p. José María CASTILLO"LO RICONOBBERO NELLO SPEZZARE IL PANE"

II DOMENICA DI PASQUA - 30 aprile 2017 - Commento al Vangelo
LO RICONOBBERO NELLO SPEZZARE IL PANE
di p. José María CASTILLO
Lc 24, 13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per
un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
In questo racconto, oltre l’affermazione che Gesù era risorto, si evidenziano due temi fondamentali: 1) Il fatto di riconoscere Gesù vivo e presente nell’attualità. C’è gente che è come cieca nel rendersi conto che Gesù vive e continua ad essere presente nella vita. Perché? 2) L’importanza che ha l’Eucaristia per poter riconoscere Gesù. Molti cristiani vanno a messa e ne escono come sono entrati: così ciechi per vedere Gesù e come è Gesù.
Il racconto dice che, quando Gesù si avvicinò ai due discepoli, “i loro occhi non erano capaci di riconoscerlo” (Lc 24,16). Il testo utilizza il verbo epighignósko, che in questa caso significa non solo “riconoscere”, ma anche “vedere” o “rendersi conto” (W. Hackenberg). Ma il vangelo dice che gli occhi di quei due uomini erano “impediti” o “immobilizzati” (ekratoûnto) (come in At 2,24) in maniera tale che non si rendevano conto che era Gesù quello che stava insieme a loro. Perché avevano perso l’entusiasmo e la speranza. Non hanno sopportato il fallimento di Gesù. E uno di loro diceva a quello che credevano Gesù: “Noi speravamo….” (Lc 24,21). E non avevano più nessuna speranza. In questo modo non potevano vedere Gesù. Quando si perde la speranza, allo stesso modo si perde la visione della realtà che Gesù è unito a noi ed in noi.
Come si sono aperti gli occhi e si sono resi conto del fatto che Gesù stava con loro (Lc 24,31)? Nel condividere la mensa, nello spezzare e condividere il pane. Nel fatto così profondamente umano della “cena che ricrea ed innamora” (san Giovanni della Croce). Nella convivialità. Avevano cercato in Gesù il profeta potente (Lc 24,29): credevano nel potere. Ed hanno trovato Gesù nell’essere umano che ha spezzato il pane con loro. La religione del potere e lo sfoggio diventano ciechi quando si tratta di vedere Gesù. L’esperienza umana della mensa condivisa apre gli occhi per scoprire Gesù.

Fonte:http://www.ildialogo.org