FIGLIE DELLA CHIESA, Lectio"Risurrezione del Signore"

Domenica di Pasqua
Risurrezione del Signore
Antifona d'ingresso
Sono risorto, e sono sempre con te;

tu hai posto su di me la tua mano,
è stupenda per me la tua saggezza. Alleluia. (cf. Sal 139,18.5-6)

Oppure:
Il Signore è davvero risorto. Alleluia.
A lui gloria e potenza nei secoli eterni. (Lc 24,34; cf. Ap 1,6)

Colletta
O Padre, che in questo giorno,
per mezzo del tuo unico Figlio,
hai vinto la morte
e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna,
concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione,
di essere rinnovati nel tuo Spirito,
per rinascere nella luce del Signore risorto.

PRIMA LETTURA (At 10,34a.37-43)
Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 117)
Rit: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre». Rit:

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore. Rit:

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. Rit:

SECONDA LETTURA (Col 3,1-4)
Cercate le cose di lassù, dove è Cristo
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

SEQUENZA
Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

Canto al Vangelo (1Cor 5,7-8)
Alleluia, alleluia.
Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato:
facciamo festa nel Signore.
Alleluia.

VANGELO (Gv 20,1-9)
Egli doveva risuscitare dai morti.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Preghiera sulle offerte
Esultanti per la gioia pasquale
ti offriamo, Signore, questo sacrificio,
nel quale mirabilmente nasce
e si edifica sempre la tua Chiesa.

PREFAZIO PASQUALE I
Cristo agnello pasquale

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore,
e soprattutto esaltarti in questo giorno
nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
È lui il vero Agnello
che ha tolto i peccati del mondo,
è lui che morendo ha distrutto la morte
e risorgendo ha ridato a noi la vita.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra,
e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta l’inno della tua gloria: Santo...

Antifona di comunione
Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato:
celebriamo dunque la festa
con purezza e verità. Alleluia. (1Cor 5,7-8)

Preghiera dopo la comunione
Proteggi sempre la tua Chiesa, Dio onnipotente,
con l’inesauribile forza del tuo amore,
perché, rinnovata dai sacramenti pasquali,
giunga alla gloria della risurrezione.

Lectio
È Pasqua!
Il Signore vincitore del peccato e della morte ci trascina nella sua Vittoria.
Il Padre convoca tutti noi alla vita procurataci dal Risorto, come primogenito di tutti i dormienti (1Cor 15,20). Rispondere nella libertà a questa chiamata, a mezzo delle scelte intraprese sotto la guida dello Spirito, pur nel chiaroscuro della nostra esistenza, implica entrare nel regno della luce, della gioia e della pace.
La Pasqua non è il ritorno al carnevale dopo i rigori penitenziali della Quaresima. Implica una gioia del tutto diversa; è legata alla via di una santità conformata all’esistenza storica di Cristo, che passa per la croce e si rende palese come il trionfo dell’amore.
Si tratta di lasciarsi avvolgere dalla gloria di Cristo; di amare Cristo per se stesso nella sua condizione reale e perpetuamente attuale di Signore risorto, assiso alla destra del Padre.

In questo percorso siamo guidati dall’evangelista Giovanni. Il brano proposto dalla Liturgia, si articola in due movimenti: Maria Maddalena, dopo essere andata al sepolcro, viene a dire a Pietro e all’altro discepolo che hanno portato via il Signore dal sepolcro (vv. 1-2). Poi i due discepoli vi si recano a loro volta correndo (vv. 3-8) al sepolcro. Si aggiunge un’interpretazione (v. 9).
Le due parti della narrazione finiscono in forma simile dal punto di vista della conoscenza (vv. 2 e 9): «non sappiamo dove lo posero» (20,2); «infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti» (20,9).

