Paolo Curtaz"Come noi"


Commento al Vangelo di domenica 23 Aprile 2017 - Paolo Curtaz
Come noi
È fragile la nostra fede.
Ogni fede, soprattutto in questi tempi smarriti e claudicanti, incerti e affaticati.

È fragile la mia fede.
Soprattutto quando devo confrontarmi con le mie ombre. Quando l’entusiasmo dell’incontro con il Signore si affievolisce, smorzato dalla quotidianità.
Soprattutto quando deve fare i conti con i tanti atteggiamenti dei cristiani che contraddicono la fede che professano. Senza diventare i giudici o i censori, senza scivolare nel populismo ecclesiale, senza volere come pastori e compagni di viaggio dei santi con aureola visibile, resta il fatto che questo ultimi decenni hanno lasciato profonde ferite nelle nostre comunità.
Per il drammatico caso dei preti pedofili. Per quelli che, come me, hanno gettato la spugna nel servire le comunità. Per i pastori che, a volte, appaiono più preoccupati delle vesti liturgiche che del benessere spirituale dei loro figli.
Allora si entra davvero in crisi.
Non ci si capisce più nulla.
Anche se Gesù è risorto.
Perciò la Chiesa, nella sua immensa saggezza, ha voluto mettere otto giorni dopo l’evento pasquale la festa di Tommaso, patrono dei credenti feriti. E in questa giornata inneggiare alla divina misericordia.
Quella che converte, infine.

Gemello nostro
Grande credente, Tommaso.
Un entusiasta, un altruista, un buono. Disposto a seguire Gesù quando questi decide di andare a salvare Lazzaro, anche se la cosa, come sarà, è altamente pericolosa.
Uno che getta il cuore oltre l’ostacolo.
Che si è rimboccato le maniche in parrocchia, che ha tenuto duro quando tutti hanno mollato, che ha sopportato i chiari di luna del nuovo parroco, che è rimasto fedele quando la chiesa si è progressivamente svuotata e i suoi amici, crescendo, gli hanno dato del sempliciotto da compatire.
Poi è arrivato l’uragano.
Quell’arresto inatteso, improvviso che tutto ha devastato. E il processo. E la croce. E la morte.
La paura, l’orrore, hanno lasciato spazio ad un’altra emozione: la vergogna.
Vergogna per essere fuggiti. Dodici ore dopo avere ricevuto il pane del cammino, la presenza eucaristica. Vergogna per non averlo difeso. Per non essere rimasto. Almeno come le donne.
Tutto evaporato. Ma quale fede? Quale cambiamento?
Gli altri, poi.

Voi?
Quando Tommaso trova il coraggio e riappare nella stanza superiore ritrova tutti gli altri.
Non fa in tempo a parlare che viene assalito dal loro entusiasmo.
Lo abbiamo visto. È lui. È davvero risorto.
Il cuore di Tommaso è un pezzo di ghiaccio.
Cosa? Come? Chi?
Proprio loro gli parlano del risorto. Proprio i suoi compagni che, come lui, hanno fallito.
Orribili ed inutili discepoli.
Non crederò, sentenzia Tommaso.
Non può credere alle parole dette da persone tanto incoerenti.
Eppure resta. Non se va sbattendo la porta o, peggio sentendosi diverso.
Fa benissimo.

Eccolo
Viene apposta per lui, il Signore.
Perché ogni pecora è importante, perché Tommaso è importante.
Viene apposta per lui e gli mostra le ferite dei chiodi, il colpo di lancia.
Come a dire: so che hai sofferto, Tommaso. Anch’io ho sofferto. Guarda.
E Tommaso cede. Primo fra gli umani a professare Dio quel Cristo.
E piange di gioia perché ogni dubbio, ogni dolore scompare quando è condiviso col risorto.
Siamo noi Tommaso.
Sono io.
Entusiasta e fragile, contraddittorio e inutile, appassionato e incoerente.
Sono io, Tommaso, mio gemello.
Io ferito dall’incoerenza della Chiesa. Io che ferisco con la mia incoerenza.
Eppure, con chi cosa, con chi crede, libero e vero.
Credo, Signore.
Tu sostieni la mia incredulità.

Fonte:http://www.tiraccontolaparola.it


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