dom Luigi Gioia" Una luce già in noi"

Una luce già in noi
dom Luigi Gioia  
II Domenica di Quaresima (Anno A) (12/03/2017)
Vangelo: Gn 12,1-4a; Sal 33; 2 Tm 1,8b-10; Mt 17:1-9 
Due volte, nelle letture di questa seconda domenica del tempo di quaresima, risuona la voce stessa
del Padre. La sentiamo una prima volta del vangelo della trasfigurazione, quando dalla nube essa proclama: Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo. La sentiamo poi dichiarare nella prima lettura ad Abramo: Esci dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre verso la terra che io ti indicherò.
C'è un parallelo tra l'ascolto chiesto dal Padre nel vangelo e l'atteggiamento indicato come espressione di questo ascolto ad Abramo, quello cioè di uscire. Ascoltare conduce ad uscire. La Parola ci fa uscire dalle nostre abitudini che, anche senza essere dei peccati, ci chiudono alla relazione con il Signore e nei confronti degli altri. Per farci uscire dalle nostre abitudini di passività, di rassegnazione e di cinismo, per farci uscire dal nostro peccato, però, non basta la nostra volontà. Non basta neppure ascoltare Gesù e proporci di mettere in pratica la sua parola. Non ne saremmo infatti capaci perché prima di poter fare qualsiasi cosa di buono abbiamo bisogno di essere salvati. Lo afferma chiaramente la seconda lettura: Figlio mio, con la forza di Dio soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha prima salvati e poi chiamati con una chiamata, una vocazione, santa. E poi aggiunge: non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia.
Anche solo per sentire la chiamata di Dio quindi abbiamo prima bisogno di essere salvati, di essere condotti - come Pietro, Giacomo e Giovanni - in un luogo in disparte, di essere avvolti, anche noi, dalla nube dello Spirito Santo. Soprattutto abbiamo bisogno di riconoscere questa voce del Padre che ci invita. Notiamo che il Padre non ci chiede genericamente di ascoltare, ma ci dice: Ascoltatelo! cioè "Ascoltate Gesù!". Proprio in questo risiede la grande differenza tra la voce del Padre nel Nuovo Testamento e nell'Antico Testamento.
Il Padre parla a noi come aveva parlato ad Abramo. Al tempo di Abramo, però, Gesù ancora non era venuto, perciò il Padre gli dice solo: Vai! Esci!. A noi invece non dà semplicemente una parola da ascoltare, a noi dice: Ascoltatelo! Cioè "Ascoltate lui, ascoltate Gesù!". Il riferimento a Gesù è la chiave di tutto: lui possiamo ascoltarlo, vogliamo ascoltarlo, perché ci ha dato la prova del suo amore per noi, ha dato la vita per noi e, come ha detto lui stesso, nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
Nei suoi riguardi possiamo citare questa bella frase del salmo: Di te ha detto il mio cuore: sei tu il mio Dio. Il nostro cuore riconosce in Gesù il nostro Dio, discerne nella sua Parola una voce che veramente ci raggiunge nel profondo, ha la forza di introdurre un cambiamento autentico nella nostra vita, ha questo potere proprio perché prima di cambiare la nostra vita tocca il nostro cuore.
Ascoltare produce allor come frutto la benedizione nel doppio senso di questa parola: nel senso che noi siamo benedetti e che a nostra volta diventiamo strumento e segno di benedizione per il mondo.
C'è una parentela molto stretta tra la parola benedizione e le beatitudini. Essere benedetti è entrare nello spirito delle beatitudini. I veri benedetti sono i beati di Matteo perché la loro vita è stata trasformata, perché hanno trovato la gioia, hanno avuto accesso alla consolazione del Signore già nella povertà, nella sofferenza, nelle lacrime. Questo è essere benedetti. Una volta benedetta, la nostra vita diventa beata, cioè assume un senso nuovo, anche quando esteriormente tutto sembra restare come prima. Le circostanze della vita infatti cambiano lentamente, ma il nostro cuore, sotto l'azione della benedizione, si converte per primo e con esso si trasforma il nostro sguardo e lentamente anche il nostro comportamento e tutta la nostra vita.
Essere benedetti è quindi essere trasfigurati, prima nel cuore, poi nello sguardo e infine in tutta la nostra vita.
La trasfigurazione di Gesù è visibile solo per un momento. Quando egli scuote i discepoli dal sonno nel quale sono sprofondati per l'impossibilità di sostenere oltre la visione della gloria di Dio, ritrovano Gesù solo. Ma anche nella sua forma terrena Gesù resta il trasfigurato e il trasfigurante perché porta la luce della sua divinità, la luce della presenza del Padre in lui, la luce della sua unione con il Padre. Con lui, anche noi siamo avvolti in questa luce. Questa luce è già in noi anche se non la vediamo ancora.
Siamo benedetti quindi perché anche noi, in Gesù, siamo trasfigurati. Anche noi, grazie alla nostra unione con Gesù, abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, che è già resurrezione, è già primizia della vita eterna. Ci è promessa una vita che non finisce, la risurrezione, un corpo che risplende, una relazione senza ostacoli, libera, tra noi, in Cristo, nello Spirito, con il Padre.


Il testo dell'omelia si trova in Luigi Gioia, "Mi guida la tua mano. Omelie sui vangeli domenicali. Anno A", ed. Dehoniane. Clicca qui
Fonte:http://www.qumran2.net

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