MACHETTA Domenico SDB, "Io credo, Signore!".

26 marzo 2017 | 4a Domenica di Quaresima - A | Omelia
4a Domenica di Quaresima
1ª LETTURA: 1 Sam 16,1b.4.6-7.10-13a
Perché è messa nella domenica della luce la narrazione della consacrazione regale di Davide ad opera
di Samuele?
Per il riferimento al Battesimo, dove il fedele riceve la consacrazione regale, sacerdotale e profetica, entrando a far parte del popolo di Dio.
Ma anche per un altro motivo, non secondario, esaltato da Gesù: la scelta del "più piccolo"! Davide è l'ultimo dei fratelli, quasi dimenticato, tanto che il padre non lo presenta neanche a Samuele. "Sono qui tutti i tuoi giovani?". Rispose Iesse: "Rimane ancora il più piccolo". Samuele ordinò: "Manda a prenderlo". "L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore".

VANGELO: Gv 9,1-41

1. "Chi ha peccato, lui o i suoi genitori,
perché egli nascesse cieco?".

Risente questa domanda della mentalità pagana del popolo: i valori sono la salute e il benessere. Chi li ha è benedetto da Dio, chi non li ha è un peccatore. Mentalità che già nell'AT veniva contestata: "L'uomo nella prosperità non comprende". Salmi, Giobbe, Qoèlet... erano già una reazione a questa stortura mentale.
Del resto la fatica educativa di Dio, attraverso i profeti, era stata proprio su questo versante.
Dio educa, "tira fuori" il popolo dal paganesimo: da uomini di "cose" a uomini di "rapporto", dall'avere all'essere. È la fatica dell'Esodo. Quando il popolo si accorge che la Terra Promessa non è tanto un luogo geografico, ma una situazione interiore, un rapporto nuziale con Dio (Es 19), che genera rapporti nuovi con i fratelli, allora va in crisi.
Il sistema educativo di Dio ha sempre turbato il popolo.
Questa battuta dei discepoli è colorata, in definitiva, dalla mentalità di Massa e Meriba, dalla mentalità della generazione che cerca "segni", della generazione che va in crisi dopo il discorso alla sinagoga di Cafarnao.
Che cosa risponde Gesù?
È così perché si manifestino in lui le opere di Dio. C'è un progetto di Dio. Notizia fondamentale!
La sofferenza rimane segno della frattura, del peccato, non è voluta da Dio, ma nel piano della salvezza diventa occasione di manifestazione delle opere di Dio.
Assunta dal Verbo, la sofferenza non è più un assurdo, ma acquista valore salvifico. La sofferenza rimane un mistero, ma non è più un "incidente": fa parte di un progetto.
Dio entra in quella situazione e si manifesta. La sofferenza diventa allora occasione di "gloria".

2. "Va' a lavarti alla piscina di Siloe".

Le acque di Siloe, nella Bibbia, sono le acque di Dio, le acque di Gerusalemme (vedi Is 8,6) che scorrono in silenzio...
Perché? Non poteva guarirlo senza passare da Siloe? Perché Naaman il Siro deve buttarsi sette volte nel Giordano? (2 Re 5). Perché Paolo deve essere guidato da Anania, perché deve passare attraverso la comunità di Damasco?
Perché devo passare attraverso la Chiesa? Questo è fondamentale: Dio lo si incontra sempre "mediatamente" ("sacramentalmente").

3. "Ma i Giudei non vollero credere di lui
che fosse stato cieco...". (V.18):

Chiudersi davanti all'evidenza e accusare Gesù perché viola il sabato (in realtà sono loro che vanno contro il sabato!) è peccare contro la luce, è rifiutare l'amore.
Gesù parlerà di un peccato imperdonabile, il peccato contro lo Spirito Santo: imperdonabile, perché è il rifiuto lucido del perdono, della misericordia. Nel dialogo gustoso tra il cieco nato e i capi del popolo viene fuori con particolare calore l'umorismo di Giovanni.

4. "Io credo, Signore!".

E si prostrò dinanzi a lui. È il culmine di tutto. Per credere bisogna umiliarsi. Ciò che impedisce la fede
è l'orgoglio: "Come potete credere voi che prendete gloria
gli uni dagli altri?" (Gv 5,44). Chi è il cieco? Colui che dice "Io ci vedo". "Se foste ciechi...!" (9,41). Quale "meditatio"? Che cos'è per noi Siloe? Se non mi tuffo in Siloe, rimango nella cecità.

Da: Domenico MACHETTA
Fonte:  www.donbosco-torino.it  

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