DON Tonino Lasconi, "Affidarsi per fidarsi"

VIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A - 2017
In questa VIII domenica del tempo ordinario, Gesù invita i suoi all'abbandono confidente nella Provvidenza del Padre; un invito che è una sfida per la nostra fede e per i nostri dubbi.


Nelle precedenti domeniche, con il Discorso del Monte, la liturgia ci ha presentato il programma di vita del cristiano: arduo da accogliere e, soprattutto, da mettere in pratica. In questa domenica la parola di Dio vuole darci coraggio, assicurandoci che in questo cammino Dio non ci lascia mai soli, come ci rivela il profeta Isaia: "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai", rafforzato da Gesù in persona: "Non preoccupatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno".

Guardate gli uccelli del cielo... Osservate come crescono i gigli del campo... gente di poca fede".
Ma queste assicurazioni che dovrebbero tranquillizzarci e convincerci non riescono ad allontanare il nostro dubbio: "Sarà vero? E se poi, affidandomi a Dio come gli uccelli del cielo e i fiori del campo, finisco in miseria?". Il dubbio, anche se ci sembra irriverente, ha i suoi argomenti per nulla trascurabili. Infatti, se il Padre celeste non ci dimentica mai, e sa ciò di cui abbiamo bisogno, come mai tanti suoi figli vivono dimenticati nella miseria, nella violenza, nell'ingiustizia, senza vestiti e senza cibo? Come mai Dio non provvede a loro come fa con ai gigli del campo e gli uccelli del cielo?

"Sarà vero?". La fede non deve aver paura del dubbio, perché se tutto fosse chiaro, sarebbe come comprendere Dio. E questo sì che sarebbe bestemmiare. I nostri dubbi, perciò, accettiamoli e affrontiamoli, cercando di capire tutto quello che possiamo capire, cominciando dal comprendere bene quello che il Signore dice.

Cosa vuol dire, infatti, Gesù con il suo: "Guardate gli uccelli del cielo... Osservate come crescono i gigli del campo". Sicuramente non ci invita alla pigrizia, a vivere alla bene e meglio senza impegnarci a mettere a frutto le nostre potenzialità e capacità. Ricordiamo come viene trattato il servo che non traffica il suo talento (Mt 25,24-30). Poi, gli uccelli del cielo cosa fanno? Se ne stanno tranquilli sui rami e sui tetti ad aspettare che il nutrimento gli arrivi in bocca? Niente affatto: dall'alba al tramonto volano per cercare il cibo per se stessi e per i loro piccoli. E i gigli del campo? Anche essi a loro modo faticano per germogliare, per crescere, per resistere alle intemperie. Il Signore, perciò, non ci esorta alla bella vita, ma alla vita bella, cioè a trafficare con impegno e assiduità i nostri talenti, senza, però, cedere all'affanno per ammucchiare. Le parole di Gesù non sono ingenue, sognatrici e poetiche, ma l'invito a vincere l'accumulo e l'ingordigia che tolgono il cibo dalla mensa e i vestiti dall'armadio di altri figli.


"Sarà vero?"

Però l'interrogativo rimane: "E se poi il Signore...". Allora? Allora non rimane che scegliere tra due strade.
1. Fidarsi e affidarsi, scommettendo che Dio, secondo i suoi pensieri che non sono i nostri, è fedele e non ci deluderà. Questa è la fede.
2. Fidarsi un po', sperando che egli provveda a noi, ma intanto - "non si sa mai" – provvedere per contro nostro, accumulando il tanto che basta nei nostri magazzini. Questa non è fede e il Signore ci avverte che non ci sta: "Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza".

Fonte:http://www.paoline.it/