Paolo Curtaz, "Prima il Regno"

Commento al Vangelo di domenica 26 Febbraio 2017 - Paolo Curtaz
Prima il Regno
Insiste, il rabbì, rende concrete le beatitudini, dona sapore alla nostra vita prima di invitarci ad andare nel deserto, la prossima settimana.

La violenza, il rapporto con l’affettività, la verità di noi stessi, l’elemosina, la preghiera, il digiuno… ogni aspetto della nostra vita, nel discorso della montagna, viene analizzato, ribaltato, illuminato.
Perché il rischio della schizofrenia, sinceramente, esiste.
Pii e credenti in chiesa. Smemorati e faciloni nel mondo.
Devoti con Dio. Mondani col mondo.
Ben venga, allora, chi, per amore, ancora ha il coraggio di dirci in faccia cosa non funziona.
Senza cedere al politicamente corretto tanto di moda che nasconde, quasi sempre, la logica dell’indifferenza: va tutto bene, fai ciò che vuoi, purché tu non mi dica cosa fare.
Dio non la pensa così. Corre il rischio di essere mandato a quel paese.
Corre il rischio di venire inchiodato.
A volte chi ti vuole davvero bene si assume la responsabilità di indicarti le cose che non vanno. Come fa Gesù.

Io e mammona
Dio o mammona?
In aramaico suonava molto meglio: in chi riponi la tua fiducia (emunà )?, in Dio o in ma’amum?
Noi cattolici tendiamo a vedere nella ricchezza un ostacolo insormontabile alla nostra fede, a demonizzare il denaro. Il denaro, in sé, è neutro, come ogni altra realtà umana. Gesù non è classista, né dice che la ricchezza sia un male, anzi. Ci dice che è pericolosa perché inganna, perché promette ciò che non può in alcun modo mantenere. Si accumulano tesori in cielo condividendo quelli in terra (non solo denari ma anche capacità, tempo, qualità…).
Per la Bibbia la ricchezza (onesta) è sempre dono di Dio ma la povertà è sempre colpa del ricco: la ricchezza è donata per essere condivisa.
Dov’è il tuo cuore? Nel tuo tesoro? Poni la tua fiducia nelle cose che hai? Pensi sia sufficiente?
Gesù ci ammonisce: ogni realtà è penultima. Anche gli affetti, anche i figli. Figuriamoci le cose!
La sapienza biblica già aveva concluso nel libro dei Proverbi (30,7-9): meglio non avere né ricchezza, né povertà. Nella sazietà rischiamo di rinnegare Dio, nella povertà di maledirlo…

Affanni della vita
Gesù insiste, mettendo a fuoco una delle caratteristiche del nostro tempo: l’ansia, l’affanno, termine che ricorre sei volte in pochi versetti. Un invito rivolto al discepolo a fidarsi di Dio senza lasciare che l’ansia ci divori il cuore e le emozioni.
Siamo travolti dalle preoccupazioni, corriamo come dei matti, sempre insoddisfatti, spesso arrabbiati e polemici.
Il tema della fiducia è un tema essenziale e impegnativo, che sta in equilibrio fra affido e impegno, senza giustificare la pigrizia o assecondare l’ansia. Ansia che, dicono gli esperti, è una forma di stress della famiglia della paura, manifesta la nostra incapacità di tenere le cose sotto controllo con l’illusione di potere dominare la realtà che, ovviamente, è decisamente più ampia di ciò che possiamo controllare.
Il Signore Gesù ci invita a fare un percorso che parta dall’intelligenza per giungere al cuore e, dal cuore giunga alla fede.

Keep calm!
L’intelligenza ci porta a guardare intorno le cose come avvengono, a centrarci sulla realtà.
È uno strumento importante che ci obbliga ad uscire da noi stessi, dalla nostra autoreferenzialità, oggi quanto mai diffusa e perniciosa (e pericolosa!). noi al centro di tutto, invece di essere inseriti in un contesto.
Eppure Gesù parte proprio da me per invitarmi ad alzare lo sguardo, a guardare gli uccelli del cielo e l’erba del campo, a ragionare sul fatto che non posso aggiungere una sola ora della mia vita (questo non significa fare di tutto per accorciarla!). Intelligenza nel vedere che esiste un’armonia, una leggerezza, una sottigliezza che sono chiamato a cogliere ed interpretare.
La rigidità con cui affrontiamo le situazioni ci impedisce di vedere oltre, al di là, di ammirare l’opera potente di Dio in noi e nelle vite di chi abbiamo accanto.
È come dire: la realtà si adegui! Chi non vuole vedere non riesce a vedere.
Dall’intelligenza al cuore. Davanti a tanta armonia il cuore si converte, si commuove: esiste un Dio che conta i capelli del mio capo e che si occupa di due passeri che, pure si vendono per un soldo (Lc 12,6). Certo, ci sono molte cose che non capiamo (la violenza, il peccato che abita in noi) ma le contraddizioni sono inserite in un contesto di luce.
Matteo dice che anche partendo dall’osservare le cose positive possiamo risalire al Creatore che le ha volute. La fede ha sempre a che fare con l’intelligenza e il cuore ma approda alla volontà per far nascere la fede che è fiducia.

Alla fede
La fede nasce dal credere che questo Dio che veste i gigli del campo veste anche me! Non facendomi trovare i vestiti all’uscio, ma facendo della mia vita un percorso che mette il Regno e la giustizia al centro, e il resto arriva in sovrappiù.
Parliamo di una misura, di una proporzione, non dell’incoscienza: non stiamo seduti ad aspettare la manna dal cielo, Dio arriva a noi attraverso gli strumenti abituali, ordinari, senza fare miracoli che pieghino la realtà.
La nostra vita è l’opportunità che ci è data per capire e per amare, per lasciarci amare attraverso percorsi che non vorremmo e che, spesso, pretendiamo di tenere in mano e, in fondo di controllare.

È naturale preoccuparsi (occuparsi prima, non ha senso!), è naturale avere paura e difendersi, è cristiano, invece, scegliere di lasciare che sia Dio a primeggiare.
Cerchiamo anzitutto il Regno, le cose di Dio, il resto verrà. Come?
Con i soliti strumenti della vita interiore: la preghiera, la vita di comunità, i sacramenti, la meditazione della Parola ma, soprattutto, lasciare che questa abitudine contagi la vita e i giudizi. E vivere nella giustizia nelle relazioni, nella correttezza (interiore, profonda, autentica) con le persone, con le situazioni, tenendo fede… alla fede.
Si può fare.

Fonte:http://www.tiraccontolaparola.it