FIGLIE DELLA CHIESA, LectioDivina "Il suo volto brillò come il sole "

II Domenica di Quaresima
Anno A
Antifona d'ingresso
Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”.
Il tuo volto io cerco, o Signore.

Non nascondermi il tuo volto. (Sal 27,8-9)


Oppure:
Ricorda, Signore, il tuo amore e la tua bontà,
le tue misericordie che sono da sempre.
Non trionfino su di noi i nostri nemici;
libera il tuo popolo,
Signore, da tutte le sue angosce. (Sal 25,6.3.22)

Colletta
O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio,
nutri la nostra fede con la tua parola
e purifica gli occhi del nostro spirito,
perché possiamo godere la visione della tua gloria.

PRIMA LETTURA (Gen 12,1-4)
Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio.
Dal libro della Gènesi

In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 32)
Rit: Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. Rit

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. Rit

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. Rit

SECONDA LETTURA (2Tm 1,8b-10)
Dio ci chiama e ci illumina.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.

Canto al Vangelo (Mc 9,7)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».
Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO (Mt 17,1-9)
Il suo volto brillò come il sole
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Preghiera sulle offerte
Questa offerta, Signore misericordioso,
ci ottenga il perdono dei nostri peccati
e ci santifichi nel corpo e nello spirito,
perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali.

PREFAZIO
La trasfigurazione annunzio della beata passione.

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli, dopo aver dato ai discepoli
l’annunzio della sua morte,
sul santo monte manifestò la sua gloria
e chiamando a testimoni la legge e i profeti
indicò agli apostoli che solo attraverso la passione
possiamo giungere al trionfo della risurrezione.
E noi, uniti agli angeli del cielo,
acclamiamo senza fine la tua santità,
cantando l’inno di lode: Santo...

Antifona di comunione
“Questo è il mio Figlio prediletto;
nel quale mi sono compiaciuto.
Ascoltatelo”. (Mt 17,5; Mc 9,7; Lc 9,35.)

Preghiera dopo la comunione
Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri
ti rendiamo fervide grazie, Signore,
perché a noi ancora pellegrini sulla terra
fai pregustare i beni del cielo.

Lectio
Le letture di questa seconda domenica di quaresima proseguono la riflessione penitenziale iniziata la settimana scorsa, proponendo un tema caro alla letteratura biblica e quaresimale: la trasfigurazione dal “cammino di morte” in “cammino di vita”. Il brano evangelico, in particolare, rappresenta una dei testi più significativi per tratteggiare l’identità e la missione del Figlio di Dio. Esso descrive lo stupore di fronte al Cristo trasfigurato, al volto di Colui che ama profondamente e attende di essere cercato.
Per afferrare maggiormente il senso complessivo del brano, accosteremo questi versetti di Matteo in modo trasversale: la chiave di lettura non sarà quindi lo sviluppo narrativo della scena, ma quei nuclei tematici che più o meno esplicitamente alludono alla storia antica del popolo di Israele.

Il riferimento cronologico iniziale.
v.1 - Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.
Il racconto inizia con la presentazione del tempo, del luogo e degli attori.
A prima vista l’inizio del v.1 appare consueto, forse un po’ banale per la presenza dell’espressione temporale “sei giorni dopo”, che risalta per la sua semplicità e sembra addirittura superflua. In realtà racchiude un grande significato dalle diverse sfumature: è probabile che l’evangelista faccia riferimento all’annuncio della passione formulato sei giorni prima, ma soprattutto alla creazione divina, in particolare al settimo giorno.
La prima allusione si evince nel racconto precedente al nostro brano. In Matteo 16,21-23, Gesù comincia a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, soffrire a causa degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi per poi venire ucciso e resuscitare tre giorni dopo.
L'antefatto di tale rivelazione è peraltro la confessione di Pietro, a cui Gesù assegna un ruolo e una missione di straordinario rilievo nella fondazione della Chiesa.
Questo richiamo biblico si combina poi con il valore simbolico dei numeri i quali, nella comprensione antica, mettono in luce la natura della cose. Il numero sei, ad esempio, indica propriamente la dimensione umana, da cui deriva che il sesto giorno è quello dell'attesa, della preparazione; il sette, invece simboleggia la sfera divina, e quindi il tempo della pienezza, del compimento, in altre parole della risurrezione.
Il senso profondo, cui accennavamo poc'anzi, è così precisato con maggior chiarezza: il riferimento cronologico sta ad indicare l'irrompere del divino nei confini dell'uomo.