v.1 «Il primo giorno della settimana»: nella tradizione della Chiesa sarà individuato come il «giorno del Signore» (Ap 1,10), quello del trionfo pasquale che, nello stesso tempo, era il «giorno» escatologico annunciato dai profeti e da Gesù (Is 52,6; Gv 14,20; cf. Gv 8,56; cf. Gv 16,23.26). Sarà il giorno in cui la comunità cristiana si radunerà per la celebrazione dell’Eucaristia, come viene testimoniato da At 20,7: «il primo giorno della settimana eravamo radunati per spezzare il pane». Per i cristiani i tempi escatologici sono iniziati dalla risurrezione di Cristo: ogni domenica celebrata è una Pasqua in cui c’è la pienezza di contatto con Cristo risuscitato.
Il primo giorno ci riporta a Gen 1: infatti una nuova creazione ha avuto inizio.

«Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino»: la prima parte della domenica comincia al mattino, quando il sole non è ancora sorto. Maria raggiunge con sollecitudine il sepolcro, mentre è ancora buio. I sinottici ci raccontano che stava insieme ad altre donne, ma il quarto vangelo ci parla solo di lei.

«Quando era ancora buio»: tale dettaglio si trova solo in questo vangelo e ha un valore fortemente simbolico. In Mc 16,2 leggiamo che «il sole si levava»; in Mt 28,1 si dice che «il primo giorno della settimana cominciava a spuntare»; in Lc 24,1 si sottolinea «all’aurora». L’evangelista Giovanni utilizzando il termine «tenebra» per indicare il «buio» vuole evidenziare l’impreparazione totale in cui si trovavano i discepoli, cioè la notte spirituale in cui erano immersi prima dell’esperienza che avrebbero fatto presso il sepolcro. È un dettaglio per mettere in risalto il cammino di fede faticoso e difficile che va dall’assenza di Gesù alla presenza del Risorto.

«Vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro»: Giovanni semplifica il racconto; infatti «vedere la pietra rimossa dal sepolcro» implica il constatare che esso è vuoto.

v.2 Maria Maddalena vede la pietra ribaltata e non capisce; cerca subito una spiegazione naturale. Non riesce a vedere il significato di ciò che sta succedendo; però corre subito dagli altri. Nel buio, nella mancanza dei segni visibili del Signore, non rimane inerte. Tale atteggiamento ci consegna un prezioso insegnamento, perché ci fa capire che quando si sperimenta l’assenza, non si deve rimanere paralizzati ma è necessario muoversi, correre, cercare. Non solo non c’è Gesù vivo, ma non c’è neppure il suo corpo. Maria Maddalena non soltanto cerca, ma corre a comunicare quell’assenza totale, quel «nulla completo» per quanto riguarda la presenza di Gesù.

«Andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava»: la tradizione riconosce in Giovanni, l’evangelista, «il discepolo che Gesù amava».

«Portarono via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove lo posero»: quest’insistenza da parte dell’evangelista sull’ignoranza dei primi testimoni vuole mostrare come i discepoli non erano assolutamente preparati all’avvenimento; non si aspettavano la risurrezione. Tale situazione iniziale di impreparazione radicale, di «cecità», presente nei primi testimoni della Risurrezione è fondamentale perché sottolinea la realtà dell’intervento divino. La fede pasquale è stata per i primi testimoni come un risveglio. Lo sperimentare questo «buio totale», inizia un cammino che porta a capire in contesto di fede che Gesù è vivo, a un livello di vita superiore, perché lo aveva detto prima della risurrezione: ormai è il Gesù innalzato nella gloria che sale al Padre.

v.3 L’annuncio di Maria Maddalena sconvolge i discepoli, che si recano senza indugi al «luogo dell’avvenimento».

v.4 «Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro»: è un particolare realistico, di cronaca, che si presta anche ad un secondo livello di lettura. Giovanni corre e arriva prima rispetto a Pietro: questo dettaglio narrativo suggerisce una certa precedenza. Il discepolo che accetta in pieno «l’amore» «l’agapē» di Gesù come tipo e modello di ogni discepolo, corre prima e arriva prima. Giovanni riesce a vedere «prima» i segni della risurrezione che ambedue cercano: il corpo non c’è, ma le bende sono lì, giacenti.

