don Marco Pedron, "Quanto profonde sono le tue radici"

Quanto profonde sono le tue radici
don Marco Pedron
I Domenica di Quaresima (Anno A) 
Vangelo: Mt 4,1-11 
Inizia la Quaresima, il tempo che ci conduce e che ci prepara alla grande festa dei cristiani: la Pasqua.

Quaresima vuol dire quaranta giorni. A noi questo numero non dice assolutamente niente, ma per un ebreo aveva un senso profondo: Saulo regnò per 40 anni e così Salomone; il diluvio durò 40 giorni e gli ebrei stettero nel deserto 40 anni; Mosè rimase nel Sinai 40 giorni; Gesù fu condotto nel tempio dopo 40 giorni, predicò 40 mesi, resuscitò dal sepolcro dopo 40 ore.
Allora: il 4, il 40 sono i numeri dell'uomo, del cammino, del passaggio, della trasformazione, del divenire, del lottare per diventare qualcosa di diverso; sono i numeri della conversione. Il 3 non va più bene, bisogna andare oltre, e arrivare al 4. Nella vita si raggiunge un equilibrio, si trova un ordine, una collocazione e una stabilità nei rapporti, nella propria fede e nella propria profondità. Ma viene un momento in cui la vita ci chiama ad andare oltre: l'equilibrio raggiunto prima ora non va più bene e mi devo mettere di nuovo in cammino, sulla strada; mi devo inoltrare verso un ulteriore e più forte equilibrio. Il 3 adesso non basta più, non va più bene e devo vivere il 4, cioè quello che c'è oltre, dopo, l'equilibrio di prima e che adesso non basta più.
Nella vita è sempre così. Si è giovani, fidanzati, si ha un equilibrio stabile, forte, radicato: è il 3! Ma poi ci si sposa e viene il 4. Cioè: la vita ci chiama a trovare nuovi equilibri, nuovi rapporti, nuove profondità, nuovi motivi e nuovi valori. Poi vengono i figli e bisogna ristabilire il rapporto di coppia. Poi i figli crescono e bisogna ritrovare nuovi e più solidi equilibri, perché quelli di prima non vanno più bene e non reggono più. E così la vita, vivendola, ci plasma, ci forma e ci converte. E' così per ogni uomo: si vivono delle cose e vanno bene, ma poi la vita ci in-vita a sondare e a vivere altri aspetti, a sviluppare altre dimensioni, a estrarre altre risorse. Allora ciò che prima ci bastava, ciò che prima andava bene adesso non va più bene, non basta più. Bisogna scendere oltre. Bisogna andare oltre. Allora non dovremmo avere paura dei momenti di crisi, quando cioè sentiamo che siamo insoddisfatti: non è che ciò che abbiamo vissuto sia stato sbagliato, è che adesso dobbiamo vivere dell'altro e ci viene chiesto di metterci in cammino.
Molte persone di fronte alla crisi temono che tutto sia finito, ma non così, perché si tratta di trovare nuovi, più forti e più veri equilibri. E se la paura di fare questo è troppo forte allora si resiste e si cerca di non cambiare. Ma quando ci blocchiamo, quando tentiamo di fossilizzare la realtà, quando proviamo a farci andare ancora bene quello che una ci andava bene ma che oggi appare superato, allora nasce la nevrosi. Le persone nevrotiche si rifiutano di crescere, di lasciare che la Vita le conduca a vivere ciò che devono vivere. E' il bambino che non vorrebbe crescere, che teme di diventare grande, che ha paura di lasciare.
Quando dovevo entrare in seminario il mio problema (ed era un problema serio per me) era che non avrei più giocato a scacchi con i miei amici. Nel profondo avevo paura di lasciare le mie sicurezze e i miei riferimenti.
Evolvere fa veramente paura; ma diventare grandi è bello perché si ha la sensazione di essere vivi, di fidarsi della Vita, di essere protagonisti di ciò che si fa e di essere più forti della paura che dice: "Resta qui, non andare".
Quando siamo insoddisfatti non dovremmo tanto dire: "Oddio cosa sta succedendo?", ma: "Cosa sono chiamato a vivere di nuovo?".
Allora, se io vivo così, lasciando che ad ogni fase i vecchi equilibri si rompano perché altri di nuovi e più veri si costruiscano, così facendo io vivo una continua quaresima, conversione e purificazione.
Il vangelo racconta di 3 tentazioni. Sono una rielaborazione dell'evangelista, un tentativo di dire cos'è la tentazione. E' un materializzare qualcosa che non si può dire, un avvenimento interiore. Sono costruite secondo un genere letterario del tempo, l'haggadà e nel loro insieme dicono 3 cose.
