D. Gianni Mazzali SDB, "NEL DESERTO CON GESU'

05 marzo 2017 | 1a Domenica di Quaresima - A | Omelia
NEL DESERTO CON GESU'
La vita di molti oggi sperimenta l'affanno, un ritmo incessante, un susseguirsi di azioni incalzanti. A
farne le spese spesso è il nostro spirito, trascurato, relegato in piccoli e ristretti spazi della nostra giornata, spesso dimenticato e negletto. Eppure la nostra anima ha bisogno di respirare, di attenzione, di cura. La Quaresima è proprio un tempo che ci soccorre in questo nostro rincorrere la nostra anima senza riuscire a ritrovarci. L'immagine del deserto, per quanto impervia e dura, ci mette a contatto con uno spazio ideale di tranquillità, di silenzio, anche di solitudine in cui consentire al nostro spirito di immergersi, di ritrovarsi. E' comunque una solitudine nobile, sublime, perché seguiamo una traccia di orme, quelle di Gesù che nel deserto ha temprato la sua anima, aprendosi alla volontà di Dio ed accettando la missione consegnatagli dal Padre.

UN FRUTTO AMARO

La pagina del Genesi ci parla di un frutto amaro, di una perenne ed universale amarezza. Il nucleo della verità scomoda che ci viene trasmessa riguarda la tentazione perenne che soggioga l'uomo in ogni epoca ed in ogni cultura: dominare il bene e il male al punto da cancellarlo e quindi non avere più limite alcuno. Si capisce con chiarezza che i nostri progenitori, così come vengono presentati nel racconto del Genesi, hanno voluto annullare Dio, prendendo il suo posto. Da non trascurarsi il ruolo del tentatore, nella figura del serpente, che insinua nell'uomo la possibilità di porsi al di sopra di ogni limite, anche quello della morte, ed essere come Dio, prendendo quindi il suo posto: "Non morirete affatto! Anzi Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sarete come Dio, conoscendo il bene e il male". Il serpente li circuisce inducendoli ad immaginare di poter vedere le cose come le vede Dio e soprattutto di porsi al di sopra del bene e del male, conoscendone la natura e dominandolo. E' la ricorrente tentazione per l'uomo di ogni tempo: non accettare di essere limitato, soprattutto non riconoscere la signoria dovuta al Creatore e Signore dell'universo. E, come per Adamo ed, Eva, il frutto è amaro: un uomo nudo, in balia della sua vana superbia, drogato dalla pretesa di onnipotenza, preda degli istinti e delle violenze più degradanti: "Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi".

PECCATO E GRAZIA

Paolo, nel brano che viene proposto oggi, riflette sui frutti della disobbedienza dei primogenitori, soprattutto la morte, l'illusione più accattivante di Satana: la morte è il frutto più amaro delle pretese umane di non accettare alcun limite. Il peccato delle origini, il peccato di sempre, è stato ed è devastante. C'è bisogno di una forza, di una energia sovrumana per ribaltare l'equilibrio compromesso. Paolo invita tutti a riconoscere che, senza l'intervento dello stesso Dio, a cui l'uomo si è ribellato e si ribella sempre, non si risale dal baratro. Gesù, è il regalo di Dio all'uomo, è la sovrabbondanza della vita di Dio che rimette ordine nell'uomo, che lo riconsegna all'obbedienza, che lo libera dalla schiavitù, anche quella della morte. La salvezza è un dono, non una conquista: "La grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti". Il tragitto quaresimale ci offre la possibilità di una consapevolezza a tutto campo: la triste e costante realtà del nostro peccato da una parte e la possibilità di attingere alla sovrabbondante grazia di Dio che ci salva dal peccato in Gesù: la grazia di Dio vince il peccato.

SATANA CONTINUA A TENTARE

L'esperienza del deserto, così come è stata vissuta da Gesù, ci trasmette con immediatezza la realtà delle nostre tentazioni. Non soltanto, ma ci conforta nella vittoria che Gesù ha conseguito contro le lusinghe del tentatore. Oggi siamo tentati di pensare che l'uomo con il suo progresso e la sua evoluzione non ammetta più alcuna barriera: la distinzione sessuale, la responsabilità della famiglia, la destinazione universale dei beni, il rispetto della natura e della vita, il rispetto e la dignità di ogni persona. L'orgoglio e la superbia ammaliano tutti e ci fanno sentire padroni e artefici del nostro destino fino alle conseguenze più estreme. E Satana si compiace così di avere ottenuto, magari indirettamente, l'adorazione dell'uomo che può giungere al paradosso di odiare il bene e di inneggiare al male. Quanto è urgente che oggi, accanto a Gesù e con Gesù, nell'esperienza purificante ed ossigenante del deserto possiamo anche noi dire: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto".

"Quando i diavoli
vogliono indurre ai più neri peccati,
cominciano appunto col suggerirli
su un tono celeste".
(William Shakespeare)

Don Gianni MAZZALI sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it

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