Don Marco Ceccarelli, Ascensione del Signore “A”

Ascensione del Signore “A” – 28 Maggio 2017
I lettura: At 1,1-11
II lettura: Ef 1,17-23
Vangelo: Mt 28,16-20
- Testi di riferimento: 1Re 8,57; Sal 47,6-9; 68,19; 110,1; Is 49,6; 52,10; Ger 1,19; Mi 3,8; Dn 7,13-
14; Mt 1,23; 9,6; 10,1; 12,28-29; 21,21; Lc 1,17; 1,35; 4,14; 10,17-20; 24,14.49; Gv 3,35; 14,12-14;
At 1,8; 4,33; 5,32; 10,38; Rm 10,18; 15,18-19; 1Cor 2,4-5; 15,24-28; 2Cor 4,6-7; 12,9-10; Ef 4,8-
10; Fil 2,9-11; 4,13; Col 1,29; 1Ts 1,5; 2Tm 1,7; Eb 2,8; 1Pt 3,22
1. Il potere universale di Cristo. Il tema centrale della festa dell’ascensione è quella della
“pantocrazia”
di Cristo, del suo potere universale. Si evidenzia un aspetto fondamentale del mistero pasquale:
Gesù ha vinto il peccato e lo ha sottomesso al suo potere. Con l’ascensione al cielo di Gesù si realizza
quanto descritto nel Sal 110,1: «Dice il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra affinché
io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi». Cristo viene assunto in cielo e intronizzato alla destra
del Padre, il quale pone sotto di lui i suoi nemici (seconda lettura). Cristo ha ricevuto un potere
universale (Mt 28,18) su ogni peccato che domina l’uomo e lo rende schiavo. Ma tale potere lo ha
ricevuto per trasmetterlo. Salendo al cielo ha distribuito doni agli uomini (Sal 68,19; Ef 4,8-10). Il
dono per eccellenza è lo Spirito Santo. È Lui la potenza che gli apostoli devono ricevere in Gerusalemme
(Lc 24,49; At 1,8). Con lo Spirito Santo essi ricevono la potenza della risurrezione di Gesù
(Fil 3,10) che si manifesta nella vittoria sul peccato e sulla paura della morte. La trasformazione
operata negli apostoli testimonia dell’efficacia di tale potere. Allo stesso modo ogni credente in Cristo
riceve la forza dello Spirito Santo (Ef 1,19) che gli permette, per quanto debole e peccatore, di
vivere in una forma “soprannaturale”, e dire con san Paolo «Tutto posso in colui che mi dà la forza»
(Fil 4,13). Per la potenza dello Spirito veniamo liberati dalle forze che ci tengono schiavi del peccato.
Dove giunge il potere regale di Cristo gli uomini vengono strappati dal potere del peccato e su di
loro «regna la grazia con la giustizia per la vita eterna» (Rm 5,21). Dal momento in cui attraverso il
dono dello Spirito Santo il potere universale di Cristo viene donato agli uomini, non c’è più peccato
sotto il quale siamo condannati a vivere. “Posse non peccare”: questa è la libertà che Cristo ci ha ottenuto.
2. Lo Spirito e la testimonianza. La prima lettura mette in risalto il fatto che prima della discesa dello
Spirito gli apostoli ancora non riescono a capire il senso dei discorsi di Cristo. Egli si intrattiene
con loro quaranta giorni parlando di cose relative al regno di Dio (1,3), ma essi ancora si aspettano
una restaurazione del regno di Israele (At 1,6). Essi ragionano ancora secondo la carne, mostrando
come le cose dello Spirito diventano comprensibili solo per mezzo dello Spirito (1Cor 2,14). C’è un
modo di giudicare la realtà “secondo la carne” (Gv 8,15), alla maniera umana (Mc 8,33), e c’è un
modo di giudicarla secondo lo Spirito. È lo Spirito di sapienza che dà una conoscenza profonda di
Dio e delle realtà concernenti il regno (cfr. la seconda lettura). Le cose che il mondo non può conoscere
«a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito» (1Cor 2,10). Soltanto a partire dalla Pentecoste
gli apostoli saranno perciò in grado di capire quanto Gesù ha detto loro. Lo Spirito Santo è
l’ermeneuta di Cristo e delle cose di Dio (Sap 9,17). Lo Spirito dà testimonianza riguardo a Gesù,
cioè insegna la verità riguardo a lui (Gv 15,26); per questo gli apostoli potranno dare a loro volta testimonianza
riguardo a Gesù (Gv 15,27).
