LUCA DESSERAFINO, "Passione, morte e resurrezione di Gesù

09 aprile 2017 | 6a Domenica di Quaresima - A | Omelia
Passione, morte e resurrezione di Gesù

Con questa domenica delle Palme entriamo nella settimana più importante di tutto l'anno liturgico: la
settimana Santa. In questo giorno la Chiesa ci fa rivivere l'accoglienza festante della folla per la venuta di Gesù a Gerusalemme, ma Egli solo intuisce che questo avvenimento è l'inizio del suo compimento.
Sentiremo leggere, in questa domenica, il lungo racconto evangelico della Passione nella versione di Matteo, un anticipo, questo, di ciò che saremo chiamati a meditare e a vivere durante l'intera settimana, in modo particolare durante il Triduo pasquale.

In un giorno è concentrato ciò che per giusta ampiezza di spazio e tempo, si distribuisce su più giorni, quelle "poche" ore in cui viene racchiusa la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo hanno bisogno di essere interiorizzate in noi, e quindi hanno bisogno di avere un giusto tempo.
Più che un commento alle letture, mi sembra opportuno oggi, ricordare brevemente ciò che in questa settimana andrà dischiudendosi nel cammino liturgico del Triduo.

Il primo giorno del Triduo,
Giovedì Santo,

siamo chiamati a fare memoria dell'istituzione dell'Eucaristia e del Ministero Ordinato. Gesù anticipa ai discepoli il segno del suo amore, che verrà consumato sul legno della croce, in quella che è detta l'Ultima Cena.

Ed è proprio da lì che nasce un legame fortissimo con Suo sacrificio, essa è quel sacrificio incruento che ci viene riproposto e attuato in ogni Eucaristia validamente celebrata.

Per far sì che questo Suo atto salvifico continuasse lungo la storia e giungesse fino a noi, consegna questo mandato ai Dodici, i quali per l'imposizione delle mani lo trasmetteranno ad altri uomini, e una lunga catena ininterrotta durante i secoli ha permesso anche a noi di poter accedere realmente, ed essere partecipi della salvezza, al sacrificio di Cristo.

Il secondo giorno del Triduo,
Venerdì Santo,

siamo chiamati a fare memoria della morte di Gesù in croce.
Tutta la creazione si "ferma" a contemplare la morte di un Uomo su una croce, in modo da fare coro con il centurione romano: "Davvero costui era Figlio di Dio!".

Non è facile riconoscere in quel corpo maltrattato, emaciato, umiliato, il Figlio di Dio, il Cristo Redentore, la Speranza delle genti, eppure questa è la testimonianza dell'amore fedele che nel suo corpo Gesù dà a tutti, fino in fondo, fino a donarci liberamente la sua vita.

Proprio questa umanità di Gesù, libera e fedele fino alla morte, riceve in dono il suo compimento fedeltà d'amore, la Risurrezione dalla morte; perché essa, la morte, non è un punto che chiude al nulla, ma un punto e virgola che apre alla vita.

Il terzo giorno,
Sabato Santo,

mentre si contempla ancora il corpo di Gesù nel sepolcro, si fanno i preparativi per la Veglia delle veglie. La Veglia di Pasqua è la più importante e ricca di significato di tutte le veglie.
Ricordiamo brevemente le tappe interne alla Veglia stessa:

la liturgia della luce,
il proclama dell'annuncio pasquale dell'Esultet,
la ricca liturgia della Parola,
la liturgia Battesimale, la liturgia eucaristica, che è il centro di tutta la celebrazione della Veglia, e che investendoci richiede il nostro coinvolgimento.
Così la Pasqua è giunta un'altra volta nella nostra vita di battezzati e credenti, ma richiede anche che nella nostra vita quotidiana essa sia fedelmente testimoniata a quanti sono accanto a noi.

La Risurrezione è la meta a cui il Padre ci chiama e che ci viene indicata dal Figlio e sostenuta dallo Spirito, come sorresse Gesù nel deserto, ma molto di più come soresse Gesù sul patibolo della croce.

La nostra speranza non è la croce,
ma essa passa attraverso la croce
e solo in questo modo che si attua
e viene ricevuto il premio del servo fedele
che accoglie l'invito del Padre
per realizzare una vita piena, da figli nel Figlio.

Diacono Luca DESSERAFINO sdb
Fonte:  www.donbosco-torino.it

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