v.5 «Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò»: Giovanni vede i lini; ma non entra nel sepolcro, per rispetto a Pietro. Con questo atteggiamento riconosce il primato di Pietro, secondo quando disposto da Gesù.

v.6 Per la seconda volta l’evangelista ci presenta «le bende giacenti»; si tratta dunque di un particolare importante: questi «teli» si trovano «giacenti», cioè in posizione di afflosciamento.

v.7 Il sudario era una specie di gran fazzoletto che si metteva sul volto. Il sudario non era «giacente» con le bende, come uno si aspetterebbe. Infatti, se non c’è più il corpo di Gesù, anche tutto quello che lo avvolgeva dovrebbe trovarsi appiattito; così dovrebbe essere anche il sudario, che era legato addirittura alla testa di Gesù. Pietro nota che il sudario non sta con le altre bende, ma a parte, arrotolato su se stesso. L’evangelista suggerisce che il «soudarion» era arrotolato, quasi in cerchio, cioè nella forma che aveva quando stava intorno alla testa del defunto. Egli nel raccontarci quanto Pietro sta osservando intorno a sé, vuole che lo sperimentiamo anche noi lettori.

v.8 Nel vedere le bende così, Giovanni si ricorda delle parole di Gesù sulla sua risurrezione e comincia a credere. Il credere ha un suo cammino di ricerca: di cercare e di trovare. Il testo non ci dice come reagisce Pietro; non viene formulata alcuna critica nei suoi confronti; egli è presentato come un capo dalla riconosciuta autorità. Resta il fatto, già suggerito, che il discepolo che accetta in pieno l’amore di Gesù arriva prima in senso cronologico, ma tale precedenza implica anche quella del cammino di fede.
C’è un aspetto di questo brano, che è importante sottolineare, cioè il rapporto tra «vedere» e «credere». Quello che vede il discepolo all’interno del sepolcro è la stessa realtà già costatata da Pietro, entrato per primo. Lo stesso discepolo vi aveva gettato uno sguardo dall’esterno senza riuscire a verificare niente. Ora vede anch’egli quel particolare del sudario che sta in disparte, ancora avvolto. Tutto questo non è semplicemente la prova che il corpo di Gesù non è stato sottratto; per il discepolo questo è un «segno»: perciò il suo vedere sbocca nel credere.
A cosa crede il discepolo giunto in precedenza? L’evangelista sembra guidare il lettore verso quest’interpretazione: «egli crede di trovarsi davanti a un mistero dell’azione di Dio; ma non comprende, non sa ancora che il Signore è risuscitato». I segni della sepoltura del suo corpo morto sono rimasti intatti nella tomba. Il discepolo che vede questo segno approda immediatamente alla fede. Si tratta di un’adesione a Gesù come il Messia, il Signore, il Figlio di Dio, il Vivente, sebbene non si capiscano i particolari della risurrezione. Il «discepolo credente» è il prototipo di tutti quelli che approdano alla fede anche senza vedere la realtà del corpo di Gesù risorto, e verificarne l’identità.
Questa prima scena del racconto della risurrezione ambientata presso il sepolcro, è una specie di paradigma dell’intero processo che procede dal vedere al credere. Maria vede la pietra tolta dal sepolcro aperto e pensa che il corpo di Gesù è stato sottratto. Pietro vede le bende e il sudario all’interno del sepolcro, ma non ci viene detto nulla circa la sua reazione. Solo del discepolo si sottolinea «vide e credette». C’è dunque una progressione tra i momenti di quest’itinerario: dal semplice guardare, osservare, al «vedere» vero e proprio, illuminato dalla fede.

v.9 Questo versetto è un commento dell’evangelista, che fa riflettere sul cammino di fede, dal punto di vista della ricerca dei segni. Sembra che il commento vada indirizzato non al discepolo, che ha già creduto, ma agli altri discepoli che ancora non credono, infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Qui «comprendere» la Scrittura è da intendersi nel senso di «conoscerla a fondo», «capirla nel senso più completo».