L'alto monte
Alla fine del primo versetto troviamo un'altra indicazione carica di senso: Gesù prese in disparte gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte.
E' curioso notare che, soprattutto in Matteo, Gesù, quando fa o dice qualcosa di importante, sale su un monte: l'ultima tentazione avviene sul monte (4,8); le beatitudini sono pronunciate sul monte (5,1), sul monte sono moltiplicati i pani (15,29), sul monte degli ulivi egli pronuncia il discorso escatologico (24,3); alla fine del vangelo, nel momento in cui i discepoli incontrano il Risorto e sono inviati nel mondo intero, si trovano sul monte che era stato loro indicato (28,16).
Per scoprire tanta insistenza, basta scorrere l'Antico Testamento. Nella Bibbia il monte era il luogo prediletto delle rivelazioni divine, come del resto presso tutti i popoli dell'antichità, i quali fissavano la dimora delle divinità sulla montagna.
Nell'AT, in particolare, ricordiamo l'incontro di Mosè sul Sinai, dove Dio gli consegnò le tavole della Legge che poi Mosè trasmise al popolo; in cima all'Oreb sia Mosè che Elia vissero la straordinaria manifestazione divina, che segnò inequivocabilmente le loro esistenze.
L'episodio si svolge su un monte non meglio precisato, anche se la tradizione cristiana lo identifica con il monte Tabor oppure con il monte Hermon. Al di là delle varie ipotesi, la situazione rimanda a quanto accadde sul monte Sinai: qui sia Mose che Elia incontrarono il Signore, il quale, passando in modo misterioso, li rese testimoni privilegiati, obbedienti alla sua volontà.
Anche nel racconto evangelico, Matteo intende descrivere una rivelazione divina che in questo caso riguarda la persona di Gesù. Qui Egli non vede, bensì "è visto" e ciò che appare primario è la sua identità di Figlio di Dio. I discepoli, infatti, sono chiamati a conoscerlo e riconoscerlo come Colui a cui il Signore è legato in modo profondissimo. e attraverso il quale Egli stesso parla.
Come Mosè ed Elia sul monte Sinai, così anche Pietro, Giacomo e Giovanni sono dei testimoni privilegiati.

La luce
Nella Bibbia compare spesso il simbolismo della luce per esprimere la realtà di Dio, sopratutto la sua partecipazione alle vicende del popolo biblico. Dio è raffigurato come una "colonna di fuoco" (Es13,21-22), è colui che "si rivela e parla dal fulmine e dal fuoco"(Es 3,2), che con il suo volto luminoso conquista la terra promessa (Sl 44,4).
Nel vangelo della trasfigurazione, la luce domina l'intera scena. Al v.2 si legge che Gesù fu trasfigurato, nel senso che il suo volto risplendeva come il sole, ovvero la luce veniva da Lui, non era riflessa. Non si tratta neppure del cambio di persona o del passaggio da una figura all'altra perché i discepoli continuarono a distinguere il Gesù di tutti i giorni. Eppure, mentre egli era lo stesso, la sua persona era trasfigurata; per di più "le sue vesti divennero candide come la luce".
Il riferimento alle vesti rappresenta uno sviluppo della simbologia del volto luminoso. Nella tradizione biblica, infatti, il vestito rivela la persona stessa come sembrano confermare le parole del salmo 102,1-2: "Signore, mio Dio, quanto sei grande! Splendore e maestà è il tuo vestito, avvolto di luce come un manto". Si comprendono, dunque, sia la ricchezza dei termini sia il senso profondo del linguaggio di Matteo. L'immagine della luce resa con le forme del volto luminoso e delle vesti splendenti rivela qualcosa della stretto legame tra Gesù e il Padre.

Mosè ed Elia, Pietro e gli altri discepoli
Mosè è il personaggi dell'AT più citato (circa 80 volte). Nella maggior parte dei casi egli rappresenta innanzitutto il mediatore della Torah; in altre occasioni è considerato un profeta che preannuncia la venuta di Cristo. Elia è meno nominato, anche se ritenuto ugualmente una grande figura, poiché difese l'unità di JHWH dai culti pagani del Dio Baal, riportando il popolo all'adorazione del vero Dio.
Nel v 3 Matteo afferma che sul monte, alla presenza dei discepoli e di Gesù, fanno la comparsa i due più importanti "rappresentanti" dell'AT. Essi rappresentano la legge e i profeti. A differenza di quanto scriverà Luca, Matteo non precisa il contenuto della conversazione dei due con Gesù; per lui basta segnalare il fatto di tale conversazione, ad indicare come Gesù sta al centro delle Scritture e come esse, quindi, parlino di Lui.

