don Roberto Seregni "Di più"

Di più
don Roberto Seregni  
VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) 
Vangelo: Mt 5,17-37 
Il testo che la liturgia di oggi ci regala, ci introduce nella prima parte delle "antitesi" del Vangelo di
Matteo, cioè in quel discorso di Gesù sulla nuova e radicale interpretazione della Legge.
Vorrei sottolineare che questo lungo brano sulla legge, viene dopo - e non è un caso! - quella delle beatitudini. Questo è molto importante perché l'annuncio della logica sovversiva delle beatitudini, precede l'esplicitazione della legge. Cioè: prima il Vangelo e poi la legge, prima la rivelazione e poi la morale. Perdendo di vista questa gerarchia rischieremmo di leggere questo brano di Vangelo solo come un nuovo codice di comportamenti, un' ulteriore casistica a cui fare riferimento.
L'evangelista Matteo ci mette in guardia da questo errore: prima viene il dono di Dio e poi la risposta dell'uomo.
Di questo testo mi ha sempre colpito un' affermazione di Gesù: "se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli" (v.20). Qui non si tratta di superiorità nella quantità, cioè rispettare più precetti e prescrizioni. Il mondo giudaico aveva già una casistica articolatissima, fatta da ben 613 precetti della legge (248 come le ossa del corpo umano, più 365 come i giorni dell'anno). Fare di più, in senso quantitativo, sarebbe stato davvero molto impegnativo!
Il "di più" che Gesù chiede non è nella quantità, ma nella qualità del nostro modo di metterci davanti alla legge di Dio, alla sua volontà.
Il "di più" su cui dobbiamo misurarci è sulla qualità della nostra fede.
Ripenso ad alcune confessioni che iniziano più o meno con questo ritornello: "Non ho ucciso, non ho rubato, non ho bestemmiato. Cosa devo confessare?".
Oggi la Parola di Dio ci da una risposta che esige la conversione del cuore alla novità di Gesù.
Non giustificarti perché non hai ucciso. Chiediti piuttosto quanta vita è passata nei tuoi gesti, nelle tue parole, nelle tue scelte quotidiane. Quanto amore si è moltiplicato e condiviso tra le tue mani. Esistono molti modi di uccidere. Certe parole e certi silenzi sono più affilati della spada. Certe distanze sono più letali di una cannonata.
Non sentirti a posto perché non hai rubato. Chiediti piuttosto quanto hai saputo donare, come ti sei messo in gioco nelle relazioni, quanto amore hai investito negli incontri che la vita ti ha offerto. Chiediti che ne hai fatto dell'amore che è nelle fibre del tuo corpo: l'hai moltiplicato nel dono o l'hai ammuffito nel possesso?
Non sentirti sollevato se non hai bestemmiato. Chiediti piuttosto quanto la tua vita e le tue parole sono state un inno di lode a Dio e al suo amore. Ci sono bestemmie mute, senza voce, cresciute nel rancore e alimentate da delusioni e frustrazioni verso un Dio che è solo la proiezione dei nostri desideri e bisogni.
Coraggio, cari amici! Il Rabbì di Nazareth ci invita ad una vita nuova, guidata dal suo Spirito, sostenuta dalla Parola e saziata dal Pane di Vita. Solo dentro questa novità di vita saremo davvero discepoli beati, salati e luminosi!


Fonte:http://www.qumran2.net/

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