1. Gesù fu un uomo libero: poteva scegliere il bene e poteva scegliere il male. Poteva scegliere la via della non-violenza, della misericordia, della libertà, e poteva scegliere la via del fascino, del successo, del potere. E' stata una lotta anche per lui, è stato difficile anche per lui, è stata una tentazione anche per lui il fascino del successo, del potere, della gloria, ma lui ha scelto la via della non-violenza e della misericordia. Gesù fu un uomo come me e come te. Non ebbe privilegi particolari o speciali, non fu preservato dalla fatica, dal dubbio, dalla ricerca. Anche lui incontrò il male, l'oscuro, l'ignoto, il limite che abita ogni uomo.
2. Ogni uomo è luce e ogni uomo è ombra. E chi non vuol essere ombra non è neppure luce, perché dove c'è luce, c'è ombra. Dove c'è l'uomo c'è bene e c'è male. Riconosci il tuo bene e riconosci il tuo male.
3. Le tentazioni mostrano dov'è radicato il mio cuore. Mostrano quanto profonde sono le mie radici. Il cuore di Gesù era radicato in Dio.
La parola tentazione è, per noi, un termine ambiguo nel nostro linguaggio.
Per noi vuol dire essere spinti a commettere un peccato, essere spinti verso il proibito, l'immorale e cadere. Ma per la Bibbia "peirasmos", tentazione, vuol dire "mettere alla prova, fare un test", non per farti cadere, non perché tu commetta il male, ma per vedere cosa c'è dentro il tuo cuore. La Bibbia (Dt 8,2) dice: "Ricordati che il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi 40 anni nel deserto è stato per metterti alla prova e sapere quello che avevi nel cuore".
La tentazione ti mostra cos'hai dentro. Forse non era fede era solo una forte salute. Forse non era amore era solo attaccamento. Forse non era amore era solo gelosia. Forse non era vero quello che hai detto ma solo un tuo senso di inferiorità. Forse non era sicurezza era solo che non avevi conflitti.
Quando Dio non fa come noi vogliamo, diciamo: "Non credo più in Dio". Ecco la tentazione. E, invece, lo stimolo dovrebbe essere quello di trovare un Dio più vero e non il Dio magia, il Dio "bacchetta magica" che ti accontenta sempre. Quando mio figlio frequenta più gli amici che casa mia noi diciamo: "Quando crescono ti ripagano sempre così". E, invece no. Purifica il tuo amore possessivo, "tutto per me", in amore più libero. Quando il figlio trova le prime ragazze la madre dice: "Non troverai nessuna come tua madre". E, invece no (ne troverà magari anche di meglio!): purifica il tuo amore geloso. Quando dici "sempre nero" di qualcuno e la tua mente è fissata su quella persona che è per te il peggior demonio del mondo, forse è solo perché tu vorresti essere come lui e, siccome non lo sei e lo vorresti tanto, lo devi abbassare e ridurre alla tua altezza per sentirti alla pari. Ma è meglio che ti guardi dentro. Quando c'è un contrasto e tu vai in crisi e dici: "Tutte a me capitano", forse è il momento buono per imparare a sopportare le frustrazioni, le delusioni e le difficoltà inevitabili della vita.
Ogni tentazione, ogni difficoltà, ogni contrasto, ogni dubbio ci rivelano per quello che realmente siamo. Chi rifiuta la tentazione cadrà nella tentazione.
Gesù, dice il brano del vangelo, "fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo". Non si può sbagliare: è lo Spirito, è Dio stesso che conduce Gesù nel deserto, che lo conduce perché sia tentato dal diavolo. Perché?
All'inizio della storia (Gn 3,1-19) viene raccontato il mito di Adamo ed Eva. Adamo (l'umanità, ogni uomo maschio o femmina che sia) deve sposare Eva (la parte feconda, la parte dell'uomo che genera). In questo racconto viene descritta la grande legge dell'uomo: ognuno deve piano piano, gradualmente, sposarsi, acquisire le proprie risorse, generare dalla propria terra (Adamo vuol dire terra, suolo) la propria fecondità. Ognuno, insomma, è un seme che lavorando su di sé può portare frutto, svilupparsi e diventare fecondo. Ognuno è terra, polvere, suolo, che con il lavoro può generare e fruttificare. La maledizione di Dio è nient'altro che ciò che l'uomo deve sempre fare e che ha già rifiutato una volta: l'uomo dovrà lavorare sulla propria terra (sulla propria vita) con il sudore della fronte. Cioè crescere, svilupparsi, divenire uomo, sarà sempre faticoso e doloroso, sarà sempre un travaglio e un parto. La prospettiva dell'uomo è chiara (è la grande legge della vita): per diventare fecondi, felici, per sposare Eva (cioè la parte creativa, feconda, generatrice di noi) l'uomo deve faticare. Ad un certo punto, però, l'umanità incontra il serpente e la sua grande tentazione. Il serpente propone un'illusione, una scappatoia. Se l'uomo mangia del frutto dell'albero della conoscenza non sarà più necessario compiere questo lavoro e fare questa fatica. L'uomo diverrà all'istante quello che invece deve compiere e raggiungere con tanta fatica. E sappiamo com'è andata. L'uomo (l'umanità) ha ceduto alla tentazione e ha mangiato la mela.
