JUAN J. BARTOLOME sdb, Lectio Divina " Non di solo pane vive l'uomo......."

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6 febbraio 2017 | 8a Domenica - Tempo Ordinario A | Lectio Divina
Lectio Divina : : Mt 4,1-11 
Non di solo pane vive l'uomo.......
Lectio Divina : Mt 4,1-11
Conosciamo l'episodio delle tentazioni di Gesù solo per la tradizione sinottica (Mt 4,1-11; Mc 1,12-
13; Lc 4,1-13) dove è immediatamente situato dopo la scena del battesimo (Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22). Prima di iniziare il ministero pubblico che avrà come scopo l'annuncio del regno di Dio (Mc 1,15; Mt 4,17), Gesù riceve lo Spirito di Dio ed è proclamato figlio prediletto (Mt 3,17; Mc 1,11; Lc 3,22): in primo luogo, figlio, dunque, dopo, evangelizzatore. Il racconto delle tentazioni di Gesù, oltre all'evidente intenzione moralizzante, elabora un dato che, e non solo per essere storicamente verosimile, deve prendersi sul serio: la tentazione vissuta da Gesù che Matteo triplica nella sua versione, riguarda la comprensione della sua missione personale. Contro le aspettative popolari e, chissà anche, del proprio desiderio, Gesù opta per compiere il progetto di Dio e per farlo coi modi scelti da Dio: vivere della sua Parola che non di solo pane; fidarsi ordinariamente di Dio, senza necessità di prove straordinarie; ed adorare Dio, benché ciò porti all'impotenza reale e all'irrilevanza sociale. E non è casuale, niente affatto, che la tentazione, ed il suo rifiuto, si esprimano con citazioni della Scrittura: la Parola di Dio necessita del suo Spirito per essere strumento di vittoria.

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.
Il tentatore gli si avvicinò e gli disse:
"Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane".
Ma egli rispose:
"Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"".
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse:
"Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"".
Gesù gli rispose:
"Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"".
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse:
"Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai".
Allora Gesù gli rispose:
"Vattene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"".
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano."
1. LEGGERE : capire le parole del testo facendo e come sono dette
L'episodio, ben delimitato, inizia essendo Gesù condotto dal diavolo (4,1.3) e finisce quando il diavolo lascia il suo posto agli angeli che lo servono (4,11). Tutta la scena è un faccia-a-faccia di Gesù col tentatore: nessun altro vide la tentazione..., né il tentato; Gesù si sente solo e debole, dopo il prolungato digiuno. Se il tentatore gli si può essere avvicinato (4,3) è perché lo Spirito l'aveva portato fin lì: è lo Spirito che lascia nelle mani del diavolo il figlio di Dio (4,1)!
Tra la guida dello Spirito e l'intervento del diavolo vi è un periodo lungo di digiuno; il termine di tempo, quaranta giorni, sembra alludere al periodo di prove che Israele, l'altro figlio di Dio, sperimentò nella sua strada verso l'alleanza (cf. Es 16.17.32). Si giustifica così lo stato di profonda necessità che sperimenta Gesù prima della tentazione: un prolungato digiuno lo ha lasciato indebolito per l'incontro con il suo tentatore; la prova sopravviene quando Gesù ha meno forza, senza che abbia al suo fianco chi lo soccorra.
Benché ripetuta, la tentazione è unica, come unico è il tentatore: il diavolo pretende che Gesù rinunci alla sua condizione filiale, conclamata nel battesimo. Con motivi differenti, ma coincidenti nel suo obiettivo, la tentazione consiste nel negare la decisione di Dio: 'Questi è il mio figlio amato' (Mt 3,17). La possibilità di destabilizzare Dio Padre è presentata a Gesù come 'tentazione' (Mt 4,3.6: se sei figlio di Dio..): Gesù dovrà preferire di essere figlio, essere quello che Dio gli ha detto che è, ad altre opportunità (cf. Mt 27,40-43).
La tentazione si realizza in tre assalti che sono narrati in forma simmetrica: 1º. Il tentatore ha sempre l'iniziativa (Mt 4,3.5.8); la tentazione non è frutto della situazione di Gesù, effetto della sua fame; è indotta dal di fuori, ma l'ha sorpreso in un momento di debolezza manifesta. 2º. Gesù reagisce invariabilmente citando Dio, appoggiato nella sua Parola (Mt 4,4.6.10): ella gli serve da discernimento per superare la prova e da guida per la sua opzione personale; ricorrendo a lei si riafferma come figlio che non discute il suo Dio. 3º. Il tentatore non insiste mai nella stessa proposta; se ripete il tentativo, varierà il motivo (Mt 4,3.4.9). Bisogna osservare una certa progressione in quei motivi: dall'interrogare la propria vita che ha fame, si passa a discutere l'assistenza divina, per finire per proporre la rinuncia di Dio; soffrire la fame alimenta il dubbio sulla provvidenza di Dio che culmina nel cercarsi altri dei da adorare, più sicuri e più promettenti.
