fr. Massimo Rossi "Non ci sono solo Io; non ci sei solo Tu; ci siamo NOI!"

Commento su Giovanni 14,15-21
fr. Massimo Rossi  
VI Domenica di Pasqua (Anno A) (21/05/2017)
Vangelo: Gv 14,15-21 
Avrete notato, ascoltando la prima lettura, la differenza tra il battesimo nel nome della Trinità e quello
nel nome di Gesù; è verosimile che, ai primordi della Chiesa, le comunità cristiane amministrassero il Battesimo nel nome del Risorto; con lo sviluppo della riflessione teologica sul mistero di Cristo, e la comparsa dei Vangeli, primi frutti della stessa riflessione, anche i sacramenti assunsero una fisionomia più precisa nella sostanza e nella forma rituale.
La questione del battesimo trinitario è fondamentale per la nostra fede: soprattutto il Vangelo di Giovanni continua a ripetere che Gesù di Nazareth non agisce mai da solo ma, come Figlio, compie sempre e solo la volontà del Padre suo.
Il teologo contemporaneo H.U. von Balthasar presenta la persona dello Spirito Santo come Colui che ‘scortò' il Verbo eterno ad incarnarsi nel grembo purissimo della Vergine; da quel momento e per tutta la vita pubblica di Gesù, lo Spirito Santo avrebbe continuato a presentare al Figlio la volontà del Padre e avrebbe sostenuto il Messia nella sua missione. Infine lo Spirito Santo, ultimo alito di vita del Crocifisso, sarebbe passato (dal Cristo) alla chiesa nascente, rappresentata da Maria e Giovanni ai piedi della croce. Nessuna distanza temporale, nessuna soluzione di continuità tra la persona del Verbo incarnato e la Chiesa, scaturita appunto dal sangue di Gesù. La prima pentecoste sulla chiesa avviene dunque sul Calvario, al momento della morte del Signore. La Pentecoste raccontata invece da san Luca nei suoi Atti, costituirebbe, anzi, costituisce non tanto la nascita della Chiesa, ma la missione della stessa nel mondo.
Tutto questo per dire che non possiamo concepire il Figlio senza il Padre, il Padre senza il Figlio; e lo Spirito che lega le due persone in un vincolo di amore irresistibile e indissolubile.
Anche quando, secondo l'affresco della croce delineato da Balthasar, questo amore tra il Figlio e il Padre sembra essersi dissolto, e la scena della crocifissione (scritta da Matteo) si chiude con l'urlo dell'Abbandonato - "Eloì, Eloì, lemà sabactanì?", Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? - il Padre è lì, con Gesù, a reggere la croce: i suoi occhi sono posati teneramente sul capo del Figlio, e lo Spirito Santo si libra sul capo del Re dei Giudei.
Questa è la Trinità, come la rappresenta l'iconografia tradizionale occidentale.
La fede cristiana ci insegna che ogni relazione interpersonale ha come icona, come modello esemplare, la relazione tra il Padre e il Figlio, nello Spirito Santo; lo Spirito Santo garantisce che tra le due Persone ci sia sempre intesa totale, pur nella diversità, anzi, proprio perché diverse. Il loro amore non è di carattere fusionale; nel loro amplesso non c'è confusione, non c'è perdita di identità individuale: il Padre rimane padre, e il Figlio rimane figlio. Il Padre ama il Figlio e si compiace di amarlo. Simmetricamente, il Figlio ama il Padre e riconosce come proprio bene sommo, fare la volontà del Padre.
Se, aderendo alla fede, scegliamo la Trinità come modello delle nostre relazioni importanti, dobbiamo anche noi accordare i nostri affetti, i nostri amori sull'Amore con la ‘A' maiuscola, lo Spirito Santo. Se tra noi rimane lo Spirito Santo, possiamo star certi che le nostre relazioni funzioneranno sempre! Non sto dicendo che la presenza dello Spirito Santo eviterà le difficoltà, le incomprensioni, le ferite... non sono così ingenuo.
La presenza costante dello Spirito Santo garantisce la tenuta a lungo termine delle nostre relazioni, cioè la capacità di superare le difficoltà, il desiderio di vincere le incomprensioni, l'attenzione a non ferirsi troppo e troppo spesso...
Le prime righe del Vangelo enunciano le grandezze variabili del nostro sistema: l'amore, la fedeltà ai comandamenti, la ricerca della verità.
Il Signore ci insegna che non può esserci amore cristiano senza comandamenti: in altre parole, è necessario ricordare che la fonte del nostro amore non è dentro di noi; più precisamente, noi non siamo gli autori dell'amore; l'Autore unico e indiscutibile dell'amore di marca cristiana è Dio! Ecco perché il credente conosce e osserva i Comandamenti.
Per dirlo con le parole di Giovanni: "Dio è Amore" (1Gio 4,8); certo, ma non è sempre vero il contrario... Non tutti gli amori sono Dio!
Quando tra noi c'è lo Spirito Santo, il nostro amore è al sicuro dalla tentazione dell'orgoglio, dell'egoismo, del piacere fine a se stesso...
Soprattutto, il nostro amore sarà forte abbastanza da vincere la tentazione del risentimento, dei silenzi che non costruiscono comunione, ma allontanano ancor di più.
Come già annunciato sopra, tra le grandezze variabili di ogni relazione fondata sullo Spirito Santo, c'è la verità: rischiando di essere preso per il solito romanticone da romanzo rosa - tra l'altro, è un genere di letture che non amo e non frequento -, la verità di ogni amore cristiano si può sintetizzare in una parolina di sole tre lettere, facile facile: NOI....Facile a dirsi, ma difficilissimo da realizzarsi. Praticamente un segreto. Chi lo scopre diventa ricco sfondato!!
La verità dell'Amore cristiano consiste nell'assumere una mentalità nuova: impariamo a pensare non alla prima persona singolare, né alla seconda... Impariamo a pensare alla prima plurale: Non ci sono solo Io; non ci sei solo Tu; ci siamo NOI!
Così pensando e vivendo, eviterò tanto le rivendicazioni egocentriche, egoistiche, quanto le enfatizzazioni dell'altro, le idealizzazioni illusorie, le aspettative esagerate, le pretese impossibili...
Un'ultima precisazione: la fonte in base alla quale tracciare la fisionomia dello Spirito Santo è il Vangelo; e fin qui, nessuna novità. Andiamo dunque a vedere quali sono i passi più significativi (dei Vangeli) che ci mostrano lo Spirito Santo all'opera: primo in ordine di apparizione è l'annuncio dell'angelo a Maria; poi l'incontro di Maria con Elisabetta; segue l'accoglienza del neonato Gesù, tra le braccia del vecchio Simeone. Passano circa trent'anni, e ritroviamo lo Spirito Santo che scende in forma come di colomba su Gesù nelle acque del Giordano, e lo spinge violentemente nel deserto, ove sarà tentato dal diavolo. Dello Spirito Santo sul Calvario ho già parlato.
Da questa breve rassegna, ci portiamo a casa un elemento prezioso per la vita morale, per la vita di relazione: lo Spirito Santo non ci preserva dalle tentazioni del mondo... anzi, ci costringe a guardarle bene in faccia! Perché sono le tentazioni che, paradossalmente, ci offrono l'opportunità di fare i conti con la fede, per sceglierla ogni volta di nuovo, ogni volta nuova...
...E ogni volta più forte!
E, allora, ben vengano le tentazioni! Tanto, eliminarle non è possibile. Vincerle, invece, sì.
Fonte:http://www.qumran2.net/

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