
MATTEO 6, 24-34
Amici, qual è la nostra preoccupazione?
Nella società dove regna sempre più la prepotenza delle multinazionali, al punto che si sostituiscono ai politici nella gestione della cosa pubblica, risuonano le parole di Gesù: "Non affannatevi di quello che mangerete o berrete... di tutte queste cose si preoccupani i pagani; il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno."
Come sempre il Maestro non impone leggi da osservare, ma rivela la vanità dei comportamenti fondati sull'esteriorità e indica la strada per trovare la vera felicità.
Non invita alla delega e tanto meno al parassitismo, non esige eroismi irraggiungibili.
Non chiede a nessuno di dare tutto e venire così ad accrescere il numero degli indigenti; denuncia solo l'inganno della schiavitù del denaro per aprirci la strada della libertà, perché, dice, "nessuno può servire due padroni... Non potete servire a Dio e a mammona".
Svela così il danno dell'affanno di una corsa verso la sicurezza, sempre in preda al pericolo del furto, dell'invidia, della violenza, della diffidenza, dell'odio e ci introduce nella fiducia di chi ascolta il proprio cuore, di chi crede che il regno di Dio è dentro di sé e che non mancherà dell'unica cosa necessaria, cioè della fedeltà alla parte più vera di sé, di quella cella segreta dove il bambino che siamo fortunatamente rimasti chiede relazioni autentiche, rispetto di sé, amore.
Siamo in un mondo impazzito, in cui tutti diventiamo schiavi dei soldi senza renderci conto che la vera ricchezza è la libertà di essere se stessi, ossia figli del Padre che vuole, attraverso ciascuno, diffondere il bene.
Ognuno è un bene per sé e per gli altri.
Nella misura in cui siamo in pace con noi stessi, emaniamo pace, serenità, verità, fiducia.
Si può andare a messa ogni domenica ed essere pagani, cioè non fidarsi di Dio, non credere nella potenza del bene.
E' credente chi invece si fida della dimensione interiore, di quello che non si vede ma che è la verità.
Compie il vangelo chi è consapevole che quello che appare è in realtà distruzione dell'essere, di quell'essere che è Dio in lui.
Dio ha bisogno di ciascuno per raggiungere l'altro. Non interviene direttamente ma fa sì che il bene si diffonda.
Non moltiplica il pane, ma fa sì che qualcuno pensi a condividere con chi ha fame.
Non è una legge dura alla quale piegarsi per andare in cielo, bensì lo sbocciare della bontà di cui tutti hanno bisogno, la realizzazione piena di quello che ognuno è.
Non mancherà certo del necessario colui che entra in questa dinamica.
Amici, noi siamo esperti nel tenere i piedi in due staffe, nel lasciare aperta una via di fuga, un'uscita di sicurezza, perché, come dicono tutti "non si sa cosa può accadere".
Veniamo a patti con la nostra coscienza, ci assicuriamo i beni, che sembrano proteggerci in caso di necessità.
E' opportuno scegliere o Dio o il denaro, o la fede nel Vangelo, o il pedaggio pagato all'illusione offerta dalla ricchezza e dal potere.
Le ansie per il nostro futuro hanno un nome: incredulità, bisogno spasmodico di molti beni per colare il vuoto che ci portiamo dentro.
Questa settimana avviciniamoci al Signore e chiediamo il suo aiuto per veder chiaro nella nostra vita!


Fonte:http://www.qumran2.net