padre Antonio Rungi"In Cristo troviamo la nostra strada verso la santità"

In Cristo troviamo la nostra strada verso la santità
padre Antonio Rungi
V Domenica di Pasqua (Anno A) (14/05/2017)
Vangelo: Gv 14,1-12
Celebriamo oggi la quinta domenica di Pasqua e al centro della parola di Dio che abbiamo ascoltato è
Gesù "Via, verità e vita", come ci ricorda il capitolo quattordicesimo del Vangelo di Giovanni.
Questo tema si addice particolarmente alla giornata di oggi che, come tutte le domeniche, siamo convocati dal Signore in santa assemblea per celebrare la Pasqua settimanale. Siamo nel tempo di Pasqua e la liturgia ci richiama continuamente il discorso di porre al centro della nostra vita di cristiani, Gesù Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza.
Il Vangelo di questa domenica ci dice esattamente tutto questo: Gesù è via, verità e vita per ciascuno di noi se entriamo in un dialogo profondo e sincero con Lui mediante la preghiera, la docilità allo Spirito Santo e una vita autenticamente eucaristica, che fa di noi veri discepoli di Cristo, sulle strade di tante vie, che non sono le strade di Dio, e di tante presunte verità e vite che la cultura di oggi propone, alternativamente o in opposizione e in odio alla fede, illudendo gli uomini, e indirizzandoli verso paradisi artificiali e falsi che non sono quelli di una comunione sincera con il Risorto.
La relazione con Gesù Risorto - afferma Papa Francesco - è, per così dire l'"atmosfera" in cui vive il cristiano e nella quale trova la forza di restare fedele al Vangelo, anche in mezzo agli ostacoli e alle incomprensioni.
La prima lettura di oggi, tratta dal capitolo sesto degli Atti degli Apostoli, ci fa riflettere anche sulle prime difficoltà che dovettero affrontare gli apostoli con l'aumentare del numero dei credenti. Tra coloro che erano arrivati alla fede c'erano anche quelli di lingua greca che "mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove". In poche parole si faceva delle preferenze. Cosa non giusta e non rispondente alla vera religione predicata Cristo. Si registra, quindi, uno smarrimento iniziale e una difficoltà oggettiva di organizzarsi e dare assetto a tutto l'impianto strutturale della chiesa concreta e operativa,
Emerge, quindi, chiara l'esigenza dei nuovi credenti di prestare maggiore attenzione al discorso della carità, dell'assistenza, oggi si dice sociale economica e materiale, alle vedove, al bene concreto delle persone più fragili e deboli socialmente.
Da un lato, la necessità di diffondere il vangelo, mediante la predicazione e, dall'altra, la prospettiva di calare il Vangelo nella vita di tutti i giorni e delle problematiche sociali anche dei primi anni del cristianesimo, con l'attenzione agli ultimi ed ai bisognosi, come erano le vedove, gli orfani e i poveri in generale.
La decisione che gli apostoli assunsero fu quella di eleggere, mediante discernimento tra i vari discepoli, "sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affidare l'incarico dell'assistenza alle vedove. Nasce così il primo gruppo di diaconi, deputati al servizio della carità, i cui nomi sono citati con esattezza: Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia".
Questi nomi furono presentati agli apostoli, i quali, "dopo aver pregato, imposero loro le mani". E' nascita del primo grado del sacerdozio cattolico che è il diaconato, sorto quale servizio alla carità nella primitiva Chiesa di Gerusalemme che, in questo modo, riuscì a conciliare annuncio e carità.
Da parte sua, San Pietro, nel brano di oggi della sua prima lettera, ci riporta al tema unificante di tutta la parola di Dio della quinta domenica di Pasqua: Cristo è il centro della nostra vita; Cristo la nostra strada sicura per il cielo, Cristo la nostra Luce. Pietro ci ricorda che avvicinandoci al Signore, "pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio", noi battezzati "quali pietre vive" siamo costruiti "come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo".
La fede riporta al centro della nostra vita Cristo. Egli è la pietra d'angolo, scelta, preziosa, su cui è possibile costruire il nostro edificio spirituale, la nostra santità. Chi fonda la propria vita su Cristo, non può restare deluso, in alcun modo; mentre per "quelli che non credono, la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d'angolo e sasso d'inciampo, pietra di scandalo. Essi v'inciampano perché non obbediscono alla Parola".
Per quanti credono, per quanti hanno fatto la loro libera scelta di essere annoverati tra i figli adottivi di Dio, mediante Gesù Cristo, c'è una assoluta verità che va compresa e valorizzata nella prospettiva della fede: "La Chiesa è la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato, mediante la Pasqua di Morte e Risurrezione di Cristo, perché proclami le opere ammirevoli di Lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa".
Noi siamo stati chiamati per proclamare le grandi opere di Dio, mediante una vita autenticamente santa. Per cui, è importante, per incentivare il nostro cammino di santità, che davvero Gesù è la vostra via, la verità certa per tutti e la vita piena e perfetta per l'umanità intera.
Vogliamo ispirarci in questo nostro cammino di santità, soprattutto a Maria Santissima, la madre di Gesù, la donna eucaristica, che in questo anno 2017 ricordiamo in modo speciale, ricorrendo il primo centenario delle apparizioni a Fatima, iniziate il 13 maggio e terminate il 13 ottobre del 1917.
Al Cuore Immacolato di Maria, affidiamo le sorti della nostra vita e dell'umanità di questo terzo millennio dell'era cristiana. Affidiamo in particolare, la vita e la missione di ogni mamma di questo mondo, visto che oggi ricorre anche la festa della mamma. Nelle nostre umili preghiere poniamo le nostre madri, che sono in cielo, le madri che vivono e soffrono sulla terra per tanti motivi e che spesso sono lasciate sole ed abbandonate a se stesse, specie se con l'avanzare dell'età presentano problemi e difficoltà di ogni genere. A tutte le mamme dell'Italia e del Mondo vogliamo rinnovare il nostro infinito grazie per il dono della vita che hanno, accolto, custodito, nutrito e fatto crescere curando i loro figli.

Fonte:http://www.qumran2.net

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