don Giacomo Falco Brini"Se avete conosciuto me"

Se avete conosciuto me
don Giacomo Falco Brini  
V Domenica di Pasqua (Anno A) (14/05/2017)
Vangelo: Gv 14,1-12 
In quel guazzabuglio incomprensibile che è il cuore umano c'è un'infinità di paure: la fede in Gesù è
l'antidoto e il rimedio per ognuna di esse. La fede in Gesù è liberante. Il brano del vangelo di oggi comincia laddove Gesù ha appena terminato di annunciare la sua dipartita, dopo aver predetto il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro e un generale fuggi-fuggi davanti allo scandalo della croce. Logico che davanti a questo parlare i discepoli fossero turbati: chi non lo sarebbe? Eppure il Signore invita a non lasciarsi trascinare dal turbamento e ad avere fede in Lui. Come se la fede, per essere veramente tale, dovesse necessariamente attraversare l'oscurità delle paure che ci abitano, come se dovesse sperimentare necessariamente tutta la propria debolezza (Gv 14,1). E, per aiutarci nella traversata, ecco la promessa: nella casa del Padre mio ci sono molti posti. Se no, vi avrei mai detto "vado a prepararvi un posto"? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi (Gv 14,2-3).
Credo che la paura di essere dimenticati nella morte sia la madre di tutte le paure. Don Oreste Benzi la definiva così: la paura di non vivere nel cuore di nessuno, ovvero la paura di non essere amati. In genere, quando celebro un funerale, se non ci sono richieste particolari dei familiari del defunto, prego e faccio pregare con il vangelo di questa domenica. Sapere che Gesù è il Dio diventato uomo come noi. Sapere che è morto ma poi è risorto. Sapere che è andato a prepararci un posto, e che ora è in grado di raggiungere ogni essere umano dentro quell'esperienza di solitudine assoluta che è la morte, questo è sommamente consolante e incoraggiante. Tanto tempo fa mi capitò tra le mani questo racconto illuminante in proposito: il più grande si chiamava Frank e aveva vent'anni. Il più giovane si chiamava Ted e ne aveva diciotto. Erano sempre insieme, amicissimi fin dalle elementari. Insieme decisero di arruolarsi nell'esercito. Partendo, promisero a se stessi e ai genitori che avrebbero avuto cura l'uno dell'altro. Furono fortunati e finirono nello stesso battaglione. Quel battaglione fu mandato in guerra. Una guerra terribile tra le sabbie infuocate del deserto. Per qualche tempo Frank e Ted rimasero negli accampamenti protetti dall'aviazione. Poi, una sera, giunse l'ordine di avanzare in territorio nemico. I soldati avanzarono per tutta la notte, sotto la minaccia di un fuoco infernale. Al mattino, il battaglione si radunò in un villaggio. Ma Ted non c'era. Frank lo cercò dappertutto, tra i feriti, fra i morti. Trovò il suo nome nell'elenco dei dispersi. Si presentò al comandante. "Chiedo il permesso di andare a riprendere il mio amico", disse. "E' troppo pericoloso", rispose il comandante - "e poi ho già perso il tuo amico. Perderei anche te. Là fuori stanno sparando". Ma Frank partì ugualmente. Dopo alcune ore trovò Ted ferito mortalmente. Se lo caricò sulle spalle. Una scheggia lo colpì. Si trascinò ugualmente fino al campo con il suo amico addosso. "Frank! Valeva la pena morire per salvare un morto?", gli gridò il comandante - "Sì", sussurrò, "perché prima di morire, Ted mi ha detto: Frank, sapevo che saresti venuto..."
Continuo a pensare da circa trent'anni che conoscere e far conoscere Gesù sia la cosa più importante della nostra vita; e mi meraviglio di come l'essere umano possa permettersi di saltare la questione. Le cose che ci dice e le promesse che ci fa sono realtà così grandi e belle che non so proprio come si possano evitare o smentire. Blaise Pascal direbbe che non ci si può sottrarre alla scommessa. Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Gv 14,6): Gesù è il cammino per incontrare la verità e la vita cui il nostro cuore anela. Conoscere Gesù è conoscere quel Dio che da sempre l'uomo vorrebbe vedere e incontrare: Signore, mostraci il Padre e ci basta, gli dice Filippo (Gv 14,8). E Gesù gli risponde: da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre (Gv 14,9). Mentre meditavo questo brano pensavo a come si corra anche oggi il rischio di vivere a due passi dal Signore, magari anche deambulando nella sua chiesa, e non conoscerlo. Si rischia di non coltivare un rapporto sincero con Lui, di non pensare più a quel posto che sta preparando per amor mio, si rischia di vivere in un'angoscia senza fine perché in realtà o ci si rapporta con un fantasma che rafforza per lo più le nostre paure, oppure si maschera da cristiano il proprio ateismo pratico. Da quando sono diventato sacerdote non pensavo di incontrare ancora tanti fratelli che vanno dietro a un'immagine personale di Dio che certo non libera interiormente, né aiuta a guardare la realtà con fiducia e speranza. E in questo modo non ci si accorge di dare ragione alla menzogna del serpente antico che, sin dalle origini, volle far credere all'uomo che Dio non è un padre amorevole, ma un geloso despota che vuole dominarci (Gen 3,1ss.).
In questo terzo millennio cristiano appena cominciato, gli sconvolgimenti epocali cui stiamo assistendo dopo il crollo di tutte le impalcature ideologiche che presumevano di reggere il mondo, sembrano mettere tutto in discussione fino a propagare quello che Benedetto XVI ha chiamato culturalmente "una dittatura del relativismo". Una cosa mi sembra certa nel non ancora definito cambiamento che percorre l'umanità: la paura cresce e minaccia di paralizzare gli uomini nel proprio egoismo. Certamente, tutti abbiamo tanti motivi per avere paura davanti agli avvenimenti che si susseguono nel mondo. Ma la nostra speranza nasce dalla convinzione che con Gesù si entra nella vita vera, quella eterna. Il male del mondo, Lui lo ha già vinto: voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia. Io ho vinto il mondo! (Gv 16,33). La fede in Gesù Cristo, malgrado tutto, resta la più ragionevole strada per guardare al futuro con speranza. Dare fiducia a Gesù ogni giorno è la sfida più affascinante della vita: pur nella fatica del cammino, si sperimenta come è bello superare le proprie paure con Lui che ci spiega, poco a poco, il senso profondo della nostra esistenza.
"La fede è un intreccio di luce e di tenebra: possiede abbastanza splendore per ammettere, abbastanza oscurità per rifiutare, abbastanza ragioni per obiettare, abbastanza luce per sopportare il buio che c'è in essa, abbastanza speranza per contrastare la disperazione, abbastanza amore per tollerare la sua solitudine e le sue mortificazioni. Se non avete che luce, vi limitate all'evidenza; se non avete che oscurità, siete immersi nell'ignoto. Solo la fede fa avanzare". (Louis Evely)
Fonte:http://www.qumran2.net

Post popolari in questo blog

fr. Massimo Rossi Commento su Matteo 25,31-46 - "Cristo Re"