Juan Jose BARTOLOME SDB LectioDivina"Voi siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo!"

05 febbraio 2017 | 5a Domenica - Tempo Ordinario A | Lectio Divina
Lectio Divina: Mt 5,13-16 
Voi siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo!
Lectio Divina
Nonostante fosse ancora poco conosciuto - aveva appena iniziato il suo ministero pubblico - e benché
non lo seguisse che un esiguo numero di discepoli i quali non avevano ancora optato definitivamente per lui, Gesù non dubitò di mettere i suoi davanti alle loro proprie responsabilità: quelli che vogliono seguirlo devono essere luce per il mondo e sale della terra. Tale è la definizione del discepolo che Gesù diede sul monte delle beatitudini. Perciò, Gesù non tardò molto a dire a quelli che lo seguivano che è questo che egli voleva che fossero.
Per quanti desideriamo che Gesù ci conti tra i suoi discepoli, quelle parole sono oggi una sfida da affrontare e ci propongono un compito da realizzare. Ascoltandoli di nuovo, e pubblicamente, come lo fecero i suoi primi uditori davanti ad una moltitudine, può sembrare che le sue parole ci suonino come una proposta illusoria e…. come un grave monito. Già sappiamo cosa dobbiamo essere e dobbiamo riconoscere che non siamo ancora come Gesù ci vuole.l

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
13 "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte,
15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.
16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli"."

