don Marco Pedron, "Io sono con te"

Io sono con te
don Marco Pedron
Ascensione del Signore (Anno A) 
Vangelo: Mt 28,16-20 
Lunedì- L'attaccamento impedisce di vedere il Signore

Oggi la Chiesa celebra l'Ascensione del Signore. Mt non ha la descrizione dell'Ascensione come Lc e Mc, ma ha un brano equivalente dove si esprime la presenza di Gesù nel tempo (nella terra) anche se Lui non c'è più (perché ora è nei cieli).
"Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato" (Mt 28,16).
Sono undici perché manca Giuda. La domanda è: "perché Mt sottolinea che sono Undici?". Non si poteva tacere? No. Perché quelli che sono lì hanno accettato una cosa che Giuda non ha accettato: la povertà di non poter possedere niente e nessuno.
Mentre gli Undici accettano la prima beatitudine: "Beati i poveri per lo spirito", Giuda non lo fa perché era nell'attaccamento (dei soldi: Mt 28,13: "Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni'").
L'attaccamento impedisce di vedere il Signore.
Se tu sei attaccato ai soldi, non puoi vedere la felicità di tua figlia che si laurea e fa una superfesta. Tu pensi: "Ma quanto mi costi!? Ma era proprio necessario?" e non pensi a quanto per lei sia importante tutto questo.
Se tu sei attaccato alla tua carriera, non puoi spiegare i trucchetti del tuo lavoro all'ultimo arrivato - quanto te ne sarebbe grato! - perché hai paura che ti scavalchi.
Se tu sei attaccato al tuo compagno, non puoi vedere quanto ti vuole bene, quante attenzioni ha per te, quanto porta pazienza e quanto ti viene incontro. No, tu vedi solamente che lui non c'è sempre, solamente la volta che esce con gli amici o che non la pensa come te e glielo rinfacci.
Se tu sei attaccato alle quattro certezze che hai ricevuto, non puoi godere delle nuove scoperte scientifiche, delle nuove evoluzioni della scienza e della vita, perché perderesti le poche certezze che hai.
Se tu sei attaccato a te (e non pensi che solo a te e non vedi solo che te), non puoi gustare il sole del tramonto o il piacere del silenzio o lo stupore di un bambino. Tu non lo vedi, perché tu vedi solo te.
L'attaccamento distrugge le persone, le relazioni e ti impedisce di vedere il Signore. L'attaccamento uccide, esattamente come Giuda (Mt 27,3-10).
E pensare che ci sono alcune persone che chiamano l'attaccamento "amore" ("Se mi amassi saresti con me; se mi amassi non faresti così; se mi amassi ti sacrificheresti per me, ecc)!
In Mt 28 per 3 volte c'è scritto che i discepoli devono andare in Galilea (Mt 28,7.10.16). Tre volte indica una completezza, indica che bisogna proprio andare là. Ma perché là?
Innanzitutto ci servono 4 giorni per arrivarci: perché devono fare 4 giorni di viaggio per "vedere" il Signore? Perché appare solo lì? Perché tutta questa strada? E' chiaro che là ci dev'esser qualcosa di importante.
Ma poi c'è scritto: "Sul monte che Gesù aveva fissato" (Mt 28,16). Ma Gesù non aveva fissato nessun monte.
E ancora: "Andate in Galilea": sì, grazie, ma dove? Per 3 volte c'è l'invito a recarsi in Galilea, e tutte e 3 le volte manca l'indicazione esatta. E' come dire: "Andate in Lombardia!". Sì, grazie, ma dove? Milano? Brescia? Sondrio? Mantova?
Solo che il vangelo non dice di andare su di un monte ma sul monte (articolo determinativo). E qual è il monte? Gesù ha mai usato questa terminologia, "il monte"? Sì. In Mt 5,1 Gesù sale sul monte: non su uno ma sul monte. E' il monte delle Beatitudini.
Allora gli Undici non fanno un pellegrinaggio in Galilea o in Terra Santa. Che Gesù si mostri sul monte delle Beatitudini e solo lì, vuol dire che per vederlo bisogna vivere secondo le beatitudini, altrimenti non lo vedrai mai (per questo Giuda non può vederlo)!
"Quando lo videro" (Mt 28,17): il verbo è orao, lo stesso delle beatitudini "vedranno Dio" (Mt 5,8).
Orao indica una profonda esperienza interiore: non è un vedere fisico ma interiore. Non si tratta di un vedere da riprendere con la telecamera ma di quel "vedere" del cuore, tipico delle beatitudini.
