Carla Sprinzeles "Cercano di spacciarci tante verità, ma solo Gesù è la verità "

Commento su Atti 6,1-7; Giovanni 14,1-12
Carla Sprinzeles  
V Domenica di Pasqua (Anno A) (14/05/2017)
Vangelo: Gv 14,1-12 
Abbiamo bisogno di continua conversione, di riorientare la nostra esistenza a Gesù. Oggi è difficile
per molti trovare criteri validi di orientamento. Gesù si propone ai suoi discepoli come la via, la verità e la vita. Solo lui conosce il Padre e può condurci al Padre. Le strade terrene possono infarcirci di menzogne, le fonti terrene a cui ci dissetiamo possono essere inquinate. La vita delle comunità cristiane non è senza tensioni e difficoltà ma esse possono cercare i loro equilibri e le soluzioni efficaci orientandosi a Gesù.
Il vangelo ci indica con chiarezza il criterio di riferimento per ogni nostra azione e scelta. La condizione per seguire Gesù è la fede, la fiducia in lui, accogliere lo Spirito, che è la forza di vita, la forza creatrice che introduce novità di vita. La fede in Gesù e la sequela di lui non hanno nessuna evasione dalla realtà, rappresentano piuttosto un orientamento serio nelle questioni del presente, impegnando la responsabilità dei credenti nel mondo e verso il mondo. Il processo di giustizia nel mondo, come il processo della pace tra i diversi popoli, richiede scelte coraggiose, a volte anche rischiose; ma delle scelte che devono essere ben determinate e per le quali le persone devono essere coinvolte pienamente. Queste scelte devono essere maturate attraverso il confronto e il dialogo.
"Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in Dio".
Gesù ci invita a raggiungere l'armonia interiore, che vuol dire dare fiducia alla vita, dare fiducia al bene, cioè fidarsi della forza che ci investe, di quell'energia che ci attraversa, perché può diventare in noi qualità nuova di vita. Quando uno ha fede in Dio vuol dire che è convinto che esiste una forza più grande, che soggiace alla nostra piccola storia, che può esprimersi in noi in modo nuovo. La fede in Dio non cade dall'alto, fiorisce attraverso i rapporti degli uomini, che rendono presente e visibile l'amore di Dio attraverso i loro gesti.
ATTI 6, 1-7
La prima lettura ci presenta come i cristiani operano scelte concrete ispirandosi a Gesù. Con il crescere della Chiesa in Gerusalemme, cominciano ad emergere problemi di rapporti. Si formano due gruppi: il primo, formato dai cristiani di Gerusalemme, l'altro formato dai giudei della diaspora, più aperto agli scambi col mondo pagano. Hanno due lingue diverse: l'aramaico e il greco. Tra i due gruppi sorgono incomprensioni. La comunità affronta il problema: ci si lamenta che vengono trascurate le vedove degli ellenisti. Emerge un'immagine di Chiesa come comunità radunata attorno ai suoi responsabili, che garantiscono la l'unità, fanno proposte, ma riservano ad essa il compito di accettare e decidere.
I Dodici chiedono alla comunità di intervenire per cercare e selezionare i candidati al servizio delle mense per i poveri: sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza". Dal punto di vista spirituale devono essere persone, che hanno fatto esperienza dello Spirito, non tanto perché essi ne parlino, ma perché traspare dal dono di sapienza di cui godono. Spessore di esperienza religiosa e di virtù umane sono la condizione perché questi uomini possano prendere servizio nella comunità, aiutano i Dodici e consentono a costoro di dedicarsi in modo integrale al servizio della preghiera e della parola.
Non viene qui descritta l'istituzione del ministero del diaconato, ma ci parla della comunità, che riconosce i propri bisogni e provvede a dare i servizi necessari. La comunità risponde dando il suo appoggio. Si eleggono i "sette", dando particolare rilievo a Stefano, al quale fa seguire Filippo in quanto evangelizzatore della Samaria: i "sette" sono tutti greci, che capiscono i bisogni della comunità. Vengono imposte loro le mani, comunicando un dono spirituale, che li rende atti a tale incarico. La Chiesa cresce in numero ma anche in profondità perché la Parola fruttifica.
GIOVANNI 14, 1-12
Il Vangelo indica con chiarezza a chi vuole seguire Gesù il criterio di riferimento per ogni azione e scelta.
Filippo chiede a Gesù: "Mostraci il Padre e ci basta!"
"Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo?"
Dopo la resurrezione, nessuno riconosce il Signore, forse proprio perché prima, durante la vita terrena, nessuno aveva saputo discernere il suo vero volto. Lo credevano un uomo come altri, mentre era l'incarnazione del Bene: "Chi ha visto me ha visto il Padre".
Come Tommaso, anche noi vogliamo seguire Cristo ma abbiamo paura di non farcela, di doverci inventare la strada. Pensiamo che tutto dipenda da noi e ci troviamo incapaci di realizzare il bene che vorremmo. Immaginiamo allora un Dio esigente, a nostra immagine, che ci aspetta al varco per giudicarci.
Gli apostoli non conoscono Gesù perché non possono immaginare che egli sia diverso da loro e somigliante al Padre nella misericordia, nel perdono, nella compassione, non possono immaginare che ci aspetta sulla strada per aprirci le sue braccia.
Gesù dice di non turbarci se siamo lontani dalla perfezione che sognamo: ci sono molti posti nella casa del Padre e la via è aperta, la conosciamo, è inscritta nel profondo del cuore di ognuno, là dove ci lasciamo commuovere dal dolore altrui, dopo aver attraversato i desideri di vendetta, di paura, di rifiuto dell'altro.
Il volto autentico di un essere umano è un mistero che scopriamo non appena crediamo nella presenza del Bene in quella persona, nel momento in cui riconosciamo in essa l'immagine del Padre. Tutto allora si trasfigura, le accuse si dissolvono, il mondo si rivela come un giardino che "Dio vide come buono" agli albori della creazione.
Anche le situazioni negative comunicano con il loro linguaggio. Mi hanno appena parlato al telefono di uno zio che violenta le nipoti, mi dicevano: "E' un mostro!" probabilmente è un disperato, che riproduce, suo malgrado, violenze subite da bambino, di cui non ha forse mai potuto parlare e che comunica come può attraverso i suoi atti.
"Abbiate fede", dice Gesù, fidatevi, anche quest'uomo è immagine del Padre, anche lui va amato e aiutato senza giudizi perché possa riconoscersi come un dono, come un nuovo volto del Padre e possa abbandonare le sue angosce e smettere di ferire gli altri. Fidiamoci della vita che vuole sgorgare dai nostri cuori induriti dalla paura per raggiungere chi produce il male, perché se commette questi atti negativi, è segno che sta male. Il Risorto c'invita a seguirlo sulla via che porta al Padre, nel giardino dell'amicizia con Dio e con gli altri.
Amici, abbiamo tanti percorsi davanti, ma la via da seguire è Gesù. Cercano di spacciarci tante verità, ma solo Gesù è la verità che ci apre il cuore al Padre, alla misericordia, al perdono. Gesù ci rende fecondi e ci aiuta a produrre frutto: seguiamo lui!

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