D. Gianni Mazzali SDB, "FINALMENTE LIBERI"

02 aprile 2017 | 5a Domenica di Quaresima - A | Omelia
FINALMENTE LIBERI
Siamo disposti ad ammetterlo con franchezza: l'abuso della parola libertà ci mette a disagio. Se vuoi
conquistarti un uditorio oggi devi saper risvegliare negli ascoltatori i desideri e i bisogni e soprattutto presentarti come un lottatore che si preoccupa di garantire la loro libertà. Ci si deve, quasi per forza, sentire schiavi, conculcati nei propri diritti per far emergere un senso di ribellione e rivendicare il diritto fondamentale. E il contrasto più evidente si configura proprio dalla constatazione che in una società così esasperatamente libertaria si moltiplicano le schiavitù, le dipendenze, i modelli imperanti che ci impediscono di scegliere ciò che il costume ha già scelto per noi. Banalmente pretendiamo di essere liberi nel senso di non riconoscere alcun freno e, senza avvertire la contraddizione, sacrifichiamo il nostro libero arbitrio ai numerosi vitelli d'oro, agli idoli di oggi. La Parola oggi illumina il mistero fitto della nostra libertà, descrivendolo come un passaggio dalla morte alla vita, come un cimitero di ossa che rinascono a vita nuova.

LA TERRA DELLA LIBERTA'

Anche Israele ha sperimentato l'infatuazione della libertà, la pretesa di non accettare vincoli, fossero anche quelle provenienti da Dio. Israele ha sperimentato un vuoto di memoria: la faticosa esperienza dell'esodo dall'Egitto come cammino verso la libertà. Hanno abusato delle proprie pretese, Gerusalemme è caduta e sono stati deportati a Babilonia. Un valore conculcato, tradito genera confusione, vergogna, disperazione. Ezechiele ha il compito di far rinsavire Israele: "Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele". Nella mente ispirata del profeta si intrecciano due immagini che entrambe recano un forte impulso di vita rinnovata, di "risurrezione". Familiare è l'immagine del cumulo di ossa inaridite ammassate nella valle e ad essa si affianca quella dei sepolcri, di un cimitero. Ezechiele è profeta di speranza per un popolo accasciato, avvilito, che ha perso ogni prospettiva. C'è un urgente e profondo bisogno di rinascita, si deve ritornare a guardare verso l'orizzonte e intravvedere la terra "promessa" che attende tutti. La libertà, la terra dov'è la libertà è l'oggetto di questa rinascita, la terra dei padri, la terra della fedeltà e la terra della trasgressione. A questa terra si può ritornare per ristabilire l'equilibrio perduto, per apprezzare fino in fondo la sfida della libertà.

LAZZARO PER LA VITA

C'è tanta passione nel racconto della risurrezione di Lazzaro. Si intrecciano sentimenti diversi: l'amicizia che fa superare ogni timore, le aspettative della gente, la commozione e il pianto di Gesù, il rammarico supplichevole delle sorelle. C'è un'aura misteriosa attorno alla morte dell'amico di Gesù, il quale piange e nello stesso tempo dice: "Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!". Ci conforta che Gesù abbia pianto nel constatare la morte dell'amico e tutti lo notano e sottolineano che si trattava di una amicizia vera e profonda. Il nostro rapporto con Gesù non deve esulare dai nostri sentimenti, anzi in esso vengono riconosciuti e nobilitati. Ciò che ci colpisce è che il pianto di Gesù non si esaurisce in sé stesso, ma lo porta a confrontarsi con la morte dell'amico e a dare un segno straordinario che la morte non può essere l'ultima parola. Lazzaro, l'amico morto e risuscitato, diventa un segno eloquente, commovente e sconvolgente allo stesso tempo, che la vita è più forte della morte, che l'uomo è chiamato a rinascere. Gesù, con la sua parola autorevole, rende manifesto il trionfo della vita: "Lazzaro, vieni fuori!". E' un comando di liberazione che realizza la promessa di Ezechiele: "Ecco io apro i vostri sepolcri". Il miracolo operato da Gesù è un segno che la libertà è possibile e che la schiavitù, in questo caso della tomba, non può essere definitiva. Gesù è perentorio: "Liberatelo e lasciatelo andare". Gesù lo dice anche a noi: è importante che tu ti renda conto che la tua libertà è fragile, appariscente, ma superficiale, spesso vuota. Devi intraprendere un cammino di liberazione che ti consentirà di respirare la libertà a pieni polmoni e vivere in pienezza il dono della vita, contro ogni pericolosa cultura di morte.

ABITATI DALLO SPIRITO

Paolo descrive la dialettica tra libertà a schiavitù con due esperienze contrapposte: vivere sotto il dominio della carne e vivere sotto il dominio dello spirito. Riconosciamo il nostro essere carnali nelle nostre dipendenze, nel nostro rifiuto inconsapevole ad essere liberi, nell'accettare che forze occulte e suadenti decidano per noi. Queste innumerevoli forme di schiavitù segnano la morte del nostro spirito, della nostra anima. La nostra rinascita, l'uscire dal letargo avvilente dell'anima corrisponde per Paolo alla vita nello Spirito di Cristo: "Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia". Vivere nello Spirito di Cristo è sentire rivolto a noi il comando: "Lazzaro, vieni fuori".


"Nessuno è più schiavo
di colui che si considera libero
senza esserlo"

(Johann Wolfgang Goethe)

Don Gianni MAZZALI sdb
Fonte:  www.donbosco-torino.it  

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