MACHETTA Domenico SDB, "Fu detto agli antichi... ma io vi dico..."

12 febbraio 2017 | 6a Domenica - T. Ordinario A | Omelia
Fu detto agli antichi... ma io vi dico...
1ª LETTURA: Sir 15,15-20
Il Siracide è un sapiente israelita che attorno al 900
a.C. ha composto un'opera giunta a noi nella versione greca fatta da un suo nipote.

Il messaggio sapienziale che ci viene proposto oggi è fondamentale: "Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà".
Ognuno fa le sue scelte: il Paradiso o l'Inferno.
Nel Paradiso o nell'Inferno non si sarà mandati, si resterà.
Quando verrà tolto il velo, si vedranno le scelte degli uomini. Ogni mattina, quando suona la sveglia, siamo davanti a un bivio, firmiamo sul nostro futuro.
In queste domeniche, leggendo il discorso della montagna, sentiamo come Gesù, il Maestro, ci ricorda questa verità: ognuno in questa vita fa le sue scelte (l'opzione fondamentale).
Non esiste rottura con il passato, c'è continuità tra
l'A.T. e il N.T. Ma Cristo è decisamente nuovo. Il discorso della montagna è la "lex nova Christi".

VANGELO: Mt 5,17-37

Nell'A.T. Dio si rivelava per gradi, con pazienza infinita.
Era già tanto dire: "occhio per occhio e dente per dente" in un mondo in cui esisteva un certo tipo di vendetta!
Gesù "compie" la rivelazione: il piano della giustizia si realizza pienamente in Cristo.
"Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge: neppure un jota o un segno (in ebraico jod è un cornetto piccolo...)".
Gesù compie la legge, superandola: il superamento è in quel "ma io vi dico".
"Avete udito che fu detto agli antichi...".
Fu detto. Da chi?
Da Dio. È un passivo teologico.
"Ma io vi dico...". Gesù si sostituisce a Dio. Chi mai avrebbe potuto farlo? È come perdonare i peccati. Sono prerogative divine. Gesù dunque si presenta come Dio, come legislatore!
Nel discorso della montagna Gesù ci dà il suo programma. Di fronte alla legge antica uno poteva correre il rischio di sentirsi a posto; ora no. Di fronte alle "Beatitudini" non si può dire: Signore, io queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza.
Qui la meta è irraggiungibile: "Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli".
Gesù va alla radice con quel "ma io vi dico".
Per esempio, il comandamento di "non uccidere" ha come radice l'ira! È l'ira che bisogna distruggere sul nascere.
La "non violenza" parte di qui. Il Vangelo ci indica "l'Everest" dell'amore: odiare il peccato e amare il peccatore, con l'amore con cui lo ama Gesù, che è morto per tutti.
Amatevi "come io" vi ho amati.
Naturalmente, questo tipo di amore, gratuito, disinteressato, universale, l'uomo da solo non può darselo, può solo riceverlo.
E questo servirà per tutto il resto: per la riconciliazione con il fratello prima di presentarsi davanti al Signore, per
l'adulterio, per lo scandalo, per il giuramento (perché non giurare? Perché il giuramento è segno di diffidenza, e se c'è diffidenza non c'è amore).
Tutto quello che faccio corrisponda al mio intimo! Noi in fin dei conti siamo dei grandi dissociati! Chi si avvicina a Dio diventa "uno" dentro: pensiero, parola e azione sono in piena sintonia.
Unità dell'essere!
I veri unificati, ricuperati a se stessi, sono i santi.
Il discorso della montagna, in sostanza, è il ritratto di Gesù.
E non basta fuggire il peccato. Bisogna fuggire le occasioni! "Se il tuo occhio è occasione di scandalo, cavalo. Se la tua mano...". E nessuno si senta "vaccinato". Certe cose sono sporche per tutti, non solo per i bambini! Via le maschere!
Certi demoni si scacciano solo con la preghiera e il digiuno. Senza tagli sanguinosi non si cresce.

In questa domenica
non possiamo uscire dalla Messa
senza un serio esame di coscienza
su queste antiche terapie evangeliche.

 Domenico MACHETTA
Fonte:  www.donbosco-torino.it