«Non conoscevano, infatti, ancora la Scrittura»: è un’indicazione dell’importanza della Scrittura nella comprensione dei segni della presenza di Dio nel mondo. Il testo ci vuol dire che se il discepolo avesse veramente capito la Scrittura, sarebbe bastato pochissimo, forse già il primo accenno di Maria Maddalena, per intuire la presenza del Signore: avrebbe avuto già un quadro dell’opera di Dio, del modo con cui Dio si manifesta nella storia. La Scrittura è dunque un mezzo potente per essere sensibilizzati alla presenza di Dio nelle diverse situazioni della nostra vita e della storia; la Scrittura dovrebbe aiutarci a rifare questo discernimento dei segni, a vedere come in tante piccole cose, che ci erano sfuggite, la presenza del Risorto si sta manifestando.

In conclusione i vv. 8 e 9 insieme evocano il duplice processo del credere: la fede pasquale che si fonda sul «vedere» viene formulata in modo completo e cioè diventa «professione di fede» alla luce della Scrittura profetica relativa alla risurrezione.
Il discepolo ideale, quello che Gesù amava, è arrivato alla fede, che sorge dall’amare. Il «credere» del discepolo amato non è un credere in maniera distaccata, ma egli crede perché ama. Non è ancora la fede completa nella risurrezione, bisognerà ancora che il discepolo si apra all’intelligenza delle Scritture; è necessario che il discepolo veda il Signore in persona, cioè, che abbia un’esperienza personale di lui, e da lui riceva il dono dello Spirito Santo. A questa condizione solamente egli raggiungerà la pienezza della fede pasquale.

Appendice

Croce e risurrezione son figure della vita cristiana
Tutto ciò che è avvenuto sulla croce di Cristo, nella sepoltura, nella risurrezione il terzo giorno, nell`ascensione al cielo, nel trono alla destra del Padre, sta a raffigurare la vita cristiana, non solo con le parole ma anche con le azioni. Infatti in riguardo a quella croce è detto: Coloro che son di Gesú Cristo hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e concupiscenze (Gal 5,24). Per la sua sepoltura: Siamo stati consepolti con Cristo attraverso il Battesimo per la morte. Per la sua risurrezione: Come Cristo risorse dai morti per la gloria del Padre, anche noi comminiamo in novità di vita. Per l`ascensione al cielo e il trono alla destra del Padre: Se siete risorti con Cristo, cercate le cose del cielo, dove Cristo siede alla destra del Padre gustate le cose del cielo non quelle della terra: siete morti, infatti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. (Agostino, De spe, fide, caritate, 14, 53)

«Il Signore è risorto!»
Il re, Cristo, aveva a guardia un esercito. All`esterno del sepolcro, dei soldati; all`interno, era la battaglia di Cristo contro la Morte, dove l`uno si impadroniva del potere, dove l`altra era decaduta dal proprio; dove l`uno si impadroniva degli schiavi dell`Inferno, dove l`altra urlava ai suoi sottoposti: «Gridiamo: Il Signore è risuscitato!»
- Ora, la notte è passata; sí, è realmente passata -, e ciò che tu hai detto poc`anzi è vero, amico mio: il morto di poco fa è ora luminoso. E` questi che dall`interno ha rovesciato la pietra, è lui che ci ha spaventati con le sue parole; poiché egli è terrificante. Egli porta la luce, diffonde la luce, è luce. Senza dubbio è un figlio della luce, e della luce è servitore, [come ce lo provano] le parole che ha gridato alle donne: «Il Signore è risorto!».
Ecco la loro fossa, e la nostra ricompensa; la vergogna degli empi, nostro titolo di gloria; la piaga che è in loro, la vita che è per noi: si è che il Signore è veramente risorto. Le guardie del sepolcro han sí potuto ricevere dei soldi per tacere, le pietre lo grideranno piú forte: «Pietra staccata senza ausilio di mani nella montagna, che si leva dalla tomba come un tempo dal seno materno, il Signore è risorto!».
Tu, Signore, dal seno sei venuto senza il seme, lasciando alla Vergine i segni della verginità, come oggi hai distrutto attraverso la tomba l`impero della tomba. Abbandonato alla tomba il lenzuolo di Giuseppe, hai ripreso alla tomba quello di colui che aveva generato Giuseppe: Adamo è venuto al tuo seguito; Eva ha camminato sui tuoi passi. Di Maria, Eva è la serva; tutta la terra ti adora, cantando l`inno di vittoria: «Il Signore è risorto!». (Romano il Melode, Carmen 41, 13.18-20)

