p. José María CASTILLO, "A ME E’ STATO DATO OGNI POTERE IN CIELO E SULLA TERRA"

ASCENSIONE – 28 maggio 2017 - Commento al Vangelo
A ME E’ STATO DATO OGNI POTERE IN CIELO E SULLA TERRA
di p. José María CASTILLO
Mt 28, 16-20
[In quel tempo] gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
La festa dell’Ascensione del Signore si presta per farci montature immaginarie su Dio, sul cielo e sull’«altra» vita, che non sono null’altro che questo, «rappresentazioni», quello che equivale a dire che si tratta del frutto della nostra immaginazione. Ed a volte anche della nostra ignoranza. Dio non sta né sopra né sotto. Ed il cielo non sta al di sopra delle nubi e delle stelle. E i quaranta giorni che vanno dalla Resurrezione all’Ascensione non indicano date fisse, come possiamo calcolare e pensare. Queste idee non sono altro che «proiezioni» umane che ci facciamo su realtà divine, che non possiamo conoscere.
Gesù fu “costituito Signore e Figlio di Dio” per mezzo della resurrezione (Rm 1,4). Cioè, l’avvenimento della Resurrezione e quello dell’Ascensione non sono altro se non due modi di dire la stessa cosa: che il Risorto è stato Glorificato. E tutto questo è successo contemporaneamente, è stato un solo ed unico avvenimento. La Chiesa lo celebra in due giorni diversi, con una differenza di quaranta giorni, perché il numero 40 indicava nei tempi antichi l’idea di «pienezza» o «totalità». La festa dell’Ascensione serve perché noi cristiani ricordiamo questa piena e totale glorificazione con la quale il Padre ha esaltato Gesù.
Questa festa, quindi, ci vuole dire che quel povero ed umile lavoratore manuale, quello sconosciuto abitante del villaggio di Nazareth, per mezzo della sua vita coerente, fedele al disegno di Dio, portata a termine in libertà ed audacia, per fare quello che il Padre gli chiedeva e si aspettava da lui: la sua lotta ed il suo impegno per rendere questo mondo più abitabile, meno sgradevole soprattutto per i più disgraziati della vita, quell’umile e semplice Gesù, quell’uomo così umano e profondamente sensibile è colui che ci ha tracciato il cammino della gloria, dell’ascesa fino al conseguimento delle nostre aspirazioni più profonde e più nobili. Ecco il significato di questa festività dell’Ascensione del Signore.
Gesù aveva detto che i suoi discepoli erano destinati a vedere la comunicazione del cielo con la terra, cosa che si evoca nell’immagine della scala di Giacobbe (Gv 1,51; cf. Gen 28, 12-17; 32, 28-30). È la scala per la quale salgono e scendono i messaggeri (ed i messaggi) di Dio, la comunicazione di Dio con gli uomini. Tale scala è Gesù, la vita di Gesù, la sequela di Gesù, ossia l’identificazione di vita con quello che è stata la vita di Gesù. È l’immagine plastica che ci lascia la festività dell’Ascensione.

Fonte:http://www.ildialogo.org

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