Il primo assalto diabolico (Mt 4,3-4), nel deserto, presuppone una situazione di Gesù che è solo ed affamato. Un figlio di Dio che si rispetti, dice il tentatore, potrebbe fare delle pietre alimento, pur di non trovarsi nella necessità. Gesù, citando un testo nel quale si ricordava ad Israele che la fame sofferta fu prova di una pedagogia paterna (Dt 8,3; cf. 8,2-6) risponde che per vivere non vi è bisogno solo del pane bensì di tutto quanto dice Dio: figlio di Dio non è chi non soffre penurie bensì chi si alimenta della parola di Dio.
Il secondo assalto (Mt 4,5-6) si situa nel tempio di Gerusalemme, posto privilegiato della presenza di Dio tra il suo popolo. La sottigliezza del tentatore è manifesta, e terrificante: respinto per la forza della Parola (Mt 4,4), usa la parola di Dio per tentare il figlio di Dio (Mt 4,6): quello che Dio ha detto può utilizzarsi come motivo di tentazione! Curiosamente, Gesù risponde citando un testo che impone il servizio esclusivo di Dio (Dt 6,16) come se egli non fosse il tentato. Nel figlio tentato, non si mette in discussione anche il Padre?
Il terzo assalto è l'ultimo (Mt 4,8-10). Il tentatore si inorgoglisce davanti al ripetuto fallimento; mostra a Gesù il mondo e la sua gloria e glielo offre, se gli rende culto; solo il diavolo, nella sua audacia, può arrivare a tanto, a presentarsi divino. Per la prima volta, e con autorità inusitata, Gesù comanda al tentatore che si ritiri, prima di appoggiarsi sulla parola di Dio; il testo citato (Dt 5,9; cf. 6,13) appartenente al decalogo (cf. Dt 5,6-21) radica la questione e rende non necessarie ulteriori tentazioni: dare culto all'unico Dio adorabile libera dal coltivare dei piccoli dei, pur divertenti che siano; chi sente la passione per Dio è libero da grandi passioni e da piccoli divertimenti.
2 - MEDITARE : Applicare quello che dice il testo alla vita
Non più proclamato figlio da Dio, Gesù deve affrontare, solo ed indebolito, la prova. Non è Dio che lo tenta, ma è lo Spirito che l'ha condotto fino al tentatore. Entra, dunque, nel disegno pedagogico del Padre mettere alla prova i figli amati. Gesù dovette assumere personalmente l'amore che Dio gli espresse. L'unica tentazione di Cristo, le autentiche tentazioni del cristiano, si incentrano nel discutere l'amore che Dio sente per i suoi. Più che prove della propria debolezza, le tentazioni sono per il cristiano le dimostrazioni delle preferenze del suo Dio; momento decisivo, la tentazione non può trasformarsi in motivo di angoscia né in perdita di tempo. Sono quelle le tentazioni che ho o temo? Misuro le tentazioni secondo le mie debolezze, li confondo con le mie appetenze e desideri o li vedo come opportunità per sperimentare l'amore paterno di Dio, come prove che ratificano già, per il fatto di sperimentarle, le preferenze del Padre?
Lo Spirito conduce alla prova chi si sa già amato; la tentazione non è la strada per guadagnare l'approvazione divina, né è competizione per lottatori o passatempo per il rischioso; è tappa necessaria per i figli docili, privilegio per gli amati da Dio. Vedo qualunque tentazione che soffro, sia che io la cerchi sia che mi trovi con lei, come un deserto nel quale posso sapermi condotto dallo Spirito, come un spazio di solitudine dove posso sentirmi guardato dal Padre (cf. Mt 6,4.6.8) come un tempo di fame e di fiacchezza dove solo la forza sta in ciò che Dio sente per me, e non in quello che io sento senza Lui?.
Gesù risponde ad ogni insinuazione del tentatore appoggiandosi sulla parola di Dio; per difendere quello che Dio gli ha detto non ha migliore arma che quello che dice Dio. Che uso faccio della Parola nella mia vita? Ricorro a lei quando devo parlare di Dio agli altri o la coltivo affinché Egli mi segua parlando? Non è vero che per non ascoltare Dio, divento più sensibile alla voce del tentatore?
Gesù vede discussa la sua filiazione (Mt 4,13: se sei figlio di Dio); in realtà, la sua è una fame normale, frutto di digiuno volontario. Con tutto ciò, il tentatore appoggia su di lei il dubbio: se fosse suo figlio, non soffrirebbe di necessità, perché perfino nelle pietre troverebbe alimento. L'insinuazione è sottile: quanto più fame sente il figlio di Dio tanto più tentatrici risultano le pietre. Il figlio, dice Gesù, non si prodiga alimentando fama e calmando necessità, vive di quanto Dio dice: la parola di Dio è il pane dei suoi figli. Di che cosa ci sentiamo oggi digiuni e che cosa ci manca? Perché non ci basta l'ascolto di Dio per calmare la nostra necessità e rimpicciolire le nostre esigenze? Non sarà che, per non sentirci figli di Dio, non sentiamo più che fame di pane e di amore?