Della mela si dice che ai suoi occhi era "buona da mangiare" (godimento), "desiderabile alla vista" (possesso), "preziosa per riuscire, per acquistare saggezza" (potenza): sono le tre tentazioni del vangelo di oggi a cui anche Gesù è stato sottoposto e a cui tutti dobbiamo essere sottoposti. Satana si rivolge a Cristo e gli dice: "Cambia queste pietre in pane" (godimento); "prostrati davanti a me e ti darò tutti i regni di questo mondo" (possesso); gettati giù dal tempio e i tuoi angeli interverranno" (potenza). Ma Gesù non cede alla tentazione, Gesù non scavalca la legge dell'umanità della crescita e dello sviluppo. E quando l'uomo accetta la legge del divenire, dello sviluppo, allora ottiene proprio quello che cerca: "Gesù se ne andava con la potenza dello Spirito (potenza); la sua fama si diffuse per tutta la regione (possesso); insegnava nelle sinagoghe ed era glorificato da tutti (godimento)" (Lc 4,14-15).
Serpente, nahas, vuol dire anche "steccato, barriera". Solo se l'uomo rifiuta il serpente, solo se l'uomo rifiuta la grande tentazione del "tutto e facile; del tutto e subito" allora potrà superare lo steccato e continuare per la sua strada. Crescere, svilupparsi, divenire fecondi, felici, essere qualcosa di vero sarà per ogni uomo fatica e dolore. Far nascere un figlio è fatica, dolore, travaglio e doglie del parto. Ma così per "ogni figlio", per qualsiasi cosa di prezioso, di grande, di vero: sarà fatica, sudore e pianto. Non ci si può sottrarre a questa legge. Non c'è nessuna soluzione facile, nessuna ricetta magica nessuna fortuna che cada giù dal cielo. Se vuoi costruirti devi faticare, piangere e sudare. E' stato così anche per Gesù. Allora: doveva Gesù andare nel deserto? Dovevano Adamo ed Eva incontrare il serpente? Sì dovevano: non si può andare oltre questo steccato, oltre questo deserto, non si può costruire nulla se non ci accetta la fatica di plasmare la propria terra, la propria interiorità, la propria vita, questa mia vita.
La Grande Tentazione è: "Non voglio faticare per vivere; non voglio accettare il dolore del cambiamento; non voglio accettare il male del rinascere; non voglio star male; non voglio essere così (terra su cui lavorare)". La grande tentazione dell'uomo è quella di mangiarsi in un colpo solo ciò che dev'essere acquisito nel tempo.
Tutte e tre le tentazioni sono legate da un'espressione sibillina: "Se sei figlio di Dio (la prima e la seconda); se ti prostri (la terza)". Se...
Satana ci insinua il dubbio del passato: "Se fossi stato; se avessi agito così; se fossi nato da un'altra parte; se le cose fossero andate diversamente; se non fosse successo che; se avessi conosciuto altre persone; se avessi avuto un'altra famiglia; se fossi nato in un altro paese".
Ci insinua il dubbio facendoci vedere ciò che non esiste: "Se sono figlio di Dio perché mi capita tutto questo? Se fossi importante; se fossi un altro; se fossi diverso; se avessi quella fortuna; se fossi migliore; se gli altri fossero migliori; se potessi; se fossi; se avessi". Ci insinua il dubbio sul futuro: "Se mi capiterà quella cosa; se sarò fortunato; e se mi capitasse quella sventura?; e se le cose cambiassero?; e se accadrà che?; e che ne sarà di me?; ce la farò?; e se non mi accetteranno?". Ci insinua il dubbio sulle persone: "Se gli altri facessero; se gli altri fossero diversi allora anch'io; se avessi più tempo; se il mondo fosse diverso; se la gente fosse più buona; se tutti fossero onesti; se non ci fosse quella persona; se avessi un altro capo; se incontrerò la persona giusta". Ci insinua il dubbio su di noi: "Se avessi più fede allora farei/andrei; se avessi un altro carattere; se non fossi così timido allora sì che potrei; se le cose mi girassero diversamente; se fossi più buono; se sapessi parlare; se avessi delle qualità; se avessi studiato di più".