La reazione dei discepoli
v.4 - Di fronte a questa scena c'è davvero di che rimanere spaesati. I personaggi che compaiono accanto a Gesù sono scomparsi da tempo, eppure sono lì, vivi e presenti; lo stesso Gesù appare in una luce assolutamente nuova ed irresistibile. Lo spaesamento sembra renderli incapace di reazioni, con l'eccezione di Pietro. Egli è il solo che riesce a verbalizzare i propri sentimenti, segnati dalla paura, dall'incredulità di comprendere appieno quanto sta accadendo. Lo fa quasi con un grido di preghiera, come risulta dal vocativo "Signore!", ma soprattutto esprime un desiderio di fissare il tempo, impedirne il trascorrere.

La nube e la voce
v.5 - Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». E' interessante che l'apparizione della nube luminosa interrompa la Parola di Pietro, perché essa deve introdurre la Parola della voce misteriosa di Colui che la nube rivela e insieme occulta. I racconti biblici del Sinai collegano la nube luminosa (nube - fuoco) alla manifestazione di un Dio che vuole comunicarsi al suo popolo.

«Ascoltatelo»
Il momento è analogo a quello del Battesimo, quando Gesù si presentò come Messia tra i penitenti e i bisognosi di conversione, ma qui Matteo aggiunge l'imperativo ascoltatelo che esprime l'urgenza della sequela e dell'obbedienza. La reazione dei discepoli alla voce misteriosa è un cadere con la faccia a terra, in un gesto di adorazione, accompagnata però da quel timore sbigottito che l'uomo prova quando si avvicina al sacro. Sorprendente è che questo gettarsi faccia a terra non avvenga di fronte alla visione, ma davanti all'audizione. Il messaggio è chiaro: è solo la fede che nasce dall'ascolto della Parola che consente di incontrare il mistero di Dio.

Si avvicinò e li toccò
v.7 - Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete».
Colui che essi hanno visto trasfigurato, cioè nella luce della risurrezione, ora riappare nella sua dimensione terrena. Il gesto di toccare stabilisce una profonda comunione e trasfonde coraggio in loro, si tratta della "carezza di un amico" che desidera farsi vicino, attento e rassicurante, in un momento di disorientamento e fatica.

v.9 - Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».
Gesù, scendendo dalla montagna, ammonisce i tre discepoli perché non raccontino nulla della visione ricevuta prima che egli sia risorto dai morti.
Davanti all'uomo sfigurato, all'uomo dei dolori, essi non dovranno dimenticare che proprio Lui è il trasfigurato, colui il cui volto splendeva come il sole.

Appendice

La rivelazione del Tabor
Oggi sul monte Tabor Cristo ha ridato alle sue sembianze umane la beltà celeste. Perciò è cosa buona e giusta che io dica: "Quanto è terribile questo luogo! E` davvero la casa di Dio, è la porta dei cieli" (Gen 28,17). Oggi, infatti, il Signore è veramente apparso sul monte. Oggi, la natura umana, già creata a somiglianza di Dio, ma oscurata dalle deformi figure degli idoli, è stata trasfigurata nell`antica bellezza fatta a immagine e somiglianza di Dio (cf.Gen 1,26). Oggi, sul monte, la natura, fuorviata dall`idolatria, è stata trasformata, rimanendo tuttavia la stessa, e ha cominciato a risplendere nel fulgore della divinità. Oggi, sul monte colui che un tempo fu vestito di squallidi e tristi abiti di pelli, di cui parla il libro della Genesi (cf.Gen 3,21), ha indossato la veste divina avvolgendosi di luce come di un manto (cf.Sal 103,2). Oggi, sul monte Tabor, in modo del tutto misterioso, si è visto come sarà la vita futura nel regno del gaudio. Oggi, in modo mirabile si sono adunati sul monte, attorno a Dio, gli antichi precursori della Vecchia e della Nuova Alleanza, recando un mistero pieno di straordinari prodigi. Oggi, sul monte Tabor, si delinea il legno della Croce che con la morte dà la vita: come Cristo fu crocifisso tra due uomini sul monte Calvario, così è apparso pieno di maestà tra Mosè ed Elia.
E la festa odierna ci mostra ancora l`altro Sinai, monte quanto più prezioso del Sinai, grazie ai prodigi e agli eventi che vi si svolsero: lì l`apparizione della Divinità oltrepassa le visioni che per quanto divine erano ancora espresse in immagini ed oscure. E così, come sul Sinai le immagini furono abbozzate mostrando il futuro, così sul Tabor splende ormai la verità. Lì regna l`oscurità, qui il sole; lì le tenebre, qui una nube luminosa. Da una parte il Decalogo, dall`altra il Verbo, eterno su ogni altra parola... La montagna del Sinai non aprì a Mosè la Terra Promessa, ma il Tabor l`ha condotto nella terra che costituisce la Promessa. (Anastasio Sinaita, Hom. de Transfigurat.)