"Si prostrarono" (Mt 28,17). Se si prostrano vuol dire che Gesù non è Gesù ma il Risorto. E' il Gesù nella pienezza divina, resuscitato, è Dio stesso (solo al cospetto di Dio ci si prostra). Questo ci fa capire che il Risorto non è uguale a Gesù: è qualcosa di più, di diverso.
Martedì - Dubitare di sé è impedirsi di vivere
"Alcuni dubitarono" (Mt 28,17). Nelle vecchie traduzioni c'era scritto: "Alcuni dubitavano", perché era brutto pensare che in una situazione così tutti dubitassero. Cosi si aggiustò il testo dicendo: "Alcuni".
Ma qui c'è scritto proprio: "Dubitarono". Tutti quanti dubitarono! Ma dubitarono di cosa? Hanno appena riconosciuto in Gesù la pienezza divina, non hanno avuto dubbi su questo, tanto è vero che si sono prostrati (segno che si è davanti a Dio). Non dubitano, quindi, che sia risorto. E allora di che cos'è che dubitano?
Il verbo distazo (=dubitare) lo troviamo da un'altra parte in Mt: in 14,22-33. Lì c'è l'episodio dove Gesù cammina sulle acque e anche Pietro ci prova. Banalmente noi pensiamo che Pietro, antesignano dei nostri sport, facesse un po' di sci d'acqua: così ad un certo punto gli è presa, anche a lui, la voglia di camminare sopra il mare! Ma chiaramente non è così!
Secondo l'A.T. camminare sulle acque era una prerogativa esclusiva di Dio. Se Gesù cammina sulle acque vuol dire quindi nient'altro che Gesù è Dio (perché solo Dio poteva fare questo).
Anche Pietro vuole camminare sulle acque, ma, vedendo il vento contrario, cominciò ad affondare. Pietro pensava che la condizione divina si ottenesse facilmente. Solo che scoprì che non era proprio così. Per ottenere la condizione divina, Pietro dovette rinunciare a tutte le sue idee, alla reputazione e all'accettazione sociale.
Ebbene lì, in quell'episodio, quando Pietro sta per affogare e chiede aiuto, Gesù cosa gli dice? "Perché hai dubitato (distazo), uomo di poca fede?" (Mt 14,31). È lo stesso verbo. Lì Pietro dubita ma non di Gesù (visto che ci aveva provato non dubitava) ma di se stesso: aveva dubitato di sé, di poter ottenere ciò che Gesù già aveva che aveva promesso anche a lui.
Allora, qui di che cos'è che dubitano gli Undici? Di se stessi. Si chiedono cioè: "Ma noi saremmo mai capaci di ottenere la condizione divina? Se Gesù l'ha ottenuta solo attraverso la Croce, noi ce la faremo a fare altrettanto? E bisogna per forza passare per la Croce?".
I discepoli non dubitano del Signore; dubitano di sé stessi: "Ce la farò?; e se avrò una malattia perderò la fede?; e se poi prenderò paura?; e cosa mi accadrà?; e ne vale la pena?; avrò la forza poi per andare avanti?; ne ho le capacità; ma io posso fare questo?; ne sono capace?; ma io non valgo tanto!".
Mercoledì - Dubita di te e gli altri dubiteranno di te
Quando un uomo dubita di sé: "Non ci riuscirò... non ce la farò... è troppo per me... mi piacerebbe...", certamente non ci riuscirà. Non si può ottenere una cosa in cui non si crede.
Si pensava che nessuno potesse scendere sotto i 4 minuti nel miglio. Era stato addirittura confermato da ricerche cardiologiche. Ma Roger Bannister lavorò sull'allenamento e soprattutto sulla sua mente ("si può scendere") e nel 1954 ci riuscì. Ma la cosa incredibile è che l'anno successivo ci riuscirono altri trecento atleti!
Il giorno dell'uscita viene un ragazzo con il proprio genitore. I bagagli sono pronti e il ragazzo, di nove anni, è deciso a venire all'uscita di due giorni. Saluta il genitore e sta per salire in pullman. Il genitore gli dice: "Sei sicuro di voler andare via?". "Sì!". "Ma non è che poi ti senti solo?" (insinuazione del dubbio). "No, non credo papà!". "Va bene, allora vai. Sei proprio sicuro allora che non vuoi rimanere a casa?" (il ragazzo inizia a tentennare: il dubbio inizia a farsi strada). "Credo di sì, non sono sicuro, sicuro". "No, perché se non sei sicuro lo sai che puoi rimanere a casa con me". "Forse mi sa che è meglio che rimanga a casa, papà". "Fai come vuoi, sai che io ti lascio libero; se vuoi andare vai; se vuoi per sicurezza rimanere a casa con me, rimani a casa". Il ragazzo è rimasto a casa.