1. LEGGERE : capire quello che dice il testo facendo attenzione a come lo dice
lUna volta iniziato il suo primo discorso proclamando una felicità paradossale nella serie delle beatitudini, Gesù centra la sua attenzione, in esclusiva, nei suoi discepoli. Non bisogna dimenticare che li ha appena chiamati beati perché, e nel caso in cui, soffrono persecuzioni a causa della fede (Mt 5,11-12). È a loro, ed a chi sono beati se ingiuriati e perseguitati, che egli dice come li vuole. Ci sono cose che Gesù confida solo a chi dà la vita per lui, per la sua causa. Per quel motivo non risulta facile capire chi siamo… perché non stiamo 'rischiando' niente per esserlo.
Il testo è strutturato intorno a due solenni dichiarazioni, iniziate da un ripetuto "voi siete" che introduce una doppia somiglianza: sale e luce. La formulazione è simmetrica, benché disuguale, essendo la seconda affermazione più sviluppata.
L'immagine del sale (Mt 5,13a.14a) che è spiegata in negativo, ha un certo tono critico (Mt 5,13bc.14b): si contempla la possibilità che il sale perda il suo sapore: il sale che sono i discepoli, corrono il pericolo di perdere la loro ragion d'essere, se non arrivano ad essere 'sale' per gli altri.
All'immagine della luce (Mt 5,14-16°) è dato più rilievo che a quella del sale (Mt 5,13); presenta una formulazione concentrica: la luce del mondo (Mt 5,14°) corrisponde con la luce degli uomini (Mt 5,16a), un'immagine alla quale si aggiungono due affermazioni il cui senso si appoggia sull'evidenza: le città si costruiscono sui monti; le lampade si mettono sui candelieri (Mt 5,14b.15). Gli esempi sottolineano la visibilità: bisogna farsi conoscere, distinguersi, per potere illuminare e rischiarire l'esistenza agli altri
La sentenza finale (Mt 5,16b) tira fuori le conseguenze concrete della doppia immagine, benché non senza creare tensione tra la metafora e la realtà: le immagini si riferiscono all'essere del discepolo; l'esortazione finale alla sua attuazione. I discepoli devono essere quelli che sono chiamati ad essere per gli altri; riuscendolo, la gloria sarà per Dio. Meta del comportamento del discepolo è Dio ed il suo onore.
2. MEDITARE : applicare alla vita quello che dice il testo!
Appena iniziato il suo discorso nella montagna, e dopo aver promesso la beatitudine a coloro i quali avevano meno speranze di ottenerla, Gesù si dirige a quanti lo seguivano e, davanti alla moltitudine che l'ascoltava, proclamò i suoi discepoli come luce del mondo e sale della terra. Curioso questo comportamento di Gesù! I Discepoli che non erano da molto tempo con Gesù e non si erano ancora abituati né a lui né alle sue esigenze, devono sapere, da principio, quali sono le aspettative che Gesù ha su di essi. Più ancora, Gesù non volle ritardare un insegnamento che interessava solo i suoi discepoli, solo perché stavano davanti alla gente che, ai piedi del monte, lo ascoltavano; volle che tutti sentissero quello che voleva da qualcuno. Nella sequela di Gesù non vi è posto per i "cristiani anonimi."
Ricordandoci come Gesù ama i suoi discepoli e che cosa si aspetta da essi, risulterà più facile deciderci ad esserlo: sappiamo solo che Gesù ci vuole così come siamo è che dobbiamo essere come lui ci vuole. Il discepolo si sente amato dal suo maestro, se fa l'impossibile per essere come Gesù lo vuole. Per essere suo discepolo non basta, dunque, volerlo essere, come facilmente uno può credere. A chi già lo seguiva Gesù non domandò che cosa volevano essere, né come pensavano di seguirlo; ha esigito che fossero come egli li voleva ed impose una strada concreta da seguire. Chi sa se non starà qui la ragione che, nonostante tanti anni, - essenzialmente, tutta la nostra vita -, di essere discepoli, non siamo riusciti ancora a sentirci autenticamente amati da lui!
Se non accettiamo le sue condizioni, non possiamo pretendere che ci consideri uno dei suoi. Non domandiamoci cosa egli desidera da noi, pensiamo che ci vuole come discepoli; forse per non essere disinteressati di quanto egli possa pensare di noi, non riusciamo a crederci che gli interessiamo. A forza di insistere nell'essere buoni discepoli di Gesù ci sembra che siamo buoni, secondo quanto siamo disposti a concedergli, ma ci stiamo privando di averlo come maestro e compagno che è quello che realmente egli vuole essere per noi... Nel monte delle beatitudini Gesù lasciò detto con chiarezza chi è per lui il vero discepolo, e chi considera come tale: solo quelli che sono sale e luce del mondo.
Forse non ce ne siamo accorti; Gesù pensava i suoi discepoli come missionari del mondo: li volle affinché lo illuminassero e lo condissero, affinché portassero sapore e luce. Non li volle per se, perché rimanessero con lui, o perché si allontanassero dalla gente, e per quel motivo, davanti a tutti, chiarì come dovevano essere. Coloro che seguono Cristo non lo fanno per meritare maggiori attenzioni da lui né un miglior trattamento, bensì affinché, vedendoli, il mondo serva meglio il suo Signore. Le loro opere devono risplendere davanti agli uomini, come la lampada su un candeliere o la città sopra il monte. Devono vivere in mezzo agli altri e conservare un inconfondibile sapore di Cristo, ben visibili e molto maturi.
Essere discepolo di Gesù non è stato mai un "hobby", un'inclinazione occasionale, il passatempo della domenica; è qualcosa di 'connaturale', qualcosa di tanto logico come la luce che illumina ed il sale che condisce. Come è proprio della luce illuminare come è naturale che il sale conservi e condisca, dal discepolo Gesù esige l'impegno, senza averglielo domandato prima, se è disposto ad esserlo. Se si è discepolo, si deve essere sale e luce. E lo sappiamo molto bene: il sale è utile, non se lo si conserva, bensì se lo si usa; il suo profitto è che si sciolga come condimento o conservante. Il cristiano che è sale della terra non può vivere la sua vita di fede nell'anonimato, disinteressato di quanto succede ma deve interessarsi di quello che succede secondo il volere di Dio. E, come il sale, darà sapore cristiano al suo mondo se entra in contatto con lui, se si introduce in lui, se in lui si immerge conservando la sua identità ed il ricordo di Gesù. Oggi molti dei nostri contemporanei, chissà anche alcuni dei nostri cari, non si decidono di fidarsi di Dio, perché non ci vedono, credenti attivi, fiduciosi in lui: se a noi è difficile, perché deve risultar loro più facile?
Senza la luce, la vita umana sarebbe impensabile; nel mondo grigio e senza splendore nel quale viviamo, la responsabilità del cristiano si è ingrandita: se l'oscurità non sparisce dall'orizzonte, se il dubbio ottenebra il cuore, è perché mancano uomini che mettono quotidianamente la loro vita di fede come luce per le vite degli altri e come guida a coloro che non credono ancora. Inoltre, e ciò può incoraggiarci, quanto grande sia la tenebra, basta una piccola luce per illuminare: non bisogna sperare che vengono altri migliori, se siamo già discepoli, incominciamo a dare la cosa migliore che abbiamo, la nostra fede, per piccola che sia, e l'attestazione della nostra fedeltà, benché sia tanto titubante o scarsa.
Oggi noi credenti ci accontentiamo di essere, al massimo, buoni, ed il buon esempio ci costa! Ci interessiamo poco a rendere migliore il nostro mondo che, in definitiva, è il mondo di Dio ed il nostro compito. Abbiamo ridotto il nostro sforzo di fedeltà all'ambito della nostra coscienza, il campo di azione è la nostra intimità. Ci sentiamo peccatori se facciamo certe cose, senza renderci conto che, più che per il male che non riusciamo ad evitare, è per il bene che non vogliamo fare che smettiamo di essere discepoli autentici di Gesù.
Se Cristo non è la luce della nostra vita e non vediamo tutto alla sua luce, se la nostra vita non conserva alcun sapore di Cristo, a che serviamo in questo mondo? Se la nostra vita quotidiana non apporta luce e speranza a quanti vivono con noi, se le nostre azioni non sanno un po' di Cristo, non possiamo lamentarci che il mondo sia brutto, dovremmo accusarci di non essere sufficientemente buoni per il mondo. Non è condannando gli altri che diventiamo buoni, bensì condannandoci a vivere per essi come loro luce e sale. Se in realtà vogliamo che Gesù ci conti tra i suoi discepoli, lasciamo che il mondo trovi in noi la sua luce ed il suo sale. E' tutta una sfida. E' la nostra opportunità, se vogliamo essere riconosciuti da Cristo come suoi discepoli.
All'esigenza di essere sale e luce del nostro mondo Gesù aggiunge un obiettivo: il discepolo deve al mondo il suo essere luce e sale, ma solo al Padre deve dar gloria. Quello che siamo per gli altri ha come scopo che gli altri conoscano Dio: il nostro sapore di Cristo ed il nostro essere luce del mondo, deve "lodare" e dare onore a Dio Padre. Essere di aiuto per gli altri deve "essere solo" per amore di Dio Padre. Se ci sembra poco, è perché non teniamo conto di ciò che dobbiamo "dare" a Dio, l'onore.
Juan Jose BARTOLOME SDB
Fonte:  www.donbosco-torino.it

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