P come Pasqua, altrimenti il nulla
Non c’è via di scampo: se no si dà risurrezione, rimane solo l’assurdo Hoccòl hàvel, «Tutto è nulla»: lo diceva tre secoli prima di Cristo – con malinconico disincanto e dialettica implacabile – il Qoèlet; lo diceva sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, ma senza la luce della fede nella resurrezione.
Anche la vita più onesta lascia aperto l’abisso del nulla ai nostri piedi. Soltanto la Pasqua può colmarlo. Così scriveva Cesare Pavese nel suo diario: «Ma la grande, tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente. Nulla può consolare dalla morte». E qualche giorno prima del suicidio aggiungeva: «Forse è tutto qui: in questo tremito del “se fosse vero”. Se davvero fosse vero …».
Ma è vero: Cristo è risorto! E allora cambia tutto …
Indubbiamente, fin dall’inizio della storia, l’umanità nel suo insieme ha vissuto un’ascesa vertiginosa in ogni campo: nella cultura e nell’arte, nella politica e nell’economia, nel campo sociale e anche in quello morale. E però la storia umana è stata ininterrottamente sotto il segno vittorioso del male e della morte. Troppo spesso la violenza ha trionfato sull’innocenza, addirittura l’ha irrisa e se ne è fatta beffe; la giustizia è stata sopraffatta dall’ingiustizia; il grido dei poveri, il pianto degli umili è stato sopraffatto dalle grida di trionfo dei gaudenti e dei malvagi. Su tutto ha steso la sua lugubre coltre la morte: morte di uomini, ma anche di civiltà e di culture. E quel che è più rivoltante è che la morte ha imposto la sua inesorabile, orrenda dittatura nella forma più oscena: la guerra. E lo splendido giardino che ci era stato donato – la terra – è diventata «l’aiuola che ci fa tanto feroci».
Ma in questa interminabile, cupa litania di peccato e di morte ha fatto irruzione la risurrezione di Gesù. Troppo poco, un solo uomo sottratto al potere della morte? Apparentemente sì: nella grande struttura chiusa e compatta del peccato, la risurrezione di Gesù di Nazaret sembra avere aperto solo una piccola falla. Ma è una falla che alla fine farà affondare tutta la titanica corazzata del male.
Il motivo è questo: se la croce aveva ucciso addirittura l’autore della vita, con la risurrezione Cristo è stato ricostituito comunicatore di vita, di tutta la vita, per tutti gli uomini, di tutti i tempi. Con il Risorto è stata spezzata in due la linea del tempo e la storia ha cambiato realmente corso. Certo il male ha ancora le sue parole terribili e raccapriccianti da scrivere nel grande libro della storia. La vittoria di Cristo non è stata definitiva. Ma decisiva, sì: l’ultima parola sarà della vita sulla morte, della verità sulla menzogna, dell’amore sull’egoismo.
Dunque sperare si deve, e si deve perché si può: Cristo è il Signore della storia; la sua risurrezione non ci salva ancora dal dolore, ma nel dolore ci mette al riparo dalla disperazione.
L’albero della speranza ha messo radici ed è già in fiore. … La Pasqua è in corso: la fede non chiude il cammino dei discepoli del Signore, ma lo apre sull’infinito … (Francesco Lambiasi, ABC della fede, EDB, pag 59-61)

