Movimento Apostolico"Chi crede in lui non è condannato"

Chi crede in lui non è condannato
Movimento Apostolico - rito romano  
Santissima Trinità (Anno A) (11/06/2017)
Vangelo: Gv 3,16-18 
L'uomo nuovo, redento e giustificato in Cristo Gesù, è insieme opera dell'amore del Padre, della
grazia del Figlio, della comunione di verità e luce dello Spirito Santo. Tutto però inizia dal cuore del Padre e dal suo amore. È Lui che vuole la creazione. È Lui che ci dona il Figlio suo. È Lui che lo manda sulla terra per operare il nostro riscatto dal peccato e dalla morte. È Lui che decide la nostra liberazione dal potere del diavolo. Questa verità mai va dimenticata. Se essa esce dal cuore, non c'è più né redenzione e né salvezza. Questa verità va annunziata con fermezza. Specie oggi, tempo in cui forte e la tentazione di "costruirci un Dio unico, artificiale, inventato, pensato" non dall'uomo religioso, ma da alcuni uomini della Chiesa cattolica che nulla hanno compreso né di Dio, né di Cristo e né dello Spirito Santo. Il Padre salva donandoci Cristo. Se Cristo è tolto dal suo essere dono del Padre per il Padre, non c'è salvezza in Dio. L'uomo rimane in eterno prigioniero del peccato e della morte. Non c'è redenzione.
Il Padre dona Cristo. Cristo viene, si lascia donare. Lasciandosi donare, si dona all'uomo, ma non solo come grazia, ma anche come verità. Anzi, prima si dona come verità e poi come grazia. La grazia dono di Cristo è subordinata alla verità di Cristo, racchiusa nella sua Parola. Si accoglie la verità di Cristo nella fede, si ci dispone all'obbedienza alla fede che è tutta nella Parola di Gesù, dalla fede, nella fede, ci si immerge nella grazia di Cristo, si ottiene il perdono dei peccati, si viene rigenerati a vita nuova, sempre per la grazia si potrà portare a compimento il cammino nella verità, fino ad una obbedienza perfetta a tutta la verità. Chi separa in Cristo verità e grazia, non ha Cristo. La verità senza la grazia non redime e non santifica. La grazia senza la verità è un dono morto. L'acqua dona vita ad una pianta. Mai potrà dare vita ad un sasso. Senza verità l'uomo manca del germe della vita eterna in lui. Anche se viene immerso nella grazia, mancando la fede nella Parola, nulla avviene. Il corpo è senza germe vitale. Nessuna liberazione dal peccato e dalla morte. Nessuna santificazione.
Le Parole di Gesù sono di una luce divina. Il Padre "ha dato il Figlio, il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui, non muoia, ma abbia la vita nel suo nome". Credere non è accogliere Cristo, è invece accogliere Cristo nel suo Vangelo, nella sua Parola, facendo del Vangelo e della sua Parola la nostra sola ed unica legge di vita. Nessun'altra parola ha più valore per noi. Tutte le altre parole avranno valore solo se conformi alla Parola del Figlio unigenito del Padre. Senza la fede, la grazia non è data, mai potrà essere donata. È un dono esposto a nullità, se non a sacrilegio. È esposto a nullità, quando lo si riceve senza scienza, sapienza, intelligenza della sua verità e senza volontà di accoglierlo come dono di salvezza. È grave sacrilegio se lo si disprezza e lo si riceve senza le necessarie condizioni, sapendolo. Urge porre molta attenzione quando si riceve la grazia. Essa ci rende eternamente responsabili dinanzi a Dio. Ogni dono di Dio va messo a frutto. Dio domani ci chiederà i frutti per ogni sacramento ricevuto, per ogni volta in cui si ci siamo accostati all'Eucaristia.
Cristo Gesù, dono del Padre all'uomo e dono di se stesso al Padre, va sempre accolto nella verità, saggezza, intelligenza dello Spirito Santo. Lo Spirito è dono di Cristo. È dono che la Chiesa deve dare all'uomo insieme alla Parola, come Spirito di intelligenza della Parola e conversione ad essa. Se il datore della Parola non dona anche lo Spirito Santo in essa e con essa, la sua predicazione è vana. È una Parola senza alcuna intelligenza, senza comprensione ed è una Parola alla quale mai ci si potrà convertire.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci essere dalla Beata Trinità.
Fonte:http://www.qumran2.net

Post popolari in questo blog

fr. Massimo Rossi Commento su Matteo 25,31-46 - "Cristo Re"