"Se" ti fa vedere qualcosa che non c'è, che non esiste, che non è. Se tu lasci entrare il dubbio ("se") su ciò che è stato, tu ti attacchi a quello che avrebbe potuto essere o che avresti potuto essere ma che non è mai stato, cioè, non è mai esistito. E'andata solo così. "Se" è voler essere diversi, di più, di quello che siamo. E, invece, noi siamo questi. Ecco il peccato: non accettare di essere quello che si è e desiderare di essere qualcosa che non si è in modo facile. La paura ti fa fare quello che non faresti mai se solo avessi un po' di fiducia. Il diavolo ti fa vedere quello che non c'è, l'irrealtà, l'illusione: "Se...".
La prima tentazione riguarda il potere (per godere): "Se sei figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane". Insinua il dubbio che se uno avesse, allora sì che godrebbe, sarebbe felice, qualcuno. L'avere dà una sensazione di potere. Ma avere delle cose non ci fa più forti come persone. Ci fa più pieni, più ingozzati di cose ma non cambia nulla del nostro cuore. La tentazione dice: "Se avrò questo... allora sì che sarò". Povero illuso!
Il potere del lavoro: "Lavoro perché se avrò tanto allora potrò godermelo, sarò felice e sarò a posto". Guardate come la gente accumula, sfrutta e sgomita. E chi più ha, più lavora. Il potere del denaro: "Ho bisogno di affetto, me lo compro". Puoi comprarti tutte le donne del mondo ma non l'amore. Puoi avere tutte le auto del mondo o le case o la terra ma non puoi comprarti la felicità. Il potere politico: "Posso gestire le cose e le persone". Puoi dare ordini a destra e a sinistra, ma tutto il tuo potere non ti dà più amicizie, né più persone con cui confidarti, né più persone che ti vogliano bene. Il potere del genitore: "Posso gestire i figli, comando, ordino". Puoi manipolare e gestire (cioè rovinare) la vita dei tuoi figli; ne avrai l'ubbidienza ma non l'amore. Il potere delle chiese: "Noi sappiamo; chi fa così bene, altrimenti...". Puoi far paura alle coscienze delle persone e anche imprigionarle, ma non avrai persone di fede, solo uomini corrosi dalla paura. Il potere della pubblicità che narcotizza, manipola le persone solo per uno scopo: vendere. Il potere del sesso che diventa pretesa, dominio, violenza: usi e ab-usi dell'altro ma non avrai amore .
La seconda e la terza tentazione mettono in dubbio chi è Dio (un Dio fedele di cui non dubitare) e chi è Gesù (un uomo libero, figlio di Dio, che non si inchina a nessuno): "Se sei figlio di Dio buttati giù, tanto lui manderà i suoi angeli". "Prostrati a me, venditi a me, inchinati a qualcosa e tutto sarà tuo".
Molte persone sono religiose, adorano Dio, lo amano, gli credono fermamente e sono radicate nella fede purché... Purché questo non le metta in contrasto con la famiglia e con l'ambiente circostante; purché non le costringa a fare scelte dolorose e difficili; purché non implichi l'inimicizia, la diversità, l'impopolarità; purché non le costringa a cambiare carattere, idee, lavoro, amicizie; purché le faccia sempre dormire la notte e non crei domande tormentanti; purché si possa mantenere la faccia di amici di tutti e di brave persone; purché non le costringa a schierarsi, ad esporsi, a mettersi pubblicamente in gioco, a mettere paletti e confini alle situazioni; purché non le metta contro l'autorità, i genitori o i politici di turno; purché non tocchi il conto in banca, la casa in montagna e i privilegi di cui godono; purché le cose vadano come prima; purché l'immagine di sé rimanga inalterata e non vengano fuori "altarini" o pecche o mancanze personali; purché Dio non interferisca su quello che hanno in mente di fare, su ciò che hanno già pianificato, su quello che hanno già deciso per sé, per i propri figli e per gli altri; purché Dio non scombini i loro piani... Veramente adorano Dio, solo con qualche piccola riserva.
Amano Dio purché... solo se...
Fidati di Dio e digli... solo: "Sì".
Fonte:http://www.qumran2.net

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