MACHETTA Domenico SDB, " I Discepoli di Emmaus"

30 aprile 2017 | 3a Domenica: S. PASQUA - A | Omelia
3ª Domenica di Pasqua: I Discepoli di Emmaus
1ª LETTURA: At 2,14.22-33
Ecco Pietro il mattino di Pentecoste, rifatto "a nuovo" dallo Spirito, radicalmente diverso dal Pietro
della Passione, che trema davanti a una serva. Il tratto che viene proposto come prima lettura appartiene al celebre discorso della Pentecoste.
Il mistero pasquale è presentato citando il salmo 15/16. La morte è vinta per sempre, l'uomo ormai è in comunione con Dio, il tempo è assorbito dall'eternità.
Le parole del salmista acquistano un senso pieno:
"Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Il tuo fedele non vedrà la corruzione della fossa".
Ormai non c'è che vita, gioia piena, senza fine.
Teologia e mistica!

VANGELO: Lc 24,13-35

Nella terza domenica di Pasqua la pagina evangelica è tratta dal potente capitolo 24 di Luca, l'ultimo, una sinfonia di chiusura, in cui tornano con arte tutti i temi del-l'evangelista, uno splendido trattato sulla Chiesa.
Eccoli, i discepoli di Emmaus.
"In quello stesso giorno...". Dire quel giorno, per i primi
cristiani, significava parlare del giorno di Pasqua: un giorno unico di cui non si vedeva ormai più la fine.
Difatti Luca, teologo e artista, mette tutte le notizie pasquali, dalla scoperta della tomba vuota da parte delle donne fino addirittura all'Ascensione, in un unico giorno: la notte non arriva più!
Due discepoli dunque sono in cammino... Alt! Cammino: parola chiave in Luca. Tutta la vita di Gesù (e della Chiesa) è un grande viaggio verso Gerusalemme. Chi conosce Luca sa che questo è uno dei suoi grandi temi. Ma questa volta la meta non è Gerusalemme. Questi due se ne vanno da Gerusalemme...
Mentre camminano e discorrono insieme, un personaggio strano li accosta e cammina con loro. "Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo": è una costante delle apparizioni pasquali. Il personaggio celeste lo si coglie solo nella fede, quando scatta l'adesione del cuore.
"Si fermarono, col volto triste". Attenzione subito al contrasto con ciò che capiterà durante la cena, allo "spezzare il pane", quando si apriranno gli occhi, essendo il cuore ardente ormai per la meditazione sulle Scritture fatta lungo la via.
Di tristezza Luca ci aveva già parlato nell'agonia del Getsemani, quando i tre apostoli furono assaliti dal sonno...
Avviene un dialogo simpatico tra i due discepoli e lo strano pellegrino. "Noi speravamo...". Gesù ha disatteso tutte le speranze messianiche. Li lascia sfogare, e poi "parte in quarta" inchiodandoli con un appassionato e micidiale rimprovero: "Stolti e tardi di cuore...". Due parole greche secche e mirate.
Stolti: anóe¯toi = senza "n˜us", senza "mente", senza "intelligenza", e lenti (tardi) di cuore: brade˜is te¯ kardía ("kardía" indica soprattutto la volontà: cuore, nella Bibbia, non è solo la sede degli affetti, ma anche e soprattutto la sede delle grandi decisioni).
Praticamente, con un linguaggio un po' "giovanile", potremmo tradurre: teste vuote e volontà fiacche!
Gesù dice: Avete un mondo interiore pesante, flaccido, addormentato, non agile e sveglio. Siete vecchi dentro!
E incomincia a spiegare loro la Bibbia, facendo vedere tutto ciò che si riferiva a lui. Praticamente Gesù fa "lectio divina" delle Scritture. Ed è durante la "lectio" che il cuore dei discepoli incomincia a scaldarsi. "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo la via quando ci spiegava le Scritture?" (v. 32).
Ormai tutto è pronto. Arrivati al villaggio, Gesù fa finta di andarsene.
"Resta con noi...".
Gesù non aspetta altro!
Ed è durante l'Eucaristia (allo "spezzare il pane") che si aprono gli occhi. Lezione perenne per la Chiesa! La notte non scende più...
I due ripartono per Gerusalemme, non più con il passo triste, ma di corsa, "senza indugio" (tipico "tocco" di Luca), come Maria che va da Elisabetta, come i pastori che corrono a Betlemme, come Zaccheo che scende dal-l'albero...
Non c'è dubbio: si diventa annunciatori di Cristo se lo si "incontra" nelle Scritture e allo "spezzare il Pane". È un'unica realtà: la Messa!
Chi fa la comunione con il Corpo di Cristo, "mangia" le Scritture e diventa "uno" con lui, diventando capace di amare i fratelli come li ama lui.

Da: Domenico MACHETTA
http://www.donbosco-torino.it