DON PaoloScquizzato," Crederà alla risurrezione solo chi crede fortemente nell’amore."

OMELIA Pasqua di Risurrezione del Signore. Anno A
«Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono
a visitare la tomba. 2Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. 5L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto.7Presto, andate a dire ai suoi discepoli: «È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete». Ecco, io ve l’ho detto».
8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». (Mt 28, 1-10)


Voi chiedete
com’è
la risurrezione dei morti?
                                   Io non lo so

voi chiedete
quand’è
la risurrezione dei morti?
                                   Io non lo so

voi chiedete
c’è
una risurrezione dei morti?
                                   Io non lo so

io so
soltanto
quello che voi non chiedete:
                                   la risurrezione di coloro che amano

io so
soltanto
a che cosa Egli ci chiama:
                                   alla risurrezione qui e ora. (Kurt Marti)

Crederà alla risurrezione solo chi crede fortemente nell’amore.
Fare esperienza di risurrezione a noi è concesso unicamente in questa vita, come avvenne a coloro che sperimentarono di essere riportati in vita – alla vita vera – incontrando l’uomo Gesù di Nazareth.
Si tratta di coloro che furono invitati da Gesù a rialzare la testa, ad ascoltare la voce profonda del proprio cuore, a credere fermamente che il proprio desiderio di vita e di felicità era infinitamente più grande di ogni ‘tu devi’.
La risurrezione è questione terrena. Gesù non ha fatto altro che gridare ai ‘morti’ che incontrava: la risurrezione è molto prima della morte e comincia oggi. Vi si entra ogni volta che si sperimenta che la morte cessa di tormentare la vita.
Avvenne così quella mattina di Pasqua, quando donne e uomini, soliti all’amicizia col Maestro,  compresero che la risurrezione è possibile nella misura in cui si crede alla parola del Vangelo e che se fai dell’amore il motivo della tua breve esistenza, non conoscerai più la morte, perché vivere così significa vivere già da risorti (cfr. 1Gv 3, 14).
Risurrezione è credere, qui ed ora, che c’è un’unica strada da percorrere ed è quella della libertà. Come il popolo di Israele che nel deserto partì – finalmente libero – senza avere alcuna meta precisa. L’importante è andare avanti, verso la libertà da tutte le schiavitù che impediscono il compimento dell’umano, di realizzare la propria storia e di crescere in umanità. Occorre solo andare avanti, senza chiedersi che cosa sarà il domani. Quello è nelle mani di Dio, e lo riceverai di giorno in giorno come dono.
Sperimenta la risurrezione chi è fino in fondo fedele a se stesso, alla propria felicità, perché questo è l’unico modo per essere fedeli a Dio.
Si vivrà in un mondo di risorti ogni qualvolta uomini e donne si alzeranno in piedi a risollevare chi è prostrato nella polvere, si batteranno per la dignità degli ultimi e perché la felicità sia finalmente diritto di tutti. In quel momento un pezzo di Pasqua si realizzerà là dove vivremo.

Le donne incontrarono il risorto solo nel momento in cui ‘si allontanarono’ dal sepolcro e si misero in cammino ricordando – letteralmente ‘portando nel cuore’ – le parole di Gesù.
Allontanarsi dai luoghi di morte e credere alla potenza del Vangelo, questo significa fare esperienza del Risorto nella nostra vita.
«Chiunque crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11, 26). Credere a Gesù risorto vuol dire essere consapevoli che vivendo e incarnando il suo Vangelo, si comincerà a vivere quella che nel Vangelo medesimo viene definita ‘vita eterna’, ossia una vita d’una qualità così alta da vincere anche la morte.
È questa l’esperienza che devono aver vissuto tutti gli amanti di Gesù, e poi raccontati in chiave mitologica negli episodi di apparizione: essere venuti a contatto per anni con la persona di Gesù di Nazareth, con la sua parola, il suo modo di fare e di trattare l’umana avventura, ha voluto dire rinascere qui ed ora ad una vita che non potrà mai più essere imbrigliata dal potere della morte.

Fonte:www.paoloscquizzato.it

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