"Resurrexi, et adhuc tecum sum. Alleluia! - Sono risorto, sono sempre con te. Alleluia!". Cari fratelli e sorelle, Gesù crocifisso e risorto ci ripete oggi quest'annuncio di gioia: è l'annuncio pasquale. Accogliamolo con intimo stupore e gratitudine!
"Resurrexi et adhuc tecum sum – Sono risorto e sono ancora e sempre con te". Queste parole, tratte da un'antica versione del Salmo 138 (v. 18b), risuonano all'inizio dell'odierna Santa Messa. In esse, al sorgere del sole di Pasqua, la Chiesa riconosce la voce stessa di Gesù che, risorgendo da morte, si rivolge al Padre colmo di felicità e d'amore ed esclama: Padre mio, eccomi! Sono risorto, sono ancora con te e lo sarò per sempre; il tuo Spirito non mi ha mai abbandonato. Possiamo così comprendere in modo nuovo anche altre espressioni del Salmo: "Se salgo in cielo, là tu sei, / se scendo negli inferi, eccoti. / ... / Nemmeno le tenebre per te sono oscure, / e la notte è chiara come il giorno; / per te le tenebre sono come luce" (Sal 138, 8.12). È vero: nella solenne veglia di Pasqua le tenebre diventano luce, la notte cede il passo al giorno che non conosce tramonto. La morte e risurrezione del Verbo di Dio incarnato è un evento di amore insuperabile, è la vittoria dell'Amore che ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e della morte. Ha cambiato il corso della storia, infondendo un indelebile e rinnovato senso e valore alla vita dell'uomo.
"Sono risorto e sono ancora e sempre con te". Queste parole ci invitano a contemplare Cristo risorto, facendone risuonare nel nostro cuore la voce. Con il suo sacrificio redentore Gesù di Nazareth ci ha resi figli adottivi di Dio, così che ora possiamo inserirci anche noi nel dialogo misterioso tra Lui e il Padre. Ritorna alla mente quanto un giorno Egli ebbe a dire ai suoi ascoltatori: "Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Mt 11,27). In questa prospettiva, avvertiamo che l'affermazione rivolta oggi da Gesù risorto al Padre, – "Sono ancora e sempre con te" – riguarda come di riflesso anche noi, "figli di Dio e coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare alla sua gloria" (cfr Rm 8,17). Grazie alla morte e risurrezione di Cristo, pure noi quest'oggi risorgiamo a vita nuova, ed unendo la nostra alla sua voce proclamiamo di voler restare per sempre con Dio, Padre nostro infinitamente buono e misericordioso.
Entriamo così nella profondità del mistero pasquale. L'evento sorprendente della risurrezione di Gesù è essenzialmente un evento d'amore: amore del Padre che consegna il Figlio per la salvezza del mondo; amore del Figlio che si abbandona al volere del Padre per tutti noi; amore dello Spirito che risuscita Gesù dai morti nel suo corpo trasfigurato. Ed ancora: amore del Padre che "riabbraccia" il Figlio avvolgendolo nella sua gloria; amore del Figlio che con la forza dello Spirito ritorna al Padre rivestito della nostra umanità trasfigurata. Dall'odierna solennità, che ci fa rivivere l'esperienza assoluta e singolare della risurrezione di Gesù, ci viene dunque un appello a convertirci all'Amore; ci viene un invito a vivere rifiutando l'odio e l'egoismo e a seguire docilmente le orme dell'Agnello immolato per la nostra salvezza, a imitare il Redentore "mite e umile di cuore", che è "ristoro per le nostre anime" (cfr Mt 11,29).
