don Luciano Cantini, "Partecipiamo"

Partecipiamo
don Luciano Cantini  
Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno A) (18/06/2017)
Vangelo: Gv 6,51-58 
Il calice della benedizione
Ogni ebreo all'inizio del pasto benedice Dio per il pane e il vino e i doni ricevuti. Anche Gesù davanti
alla folla seduta per il pranzo recitò la benedizione (Mt 14, 19; Mc 6, 41).
La benedizione di cui Paolo ci parla non riguarda il Dio creatore che ci ha donato il vino come frutto della terra, ma per Gesù Cristo e per la vita che Gesù Cristo ci ha donato.
Nella Scrittura per almeno 260 volte si parla di benedizione sia da parte di Dio che da parte dell'uomo; segno della Benedizione di Dio è tutto il bello, il buono, il vero, il giusto, il santo che entra nella vita di una persona e nel mondo intero. Tutte le relazioni umane improntate all'amore, l'amicizia, la fraternità, la comunione sono frutto della Benedizione di Dio; sopra a tutto è il mistero di Cristo, il perdono del peccato, la salvezza che giungono all'uomo dalla sua incarnazione, morte, resurrezione e ascensione al cielo. La Benedizione non realizza i desideri e le aspirazioni dell'uomo quanto porta a compimento le Promesse di salvezza di Dio. C'è una relazione stretta tra la Benedizione e la Croce di Cristo, "nell'Antico Testamento la benedizione racchiude in sé anche la croce, nel Nuovo la croce racchiude in sé anche la benedizione" (D. Bonhoeffer).
Il pane che noi spezziamo
Il gesto della frazione del pane è un segno della manifestazione di Gesù e richiamo alla Cena del Signore, infatti nel vangelo secondo Luca si racconta dei discepoli di Emmaus e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane (Lc 22,35). Nel Libro degli Atti degli apostoli nel descrivere la prima comunità dei discepoli si dice che erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere (At 2, 42).
Paolo sta parlando di ciò che noi adesso chiamiamo Eucaristia (rendimento di grazie): il gesto è sempre quello della benedizione del calice e dello spezzare il pane.
Con il sangue di Cristo
Il calice della benedizione e il pane che noi spezziamo ci mettono in relazione con il sangue e corpo di Cristo è il dono di amore del Signore che ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore (Ef 5,2). Paolo stesso dice di aver ricevuto dal Signore (1 Cor 11,23) il racconto della istituzione della eucaristia, affermando poi: Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga (1Cor 11,26).
Mangiare e bere il sangue e corpo di Cristo è innanzitutto un gesto profetico capace di rendere presente la morte del Signore e di proiettarci verso il tempo futuro finché egli venga.
Comunione
il termine greco Koinōnia esprime la relazione profonda e vitale, una relazione di salvezza: ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui (Rm 5,9); Alla stessa maniera, fratelli miei, anche voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla Legge per appartenere a un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti, affinché noi portiamo frutti per Dio (Rm 7,4).
La comunione è partecipazione al suo spirito, alle sue sofferenze, all'ansia apostolica, al perdono dei peccati, alla speranza di resurrezione. Noi siamo stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro! (1Cor 1,9)
Paolo esprime questa comunione facendo precedere la particella syn- (con-) ad alcune parole chiave: l'uomo vecchio che è in noi è stato con-crocifisso con lui (Rm 6,6); con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede (Col 2,12); E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, con-coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze (con-soffriamo) per partecipare anche alla sua gloria (Rm 8,17).
Un solo corpo
Grazie alla comunione con il Figlio, noi siamo sempre in comunione con tutti coloro che sono in comunione con lui, cioè con tutti coloro che credono in lui.
Paolo esorta a essere synpsicoi: rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi (fil 2,2), ad avere gli stessi scopi e sentimenti gli uni degli altri come conseguenza dell'avere gli stessi scopi e sentimenti di nostro Signore.

Fonte:http://www.qumran2.net

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