3. Il Vangelo.
- La missione profetica della Chiesa (vv. 18-20). Dalle parole di Gesù che concludono il Vangelo di
Mt possiamo ricavare il contenuto della nuova era inaugurata dal mistero pasquale. Dal giorno di
Pentecoste, dal giorno cioè in cui il mistero pasquale diventa efficace per gli uomini, sulla terra esiste
una nuova realtà. Questi versetti ce ne svelano il contenuto. Le parole «Io sono con voi» rivolte
da Gesù agli apostoli, riflettono quelle che nell’Antico Testamento Dio rivolgeva ai suoi inviati, in
particolar modo i profeti. Si tratta di una formula con cui Dio assicurava i suoi profeti del suo appoggio
e della sua protezione (Es 3,12; Gs 1,5.9; Ger 1,8.19; 15,20). La differenza ora sta nel passaggio
dal singolare al plurale, dal “io sono con te”, al “io sono con voi”. Se prima della Pentecoste
il profeta era un singolo, animato a tempo determinato dallo Spirito in funzione del proprio popolo,
ora è la Chiesa di Cristo nel suo insieme che riceve un mandato profetico, non più a tempo determinato,
ma fino alla consumazione dei tempi, perché lo Spirito rimane sempre nella Chiesa. È vero
che questo non si dice. E tuttavia l’affermazione di Cristo nel garantire la sua presenza eterna con i
suoi, senza parlare dell’ascensione, costituisce un finale “ad effetto”. Gesù veramente continua ad
animare la predicazione evangelica per mezzo dello Spirito. Gesù, benché salito al cielo, continua
ad essere presente nel mondo nella comunità dei suoi discepoli, la Chiesa. È lì che gli uomini possono
incontrarlo, conoscerlo e riceverlo. Il contenuto del messaggio profetico che la Chiesa deve
annunciare è espresso nei versetti precedenti.
- Gesù afferma la sua piena autorità (v. 18). Cristo ha ricevuto un potere universale (cielo-terra). Lui
è il sovrano del regno di Dio che ha avuto inizio con la sua presenza sulla terra. Tale presenza non
viene meno. Egli continua ad essere presente nei suoi discepoli, nella Chiesa. La Chiesa veicola il
regno di Dio agli uomini, perché ha in sé la presenza di Cristo. Il regno di Dio che la Chiesa porta
agli uomini consiste nella sovranità universale di Cristo. Dove tale sovranità ha luogo, lì giunge il
regno di Dio. Questo è ciò che la Chiesa-profeta deve annunciare. La Chiesa chiama gli uomini a
riconoscere la sovranità di Cristo e ad entrare a far parte del suo regno. Gli uomini entrano a far parte
del regno attraverso il battesimo. L’annuncio della buona notizia, l’evangelizzazione, è dunque la
prima e essenziale forma con cui la Chiesa esplica la sua missione profetica.
- La seconda cosa che la Chiesa deve annunciare nella sua missione profetica è la torah di Gesù. La
scena finale del vangelo di Mt richiama la teofania sinaitica descritta in Es 19 in cui il Signore rivela
la sua torah a Mosè e lo incarica di trasmetterla al popolo. Ora al posto di Jahvè abbiamo Gesù e
la sua torah; al posto del profeta Mosè abbiamo la Chiesa-profeta; al posto di Israele abbiamo tutte
le nazioni. Come nell’Antico Testamento i profeti erano gli araldi e i mediatori della torah divina,
così ora, poiché essa si è manifestata pienamente in Cristo, il popolo profetico ha la missione di insegnare
ad osservare quanto Cristo ha comandato. Bisogna notare che entrambi gli aspetti della
missione della Chiesa sono rivolti non più soltanto a un popolo, ma a tutte le nazioni. Tutti i popoli
sono chiamati a riconoscere la sovranità di Cristo e ad osservare la sua torah. La Chiesa ha un ruolo
irrinunciabile nei confronti di tutti, nei confronti dell’intera umanità. La Chiesa non può venire meno
al servizio alla verità che Cristo le ha affidato. La Chiesa ha sino alla fine dei tempi questa missione,
per mandato esplicito di Cristo, alla quale non potrà mai venire meno, e a causa della quale
seguirà la sorte degli antichi profeti, quella della persecuzione e del martirio.
Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it

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