Quel ragazzo non aveva dubbi. Ma il genitore glielo ha insinuato: "Non è che non ce la fai?". E il ragazzo, accettando l'insinuazione del genitore, ha materializzato il dubbio: "E' vero, non ce la faccio!".
Il dubbio è un buco nella diga: la farà crollare, è solo questione di tempo. Il dubbio incrina il senso del nostro valore. Il dubbio è quella voce sottile ma terribile che ti dice: "Non ce la farai; è troppo per te; non hai le forze; ma chi ti credi di essere?; mollerai, ecc".
Il dubbio è l'arma che spezza il nostro valore, i nostri sogni e i nostri slanci. Se credi di non valere un granché come puoi sperare di ricevere molto? Se non ti apprezzi o se non ti ami, come puoi sperare che gli altri ti apprezzino o ti amino? Se non hai fiducia in te, come puoi pensare che gli altri si fidino di te? Se non ascolti i tuoi sentimenti, come puoi sperare che gli altri li ascoltino? Se ti sminuisci, come potrebbero gli altri attribuirti il tuo vero valore?
Un ragazzo è stato chiamato per un provino calcistico da una squadra di serie A: "Sai che botta, sai come ci starai male se poi non passi?". E non ci è andato. Lascialo provare, no! Come tagliare le ali ad un aquila!
Albert Einstein fu bocciato in terza media in matematica (dico: Einstein!). E i professori gli dissero: "Non ce la farai mai!". E lui, infatti non imparò mai quella matematica, ne inventò un'altra.
Fate questo esperimento: nel vostro gruppo di amici vi mettete d'accordo che il giorno in cui vi ritrovate scegliete uno e tutti gli date lo stesso messaggio contrario a quello che lui vive. Facciamo, ad esempio, l'ipotesi che il vostro amico sia proprio felice e stia bene. Arriva uno e gli dice: "Ma che faccia brutta che hai oggi!". Poi dopo un po' un altro gli dice: "Ma stai male, cosa ti è successo?". Poi un altro: "Ma sei ammalato, sei pallido!". E via dicendo. Dopo un po' il vostro amico si sentirà davvero male.
Ad un ragazzo è sempre stato detto: "Hai un brutto carattere". In realtà non era brutto (nessun carattere è brutto!) ma solo impegnativo per i genitori, che lo confrontavano con il fratello più grande che aveva invece un carattere molto gestibile. Diventato grande, questo uomo si diceva: "Per forza che nessuno mi vuole, con il carattere che ho!". E, infatti, non aveva nessuno. Quello che credi di te si realizza.
La Bibbia dice: "Ama il prossimo tuo come te stesso" e non al posto di te stesso! Cioè: se vuoi amare gli altri, la tua compagna, i tuoi figli o i tuoi amici, prima devi amare te stesso. Perché non si può fare con gli altri ciò che non si è capaci di fare con sé.
Gesù si avvicinò e disse loro: "A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra" (Mt 28,18). Gesù, cioè, rimane il loro maestro. Lo era in vita (in terra) e lo è anche adesso (in cielo).
Giovedì - Io credo in te
"Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28,19).
"Andate": questo è meraviglioso. I discepoli dubitano di se stessi. Gesù però no. I discepoli lo hanno abbandonato, lo hanno tradito e non hanno capito niente. Ma Gesù, invece di mandarli ad un corso di ripetizione, li prende così come sono. Gesù crede in loro.
Gesù quando guardava quei poveracci di discepoli avrebbe ben potuto dire: "A posto! Siamo proprio messi bene qua! Guarda che allievi che ho! Ma dove vuoi che andiamo con questi qui!". E invece no! Lui credette in loro... e ci volle in effetti una grande fiducia! Ma ebbe ragione.
Quando uno viene e mi dice: "Io non ce la faccio", io gli dico: "Tu ce la farai... (e io lo so che ce la farà) Adesso dobbiamo solo trovare insieme il modo per arrivarci".
Se ci credete, gli fate il regalo più grande della vita, perché gli state dicendo: "Io vedo il tuo valore, io vedo la tua forza; tu sei buono, tu sei positivo, tu puoi riuscire nella tua vita". Questo è vincente: credere nell'altro. Se io credo davvero in te tu lo sentirai e un giorno tu stesso potrai credere in te.
Robert Rosenthal molti anni fa fece questo esperimento. Prese dei nominativi a caso di ragazzi e disse ai nuovi insegnanti che questi sarebbero "sbocciati" intellettualmente nei mesi successivi. Ovviamente i ragazzi non sapevano niente di tutto questo e neppure gli insegnanti sapevano niente dell'esperimento. In test successivi i ragazzi davvero "sbocciarono" e ebbero risultati effettivamente migliori degli altri.
