dom Luigi Gioia, "Una presenza nuova"

l'ascensione di Gesù al cielo 1305-1307, affresco, Cappella degli Scrovegni, Padova.
Una presenza nuova
dom Luigi Gioia  
Ascensione del Signore (Anno A) (28/05/2017)
Vangelo: At 1,1-11; Sal 47; Ef 1,17-23; Mt 28,16-20 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )
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Quale non sarebbe la forza della nostra fede se potessimo fare la stessa esperienza degli apostoli.
Hanno conosciuto Gesù, vissuto con lui, lo hanno sentito predicare. Alcuni, come Giovanni, hanno fatto anche l'esperienza della sua amicizia. Dopo la morte e la resurrezione di Gesù, lo hanno visto risorto non solo sporadicamente, ma per quaranta giorni: Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Quale non sarebbe la nostra intelligenza del mistero di Dio se potessimo essere anche noi istruiti direttamente da Gesù, come lo furono i discepoli?
Questa impressione si sfalda però nel ripercorrere gli eventi che precedettero la passione di Gesù e nel constatare che gli apostoli, malgrado la loro familiarità con lui, si dileguarono tutti, senza eccezioni. Allo stesso modo, al primo annunzio della resurrezione da parte delle donne, gli stessi apostoli non capirono, furono sorpresi, restarono increduli. Continuarono addirittura a dubitare anche dopo aver visto il risorto: In quel tempo gli undici discepoli andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Vedere Gesù, ascoltarlo, mangiare con lui non basta per la nostra fede. Si possono fare queste esperienze e continuare a dubitare.
Con l'ascensione facciamo memoria del momento nel quale Gesù è elevato al cielo e si sottrae per sempre agli occhi dell'umanità. Questo però non vuol dire che Gesù vada via. Nel vangelo l'ultima parola di Gesù prima dell'ascensione non è "Vado via", ma l'esatto contrario: Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo. Vediamo Gesù sottrarsi ai nostri occhi e al tempo stesso dichiararci: "Io sono con voi ogni momento". Ecco il paradosso: Gesù si sottrae agli occhi di carne e ci dice: "io sono con voi".
Il contrasto è solo apparente. In realtà il senso di questa contraddizione è semplice: per la fede, vedere, toccare non bastano, come lo afferma la beatitudine del vangelo di Giovanni: Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto. La vocazione della fede, infatti, è di vedere, di percepire qualcosa di più profondo di quello che possono vedere gli occhi di carne. A questo si riferisce Paolo nella lettera agli Efesini, quando dice: Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui. E poi: Che Dio illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere. Per una profonda, vera, autentica conoscenza di Dio abbiamo bisogno che si aprano altri occhi, quelli del cuore, e che questi siano illuminati dal Signore.
Finché vedevano Gesù con gli occhi di carne, sia prima che dopo la sua resurrezione, i discepoli non erano spinti a contemplarlo con gli occhi del cuore. Per questo la loro fede non poteva svilupparsi e invece di credere in Gesù, malgrado tutte le prove che erano fornite loro, continuavano a dubitare. Ecco allora che appena Gesù è asceso al cielo, degli angeli vengono a dire ai discepoli e a tutti noi: Perché state a guardare al cielo?, cioè "Non pensate che avendo Gesù fisicamente, visibilmente in mezzo a voi, sarete più forti, crederete di più. Non state a guardare al cielo, perché è venuto il momento di credere alle ultime parole di Gesù: Ecco io sono con voi".
Si potrebbe cessare di parlare di ‘solennità dell'Ascensione', cioè ‘della sparizione di Gesù', e cambiarne il nome in ‘solennità della presenza del Signore', o ‘solennità della scoperta della vera presenza del Signore in mezzo a noi'. L'Ascensione è un momento fondamentale della nostra vita spirituale, quello nel quale ci è chiesto di chiudere gli occhi di carne per aprire quelli del cuore, di non vedere più le cose, il mondo, con incredulità e di riconoscere il Signore presente in essi, in tutti gli eventi della nostra vita.
Riconoscere Gesù presente qui, in mezzo a noi, in ogni momento, per sempre, ci permette di aprirci al dono della consolazione che solo la sua presenza può irradiare. Apriamoci allora al dono di questa consolazione. Chiediamo al Signore la grazia di illuminare gli occhi del nostro cuore.
Fonte:http://www.qumran2.net/

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