Enzo Bianco, "UN PANE PER LA FAME DEL CUORE"

18 giugno 2017 | 11a Domenica: Corpus Domini - A | Omelia

UN PANE PER LA FAME DEL CUORE
L'apostolo Giovanni ha descritto nel Vangelo odierno una grande folla che in Galilea seguiva Gesù,
affascinata, "perché vedeva i segni che compiva sugli infermi" (Gv 6,2). Affascinata al punto che non si era portata dietro qualcosa da mangiare. E Gesù venne incontro a quelle persone poco previdenti con la moltiplicazione dei pani. Per cinquemila persone, tanti pani quanti se ne potevano acquistare con duecento denari, il salario di duecento giornate lavorative.
Poi Gesù spiegò il suo gesto: ricordò che Dio aveva già dato a Israele nel deserto la manna, un pane dal cielo, e aggiunse che ora il Signore donava se stesso per la fame del cuore umano. "Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà."
* Erano parole inaudite. La gente ascoltava interdetta, scuoteva il capo, non capiva. E per forza. Troviamo difficile capire anche noi, oggi, che sappiamo tante cose in più sul Signore, sull'Eucaristia.

C'È FAME E FAME....

Dunque: "Io sono il pane vivo". E finché Gesù diceva "pane", la gente capiva, se ne intendeva. Erano poveri, abituati a nutrirsi di ruvide pagnotte. Ma si trattava solo di pane… morto. Un "pane vivo", non l'avevano mai incontrato né mangiato.
Su sa, c'è fame e fame. Loro conoscevano la fame del pane, quella che oggi ci viene descritta riguardo al Terzo Mondo, con i bambini dal pancino gonfio per sottoalimentazione e malattia. Ma noi oggi in Italia non sappiamo cosa sia questa fame di pane.

* Conosciamo invece una cert'altra fame, che si accompagna non con la miseria ma al contrario con la sovrabbondanza. È la fame di benessere. Vogliamo stare bene. Possediamo, pensiamo di non avere abbastanza, vogliamo di più. Sempre di più. Anche questa è fame, una strana fame che fa star male proprio quelli che stanno bene. È fame di cose, fame del desiderio, di un cuore ingordo e sempre inappagato.
Si comincia da piccoli col volere il monopattino, poi si chiede il triciclo, poi la bicicletta, il motorino, la moto grossa, poi la prima utilitaria, la macchina confortevole, il fuoristrada. E poi si vuole la seconda casa magari senza tasse, e infine lo yacht a Portofino.

* Però non sono tutti qui gli appetiti dell'uomo. Esiste per fortuna un'altra fame nobile, dignitosa, che si prova anche quando si è riempito di pane lo stomaco e di benzina il serbatoio dell'auto. Rimane da riempire il serbatoio delle nostre aspirazioni al bene.
Fortuna se abbiamo questa fame nobile, degna della condizione di uomini. È la fame del cuore, che avvertiamo quando riusciamo a fare attorno a noi un po' di silenzio, e ascoltiamo le voci che vengono dal profondo. Da Dio. Come diceva Agostino: "Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te".

CI AIUTANO A RIFLETTERE

Ecco, Gesù è venuto a saziare la nostra fame di infinito. Ma la gente che allora ascoltava il Signore là in Galilea, non poteva capire. Si domandava: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?" E scuoteva il capo. E se ne andava. O - come gli scribi e i farisei -polemizzava e litigava con Gesù.
Noi cristiani di oggi sappiamo cose che gli israeliti allora non conoscevano. Noi, sia pure a fatica, abbiamo imparato che Dio nutre la fame del nostro cuore, del nostro spirito, con l'Eucaristia.
* In questi duemila anni di storia cristiana tante menti elette - santi, pensatori cristiani - ci aiutano a riflettere sull'Eucaristia.

Madre Teresa di Calcutta diceva: Il tabernacolo ci garantisce che Gesù ha piantato la sua tenda in mezzo a noi.
Il poeta Paul Claudel: Quando avrai Dio nel cuore, possederai l'Ospite che non ti darà più riposo.
San Giovanni Bosco: Tutti hanno bisogno della comunione: i buoni per mantenersi buoni, e i cattivi per farsi buoni.
Il santo Curato d'Ars: Non dire che non ne sei degno. È vero, non ne sei degno, ma ne hai bisogno.
Sant'Ireneo: L'Eucaristia è il pane che ci dà l'immortalità.
Card. Anastasio Ballestrero: L'Eucaristia ci matura per la risurrezione.

IMPARARE DAI NOSTRI PIERINI

Possiamo imparare dalle grandi menti, ma anche dalle menti piccole, dai bambini. I nostri Pierini.
Quel bambino del Catechismo che scrisse sul suo quaderno, con la massima serietà, una barzelletta: "Gesù, vedendo che i suoi discepoli lo abbandonavano, e gli scribi e i farisei lo cercavano per metterlo a morte, si nascose sotto le specie eucaristiche".
E quel nipotino. La nonna gli chiese: "Che regalo vuoi per la tua prima comunione?". E lui: "Ma io voglio Gesù".

* Anche oggi Gesù continua la moltiplicazione dei pani per la nostra fame, e noi siamo tra la folla assiepata attorno a lui. Nell'Eucaristia troviamo nutrimento per la nostra fede e il nostro cuore.

Don ENZO BIANCO SDB
Fonte:http://www.donbosco-torino.it/

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