Ma cos'era successo allora, visto che i ragazzi erano ignari di tutto? Che gli insegnanti, guardandoli sotto la nuova lente ("ragazzo che sta per sbocciare") si rapportavano a loro credendo in loro e mandando messaggi positivi e di fiducia a questi ragazzi, i quali rispondevano ai messaggi di fiducia degli insegnanti con prestazioni migliori.
E' incredibile? No, è ciò che succede sempre: se tu credi in me, io crederò in me.
Venerdì - Quello che tu vuoi che sia, è!
David Rosenhan nel 1973 fa questo esperimento: fa ricoverare degli individui perfettamente sani in 12 diversi ospedali psichiatrici con la motivazione (falsa) di sentire delle voci inesistenti. Quindi vengono ricoverati come matti. 1. Non lo erano; 2 tutte le persone agirono perfettamente da persone normali (com'erano).
Ebbene: nessuno degli operatori né tanto meno i medici si accorse della loro normalità. Gli unici che sospettarono che fossero sani furono gli altri pazienti matti!
Com'è possibile? Per gli operatori e per i medici erano matti: il resto non lo videro. Credevano in quello e per loro erano così. Quello che tu vuoi che sia, è.
Se tu non credi in tuo figlio, lui non crederà in sé. Amare mio figlio è credere dentro di me e dirmi: "Diverrà grande... si realizzerà... lascerà questa casa e me... non avrà più bisogno di me perché sarà autonomo... sarà felice più di me".
Quando stasera andate a casa dite a vostra moglie/marito: "Io credo in te. E poiché io ti amo, sarò a tuo servizio perché tu sia felice e pienamente te stessa". E poi dite ai vostri figli: "Io credo in te. Poiché, caro figlio, ti amo, voglio che tu possa fare la tua strada, la tua casa e la tua vita, perché io credo in te".
L'amore è questo: "Credo in te, aldilà dei tuoi sbagli, aldilà di ciò che fai, aldilà di ciò che si vede. Credo nella luce... nella vita... nella bellezza... che c'è in te, anche se adesso non si vede.
Ogni tanto prendete chi amate, guardatelo fisso negli occhi e ditegli: "Io credo in te". E poi dite a voi stessi: "Io credo in me. E smetterò di buttarmi giù... di dirmi che non ce la faccio... che non sono come gli altri... che io non posso... di accusare gli altri... E poiché credo in me diventerò la cosa più bella che posso!. E lo sarò!"
Sul muro di una cantina della città di Colonia, dove alcuni ebrei si erano nascosti durante la guerra nella speranza di scampare alla catastrofe, è stata trovata questa scritta: "Credo nel sole, anche quando non splende; credo nell'amore, anche quando non lo sento; credo in Dio, anche quando tace".
La madre di Michelle Noel, famosa insegnante di Pnl, era sfiduciata. Studiava osteopatia, aveva 65 e diceva: "Come farò a ricordarmi tutti gli ossicini, i legamenti, i nervi, l'anatomia". Sua figlia, Michelle, le disse: "Ce la farai e io ti insegnerò anche come". Si è diplomata a 72 anni e poi ha iniziato a studiare astrologia.
Amare è credere nell'altro: in ciò che è... e in ciò che può essere. E se tu credi in lui questo passa.
Sabato - Un bagno nell'Amore
"Battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo" (Mt 28,19). C'è stato chi nei secoli ha preso alla lettera queste parole: chi non era battezzato veniva eliminato, ucciso.
Solo che nel vangelo noi non troviamo mai che Gesù battezza nell'acqua. Gesù, se battezza, è nello Spirito.
Battezzare vuol dire immergere: qui non si tratta di un rito ("tutti devono essere battezzati altrimenti non sono salvi", con il grande problema poi dei bimbi non battezzati!) ma di un'immersione in Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo). Il Padre è l'Amore; il Figlio è l'Amato; lo Spirito è l'Amore.
L'esperienza della Trinità è l'esperienza dell'amore massimo e incondizionato. Nessun rito di battesimo ma un bagno d'amore che ti avvolge dappertutto e in ogni parte.
Essere immersi in Dio vuol dire innamorarsi di Lui, cioè fare una così profonda esperienza di Dio che poi non si è più gli stessi; è essere inebriati; è essere appassionati di Lui; è fare un'esperienza profonda.
Giobbe (42,5): "Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono".