La seconda volta che Gesù vide discussa la sua coscienza filiale fu nel tempio, residenza terrena di Dio; lì si dava per scontata la presenza divina. In quella convinzione si appoggia la tentazione: chi si sa amato dal Padre, può rischiare senza conseguenze. La cosa diabolica della tentazione è che si appoggia nella stessa cosa che fu chiave della resistenza anteriore: la parola di Dio. Il compromesso di Dio coi suoi figli può alimentare in essi sogni di grandezza; avere Dio lo converte ovviamente in non necessario, crederlo sempre a nostra disposizione rende facile la sua vicinanza. Il figlio, per sapersi custodito dal Padre, non deve mettersi alla prova. Saperci figli di Dio ci basta o dobbiamo sentire la sua protezione? Dio merita la fiducia, solo se usciamo sempre indenni dal male? Cosa mi aspetto da Dio, che condizioni gli metto, per consegnarmi alle sue paterne attenzioni? Lo voglio per quello che mi dà, e purché mi curi, o lo voglio perché mi vuole, e basta?
Il terzo tentativo è il più sfacciato: il tentatore si toglie la maschera. Non si preoccupa di Gesù, delle sue necessità né delle sue convinzioni; non discute di quello che Gesù è per Dio, pretende di arrivare ad essere, egli, un dio per Gesù. Ed il potere - c'è qualcosa di più tentatore? - è il motivo unico della prova che non si presenta ora come suggerimento bensì come promessa incondizionata: gli è promesso tutto il potere che Gesù riesce a vedere. Gesù opta per Dio solo, perché solo un Dio che lo vuole come figlio è un Dio adorabile. Finché non identifico quello che, pur insignificante che sia, è tanto potente che ostacola il culto a Dio, non saprò di che cosa devo staccarmi affinché Dio mi diventi, di nuovo, adorabile. Perché mi risulta tanto facile dare culto ad altri dei che, non sono tanto potenti né mi sono tanto paterni?
Il diavolo non deve avere a che fare coi figli che preferiscano adorare il Padre. Abbandona il tentatore chi è attirato dal suo Dio adorato. Il culto al Dio vero è il migliore antidoto per liberarci del maligno e le sue arguzie. È per me, Dio, degno di adorazione, è già la mia passione unica o continua ad essere divertente passatempo?
3 - PREGARE : Desiderare che si realizzi in me quello che ho ascoltato
Mi scuote, Signore, il tuo comportamento; non riesco a capirti. Come è possibile che il tuo Spirito conduca il tuo conclamato figlio al deserto e lo lasci solo davanti al tentatore? Estranea forma di essere Padre la tua, mettendo i tuoi nei problemi. Aiutami a distinguere le prove che tu mi dai delle tentazioni nelle quali mi metto; che sappia discernere quelle situazioni alle quali il tuo Spirito mi conduce e quelle altre alle quali mi porta la mia debolezza. In alcune, tu sei in realtà il tentato, nelle altre sono io quello che ti tenta.
Gesù tuo figlio, si rifugiò nella tua parola; ella gli offrì i motivi per diventare forte davanti al tentatore. Non posso occultarti che non riesco ad essere migliore del tuo figlio, perché nei momenti di prova non do fede alle tue parole. Mi pesa la tua volontà e, per questo, eccedo nelle mancanze contro la tua volontà. Torna a parlarmi al cuore, affinché il mio cuore non gradisca più, che quello che sia uscito dalla tua bocca. Che la tua Parola sia il mio rifugio, quando mi sento molestato; che ella sia la mia consolazione, quando soffro di solitudine; che ella sia il viatico per i miei deserti, perché temo di perdermi.
Signore, sono tante "la fame" che mi tentano! Sono troppe le cose, persone, progetti che anelo possedere che bramo per vivere che mi prodigo per ottenere! Mi tenta la fame che non è Te; un'insoddisfazione, profonda e sorda, mi debilita. Riconosco che mi affligge più quello che mi manca che quello che mi manca di Te, dammi una fame di Te che non si sazi con le cose, una necessità che non soffochi le persone bisognose; ingrandisci la mancanza di Te in cui vivo, affinché non possa vivere senza Te.
Le mie necessità alimentano sfiducia nella tua provvidenza. Sento la voglia di provarti, per comprovare quello che dovrei già sapere: che mi ami e ti sei dato a me, già tante volte, scommettendo su di me. Non mi liberare, Signore, della fame di Te e della necessità della tua Parola. Se non c'è un'altra strada per volgermi a te, conducimi Tu fino al tentatore, affinché, sperimentando la scarsità dei beni in cui vivo, opti per mantenerti come il bene della mia vita, il mio Dio adorato e mio adorabile Padre.
Juan Jose BARTOLOME SDB
Fonte:http://www.donbosco-torino.it

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