La Trasfigurazione (Mt 17,1-8)
Tu che hai manifestato la tua Divinità
Ai discepoli tuoi sulla montagna,
E del Padre hai mostrato l`ineffabil gloria
Sfolgorante ai loro occhi,

Purifica così il mio oscuro spirito
E i sensi miei sì tenebrosi,
Perché chiaramente al luogo della Parusia
Saziarmi lo possa di tua divina Gloria! (Nerses Snorhalì, Jesus, 492-493)

La parola nasce dal silenzio
Il silenzio non esiste nella nostra vita soltanto per sé. È ordinato a qualche cos’altro. Il silenzio genera la parola. Un’intera vita di silenzio è ordinata a una dichiarazione definitiva, che non può essere espressa in parole, una dichiarazione di tutto ciò per cui abbiamo vissuto.
Vita e morte, parole e silenzio, ci sono dati a causa di Cristo. In Cristo moriamo alla carne e viviamo allo spirito. In lui moriamo all’illusione e viviamo alla verità. Parliamo per confessare lui e restiamo in silenzio per meditare su di lui ed entrare più profondamente nel suo silenzio, che è pari tempo il silenzio della morte e della vita eterna, il silenzio della notte del Venerdì santo e la pace del mattino di Pasqua. (…)
E in questo silenzio si nasconde una persona: Cristo, lui stesso nascosto così come viene preferito, nel silenzio del Padre. Se riempiamo la vita di silenzio, allora viviamo di speranza e Cristo vive in noi e dà molta consistenza alle nostre virtù. Allora, quando viene il momento, lo confessiamo apertamente davanti agli uomini e la nostra confessione ha un grande significato perché si è radicata in un profondo silenzio. Essa risveglia, nelle anime di quelli che ci ascoltano, il silenzio di Cristo così che anche loro diventano silenziosi, e incominciano a stupirsi e ad ascoltare. Perché hanno incominciato a scoprire il loro vero essere.
Se la nostra vita si spande al di fuori in parole inutili, allora udremo mai nulla nelle profondità del nostro cuore, dove Cristo vive e parla in silenzio. Non saremo mai nulla e alla fine, quando verrà per noi il tempo di dichiarare chi e che cosa siamo, saremo trovati senza parole proprio al momento della decisione cruciale: perché avremo detto tutto e ci saremo esauriti in discorsi prima di avere qualche cosa da dire.
Vi deve essere un tempo della giornata nel quale chi fa progetti dimentica i suoi piani e agisce come se non ne avesse affatto. Vi deve essere un tempo nella giornata in cui chi deve parlare sta in assoluto silenzio e la sua mente non formula più proposizioni ed egli si chiede: avevano esse un significato?
Vi deve essere un tempo in cui l’uomo di preghiera va a pregare come se pregasse per la prima volta nella sua vita; in cui l’uomo che ha preso delle decisioni le mette da parte, come se fossero state tutte frustrate, e impara una sapienza differente: distinguendo il sole dalla luna, le stelle dall’oscurità, il mare dalla terraferma, e il cielo notturno dal dorso di una collina.
Nel silenzio impariamo a fare distinzioni. Chi fugge il silenzio fugge anche le distinzioni; non desidera vedere troppo chiaro, preferisce la confusione.
Un vero uomo che ama Dio, ama necessariamente anche il silenzio, perché teme di perdere il suo senso di discernimento. (TH. Merton, Nessun uomo è un’isola, pp. 266-269)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi il Vangelo ci presenta l’evento della Trasfigurazione. E’ la seconda tappa del cammino quaresimale: la prima, le tentazioni nel deserto, domenica scorsa; la seconda: la Trasfigurazione. Gesù «prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte, su un alto monte» (Mt 17,1). La montagna nella Bibbia rappresenta il luogo della vicinanza con Dio e dell’incontro intimo con Lui; il luogo della preghiera, dove stare alla presenza del Signore. Lassù sul monte, Gesù si mostra ai tre discepoli trasfigurato, luminoso, bellissimo; e poi appaiono Mosè ed Elia, che conversano con Lui. Il suo volto è così splendente e le sue vesti così candide, che Pietro ne rimane folgorato, tanto che vorrebbe rimanere lì, quasi fermare quel momento. Subito risuona dall’alto la voce del Padre che proclama Gesù suo Figlio prediletto, dicendo: «Ascoltatelo» (v. 5). Questa parola è importante! Il nostro Padre che ha detto a questi apostoli, e dice anche a noi: “Ascoltate Gesù, perché è il mio Figlio prediletto”. Teniamo, questa settimana, questa parola nella testa e nel cuore: “Ascoltate Gesù!”