Una bambola di sale cercò per tutta la vita il mare. Un giorno vi arrivò: "Chi sei?", chiese la bambola. "Entra e vedrai", rispose il mare. Entrò e non fu mai più la stessa perché si sciolse nel mare: adesso sapeva chi era.
Quella che era un'esperienza profonda (e quando si fa il bagno si è tutti immersi nell'acqua, totalmente, in ogni parte) è diventata il suo contrario. Noi preti a volte abbiamo tradotto: "Sacramenti, battezzare, dottrine, riti, messe". Ma in realtà qui Gesù voleva dire: "Immergeteli nell'Amore".
"Tutte le nazioni" (Mt 28,19): le "genti (nazioni)", indica le nazioni pagane. Allora si diceva: "Bisogna battezzare, convertire i pagani, parola di Gesù". Ma non bisogna convertire nessuno, perché questo convertire è imporre, è calpestamento delle tradizioni e delle culture.
Ma se, invece, è un bagno d'amore, allora sì che tutti ne hanno bisogno. Tutti gli uomini hanno bisogno di essere amati, di essere perdonati, di trovare misericordia e tenerezza. Un bagno d'amore va bene davvero per tutti gli uomini.
Gesù non li manda a portare una dottrina ma un'esperienza: un bagno d'amore. Le persone non si convertono con le minacce, con i castighi e con la paura ma con l'amore. Perché l'amore è libertà.
Domenica - Tranquilli: Io sono con voi tutti i giorni!
"Insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
"Insegnando loro a praticare tutto ciò che io vi ho comandato". Ma quali sono i comandamenti in Mt? Le beatitudini. Allora qui Gesù dice ai suoi discepoli: "Vivete secondo lo spirito delle beatitudini: 1. Non attaccatevi alle cose né alle persone; 2. Abbiate sempre un cuore vivo; 3. Vivete di amore (misericordia)". Chi vive così è pieno, inzuppato, d'amore: ne ha così tanto che non può che non trasmetterlo.
"Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
Ma che buona notizia ci può essere, se c'è la fine del mondo? Qui la traduzione è errata: non è la fine del mondo ma del tempo (eone). Cioè: finché esisterà il tempo Lui ci sarà sempre, tutti i giorni.
Gesù non è pensionato, Gesù non è un cassintegrato: Lui è al centro della comunità cristiana sempre, ogni giorno. Lui c'è sempre: non si è allontanato dagli uomini. Lui è la nostra forza.
Gesù non ha detto: "Beh, io il mio tempo l'ho fatto, se avete capito bene, altrimenti pazienza, adesso tocca a voi perché io mi ritiro quassù!". No, Lui c'è sempre. Prima fisicamente, adesso Spiritualmente.
Luca e Marco hanno l'ascensione, Mt no. Ma il senso è lo stesso. Perché nell'ascensione Gesù si siede in cielo alla destra di Dio (Mc 16,19). Cioè: le autorità religiose lo hanno condannato come un eretico, un peccatore e un impostore e invece, Lui, visto che è in cielo (=in Dio), è proprio Dio.
Sedere alla destra di Dio vuol dire avere lo stesso potere: l'ascensione non indica l'allontanamento di Dio dagli uomini (tant'è vero che Gesù sottolinea dovunque che Lui è presente) quanto la conferma della sua divinità.
Quando hai paura: "Io sono con te";
quando ti senti solo: "Io sono con te";
quando nessuno è con te: "Io sono con te";
quando ti vergogni di te: "Io sono con te";
quando senti di non avere le forze, quando ti vien da gettare la spugna, da lasciarti andare: "Io sono in te";
quando ti dici: "Io non ce la faccio più", ricordati: "Io sono con te";
quando non sai dove trovare la forza, ricordati: "Io sono qui dentro di te";
quando non sai più dove aggrapparti, cosa fare o dove sbattere la testa, ricordati: "Io sono in te".
In ogni situazione ricordati sempre: "Io sono con te tutti i giorni". Non ci sarà mai un giorno della tua esistenza in cui tu sia solo o abbandonato. Lui è e sarà sempre con/in te.
Quando il Signore disse a Mosè: "Ora va'! Io ti mando dal faraone per far uscire il mio popolo dall'Egitto", Mosè gli disse: "Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall'Egitto gli Israeliti". Cioè: "Ma sei matto Signore! Ma io sono nessuno; è una cosa impossibile! E' una pazzia!". Ma il Signore gli disse: "Io sarò con te". Così fece e così fu.
Pensiero della Settimana
Ogni mattina mi alzo e mi dico: "Oggi, tu sei con me".
E sento una grande forza e una grande presenza...
Fonte:

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