Fratelli e sorelle cristiani di ogni parte del mondo, uomini e donne di animo sinceramente aperto alla verità! Che nessuno chiuda il cuore all'onnipotenza di questo amore che redime! Gesù Cristo è morto e risorto per tutti: Egli è la nostra speranza! Speranza vera per ogni essere umano. Oggi, come fece con i suoi discepoli in Galilea prima di tornare al Padre, Gesù risorto invia anche noi dappertutto come testimoni della sua speranza e ci rassicura: Io sono con voi sempre, tutti i giorni, fino alla fine del mondo (cfr Mt 28,20). Fissando lo sguardo dell'animo nelle piaghe gloriose del suo corpo trasfigurato, possiamo capire il senso e il valore della sofferenza, possiamo lenire le tante ferite che continuano ad insanguinare l'umanità anche ai nostri giorni. Nelle sue piaghe gloriose riconosciamo i segni indelebili della misericordia infinita del Dio di cui parla il profeta: Egli è colui che risana le ferite dei cuori spezzati, che difende i deboli e proclama la libertà degli schiavi, che consola tutti gli afflitti e dispensa loro olio di letizia invece dell'abito da lutto, un canto di lode invece di un cuore mesto (cfr Is 61,1.2.3). Se con umile confidenza ci accostiamo a Lui, incontriamo nel suo sguardo la risposta all'anelito più profondo del nostro cuore: conoscere Dio e stringere con Lui una relazione vitale, che colmi del suo stesso amore la nostra esistenza e le nostre relazioni interpersonali e sociali. Per questo l'umanità ha bisogno di Cristo: in Lui, nostra speranza, "noi siamo stati salvati" (cfr Rm 8,24).
Quante volte le relazioni tra persona e persona, tra gruppo e gruppo, tra popolo e popolo, invece che dall'amore, sono segnate dall'egoismo, dall'ingiustizia, dall'odio, dalla violenza! Sono le piaghe dell'umanità, aperte e doloranti in ogni angolo del pianeta, anche se spesso ignorate e talvolta volutamente nascoste; piaghe che straziano anime e corpi di innumerevoli nostri fratelli e sorelle. Esse attendono di essere lenite e guarite dalle piaghe gloriose del Signore risorto (cfr 1 Pt 2,24-25) e dalla solidarietà di quanti, sulle sue orme e in suo nome, pongono gesti d'amore, si impegnano fattivamente per la giustizia e spargono intorno a sé segni luminosi di speranza nei luoghi insanguinati dai conflitti e dovunque la dignità della persona umana continua ad essere vilipesa e conculcata. L’auspicio è che proprio là si moltiplichino le testimonianze di mitezza e di perdono!
Cari fratelli e sorelle, lasciamoci illuminare dalla luce sfolgorante di questo Giorno solenne; apriamoci con sincera fiducia a Cristo risorto, perché la forza rinnovatrice del mistero pasquale si manifesti in ciascuno di noi, nelle nostre famiglie, nelle nostre città e nelle nostre nazioni. Si manifesti in ogni parte del mondo. Come non pensare in questo momento, in particolare, ad alcune regioni africane, quali il Darfur e la Somalia, al martoriato Medio Oriente, e specialmente alla Terra Santa, all'Iraq, al Libano, e infine al Tibet, regioni per le quali incoraggio la ricerca di soluzioni che salvaguardino il bene e la pace! Invochiamo la pienezza dei doni pasquali, per intercessione di Maria che, dopo aver condiviso le sofferenze della passione e crocifissione del suo Figlio innocente, ha sperimentato anche la gioia inesprimibile della sua risurrezione. Associata alla gloria di Cristo, sia Lei a proteggerci e a guidarci sulla via della fraterna solidarietà e della pace. Sono questi i miei auguri pasquali, che rivolgo a voi qui presenti e agli uomini e alle donne di ogni nazione e continente a noi uniti attraverso la radio e la televisione. Buona Pasqua! (Papa Benedetto, Omelia 23 marzo 2008, domenica di Pasqua)
Fonte:http://www.figliedellachiesa.org

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