. E questo non lo dice il Papa, lo dice Dio Padre, a tutti: a me, a voi, a tutti, tutti! E’ come un aiuto per andare avanti nella strada della Quaresima. “Ascoltate Gesù!”. Non dimenticare.
È molto importante questo invito del Padre. Noi, discepoli di Gesù, siamo chiamati ad essere persone che ascoltano la sua voce e prendono sul serio le sue parole. Per ascoltare Gesù, bisogna essere vicino a Lui, seguirlo, come facevano le folle del Vangelo che lo rincorrevano per le strade della Palestina. Gesù non aveva una cattedra o un pulpito fissi, ma era un maestro itinerante, che proponeva i suoi insegnamenti, che erano gli insegnamenti che gli aveva dato il Padre, lungo le strade, percorrendo tragitti non sempre prevedibili e a volte poco agevoli. Seguire Gesù per ascoltarlo. Ma anche ascoltiamo Gesù nella sua Parola scritta, nel Vangelo. Vi faccio una domanda: voi leggete tutti i giorni un passo del Vangelo? Sì, no…sì, no… Metà e metà… Alcuni sì e alcuni no. Ma è importante! Voi leggete il Vangelo? E’ cosa buona; è una cosa buona avere un piccolo Vangelo, piccolo, e portarlo con noi, in tasca, nella borsa, e leggerne un piccolo passo in qualsiasi momento della giornata. In qualsiasi momento della giornata io prendo dalla tasca il Vangelo e leggo qualcosina, un piccolo passo. Lì è Gesù che ci parla, nel Vangelo! Pensate questo. Non è difficile, neppure necessario che siano i quattro: uno dei Vangeli, piccolino, con noi. Sempre il Vangelo con noi, perché è la Parola di Gesù per poterlo ascoltare.
Da questo episodio della Trasfigurazione vorrei cogliere due elementi significativi, che sintetizzo in due parole: salita e discesa. Noi abbiamo bisogno di andare in disparte, di salire sulla montagna in uno spazio di silenzio, per trovare noi stessi e percepire meglio la voce del Signore. Questo facciamo nella preghiera. Ma non possiamo rimanere lì! L’incontro con Dio nella preghiera ci spinge nuovamente a “scendere dalla montagna” e ritornare in basso, nella pianura, dove incontriamo tanti fratelli appesantiti da fatiche, malattie, ingiustizie, ignoranze, povertà materiale e spirituale. A questi nostri fratelli che sono in difficoltà, siamo chiamati a portare i frutti dell’esperienza che abbiamo fatto con Dio, condividendo la grazia ricevuta. E questo è curioso. Quando noi sentiamo la Parola di Gesù, ascoltiamo la Parola di Gesù e l’abbiamo nel cuore, quella Parola cresce. E sapete come cresce? Dandola all’altro! La Parola di Cristo in noi cresce quando noi la proclamiamo, quando noi la diamo agli altri! E questa è la vita cristiana. E’ una missione per tutta la Chiesa, per tutti i battezzati, per tutti noi: ascoltare Gesù e offrirlo agli altri. Non dimenticare: questa settimana, ascoltate Gesù! E pensate a questa cosa del Vangelo: lo farete? Farete questo? Poi domenica prossima mi direte se avete fatto questo: avere un piccolo Vangelo in tasca o nella borsa per leggere un piccolo passo nella giornata.
E adesso rivolgiamoci alla nostra Madre Maria, e affidiamoci alla sua guida per proseguire con fede e generosità questo itinerario della Quaresima, imparando un po’ di più a “salire” con la preghiera e ascoltare Gesù e a “scendere” con la carità fraterna, annunciando Gesù. (Papa Francesco, Angelus del 16 marzo 2014)

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