Paolo Curtaz, "Un cammino di bellezza"

Commento al Vangelo del 12 Marzo 2017
Un cammino di bellezza
Gesù ci conduce in disparte, in questa quaresima.
Lo fa per permetterci di tornare in noi stessi, per riafferrare l’essenziale, per riaffermare che siamo dei
cercatori, per lasciare che la nostra anima ci raggiunga, infine.
Per non essere travolti dalle cose che facciamo e che, troppo spesso, ci definiscono e ci divorano.
Per non essere fintamente innocenti e distratti davanti alle scelte, alle tentazioni che anche Gesù ha voluto sciogliere. L’ossessione del pane, il miracolismo, il compromesso col potere avvelenano il nostro rapporto con Dio.
Sì, abbiamo bisogno di deserto, ma del deserto fatto di silenzi gravidi, di innamoramento, di rarefazione delle emozioni.
Un deserto luminoso in cui poter vedere Dio.

Sempre lui
Salgono sul monte, su un alto monte.
In realtà è una collina ma l’amore rende tutto immenso.
E lì, annota Matteo, Gesù viene trasfigurato. Svela la sua profonda natura, la sua vera identità.
Non si toglie il vestito dozzinale sotto cui si nasconde Superman, no.
È lo sguardo dei discepoli che cambia. Perché la bellezza, come l’innamoramento, come la fede, sta nel nostro modo di vedere. Quando sono innamorato trovo il mio amato il più bello fra tutti. Quando amo una disciplina sportiva sono disposto a sudare e a faticare per praticarla. Quando riesco a orientare la mia mente verso le mie emozioni, colgo la bellezza abbagliante di un paesaggio.
Molte cose concorrono nella bellezza. Una fra queste, certamente, è lo sguardo interiore capace di cogliere la verità, l’armonia, la pienezza in un oggetto, in un paesaggio, in una persona.
Possiamo stare con Gesù tutta la vita, e frequentarlo, e credere, e seguirlo.
Ma fino a quando il nostro sguardo interiore non si arrende alla sua bellezza, non ne saremo mai definitivamente segnati.

Sinai
Accade come sul Sinai, quando Dio si manifesta a Mosè in tutta la sua gloria: le nubi, i fulmini, la voce, l’ombra, la paura. Paura che deriva dall’intensità della bellezza, dall’insopportabilità della visione interiore.
Mosè e Elia conversano con Gesù: la Legge e i Profeti si inchinano al rivelatore del Padre.
Pietro viene travolto: la bellezza gli ha colmato il cuore.
Di quanta bellezza abbiamo bisogno per affrontare la parte faticosa del deserto! Quanto dobbiamo fare memoria per trovare il coraggio di partire in viaggio verso l’ignoto!
Il Dio bellissimo, misterioso e presente, rispettoso dei nostri tempi, seducente e libero, ci spinge a partire, a salire, a crescere.
Come ha fatto padre Abramo, il primo credente della Storia.

Lech lecka
Vattene! Esci!
Nel testo originale della chiamata di Abramo si legge Lekh lekhà! che traduciamo con va’ via!
Ma che, letteralmente, significa, va’ per te stesso o va’, ti conviene!
Uscire significa, allora, entrare.
Entrare in sé, scoprire la dimensione della propria interiorità che abbiamo trascurato, accorgerci di avere un’anima. E che splende della bellezza divina.
Anima che non è la somma delle nostre emozioni, o dei nostri pensieri ma che è all’origine dei nostri pensieri e delle nostre emozioni e che possiamo scoprire con un lavoro costante di riflessione e di silenzio, di lettura orante della Bibbia e di preghiera.
Esiste l’anima, eccome!, è parente stretta dell’inconscio e a volte ne deve tenere conto, ma non si identifica con esso, è di più.
È un brandello della scintilla divina che abbiamo ricevuto nel momento del nostro concepimento, è il desiderio insopprimibile di assoluto e di pienezza che portiamo incollato nel cuore, è la percezione sana, profonda, irremovibile, di essere gettati nell’esistenza con uno scopo.
Questo deve fare Abramo, passare dal “fuori” al “dentro”, abbandonare gli idoli.
Gli conviene, è il momento giusto.
Lasciare la città, la folla, il giudizio degli altri, i legami, non sempre costruttivi e fecondi, con i famigliari, per andare altrove. L’uscire dalla città per andare nel deserto è il movimento della consapevolezza, il prendere in mano il proprio destino, decidere di vivere da protagonisti la propria vita.
Ma per andare dove?
Non lo sa ancora. Lo saprà solo camminando, muovendosi. Finché sta fermo, racchiuso nel suo piccolo mondo, nel suo dolore, nelle mille incombenze che cerca di governare, non capirà mai che esiste un altro luogo, un altro sé da scoprire. Solo camminando scopriremo dov’è la meta.

In cammino
Siamo chiamati a riconoscerci viandanti, cercatori, mendicanti di bellezza e di luce.
Chiamati a sperimentare la bellezza assoluta che non si identifica col lusso, con lo sfarzo, con l’eccesso. Ma che risuona in noi come nutrimento per l’anima.
La bellezza che contagia un paesaggio, un gesto, una melodia, una scelta.
Una bellezza che riflette la nostra natura profonda, così spesso appesantita da mille brutture.

Per questo siamo entrati in quaresima. Per fare esperienza del Dio bellissimo.
Fonte:http://www.tiraccontolaparola.it/


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